Il peccato che conduce alla morte

st paul conversion"Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita: a coloro, cioè, il cui peccato non conduce alla morte. C’è infatti un peccato che conduce alla morte; non dico di pregare riguardo a questo peccato." (dalla prima lettura del giorno, 1 Gv 5, 14-21)

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"ἁμαρτία πρὸς θάνατον", il peccato che conduce alla morte
è uno dei passaggi più difficili per gli esegeti di ogni tempo.
Averne dunque la pretesa di semplificarlo e spiegarlo qui è improprio, proprio perché è inerente un altissimo discernimento di Vita Spirituale e di Vita Pastorale.
Tuttavia qualcosa possiamo balbettare.

Dal contesto in cui scrive l'apostolo Giovanni alle comunità di Efeso si evince che vi è una situazione possibile di evidente Apostasia. La negazione della Signoria di Cristo. Dunque non si parla solo del peccato ordinario che rompe in maniera più o meno grave la comunione fraterna ma di quella scelta che viene perseguita scientemente per rompere definitivamente ogni comunione con Cristo e la Chiesa di Cristo.
Tale passaggio dunque facilmente può essere ricondotto, in certo qual modo, anche alla "Bestemmia contro lo Spirito Santo" ed anche alla "consegna a satana" di natura paolina.

Questo non significa che la preghiera non sia più necessaria ma solo che essa non fa più appello alla situazione di relativa illuminazione o di parziale "ricostituente" da chiedere a Dio verso chi è caduto ma ad una resa totale a Dio perché possa operare un ravvedimento radicale, un cammino medicinale ed una amputazione se necessaria, come solo il Divino Medico e Chirurgo può fare.

Un conto è somministrare un farmaco, magari anche forte, per una più o meno grave malattia ed un conto richiedere l'aiuto di un esperto per eliminare una gravissima cancrena, reiterata, perseguita e magari data per legittima e giusta.

Ecco perchè, a mio avviso, l'esortazione dell'apostolo va colta come un impegno della comunità a non fermarsi alla "sola preghiera" ma ad accompagnarla con il digiuno (ogni tipo di digiuno), la carità e la riparazione.

“Certa specie di demoni si scaccia solo con la preghiera e col digiuno” (Mt 17,21)

"Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati." (1Pt. 4,8)
Ed aggiungiamo che la Carità "sana" una moltitudine di peccati propri ed altrui.

E la Riparazione. Come disse Gesù a Margherita Maria: « Ecco — disse — quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e li ha ricolmati di tutti i benefìci, ma in cambio del suo amore infinito, anziché trovare gratitudine, incontrò invece dimenticanza, indifferenza, oltraggi, e questi arrecatigli talora anche da anime a lui obbligate con il più stretto debito di speciale amore ».
(Margherita Maria Alacoque citata nella Miserentissimus Redemptor).
Ma questo si comprende solo con le parole di S. Agostino:
« Dammi un innamorato e capirà quello che dico »
(S. Agostino, "Da mihi amantem et sentit quod dico", De cons. Evang. 26, 4)
O come direbbe il card. J. H. Newman “Cor ad cor loquitur”.

Infine occorre il discernimento per non farsi cogliere da quel sentimento di falsa pietà, e di superbia larvale, per cui, nell'aiutare la persona caduta in evidente apostasia, anche noi vi "cadiamo con tutte le scarpe",
fallendo il compito da cui siamo partiti nell'Amore,
aiutare il fratello a salvarsi e salvare anche noi stessi nell'amarlo.


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