Commemorazione di tutti i Fedeli Defunti

luce-1.jpgAscolta, o Dio, la preghiera che la comunità dei credenti innalza a te nella fede del Signore risorto,
e conferma in noi la beata speranza che insieme ai nostri fratelli defunti risorgeremo in Cristo a vita nuova.

PRIMA LETTURA

Gb 19, 1.23-27

Dal libro di Giobbe.
Rispondendo Giobbe disse:
«Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro sul piombo, per sempre s'incidessero sulla roccia! Io lo so che il mio Vendicatore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da straniero».


IN ALTERNATIVA:


Is 25, 6.7-9

Dal libro del profeta Isaia.
In quel giorno, il Signore degli eserciti preparerà su questo monte un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre che copriva tutte le genti. Eliminerà la morte per sempre; il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto; la condizione disonorevole del suo popolo farà scomparire da tutto il paese, poiché il Signore ha parlato. E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse; questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza.

IN ALTERNATIVA:

Rm 8, 14-23
Dalla lettera di san Paolo ap. ai Romani.
Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio.
E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!» .
Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio.
E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.
La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sapppiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

IN ALTERNATIVA:

Sap 3, 1-9 (III messa)
Dal libro della sapienza.
Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità. Per una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé: li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là.
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro. Quanti confidano in lui comprenderanno la verità; coloro che gli sono fedeli vivranno presso di lui nell'amore, perché grazia e misericordia sono riservate ai suoi eletti.

IN ALTERNATIVA:

Ap 21, 1-5. 6-7
Dall'Apocalisse di san Giovanni Apostolo
Io, Giovanni, vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più.
Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate» . E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» ; e soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci. Ecco sono compiute! Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio».

SALMO RESPONSORIALE 

Sal 26

RIT: Contemplerò la bontà del Signore
nella terra dei viventi.


Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?

Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.

SECONDA LETTURA

Rm 5, 5-11

Dalla lettera di san Paolo ai Romani.
Fratelli, l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito.
Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui.
Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione.

CANTO AL VANGELO

Alleluia, Alleluia.

Questa è la volontà del Padre mio,
che chiunque crede nel Figlio
abbia vita eterna
e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.

Alleluia.

VANGELO

Gv 6, 37-40
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dá, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno» .



IN ALTERNATIVA:


Mt 25, 31-46
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.
E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» .


IN ALTERNATIVA:

Mt 5, 1-12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».



Commento

 "Quando corpus morietur, fac ut animae donetur. Paradisi gloria"

Forse la liturgia di oggi è la più consolante di tutte le liturgie, perchè vengono raccomandate alla Misericordia di Dio le anime dei fratelli defunti con la consapevolezza che il nostro Signore Gesù Cristo intercede per noi insieme alla Sua Beatissima Madre.
Si deve a S. Odilone, abate del monastero benedettino di Cluny, l'avvio di questa commemorazione generale che l'istituì nel 998, inserendola nel giorno dopo la festa di tutti i Santi e ben presto questo uso fu adottato da tutta la Chiesa e con un decreto nel 1915 Benedetto xv° estese a tutti i sacerdoti del mondo il permesso di celebrare 3 messe in questo giorno.

Quanta Grazia! E quanta gioia da questa ispirazione che lo Spirito Santo ha donato alla Chiesa! Veramente il Signore sa quello di cui abbiamo bisogno. Pregare per i defunti e meditare sulla morte nell'ottica della Pasqua, alla luce della Risurrezione di Cristo "primizia di coloro che sono morti" (1Cor.15,20)
La morte è la sorte comune degli uomini, "la via di tutta la terra" (1Re.2,2), è la condizione umana per cui l'uomo è polvere e ritorna alla polvere come dice la Genesi, ed è per questo che l'uomo la sente come un nemico che porta sofferenza e da cui fuggire, ma la speranza di essere liberati da essa supera i confini della vita terrena.


