QUESTA VOCE NESSUNO LA SPEGNE

santa Monica

Il grido dell’eterno nel cuore di una madre

Sl. 138.

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.

La mia parola non è ancora sulla lingua
ed ecco, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Meravigliosa per me la tua conoscenza,
troppo alta, per me inaccessibile. 

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Grazie ad una donna, sposa e madre, che accoglie il grido, la Parola dell’eterno in sé è possibile generare un figlio perduto e avvoltolato superbamente nei doni della sua intelligenza portandolo a Cristo, alla conversione.

Qui il bisogno di identità di una donna si compie nel bisogno di generazione che, indubbiamente, ha in sé un ché di divino.
L’eterno entra nella storia, così come nel seno di Maria entrò lo Spirito per il concepimento dell’uomo Dio.

Questo è sacerdozio. Tout court. Beata chi lo comprende.

E come dice la protagonista nel film Aladdin nella versione italiana:
“Questa voce nessuno la spegne!”
Una voce che coglie l’identità non nel suo esserci staccata da una relazione vitale, in una sorta di narcisismo para-satanico,
come Eva,
ma il suo esserci nella donazione e nella generazione, come la Nuova Eva.

Qui Dio entra, amplifica e rende la voce inspegnibile come la fiamma del Roveto ardente di Mosé.

Così a Monica.

Auguri alle sorelle in cammino che portano questo nome
e a ogni madre.



PiEffe





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