Rischiano di essere cancellate in un prossimo futuro le nuove norme che assicurano negli Stati Uniti una maggiore tutela da parte degli organismi federali a quegli operatori sanitari che, per motivi di coscienza, scelgono di non collaborare o partecipare a interventi di carattere abortivo.
Riferisce Deidre McQuade, vice responsabile alle politiche sociali e alla comunicazione presso il segretariato dell'organismo Pro-life della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, che è stata appena avanzata una istanza per la revisione delle norme federali stabilite dal Dipartimento per la Salute e i Servizi sotto la presidenza Bush. Queste norme, entrate in vigore due giorni prima dell'insediamento del nuovo presidente Barack Obama, assicurano la protezione da parte degli organismi federali agli operatori sanitari che volessero esercitare il loro diritto di obiezione di coscienza.
L'istanza di revisione dovrà essere pubblicata sul Federal Register per poter proseguire nell'iter procedurale che prevede un periodo di attesa di trenta giorni in cui potranno essere avanzate istanze pubbliche pro o contro il provvedimento.
Secondo McQuade, bisogna approfittare del mese di pausa procedurale per presentare numerose istanze favorevoli al mantenimento delle norme federali. Le istanze devono ribadire i principii della sacralità della vita umana, della libertà di coscienza e del diritto di scelta etica per il personale che opera nell'ambito sanitario.
"Bisogna reagire con fermezza - sottolinea la vice responsabile presso il segretariato dell'organismo pro-vita - ai tentativi di annullare o indebolire le coscienze; tentativi contrari alla tradizione democratica della nostra nazione che invece assicura la libertà religiosa, il diritto e la tutela della vita. Risulta quindi sempre più evidente la necessità di procedere a una riforma di fondo del sistema assistenziale".
La Conferenza episcopale degli Stati Uniti aveva precedentemente espresso il proprio consenso verso le regole che aumentavano le garanzie e la protezione del governo federale agli operatori sanitari che si fossero dichiarati obbiettori per motivi religiosi ed etici ai riguardi dell'aborto. Queste norme erano state definite dai vescovi come lungamente attese e applicate con un forte ritardo.
Nel corso della trascorsa campagna per le elezioni presidenziali, l'allora candidato Barack Obama aveva espresso delle riserve sulle regole stabilite dall'Amministrazione Bush in quanto l'obiezione di coscienza da parte degli operatori sanitari potrebbe essere esercitata, oltre che nei riguardi dell'aborto, anche per i programmi di controllo delle nascite, per i servizi di pianificazione familiare e anche nelle consulenze a riguardo dei vaccini e delle trasfusioni.
Il vice presidente del Family Research Council, Tom McClusky, ha ricordato invece che queste norme tendono principalmente ad evitare pressioni anche violente verso il personale sanitario che sceglie l'obiezione di coscienza ai riguardi degli interventi di tipo abortivo.
"Questo nuovo regolamento da tanto tempo atteso - ha dichiarato Tom McClusky - non può essere subito abrogato senza neppure vedere quali effetti è in grado di conseguire".
Le norme stabiliscono anche che le istituzioni sanitarie con in corso richieste di finanziamenti federali per i loro programmi di sviluppo, debbano far certificare la loro conformità nell'applicazione delle norme per la protezione degli obbiettori per poter accedere ai fondi.
Una fonte della Casa Bianca ha sottolineato che la richiesta di revisione è stata avanzata non per far polemica sulle decisioni della precedente Amministrazione ma per verificare se le nuove regole assicurano un effettivo rispetto delle coscienze e non ledano i diritti dei cittadini degli Stati Uniti.
(©L'Osservatore Romano - 2-3 marzo 2009)
Negli Stati Uniti è a rischio il diritto di obiezione dei medici
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