candelaColletta
Dio grande e misericordioso,
allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te,
perché, nella serenità del corpo e dello spirito,
possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Oppure:
O Dio, la tua sapienza
va in cerca di quanti ne ascoltano la voce,
rendici degni di partecipare al tuo banchetto
e fa’ che alimentiamo l’olio delle nostre lampade,
perché non si estinguano nell’attesa,
ma quando tu verrai
siamo pronti a correrti incontro,
per entrare con te alla festa nuziale.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...


    
Prima lettura
Sap 6,12-16
La sapienza si lascia trovare da quelli che la cercano.
Dal libro della Sapienza
La sapienza è splendida e non sfiorisce,
facilmente si lascia vedere da coloro che la amano
e si lascia trovare da quelli che la cercano.
Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano.
Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà,
la troverà seduta alla sua porta.
Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta,
chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni;
poiché lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei,
appare loro benevola per le strade
e in ogni progetto va loro incontro.

Parola di Dio


Salmo responsoriale
Sal 62
Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

   
Seconda lettura
1Ts 4,13-18
Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.
Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore.
Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

Parola di Dio.

Forma breve:

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (4, 13-14)

Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.

Parola di Dio

    

Canto al Vangelo (Mt 24,42.44)
Alleluia, alleluia.
Vegliate e tenetevi pronti,
perché, nell’ora che non immaginate,
viene il Figlio dell’uomo.
Alleluia.

    

Vangelo
Mt 25,1-13
Ecco lo sposo! Andategli incontro!
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Parola del Signore




Commento

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora (Mt. 25,13)

Gesù non dà un'indicazione facoltativa, generica, ma piuttosto un comando: vegliate!

E con questo Vangelo si inizia previamente il cammino di attesa, di veglia, di desiderio ardente, tipico dell'Avvento che inizierà tra qualche domenica.

Quando Dio dà un comando, biblicamente parlando, fornisce una grazia efficace perché ciò avvenga. Egli dona ciò che chiede e mantiene ciò che promette ed opera efficacemente con chi cerca di adempierlo. A noi sta il compiere nello Spirito Santo questo comando; un comando da custodire e far fruttificare.
Un comando che ci struttura man mano che lo mettiamo in pratica. Ci struttura come uomini e donne di Veglia.

La Veglia, in effetti, è l'atteggiamento cardine del cristiano che è sempre pronto all'ascolto. Ascolto di Dio, ascolto del fratello e della sorella, ascolto autentico di sé.
La veglia ci introduce poi in quello stato d'animo particolare per cui pur vivendo nel mondo non siamo del mondo.
Pur godendo dei doni di Dio, non ne godiamo appieno ma attendiamo una giustizia più alta.
Un compimento più autentico.
Abbiamo nel cuore il gorgoglio del grido che lo Spirito e la Sposa fanno: Maranathà Vieni Signore Gesù!

La veglia come disciplina ci mette nella condizione del non farci disperdere da ciò che è essenziale e che, poiché l'essenziale è invisibile agli occhi, non si nutre di vanità e di apparenza e non si dissipa, ma si fonda sulla Scienza, la Sapienza e la Giustizia di Dio.

L'incertezza poi del non conoscere né il giorno né l'ora ci mette nella condizione privilegiata di non "possederci" ma di essere di fatto abbandonati nelle mani del Padre.
Facciamo ogni cosa per quanto ci è possibile ben sapendo che Egli guida tutto e tutti.
La veglia poi si fonda sulla gioia che, nutrita dalla Speranza, attende ciò che intravede nella sincerità del cuore. La veglia è per la gioia.

Pertanto l'ascolto, nella veglia, accompagnato a quel profondo e radicale senso di povertà e abbandono, nella speranza, è tipico di colui che cerca Dio più di se stesso e che disciplina se stesso, le sue paure, i suoi fantasmi, le sue insicurezze, le sue pulsioni, alla scuola privilegiata dello scalpello della Provvidenza del Padre.

Questa fiducia nel Padre porta ad assaporare, per quanto possibile, una gioia inamovibile.
Quella gioia che, come tale, fa fuggire ogni paura.
Seppure in superficie il nostro essere ha paura, piange e soffre, trema ed è provato dal peso del mondo e della carne, dalle sofferenze e le tribolazioni, il nostro cuore non smette di gridare alla gioia e di vegliare nella gioia.

