II Domenica del Tempo di Avvento anno A

san-giovanni-battista.jpgDio grande e misericordioso, fa' che il nostro impegno nel mondo non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio, ma la sapienza che viene dal cielo ci guidi alla comunione con Cristo, nostro Salvatore.
PRIMA LETTURA
Is 11, 1-10

Dal libro del profeta Isaìa
In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d'intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio. La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. Il lupo dimorerà insieme con l'agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l'orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare. In quel giorno avverrà che la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa.

SALMO RESPONSORIALE 
Sal.71

RIT: Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato.
SECONDA LETTURA
Rm 15, 4-9

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza.
E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull'esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo.
Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto:
«Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome».

CANTO AL VANGELO
Alleluia, Alleluia.

Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

Alleluia.

VANGELO
Mt 3, 1-12
Dal Vangelo secondo Matteo

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».


Commento


 
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!


Mentre ci prepariamo al Santo Natale ritroviamo accanto, come fratello e amico, la figura di Giovanni Battista "vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi" che mangiava "locuste e miele selvatico" e in maniera schietta "Razza di vipere!" avvertiva a chi opprimeva i più deboli, che la collera  di Dio era prossima e chiarendo che "già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco" a tutto il popolo di Gerusalemme che si era allontanato da Dio.

Giovanni aveva preso le distanze da Gerusalemme aveva tagliato il famoso cordone ombelicale e gridava la via della salvezza "Preparate la via del Signore".

Nel nostro tempo al posto di Giovanni c'è il Vangelo e il Magistero dei nostri pastori che grida e consiglia la via distante dalle violenze, dall'egoismo, dall'indifferenza, dalla prepotenza, dal cinismo e dall'apatia. Ieri ed oggi qui non si trova il "politicamente corretto", ma la via della crescita e della maturazione in Cristo.
Giovanni ancora oggi ci dice: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!".
 Ma noi, malgrado Giovanni e malgrado il Vangelo, malgrado la Chiesa, quel grido non lo ascoltiamo non prestiamo attenzione a quella voce "che grida nel deserto" perché pensiamo che altre cose siano importanti e che quel grido può aspettare.
 La tentazione della dissipazione, della distrazione e della vanità è servita su un piatto d'argento dai camerieri abili dei massmedia.

"Convertirsi" è chiedere al Signore perdono per tutte le volte che ci siamo allontanati.
Ma questa fatica, la conversione, nel falò delle vanità può aspettare.
Durante l'Avvento però noi cristiani un piccolo sforzo lo dobbiamo pur fare: chiediamo perdono al Signore che ci sta donando Suo Figlio.
 In fondo abbiamo bisogno dell'Avvento, della buona notizia del Natale, del volto del bambino, del bambino di Betlemme perché è Lui che ci guiderà verso il Regno.
Soprattutto noi che ci diciamo suoi discepoli e che magari ci siamo accomodati in un cattolicesimo da salotto senza lottare ogni giorno sulla nostra conversione e sull'annuncio, anche inopportuno, della Verità che Cristo ci ha donato.

Qui riposa la nostra Speranza nel confidare in Lui e cercare Lui sopra ogni cosa.
Condividere la gioia della sua venuta e della vita ai nostri fratelli.
Questo è celebrare il Santo Natale.
Tutto il resto è vanità ma, soprattutto, tempo perso per le stupidità.
Raddrizziamo i suoi sentieri e colmiamo le sue valli.

Francesca

 

vd poesia sull'Avvento

 

II Domenica del Tempo di Avvento

Anno A

congratio-pro-clericis

 

"Convertitevi perché il Regno dei cieli è vicino" (Mt 3,1). Risuona più che mai nel nostro tempo, l'appello accorato di colui che fin dal grembo di sua madre, era stato scelto come il precursore. Colui che avrebbe raddrizzato i sentieri tortuosi e la via sviata al popolo di Israele, qual'è la luminosa figura di colui che i padri della Chiesa identificano come "l'ultimo dei profeti", Giovanni il Battista.

Questo "grido" giovanneo, in questa seconda domenica di avvento, riecheggia fortemente nel nostro cuore e fa vibrare intensamente la nostra anima, la quale è chiamata a spalancare la propria porta al Signore che sta per venire. Per questo veniamo invitati alla penitenza, affinché possiamo portare "frutti degni di conversione" (Mt 3,8), altrimenti può accadere anche per noi come "ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco" (Mt 3,10). Tutto  ciò implica e comporta un vero e autentico cambiamento di vita. Per raggiungere tale obiettivo, bisogna sperare che il Signore che "è il Dio della perseveranza e della consolazione", ci conceda  "gli stessi sentimenti ad  esempio di Cristo Gesù" (Rm 15,5), e come Lui accolse noi, così noi siamo chiamati ad accoglierci vicendevolmente "per la gloria di Dio". La quale come "un germoglio spunterà dal tronco di Iesse" e si manifesterà a noi, con il suo "spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore" (Is 11, 1-2), questo spirito che non sarà più provvisorio, come era già accaduto in precedenza, ma che sarà permanente su Colui che il Signore manderà "Lo spirito del Signore è sopra di me per questo mi ha mandato. [...] Oggi si sono compiute queste parole che voi avete ascoltato" (Lc 4,18-21).

E come riferiva San Girolamo nelle lezioni del II notturno: "Questo ramo senza alcun nodo che spunta dal tronco di Iesse è la Vergine Maria, e che il Fiore è lo stesso Salvatore, il quale ha detto nel Cantico: Io sono il fiore dei campi e il giglio delle valli". E proprio commentando la bellezza di questo fiore, che il Signore lascerà germogliare per noi, che san Bernardo affermava nella sua omelia sull'Avvento: "Il Figlio della Vergine è il fiore, fiore bianco e purpureo, scelto tra mille; fiore la cui vista allieta gli Angeli, e il cui odore ridona la vita ai morti; Fiore dei campi come lo chiama ella stessa, e non fiore dei giardini; perché il fiore dei campi sboccia da se stesso senza l'aiuto dell'uomo, senza i procedimenti dell'agricoltura. Così il seno della Vergine, come un campo eternamente verde, ha prodotto quel fiore divino la cui bellezza non si corrompe mai, e il cui splendore mai si oscurerà. [...] O pianta celeste, la più preziosa e la più santa di tutte! O vero albero di vita, che sei l'unica degna di portare il frutto della salvezza!".

In questo tempo, pertanto bisogna chiedere al Signore, come soleva ripetere sempre S. Agostino,  il dono della conversione: "Che dire, dunque? È dipeso forse da te, o uomo, se una volta convertito a Dio ti sei meritato la sua misericordia, mentre al contrario coloro che non si sono convertiti non hanno conseguito la misericordia, ma si sono imbattuti nell’ira di Dio? Ma tu di quali risorse disponevi per convertirti, se non fossi stato chiamato? Non è stato forse colui che ti ha chiamato, quando gli eri nemico, a concederti la grazia del ravvedimento? Non ascrivere dunque a te stesso il merito della tua conversione: perché, se non fosse intervenuto Iddio a chiamarti quando fuggivi da lui, tu non avresti potuto volgerti indietro"[1].



[1] S. Agostino, Esposizioni sui salmi, 84, 8-9.

Per i commenti su Mt 3,1-12: http://www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9abttkc.htm



sussidio proposto dal Monastero del Sacro Cuore
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