Nel giorno del nostro Battesimo, nel rito classico, viene chiesto ai genitori cosa dona la Fede che loro stessi chiedono alla Chiesa per il figlio e la risposta è: "La Vita Eterna ".  Un dopo vissuto in pienezza alla presenza del nostro Creatore.
"I miei occhi lo contempleranno" dice Giobbe, ed è una parola piena di certezza, non solo una speranza. In tutta la sua sofferenza, le sue tribolazioni meteriali e spirituali, con forza Giobbe dice "Io so che il mio Redentore è vivo"; è certo che non sarà deluso, che gli renderà giustizia e lo vedrà come un familiare, un amoco un Padre.

E' una preofessione di fede che ci fa meditare, una consapevolezza di un Dio amore eterno che si svelerà e ristabilirà la sua relazione con lui.
E' un annuncio profetico che si realizzerà in Cristo. Egli, il Figlio, è il Principe della vita e, come dice S.Paolo ai Romani, noi battezzati nella Sua morte risorgiamo con Lui.  Già in questa vita più siamo innestati nel Suo Corpo più arriviamo ad una conoscenza viva del Padre e del Figlio, e questo costituisce la Vita Eterna. Diventa un anelito dell' anima e del corpo che porta ad una restaurazione dell'uomo. Approdare in Dio è il fine dell'uomo che torna alla sua dimora e finalmente lo vedrà faccia a faccia. L'uomo ri-conoscerà Suo Padre, il suo Creatore, e l'essere stato creato a somiglianza di Dio risulterà vero. Per quetso il Figlio è venuto a mostrarci quì in terra il vilto del Padre che è Amore infinito, perchè con Lui siamo in comunione con il principio stesso della vita e trasformati dallo Spirito Santo e immersi nel dono incondizionato di Colui che Salva, camminiamo con lo sguardo fisso al compimento pieno della promessa, ripetendo e masticando continuamente la frase di Gesù:"Chi crede ha la Vita Eterna"(Gv.6,48)
"La vita è una relazione e precisamente relazione con Colui che è la sorgente della vita e non muore perchè è la Vita stessa e allora noi viviamo" (BenedettoXVI°);  ma questa relazione va alimentata gorno per giorno con un confrontarsi con la Parola, con la presenza forte di un Dio che ci "perseguita" con la sua tenerezza e le sue attenzioni, con il riconoscersi povero molto povero nel dare amore all'altro; nel misurarsi con i propri desideri differenti da ciò che il Signore ti propone e la Chiesa stessa ti annuncia.
Credere, avere fede, andare oltre le proprie paure, gli ostacoli, le storpiature di quelli che vogliono convincerti del "nulla dopo" per proporti il "tutto subito";
e in cui l'uomo cade perchè ha abbassato lo sguardo sulla terra smettendo di volare.

Credere e avere la certezza di una Vita Eterna perchè Dio mantiene ciò che promette e prima ancora dell'ultimo chiedere "prendimi con Te".....
Lui ci ha già accolto.

 
Edda



"Io lo risusciterò nell'ultimo giorno"

La morte è il luogo teologico dell'abbattimento delle proiezioni di Dio
e la Resurrezione è il vero volto della Gioia del noi, con Dio ed i fratelli.

Come è arrivato Francesco, il poverello di Assisi, a chiamare la morte sorella?
Ha fraternizzato con lei ogni giorno.
Non si chiama sorella la morte se ogni giorno non la si incontra a viso aperto e se, soprattutto, ogni giorno non si vive la certezza nella fede della Resurrezione.
A viso aperto significa abbattere, nella Grazia, le proiezioni di Dio.
Sì perchè di Dio noi abbiamo delle proiezioni, sia per motivi fisiologici, di gradualità creaturale nel cammino,
sia, purtroppo, per motivi dovuti al peccato di origine.
Il lavoro del nemico è stato quello di deformarci il volto di Dio.

E dunque vi è proiezione sana, dovuta alla gradualità e alla pedagogia di Dio, basti vedere i protagonisti della storia biblica, dai progenitori all'ultimo discepolo,
sia proiezione malata, deformata.
Basti anche qui vedere la caduta in Gen. 3 fino a coloro che "vengono consegnati a satana" dal Beato Apostolo Paolo, passando per Giuda.
Le proiezioni di Dio, dunque, sono chiamate ad essere bruciate sull'altare della grazia.
E sempre ne siamo a rischio.

