Rendersi disponibili al cambiamento

cristo2Dalla seconda lettura del giorno (Rm 8, 35.37-39) 

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.
Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire,
né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.

Non nega, l'apostolo, la tribolazione, la persecuzione, la nudità e persino la spada... ma le pone al posto giusto. Non sono inciampo, non sono separazione, non sono abbandono, ma, persino, talvolta, il segno prezioso che Lui ci ama. L'eterno presente dell'Amore di Dio per ciascuno di noi relativizza queste prove. Ma per far si che tu riceva un amore più grande il tuo cuore va "provato" (e dunque anche la tua vita, la tua esistenza, la tua storia, il tuo peregrinare) in maniera sempre più autentica e profonda.
Radicale.

Certo è che se tu ti piangi addosso borghesemente, ti crogioli nelle piccinerie della tua croce, non potrai assaporare gli spazi sconfinati dell'Amore di Dio per te. Occorre dunque una prova. Ma che sia autentica. Diceva un vecchio frate: "Pensavo fosse fede ed invece era solo buona salute!"

Spesso dietro una certa sofferenza che ci portiamo dietro si nasconde un costante narcisismo. Sentiamo che la sofferenza ci realizza e dunque teniamo sempre il volto su di essa. Potremmo dire che diciamo talvolta: "soffro dunque sono!". Ma è palese che questo non è cristianesimo ma idolatria paganeggiante. La prova e la sofferenza sono e saranno sempre un mezzo, spesso necessario, per dilatare gli orizzonti dell'Amore di Dio nella nostra vita e se noi ci piangiamo addosso ci rendiamo indisponibili al cambiamento.

L'Amore di Dio in tutta la sua immensità oggettiva e soggettiva è donato a noi personalmente ma la percezione e la fecondità di questo amore attende che noi ci predisponiamo liberamente ad esso. La prova è necessaria per schiudere questo Amore in tutta la sua bellezza.

La vita, in tutta la sua crudezza e la sua bellezza, è dei mistici, i quali sono sempre persone molto concrete. Siamo noi, incartati nella nostre piccinerie, che siamo "alienati" e fuori dalla realtà. Non importa se siamo opinionisti, spin doctor, consiglieri, responsabili, predicatori, catechisti o che so altro.. se non entriamo nella via mistica siamo dei perdenti e la responsabilità è solo nostra. Del nostro intestardirci di avere il cuore piccolo, provinciale, borghese.

Dunque per quanto inconsapevoli e miseri, facciamo maturare uno slancio del cuore senza esitazioni fidandoci di coLui che ci ha amato e ha dato la vita per noi e diciamo, con Tommaso, "Andiamo anche noi a morire con Lui!". (Gv. 11,16)

 Dando a Lui l'opportunità piena di scegliere per noi il modo migliore di morire e donarci.

Noi diciamo solo "Sì!" E questo ci basti.