Il desiderio chiama il desiderio; Dio accende la lampada del nostro cuore.

Riposiamoci quando necessario, ma il cuore incessantemente Vegli con Cristo e il corpo riposi sempre nella Sua Pace.


Paul



Sussidi forniti dal Monastero del Sacro Cuore

docXXXII_Dom_TO.doc

pptXXXII_DOM_TEMP_ORD_ANNO_A.ppt



congratio-pro-clericis













Citazioni di

Sg 6,12-16:                              www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9assdkf.htm

1Ts 4,13-18:                             www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9audyud.htm          

Mt 25,1-13:                               www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9abtzpy.htm

 

"La Sapienza si lascia trovare"!

Quale grande annuncio per gli uomini di ogni tempo, per tutti i cercatori della verità! La sapienza non si nasconde, non si sottrae all'umile ricerca della nostra ragione e non è una chimera inaccessibile. Se l'uomo desidera conoscere la verità ed impegna lealmente la propria libertà e le proprie energie nel ricercala, la sapienza non tarda a manifestarsi in quella "sintonia" ed "accoglibilità" che le è propria.

Nonostante la mortale ferita del peccato delle origini, sanata dalla morte e risurrezione del Signore, l'uomo é rimasto "capax Dei" e perciò "capax veritatis et capax sapietiae".

L'uomo é davvero "capace" di Dio, capace della verità e della sapienza. Per questa ragione, il fecondo connubio tra la capacità ed il desiderio dell'uomo, da un lato, e la generosità della sapienza, che si manifesta e si dona, dall'altro rappresenta una delle esperienze umane più significative ed un reale "preambolo" a quell'incontro con il Signore che chiamiamo: "fede".

É sempre straordinariamente affascinante riconoscere come la ragione e la fede vivano in profonda inseparabile unità. La ricerca della sapienza, nella quale l'uomo é chiamato ad impegnare le proprie migliori energie, e l'incontro con essa, che rivela sempre una "ulteriorità" ed una non-deducibilità anche teoretica delle conoscenze acquisite-incontrate, è l'icona più efficace di quell'attesa "dello sposo", della quale ci parla la pagina evangelica.

La parabola delle dieci vergini descrive sia il Regno di Dio, presente ed in atto oggi, sia l'evento escatologico della fine della storia, del quale, dice il Signore: "Non sapete né il giorno né l'ora" (Mt 24,13).

Nella narrazione evangelica avviene come un "superamento" del testo della prima lettura; viene rivolto un invito ad una totalmente nuova, "altra", personale e prudente sapienza. Non è sufficiente, per l'ultimo giorno, il desiderio di "entrare alle nozze", non basta riconoscere "la voce dello sposo". L'utilizzo umile e realista della ragione, inteso come ricerca della verità non é, in alcun caso, confondibile con l'incontro, vero e proprio, con essa.

Certamente, il "cercare la verità" ne implica l'ammissione dell'esistenza, ed esclude, in tal senso, ogni prospettiva relativista. Tuttavia, l'universale senso religioso non é ancora l'incontro con l'Avvenimento di Cristo, l'incontro con la fede. Non é sufficiente essere uomini, credenti in modo anonimo, per dirsi cristiani.

L'olio che manca alle lampade, e che non può essere dato ad altri, è segno del grande mistero personale della propria libertà che, in ogni caso, non può scegliere al posto di altri né sostituirsi alle loro scelte. Può solo pregare, offrire e soffrire per la salvezza di tutti, ma le scelte personali, frutto dell'utilizzo della libertà, con i meriti (o i de-meriti) che ne conseguono, è atto assolutamente personale, che qualifica per l'eternità il proprio profilo spirituale e il proprio essere "eco della sapienza", immagine e somiglianza della Sapienza incarnata che è Cristo Signore.

Imploriamo la Beata Vergine Maria, la Sapiente per eccellenza, perché ci conduca per mano all'incontro con Gesù Cristo, La vera Sapienza, quella che non finisce e che tutti ci attende, domandando di essere riconosciuta.


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