Oggigiorno, ad esempio, siamo a rischio di visioni pagane di Dio, legate alla consolazione rassicurante. Rassicurante il sé, il soggetto. Un uso sbagliato dei termini come "accompagnamento", "discernimento", "misericordia", ci pone in questo rischio senza lasciare spazio al mistero del Dio che "scortica" perché ti ama e ti porta, nello Spirito Santo, oltre.
Ma anche la visione pagana del "Dio terribile", "chiaro", "incasellato", "rigido", "razionalizzato", "canonizzato", è a rischio nel garantire il soggetto nelle sue isterie.
In realtà queste due visioni pagane si rincorrono nel cuore e nei microcosmi personali e della storia e necessitano via via del correttore della Grazia e della pazienza somma di Dio per purificarle e portarci oltre, nel "duc in altum", senza rimanere nelle secche dell'io.

Pertanto chiamare la morte "sorella" è indispensabile per il discepolo ma non perché gode della morte in sé ma perché sempre più fa esperienza della potenza della Resurrezione di Dio nella propria vita.
Non è qualcosa di inquadrabile solo dalla ragione, che pur è necessaria, ma è esperienza biblica, carnale.
Qui, in questa esperienza, il fedele può chiamare la morte "sorella", mezzo utile, porta necessaria, per l'incontro vivo e vivificante con il Risorto.

Occorre altresì abbandonare il culto della vittima, della lamentela, della mormorazione e crescere nell'abbandono fiducioso nel Padre.

Oh, Padre carissimo, talvolta non ti comprendo, talvolta mi poni in "luoghi ameni", duri, scorticanti, ma io mi fido di Te
più che delle mie ferite e dei miei limiti. Benedetto il Tuo Nome!


Familiarizzare con la Resurrezione dell'ultimo giorno vuol dire capire ora, in ogni momento, che la Resurrezione è già e non ancora. Qui, nell'istante del mio vissuto, nel silenzio o nella confusione, nella solitudine o nella compagnia, qui esiste il seme della Resurrezione. Per questo motivo io posso chiamare la morte sorella. E non c'è migliore parola e testimonianza davanti al dolore che vivere il proprio dolore con questa dignità e questa certezza dell'animo.
La vera condoglianza è camminare da Risorti con la certezza dell'ultimo giorno. La vera compassione è abbracciare la promessa di Gesù: "io lo risusciterò nell'ultimo giorno!".

Qui posso chiamare la morte sorella perché mi avvicina, passo dopo passo, a questa vita vera e piena.
Non c'è smarrimento o paura abbastanza forte da cancellare questa potente ed intima certezza.

Si abbattano gli urugani e la tempesta dentro e fuori di me ma io appartengo a Lui. Sono suo.
Questa appartenenza è gioia da condividere, risposta da donare, sguardo da orientare.
Qui nasce la vera apologetica.
Qui nasce la motivazione forte della nostra fede.
Io sono di Cristo.
Nel suo abbraccio io vivo, mi muovo, respiro e lotto.

La mia vita la vivo nella fede del Figlio di Dio che ha dato la vita per me perché anch'io dia la vita per i miei fratelli ed i miei nemici.
Qui riposa la migliore ri-conoscenza che posso avere, cioè la certezza di ri-conoscerlo come mio sposo ed essere a mia volta sua proprietà.

Paul




congratio-pro-clericis









Il mese di novembre assume una sua peculiare tonalità spirituale dalle due giornate con cui si apre: la solennità di tutti i santi e la commemorazione di tutti i fedeli defunti. Il mistero della comunione dei santi illumina in modo particolare questo tempo e l’intera parte finale dell’anno liturgico, orientando la meditazione sul destino eterno dell’uomo alla luce della Pasqua di Cristo. In essa ha il suo fondamento quella speranza che, come dice san Paolo nella seconda lettura, è tale da «non deludere» (cfr Rm 5,5).

Nella celebrazione odierna la fede sublima e compie sentimenti profondamente inscritti nell’animo umano. La grande famiglia della Chiesa vive in questi giorni un tempo di grazia, e lo vive, secondo la propria vocazione: stringendosi in preghiera intorno al Signore ed offrendo il suo Sacrificio redentore in suffragio dei fedeli defunti.

