Santi

SAN DAMASO I, PAPA

SaintdamasusÈ grazie a Damaso, Papa dal 366 al 384, se la memoria di tanti martiri della prima ora non è andata perduta: ogni tomba identificata veniva ornata di epigrafi che tramandavano le gesta del defunto. Difese con forza il primato petrino e commissionò la traduzione della Bibbia in latino.   (Vaticannews.va)

Papa e santo 
Nonostante il «Liber pontificalis» lo dica «Damasus, natione Spanus, ex patre Antonio», è più corretto considerare Roma come patria di Damaso. Per una serie di elementi se ne può circoscrivere la nascita intorno al 305-306. La data della morte è certa: l’11 dicembre 384. Papa Damaso è stato proclamato santo e l’11 dicembre è il giorno in cui se ne celebra la memoria liturgica. 

«Epigrammata Damasiana» 

Una caratteristica originale di questo Pontefice consiste nella sua composizione di epigrammi: ne possediamo sessanta, pervenuti nell’originale epigrafico e/o attraverso copie altomedievali del VII secolo, conservate in sillogi dei secoli VIII-XII. Gli esemplari integri o parzialmente integri sono quelli del Vaticano, dei papi e dei martiri sepolti in S. Callisto, di Cornelio, di Eutichio, di Gennaro, di Felicissimo e Agapito, di Agnese, di Proietta.

Lo scisma ursiniano 
Alla morte del predecessore Liberio, iniziò una vera e propria lotta per la successione, «attraverso momenti di grave tensione e di scontri cruenti». Il 24 settembre 366 un gruppo di sacerdoti, i tre diaconi Ursino, Amanzio e Lupo e una parte della comunità rimasta fedele a Liberio si riuniscono nella basilica di papa Giulio in Trastevere (S. Maria in Trastevere): viene ordinato vescovo di Roma il diacono Ursino. Damaso con i propri sostenitori si raduna nella chiesa di S. Lorenzo in Lucina e qui il 1° ottobre 366 – data di inizio del pontificato – si procede alla nomina di Damaso a vescovo di Roma. In più riprese, come racconta precisamente Carlo Carletti, l’atteggiamento di Damaso durante lo scisma ursiniano non fu privo del ricorso alla violenza. La sua è stata definita una «pastorale energica» (Ch. Pietri), ma si trattò in realtà di una pastorale molto più che energica e in più di una occasione non si esitò a usare la violenza. La storiografia filodamasiana ha cercato di omettere o ridimensionare queste violenze, cercando di sottolineare la legittimità anche formale della successione a Liberio; così in Girolamo, Ambrogio, Rufino, Socrate e Sozomeno.

Roma, l’Occidente e l’Oriente 
«Damaso non fu certo un teologo, né si cimentò direttamente nelle problematiche dottrinali che pure si dibattevano ai suoi tempi: era d’altra parte tutto teso al consolidamento del primato di Roma, e probabilmente impreparato, oltreché per natura alieno a comprendere e ad affrontare – soprattutto in relazione alle delicate questioni delle Chiese di Oriente – quegli aspetti dialettici del dibattito teologico che andassero al di là della semplicistica dicotomia tra niceni e antiniceni. Tuttavia durante il suo pontificato la Sede romana accentua notevolmente la sua funzione nel mediare e dirimere (ma non sempre con successo) molteplici questioni dottrinali e disciplinari che si dibattevano sia in Occidente sia in Oriente», scrive Carletti. A tal proposito è opportuno ricordare il concilio svoltosi a Roma tra la fine del 377 e l’inizio del 378, che può essere considerato «la prima assise conciliare romana che si occupa intenzionalmente di questioni dottrinali e disciplinari relative all’Oriente cristiano».  (continua a leggere su Santiebeati.it)