SGUARDO PROIETTIVO OPPURE ONESTO?

Pregare senza stancarsi
“E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”

(Dal Vangelo della Domenica, Lc 18, 1-8)

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La dimensione proiettiva in noi è frequente.
Spesso nella nostra giornata usiamo questa strategia “difensiva” che ci viene dalla tara del Peccato Originale.
Perché le difese nascono da uno sguardo disonesto incapace di amore e di verità.

Cioè proiettiamo fuori di noi un male che è anche dentro di noi. Osserviamo una battaglia ed una incoerenza fuori di noi che è anche dentro di noi.

La dimensione onesta, osservativa, non cade, nelle trappole difensive dell’io o, perlomeno, cerca di cadervi sempre meno tanto quanto attende (fa tenda e desiderio) la venuta di Cristo.

Il problema è anche fuori di noi ma la battaglia cruciale si svolge nel tuo cuore, nella tua persona.

Qui troverà la fede il Figlio dell’uomo quando verrà?

Perché dentro di te, proprio dentro di te, è presente il giudice disonesto ed anche la dimensione del lumicino (che può diventare un faro) della povera vedova che grida incessantemente nella Grazia e per la Grazia.

E non importa quanta esperienza cristiana tu abbia e quanto tu abbia acquisito nozioni. Da quanti anni sei in una comunità e da quanto hai prestato servizio.

Né importa se sei una figura carismatica o anonima, dentro di te vige questa dialettica che rischi di fuggire con meccanismi coscienti e non, abitudinari ed involontari. Che mai in tempo vengono stanati.

I millenarismi apocalittici di ogni tempo non nascono solo da una osservazione non onesta del reale ma soprattutto da meccanismi proiettivi di un disagio dentro di sé che non si ha il coraggio di affrontare.

Sempre inquieti, sempre scontenti, sempre critici, sempre guidati dalla lamentela, sempre soffocati da un letto esistenziale proiettivo ci si crede leader, fautori del nuovo, profeti, illuminati, “eretici” puntando il dito, ovviamente, sulle inevitabili eresie altrui. Il male è fuori di me ed io sono un illuminato. Ti credi libero ma sei schiavo di una disonestà sostanziale. Soffri e ti bei sostanzialmente del tuo soffrire come una stimmata di unicità. Appendi volentieri la tua autostima a questo dolore che ti fa sentire unico, vivo, esistente, fautore del nuovo e tale dolore diventa il tuo neo-vitello d'oro a cui ogni giorno offri abbondante incenso.
Ti costruisci una disonesta maschera distorcente verso di te e proiettiva verso la realtà fuori di te. E magari ti circondi di persone che vivono la tua malattia, amplificando, così, la loro e la tua in un feedback egolatrico di leaderismo e di infantilismo.
Per cui non solo fai del male a te ma rafforzi le malattie altrui. Disonesto ed omicida, dimentichi la tua responsabilità e con il paravento di prenderti cura stai trascinando la tua anima e l'altrui nel fango.
Ti credi dio ma hai delle catene lucenti che stringono come una garrota.

In questo gioco di vanità e di disonestà narcisistiche e di proiezioni disoneste sotto sotto c’è una incapacità radicale di guardarsi dentro, magari nell'obbedienza di Fede, e di ascoltare la parte povera come la vedova che grida dentro di noi.

Violentando il reale in due modi:
o accettandolo passivamente con la superficialità del nulla cambia perché tu in definitiva non vuoi cambiare e donarti (si è sempre fatto così!.. e tanto!..)
o con la prepotenza che fa eco al nemico di rendere mangiabile ciò che non lo è: "fa che queste pietre diventino pane" (Mt. 4,3). Così da farti dominare dai tuoi appetiti, sani e disordinati; magari chiamando questi virtù.

In entrambi i casi si risponde male ai bisogni, al vero bisogno che, come la vedova importuna, sollecitato dalla nostalgia di Dio e dalla Grazia, dalla nostalgia della vera Casa, grida dentro di noi, che abilmente obnubiliamo o soffochiamo questa voce continua ed importuna:
“.. un'acqua viva mormora dentro di me e mi dice: Vieni al Padre”, afferma S. Ignazio di Antiochia alla comunità di Roma.
Questa è la voce da non spegnere mai, questa è l'unica "mormorazione" da non soffocare. Santa mormorazione che guida il tuo sguardo e lo educa.

Ed allora non smettere di gridare ed importunare, come la Vedova, il Signore tuo Gesù, il Signore nostro Gesù Cristo, perché il tuo intimo giudice disonesto inizi, davvero, ad avere uno sguardo onesto, responsabile, che si prende cura con la fortezza, la pazienza e lo sguardo di Dio.

Perché la Fede si rafforza chiedendola (Mc. 9,24) e donandola (Sl. 96,2)
ed il Signore verrà a visitare la tua terra trovandovi un fuoco che avrà scaldato ed illuminato molti senza fughe e proiezioni ma fisso al tuo posto, nel chiodo unico che ti è stato donato, perché fossi fedele.

PiEffe