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Domenica delle Palme e della Passione del Signore - Anno A

palme-anno-a.jpgO Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa' che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione.



Prima Lettura   Is 50,4-7
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare deluso (terzo canto del Servo del Signore).

Dal libro del profeta Isaia
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati,

perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come gli iniziati.
Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio
e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il dorso ai flagellatori,
la guancia a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare deluso.



SALMO RESPONSORIALE  Dal Salmo 21
Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?


Mi scherniscono quelli che mi vedono, 
storcono le labbra, scuotono il capo: 
«Si è affidato al Signore, lui lo scampi; 
lo liberi, se è suo amico» . 

Un branco di cani mi circonda, 
mi assedia una banda di malvagi; 
hanno forato le mie mani e i miei piedi, 
posso contare tutte le mie ossa. 

Si dividono le mie vesti, 
sul mio vestito gettano la sorte. 
Ma tu, Signore, non stare lontano, 
mia forza, accorri in mio aiuto. 

Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
lo tema tutta la stirpe di Israele.



Seconda Lettura  Fil 2,6-11
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio l'ha esaltato.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi
Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, 
non considerò un tesoro geloso 
la sua uguaglianza con Dio; 
ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo 
e divenendo simile agli uomini; 
apparso in forma umana, 
umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce. 
Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome 
che è al di sopra di ogni altro nome; 
perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi 
nei cieli, sulla terra e sotto terra; 
e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, 
a gloria di Dio Padre.



Canto al Vangelo   Fil 2,8-9
Gloria e lode a te, o Cristo!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte,
e alla morte di croce.
Per questo Dio l'ha esaltato
e gli ha dato il nome che è sopra ogni altro nome.
Gloria e lode a te, o Cristo!



Vangelo  Mt 26,14-27,66
La passione del Signore

Indicazioni per la lettura dialogata: X = Gesù;  C = Cronista;  P =Popolo
  

Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?
C In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: P «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». C E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo. 

Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?  
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: P «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». C Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». C I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. 


Uno di voi mi tradirà
Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse:   «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». C Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: P «Sono forse io, Signore?» . C Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». C Giuda, il traditore, disse: P «Rabbì, sono forse io?». C Gli rispose: «Tu l'hai detto». 

Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
C Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo:   «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». C Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio». 
C E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. 

Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge
Allora Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: "Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge", ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». 
C E Pietro gli disse: P «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai». C Gli disse Gesù: «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». C E Pietro gli rispose: P «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». C Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli. 

Cominciò a provare tristezza e angoscia
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». C E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». C E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».   
C
Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». C E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». C E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina». 


Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono
C Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: P «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». C E subito si avvicinò a Gesù e disse: P «Salve, Rabbì!». C E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!» . C Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». C In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». C Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. 

Vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio
Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione. 
I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: P «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni» . C Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: P «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». C Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: P «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo». 
C Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: P «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». C E quelli risposero: P «E' reo di morte!». C Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: P «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?». 

Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte
C Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: P «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». C Ed egli negò davanti a tutti: P «Non capisco che cosa tu voglia dire». C Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: P «Costui era con Gesù, il Nazareno». C Ma egli negò di nuovo giurando: P «Non conosco quell'uomo». C Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: P «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!». C Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: P «Non conosco quell'uomo!». C E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all'aperto, pianse amaramente. 

Consegnarono Gesù al governatore Pilato
Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato. 
Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: P «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». C Ma quelli dissero: P «Che ci riguarda? Veditela tu!». C Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: P «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue». C E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. 
Perciò quel campo fu denominato "Campo di sangue" fino al giorno d'oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore. 

Sei tu il re dei Giudei?
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: P «Sei tu il re dei Giudei?». C Gesù rispose «Tu lo dici». C E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla.   
Allora Pilato gli disse: P «Non senti quante cose attestano contro di te?». C Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore. 

Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: P «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». C Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. 
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: P «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». C Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: P «Chi dei due volete che vi rilasci?». C Quelli risposero: P «Barabba!». C Disse loro Pilato: P «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?» . Tutti gli risposero: P «Sia crocifisso!». C Ed egli aggiunse: P «Ma che male ha fatto?». C Essi allora urlarono: P «Sia crocifisso!» . 
C
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: P «Non sono responsabile (disse) di questo sangue; vedetevela voi!». C E tutto il popolo rispose: P «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli». C Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso. 


Salve, re dei Giudei!
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: P «Salve, re dei Giudei!». C E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. 
Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo. 

Insieme con lui furono crocifissi due ladroni
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui. Giunti a un luogo detto Golgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei». Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. 

Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: P «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». C Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: P «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. E' il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!». C Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.

Elì, Elì, lemà sabactàni?
Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?» , C che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». C Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: P «Costui chiama Elia». C E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: P «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!». C E Gesù, emesso un alto grido, spirò. 

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)  

Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: P «Davvero costui era Figlio di Dio!». 

C C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo. 

Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo depose nella sua tomba nuova
Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria.

Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete
Il giorno dopo, che era quello successivo alla Parascève, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: E' risuscitato dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». C Pilato disse loro: P «Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete». C Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.



