Gente che non ha nulla, ma possediamo tutto!

Dalla prima lettura del giorno (13 giugno 2011) S. Antonio di Padova

Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 6,1-10.

E poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio.

Egli dice infatti: Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga biasimato il nostro ministero;

ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce,

nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni;

con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero;

con parole di verità, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra;

nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama. Siamo ritenuti impostori, eppure siamo veritieri;

sconosciuti, eppure siamo notissimi; moribondi, ed ecco viviamo; puniti, ma non messi a morte;

afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!

 

Infatti qual è la ricchezza unica del discepolo e apostolo di Cristo?

Quella di essere nudo e rivestito solo della grazia di Dio.

Nudo sono uscito dal grembo di mia madre, e nudo tornerò in grembo alla terra; il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia Benedetto il nome del Signore. (Gb. 1,21)

Se qualcosa sulla bilancia della vita per noi pesa troppo davanti all'altro piatto della bilancia che è Dio e l'eternità... significa che il nostro cuore non è povero. Persino le cose buone e le cose sante. Persino i carismi connaturati e non transeunti in noi, sono chiamati ad essere nulla senza il Suo chiamarci per nome. Anche gli affetti che Lui dona vanno ri-significati in Lui. Le parole, la fatica, l'apologetica, dire, fare, camminare, faticare, affetti... contano poco e spesso nulla se non coltiviamo la "nudità" che attende - cioè brama circoscrivendo il luogo di sé solo per Lui -  e proclama con il cuore e con le labbra che Gesù è il Signore Risorto.

Occorre dunque avere nel cuore l'intraprendenza di Maria alle nozze di Cana nei confronti dei bisogni della comunità - bisogni di vino, di gioia, di Spirito Santo e amore offerto -, ma anche la stessa "resa" fiduciosa di Maria che dall'Annunciazione alla Pentecoste non smette di essere la sempre ancella che magnifica il Signore facendo della sua vita un si! Lei che non si fa il nome da se stessa ma riceve - e con cura preziosa - il nome da Dio.

Ella è la perfetta discepola e la perfetta apostola. Ella è la donna e l'umanità compiuta. Lei che era cittadina del Cielo prima che fosse assunta. Lei che era ciò che era perché facendosi possedere interamente da Dio possedeva tutto.

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