VII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

crocifissione_XVII_NColletta
Il tuo aiuto, Padre misericordioso,
ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito,
perché possiamo conoscere
ciò che è conforme alla tua volontà
e attuarlo nelle parole e nelle opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Oppure:
O Dio, che nel tuo Figlio
spogliato e umiliato sulla croce,
hai rivelato la forza dell’amore,
apri il nostro cuore al dono del tuo Spirito
e spezza le catene della violenza e dell’odio,
perché nella vittoria del bene sul male
testimoniamo il tuo Vangelo di pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...


Prima lettura
Lv 19,1-2.17-18
Ama il tuo prossimo come te stesso.

Dal libro del Levìtico

Il Signore parlò a Mosè e disse:
«Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui.
Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».

Parola di Dio


Salmo responsoriale
Sal 102

Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono.


Seconda lettura
1Cor 3,16-23
Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».
Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Parola di Dio


Canto al Vangelo (1Gv 2, 5)
Alleluia, alleluia.
Chi osserva la parola di Gesù Cristo,
in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.
Alleluia.


Vangelo
Mt 5,38-48
Amate i vostri nemici.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Parola del Signore



Commento

"amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano"


Amare i propri nemici non è anzitutto un gesto di virtù cristiana ma il segno che in noi è avvenuta una grande riconciliazione ed uno sguardo di amore più ampio.
Solo chi ha fatto una radicale esperienza di perdono, in Cristo, conoscendo fino in fondo la propria piccolezza e la propria miseria, può ri-donare quanto ha ricevuto.

Pertanto il primo "lavoro" che il discepolo di Cristo può e deve fare è su di sé. Un lavoro di verità e di autenticità lasciando agire la misericordia di Dio. Sforzandoci, con dura disciplina - che è già un principio di amore e di abbandono - , a piegare ogni resistenza alla grazia.

Dio conosce il nostro cuore più di quanto lo conosciamo noi. Egli sa come svelarlo e come guarirlo. Egli infatti non svela solo il "marcio" e l'ipocrisia in noi, Egli piuttosto la guarisce.
Ci fa vedere ciò che possiamo via via sostenere non per rivelarci la nostra bassezza quanto per chiamarci a collaborazione con la grazia. Dicendo con l'apostolo Pietro, in ginocchio: "pietà di me Signore che sono un peccatore!"
Un'affermazione non generica ma limpida e chiara su alcune zone oscure del cuore rivelate dalla luce della grazia.
Una luce non fredda ma calda, quella della grazia, che rassicura, rafforza e guarisce.

Dio non fa con noi passi indietro, ma sempre avanti, perché Egli ha stima di noi. Quello che può apparire a volte un lieve tornare indietro è invece uno slancio per l'obiettivo che non si è spostato di un millimetro: la nostra santificazione.

Noi siamo abili a crearci dei sotterfugi.
Parliamo e ci confrontiamo con chi asseconda le nostre isterie più che con chi ci sprona a crescere.

Troviamo colloquio con sacerdoti nella confessione - luogo della misericordia di Cristo - più che con la direzione spirituale sistematica dove veniamo messi al chiodo per fare poi una più autentica e radicale confessione.

Evitiamo con cura la correzione fraterna, sia nel riceverla sia nel donarla.

Eregiamo a direttore spirituale il nostro io ferito e la nostra coscienza malata.

Ascoltiamo e seguiamo della tradizione e del magistero del Santo Padre, quello che ci fa comodo perché ci sentiamo "adulti".
Fosse vero!

In poche parole siamo degli "abilissimi" adolescenti e mormoratori che preferiscono rimanere impantanati nelle proprie miserie più che allargare realmente il cuore a slanci e a crescita autentica di carità.

Proprio sull'amore al nemico, il nemico che è in noi e fuori di noi, si misura quanto siamo realmente abbandonati alla volontà di Cristo e al Suo amore che ci fa trascendere.