COMMENTO

“Il Suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” (Mt 27,25)

Quale profezia in questa frase della folla!
Certo loro intendevano parlare della responsabilità che si assumevano e non sapevano invece che quel “cadere” del sangue dell’Agnello su di noi tutti ci ha portato la salvezza.
Del resto già nell’Antico Testamento si riconosce il carattere sacro del sangue che rappresenta la vita e solo Dio, padrone di essa, ne ha il potere; da qui il precetto religioso del comandamento     
“Non uccidere”.
Nella Genesi è scritto che del sangue di ogni uomo Dio ne domanderà conto(Gn.9,5ss); a maggior ragione, del sangue del Figlio suo.   Eppure questo sangue è salvezza!
Dio stesso ha fatto un patto di alleanza  con il popolo per mezzo del sangue di giovenchi(Es.24,8), attraverso Mosè, stabilendo un legame indissolubile. E Gesù proprio nell’ultima cena alzando il calice parla del sangue de il ”Suo sangue” come nuova alleanza, versato per tutti (Lc.22,20); secondo la profezia del “servo di Jahve” il sangue innocente, ingiustamente versato, diventa cosi il sangue della redenzione.
San Paolo nella  lettera ai Romani ci parla del sangue di Cristo come segno di espiazione per il perdono dei peccati (Rm 3,25); esso ha compiuto realmente la purificazione e per suo mezzo noi siamo giustificati e otteniamo l’accesso a Dio (Ebr 10,19).
E’ la via che a Dio Padre è parso bene preparare per ognuno di noi per ricondurci a Lui; ed il Figlio in comunione  piena con il Padre si è fatto artefice di questo, si è fatto Via.
L’obbedienza di Gesù al progetto di Dio nasce da una comunione profonda d’amore tra il Figlio e il Padre, comunione che abbraccia tutta l’umanità. Per questo amore Cristo si è fatto carne, “spogliò se stesso assumendo la condizione di servo” (Fil 2,7), si svuotò di ogni gloria che gli apparteneva in una obbedienza totale. Sapeva a cosa andava in contro e se avesse “voluto” non avrebbe sofferto, “Salva te stesso scendendo dalla Croce!” (Mc 15,30), ma se non avesse sofferto il Suo sangue non sarebbe stato versato e il mondo non sarebbe redento.
Per una misteriosa solidarietà che esiste tra tutti i membri della famiglia umana, questo Dio fatto uomo si sostituisce a tutti i suoi fratelli colpevoli e peccatori. “Se il chicco di grano caduto a terra non muore, rimane solo, se invece muore produce molto frutto”(Gv 12,24). Gesù voleva comunicare la Sua vita e poteva farlo solo donandola, così ha fecondato con il Suo sangue tutta la  terra. Si è spaccato come si spacca il seme messo sotto terra, Lui non è solo il seminatore, ma il seme stesso che cade nella terra per morire e così dare frutto lungo il corso di tutti i tempi fino all’eternità.
Il Padre guarda compiaciuto questa offerta del Figlio ed accoglie il suo spaccarsi per la nostra salvezza e questo suo immolarsi diventa trionfo. S.Agostino dice: ”Per un giusto permesso di Dio, Lucifero perdette il diritto di morte che aveva sui peccatori il giorno in cui egli fu abbastanza temerario da usarlo contro il Giusto”.
Gesù  entra acclamato a Gerusalemme in groppa ad un asino, l’animale dei poveri, simbolo dell’inoffensività; la folla gli va incontro come ad un re portando rami di palma, segno di vittoria, e osannandolo, ma non comprendono la sua entrata così umile, né sanno di quale vittoria sarà onorato.

“Gioisci figlia di Sion poiché il tuo re viene a te” dice Zaccaria, ed è giunto, per imporporarsi di una veste regale fatta del suo stesso sangue che dove giunge disintossica e fa scorrere la vita.
Non è facile per noi comprendere questo.
Cantalamessa in una omelia del Venerdì Santo dice:”Finché non ti sei sentito mai una volta veramente degno di condanna, tu non sai cosa significa essere salvato dal Sangue di Cristo”. 
Riconoscerci peccatori, ma come è difficile!
Non ci piacciono i nostri limiti e la lotta in noi è sempre presente. E’ molto più semplice vedere le colpe degli altri e farli causa dei nostri errori, ci difendiamo, ci auto-commiseriamo e ci scusiamo sempre; è questa la nostra grande sconfitta.
Eppure basterebbe fermarsi a guardare quel fianco squarciato di Cristo (Gv.19,34), da cui è uscito quel sangue corroborante che, insieme all’acqua, continua a dare alla Chiesa il potere vivificante. L’acqua segno dello Spirito e il Sangue distribuito agli uomini nella Comunione. Battesimo ed Eucaristia sacramenti dai quali la Chiesa rinasce sempre nuova.
“Chi ha sete venga a me e beva”(Gv.7,37). E’ il grido di Gesù verso l’uomo assetato dell’illimitato, di Dio; una sete che non può essere colmata se non con la pienezza della vita che è Dio stesso; che con amore ci accetta senza condizioni, anche quando siamo indegni e incapaci, perché è questo ciò che desidera: dissetare e saziare di se.  Nella passione Gesù imprime con il sigillo del suo sangue ogni uomo e lo fa figlio e suo fratello: E’ questa la sua Gloria e la Gloria del Padre, il suo Trionfo e il Trionfo del Padre, ed è anche il nostro trionfo, che riscattati dal suo donarsi diventiamo liberi e in una comunione profonda con Lui.  Ne basta una goccia per colmare il vuoto del nostro cuore e se alziamo lo sguardo lì, proprio lì sotto la Croce e aspettiamo come il centurione(Lc.23,47), riceveremo quel sangue che trasformerà la nostra vita.
“Mettimi come sigillo sul tuo cuore….
Perché forte come la morte è l’amore”.(Ct.8,6).


Marilena e Edda

Segue sussidio proposto dal Monastero del Sacro Cuore
pdfDomenica_Palme_A.pdf