Vigilante e gioioso nello Spirito Santo

controluce speranza«In quei giorni, dopo quella tribolazione...
Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.» (Mc. 13,24-31)



La fine del mondo non è il compimento di una catastrofe,
non è la fine di tutto o se preferite dell'inizio del nulla,
non è la fine dell'unica vita che abbiamo, da giocarci,
ma è il compimento di ogni speranza che va al di là e al di sopra di ogni nostra attesa:

il tutto avverrà in una pienezza che va al di là di ogni nostra immaginazione. Il compimento della gioia.

Questo è, e deve essere, il pensiero del credente, dell'uomo di fede riguardo all'evento apocalittico della fine del mondo. La bocca del credente deve sempre essere pronta a dare voce all'invocazione di colui che vive in questo mondo come in esilio in attesa di "cieli nuovi e terra nuova":

"Maranàthà, vieni o Signore Gesù"!

La fine del mondo è la meta agognata,
il fine talmente desiderato che San Paolo sperava avvenisse mentre lui ancora era in vita.
E' l'incontro della sposa - cioè noi singolarmente e come Chiesa - che nello Spirito Santo grida:

"Vieni",
e lo sposo che risponde: "Sì, verrò presto" (Ap 22,17).


Per fare in modo di assumere questo atteggiamento, di avere in noi questo "modus pensandi e vivendi", questo modo di vivere e pensare,
dobbiamo rimanere in uno stato di vigilanza gioiosa.

Solo colui che vigila e conserva nel cuore la gioia prepara il suo cuore all'attesa dell'evento del ritorno di Gesù:

il tempo che abbiamo è un dono prezioso e non possiamo sprecarlo!

Lasciamoci andare alle ispirazioni dello Spirito;
ma non a quelle ispirazioni che si rivestono di spirituale ed alimentano l'ego come falsa estasi e delirio animistico.
Piuttosto quelle ispirazioni delicate, quei sussurri che non cercano compiacimento altrui o proprio,
nella vita e tantopiù nei mezzi di comunicazione,
ma quelle che cercano il compiacimento dello sposo.
Il Suo sguardo e che in questo sguardo si perdono per ritrovarsi.

Sii vigilante e gioioso.
Se senti il desiderio di farlo, mettiti ora in preghiera, in comunione con Gesù.
Se desideri adorarlo nel Santissimo Sacramento, cogli l'attimo e corri, vola davanti al Santissimo.
Se senti il desiderio della prostrazione a terra
non indugiare e sdraiati nella tua pochezza.
Se cadi in ginocchio, non indugiare.
Se sgorga il pianto non trattenere le lacrime.
Se erompe la lode
guarda a Lui e ringrazialo perché Egli è.

Dobbiamo imparare a non rimandare a dopo ciò che lo Spirito ci chiede di fare ora.

E se questi sussurri avvengono durante la Santa Messa dove ci sono i ritmi dei gesti comunitari?
Volentieri, nel nome dello Spirito, sacrifica questi gorgoglii, questo fiume di grande acque che lo stesso Spirito ha suscitato.
Perché grande frutto, per sé e per il Regno, porta il carisma che sacrifica ogni carisma.
Perchè questi impeti dello Spirito non cesseranno ma si manifesteranno a tempo opportuno. Magari nel segreto della tua stanza, quella che vede il Padre.

L'ascolto della richiesta dello Spirito ci riporta ad una condizione simile di Scienza preternaturale,
ad una innocenza perduta,

ad una obbedienza dimenticata,
ad una gioia immarcescibile.


E' un esercizio che ci fa crescere nel dominio di noi stessi e appunto nella vigilanza.
E, soprattutto, ci fa permanere nella gioia di Cristo, quella vera, più forte delle nostre tristezze e delle nostre accidie:

"Maranàthà, vieni o Signore Gesù"!


PiEffe