La commemorazione di tutti i defunti costituisce per ciascuno un invito a non attardarsi, vivendo appesantiti nella mediocrità. La consapevolezza, invece, che «l’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19), dilata ogni umano orizzonte. La fede della Chiesa sollecita a «non ricadere nella paura» (Rm 8,15), ricordando che non abbiamo ricevuto uno spirito da schiavi, ma da figli adottivi (cfr. Rm 8, 15). Si è così richiamati, dalla liturgia odierna, a tendere verso quella promessa di pienezza di vita per la quale, a noi povere creature, è dato di poter affermare con certezza e meraviglia che: «io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno» (Gb 1, 27a).

C’è un contrasto tra ciò che appare allo sguardo umano e ciò che, invece, vedono gli occhi di Dio, tale per cui il profeta Isaia può affermare la necessità che sia strappata via «la coltre distesa su tutte le nazioni» (Is 25,7)». Il mondo reputa fortunato chi vive a lungo e nella prosperità, e tra gli uomini viene dato credito ai sapienti, ai dotti e ai potenti. Per Dio sono altri ad essere chiamati e ritenuti «beati»: vi sono due dimensioni del reale: una più profonda, vera ed eterna, l’altra segnata dalla finitezza, dalla provvisorietà e dall’apparenza. È importante sottolineare come queste due dimensioni non siano poste in semplice successione temporale, come se la vita vera cominciasse solo “dopo” la morte. In realtà, la “vita vera”, la vita eterna inizia già “ora” in questo mondo, pur nella precarietà delle vicende; la vita eterna si dischiude fin d’ora nella misura in cui si è aperti apriamo al mistero di Dio e lo si accoglie, per cui si canta col salmista: «sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi» (Sal 27,13) e di poter «abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita per contemplare la bellezza del Signore» (Sal 27,4).

Dio è la vera sapienza che non invecchia, è la ricchezza autentica che non si corrompe, è la felicità a cui aspira il cuore di ogni uomo. Questa verità, che attraversa i Libri sapienziali delle letture odierne e riemerge nel Nuovo Testamento, trova compimento nell’esistenza e nell’insegnamento di Gesù. Nella prospettiva della sapienza evangelica, la stessa morte è portatrice di un salutare ammaestramento, perché costringe a guardare, senza filtri, la realtà; spinge a riconoscere la caducità di ciò che appare grande e forte agli occhi del mondo. Di fronte alla morte perde d’interesse ogni motivo di orgoglio umano e risalta invece ciò che vale sul serio.

Tutto quaggiù finisce; Tutti, in questo mondo, sono di passaggio.

Solo Dio ha la vita in sé; Egli è la vita.

La nostra è una vita partecipata, donata da un Altro, perciò un uomo può arrivare alla vita eterna solo a causa della particolare relazione che il Creatore ha stabilito con lui. Dio, pur vedendo l'allontanamento dell'uomo, non ha interrotto il rapporto iniziato, piuttosto ha fatto un passo ulteriore, ha creato una nuova relazione della quale ci parla la seconda lettura: «mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8).

Se Dio - scrive san Giovanni - ci ama così gratuitamente a tal punto da desiderare che nulla vada perduto di quanto Egli ha affidato al Figlio (cfr. Gv 6, 39), anche noi possiamo, e dunque dobbiamo, lasciarci coinvolgere da questo movimento oblativo, e fare di noi stessi un dono gratuito a Dio. In questo modo conosciamo Dio come siamo da Lui conosciuti; in questo modo dimoriamo in Lui come Lui ha voluto dimorare in noi, e passiamo dalla morte alla vita (cfr 1Gv 3,14) come Gesù Cristo, che ha sconfitto la morte con la sua risurrezione, grazie alla potenza gloriosa dell’amore del Padre celeste.

Uniamo la comune preghiera ed innalziamola al Padre di ogni bontà e misericordia affinché, per intercessione di Maria Santissima, Nostra Signora del Suffragio, l’incontro con il fuoco del suo amore purifichi presto tutti i fedeli defunti da ogni imperfezione e li trasformi a lode della sua gloria. E preghiamo perché noi, pellegrini sulla terra, manteniamo sempre orientati gli occhi e il cuore verso la meta ultima anelata: la casa del Padre, il Cielo!


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