Lista rassegna stampa mondo

Cerca

Code noirL’abrogazione del Code Noir e il paradosso europeo: una reinterpretazione storica di norme che proteggevano gli schiavi, e della colpevolizzazione selettiva.

Pietro Dubolino

1. Scarsissima risonanza ha avuto, in Italia, la notizia della singolare decisione, assunta il maggio scorso all’unanimità dall’Assemblea nazionale francese, di abrogare formalmente, come se fino ad allora fosse stato vigente, il c.d. “code noir” (codice nero) emanato nel 1685 dal re LUIGI XIV per regolare i rapporti tra padroni e schiavi negri nelle colonie francesi d’America. A sostegno di tale decisione, i principali organi d’informazione d’oltralpe hanno concordemente osservato che esso, benché divenuto, di fatto, inapplicabile fin dalla definitiva abolizione della schiavitù avvenuta nel 1848, non era mai stato formalmente abrogato e costituiva, quindi, con la sua presenza, una traccia, da eliminare al più presto, del passato coloniale e razzista della Francia.

In realtà, quindi, più che un’abrogazione, quella decisa dall’Assemblea nazionale francese sembra essere stata una sorta di “damnatio memoriae” non limitata, peraltro, al solo “code noir” ma idealmente estesa alla memoria storica di tutto il contesto nel quale esso si collocava. Il che si inquadra perfettamente in quella che Frank Furedi, nella sua opera comparsa, in italiano, nel 2025, con il titolo “La guerra contro il passato”, definisce l’“archeologia della rimostranza”. Ad essa si dedicano quanti, considerandosi eredi o successori delle vittime dei veri o presunti soprusi subiti all’epoca del colonialismo, reclamano in continuazione gesti di riparazione se non anche, talvolta, risarcimenti di natura economica da elargire a governi o ad altre entità asseritamente rappresentative dei presunti danneggiati. Fra tali soggetti è certamente da annoverarsi il finora sconosciuto Laurent PANIFOUS, deputato di colore del dipartimento d’oltremare della Guadalupa e Martinica, al quale, infatti, si deve la proposta di abrogazione del “code noir” poi approvata dall’assemblea. 
Continua su Centro Studi Livatino