Proprio qui si misura quanto prendiamo sul serio la parola di Gesù e l'azione dello Spirito Santo, riconoscendolo Signore dei nostri passi e del nostro peregrinare terreno.

Ed attuare l'unica vera fuga, quella dalle occasioni del peccato e dal peccato stesso.

Ed attuare l'unica vera corsa, come dice il salmo 118

"Corro per la via dei tuoi comandamenti,
perché hai dilatato il mio cuore." (Sl. 118,32)

E, quando il cuore via via si dilata, si attua in noi la sempre più autentica e radicale brama di eternità e possiamo dire con l'apostolo

"corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù" (Fil. 3,14)


Salvatore e Paul



congratio-pro-clericis

Citazioni di
Lv 19,1-2:
http://www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9abrums.htm

Lv 19,17-18: http://www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9a0iw2s.htm

1Co 3,16-17: http://www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9ayxkjc.htm

1Co 3,18-23: http://www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9a105hc.htm

Mt 5,38-42: http://www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9b0xuae.htm

Mt 5,43-48: http://www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9ccpa4e.htm


Prosegue, in questa domenica, la lettura del discorso della montagna, nella parte delle cosiddette “sei antitesi”. Esse emergono dal contrasto tra la lettura angusta della Legge mosaica, ridotta e fariseismo estrinseco, e la novità della proposta evangelica; sono evidenziate ricorrendo all’espressione: «avete inteso che fu detto…ma io vi dico».

Le ultime due “antitesi” hanno come tema la relazione con il prossimo.

La prima riguarda la cosiddetta “legge del taglione”, che Gesù intende superare, proponendo di andare oltre una concezione meramente retributiva e umana della giustizia, per entrare nella nuova ottica del perdono.

Il cristiano, in questo modo, è invitato a rifiutare sia la violenza, con la quale troppo facilmente si può ricercare un’autonoma “giustizia”, sia il semplice “equilibrio delle forze”, talora necessario a livello umano, ma ancora lontano dall’ideale evangelico. La profezia cristiana chiama ad “andare oltre”, ristabilendo perfino un rapporto col nemico, sulla base di un amore di origine soprannaturale, che renda una testimonianza sorprendentemente disarmante.

Su questa stessa linea si sviluppa la seconda antitesi, riguardante l’amore verso i nemici. Il cristiano non può accontentarsi di amare solo il prossimo considerato nell’ambito della propria cerchia familiare o di relazioni d’amicizia e significative: «Anche i pagani fanno lo stesso».

Egli, al contrario, deve spingersi oltre, considerando come prossimo tutti gli uomini, inclusi gli eventuali nemici. Certamente risulterebbe incomprensibile una tale prospettiva, laddove permanesse una concezione meramente sentimentale dell’amore. L’amore, che è anche un sentimento, è, innanzitutto, un atto della volontà! Dio stesso è amore che permanentemente ama e vuole amare. In questa prospettiva Gesù propone una scelta sorprendente, che spezza gli schemi precostituiti nell’ambito delle relazioni interpersonali, al fine di aprirsi all’amore, nel senso più autentico del termine, inclusivo della dimensione di offerta e sacrificio.

In questo modo il discorso della montagna apre il cristiano alla nuova prospettiva del “rischio” del perdono, che è, in fondo, il rischio del reale coinvolgimento con l’altro. Nel mondo d’oggi, che pretende di regolamentare le relazioni sulla base di delicati equilibri giuridici, che si moltiplicano, divenendo sempre più articolati e complessi, e che sono il segno della perdita di un reale orizzonte personalista e soprannaturale, il cristiano deve proporsi come testimone di uno stile relazionale diverso, fatto di apertura sincera e di reale gratuità; uno stile non privo di rischi e tuttavia possibile, sull’esempio di Cristo.

San Benedetto abate, patrono d'Europa, festa

S. Benedetto da Norcia, abate, Patrono d'Europa (festa)

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.