Santi

SAN GIUSEPPE, SPOSO DELLA BEATA VERGINE MARIA, PATRONO DELLA CHIESA UNIVERSALE

0319 wbTra i Santi, il più caro al cuore di Gesù, che lo amò come un figlio ama il proprio padre. Santo protettore delle famiglie e dei lavoratori, San Giuseppe viene festeggiato due volte: il 19 marzo, con l’appellativo di Sposo di Maria, e il 1° maggio, con l’appellativo di Lavoratore.  (Vaticannews.va)

All’inizio della Scrittura è scritto: “In principio Iddio creò il cielo e la terra” (Gn 1,1); e il catechismo spiega: “li creò ex nihilo, cioè dal nulla”.  Si affermano due cose importanti: da un lato, la contraddittorietà del divenire e l’inesistenza del nulla; e, dall’altro, la immobilità e l’eternità dell’Essere Divino. Una delle difficoltà del versetto sembra costituita dall’interpretazione dell’espressione “In principio”.
Qualsiasi spiegazione letterale o temporale, - come “prima del tempo” o “al principio o all’inizio del tempo” e simili, - risulta semplicemente falsa, perché razionalmente non si può né pensare né immaginare che anteriormente alla creazione ci fosse qualcosa. Il tempo, infatti, nasce con la stessa creazione. Prima della creazione, quindi, non c’è nulla, ossia non c’è nessun elemento, nessuna energia, nessuna immagine, nessun motivo, neppure un impulso arcano verso l’esistenza, ma esclusivamente il nulla! Per definizione, il nulla è inimmaginabile e impensabile! Questo, il significato negativo del creare dal nulla.
Positivamente, invece, si afferma l’esistenza dell’Essere Creatore, nella sua intrinseca beatitudine di amore, che, in seguito, si rivelerà come stupenda realtà misterica di Unità e Trinità insieme: Padre Figlio e Spirito Santo. Di conseguenza, ad extra Dei, cioè al di fuori di Dio, non esiste nulla. E tutto ciò che altrimenti è, deriva unicamente dalla esclusiva libertà e dalla potenza onnipotente di Dio. Ora, Dio, nella sua Unicità di Natura e nella Trinità delle Persone, che si amano perfettamente di amore infinito, non ha bisogno di niente, perché in sé è semplicemente semplice e perfetto assolutamente; e ancora, poiché ciò che Dio fa è Divino, come dice anche Platone nel Timeo (41c 3-5), allora razionalmente la creazione non può essere opera diretta e immediata di Dio, ma solo indiretta e mediata, ossia di un Dio Umanizzato, che, liberamente, “prima” crea e sublima la materia con l’assunzione della “natura umana”, e, poi, orienta la sua azione creatrice dell’universo mondo per la sua venuta storica sulla terra. La materia, per sé, è sede della necessità, della contingenza, della finitudine, del movimento, dell’imperfezione, del limite, della corruzione; mentre Dio, della libertà necessaria e della necessità libera, dell’immobilità perfetta, della incorruttibilità eterna, della perfezione semplice assoluta e infinita.
Come spiegare, allora, la creazione?
Per mezzo dell’unica opera ad extra di Dio, ossia dell’Incarnazione del Verbo, il Summum Opus Dei, come la chiama Duns Scoto (Reportata Parisiensia, III, d. 7, q. 4, n. 4), e tradotto nella lingua italica con il Capolavoro di Dio, (Duns Scoto, Antologia, a cura di G. Lauriola, Ed. AGA - Alberobello 2007, 2 ed., p. 187). Cristo Venturo, quindi, in quanto vero Dio e vero Uomo, crea tutto ciò che esiste sia nell’ordine soprannaturale sia nell’ordine naturale; e, “nella pienezza del tempo, nasce [storicamente] da donna” (Gal 4, 4), per compiere liberamente e volontariamente il disegno divino e rivelare con amore il mistero di Dio, Uno e Trino: “Cristo è l’immagine [sostanziale] del Dio invisibile…” (Col 1, 15-17). Allora, l’espressione “In principio” non significa altro che “In Cristo”, come viene interpretato anche dai Padri; e il versetto genesiaco, quindi, afferma, nel suo significato più profondo, la preesistenza di Cristo, che si espande in tutta la Scrittura, dalla preistoria ontologica alla metastoria escatologica attraverso la storia esistenziale della sua avventura divino-umana: “In principio [In Cristo], Dio creò il cielo e la terra” (Gn 1,1); “Alfa e Omega, Principio e Fine, il Primo e l’Ultimo” (Ap 1, 8; 22, 13); “In principio [In Cristo] era il Verbo…” (Gv 1,1).
 
Disegno di Dio
Il disegno della salvezza, rivelato nella massima libertà dal mistero di Dio, manifesta ad extra la pienezza di vita e d’amore che Dio contiene in sé e per sé, rendendo Parola Incarnata il suo Silenzio Trinitario. Tutto ciò che esiste fuori-di Dio e diverso-da Dio è opera della Parola Incarnata. Ora, tra l’azione efficace della Parola e ciò che è prodotto si costituisce un legame di dipendenza originale che tiene unita ogni creatura al suo Creatore, perché nell’effetto riluce sempre qualcosa della sua causa: hanno la stessa natura o origine (cf Eb 2, 11).
La perfezione dell’effetto creato dipende dal grado di partecipazione dello stesso alla causa creatrice: quanto più è vicino o simile alla causa, tanto più è perfetto. Tra le creature razionali, l’uomo, per la sua autoconsapevolezza e libertà, possiede la capacità di riconoscere la sua dipendenza dalla causa originante e di modellare la sua vita su di essa: la sua perfezione, quindi, è direttamente proporzionale alla sua vicinanza e somiglianza alla causa.
In questo modo, la Parola Incarnata, che rende “visibile il mistero di Dio invisibile” (Col 1, 15), si auto-rivela come causa efficiente, come causa formale e anche come causa finale dell’universo mondo e di ogni singolo essere, specialmente dell’uomo, creato a immagine di Cristo e chiamato alla partecipazione massima con il suo Creatore. E la stessa Parola Incarnata si propone come norma e regola dell’essere in qualsiasi modalità esistenziale esso si realizzi. Difatti, una realtà è quella che è, non in quanto è in sé stessa, ma in quanto è più o meno vicino alla Parola Incarnata, che l’ha causata. La “vicinanza alla Parola Incarnata” diventa, perciò, principio di perfezione e di santità per l’uomo. (continua su Santiebeati.it)


 

Lunedì della II settimana di Pasqua

S. Teresa de Los Andes, novizia carmelitana (1900-1920)