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Il Ministro Turco ha appena mandato una circolare ai vari presidi ospedalieri che raccomanda di attenersi alle conclusioni del Consiglio Superiore della Sanità per quanto riguarda la rianimazione dei prematuri. Ci congratuliamo col ministro e con tutti coloro che in questi anni hanno capito che le scelte etiche non si fanno a partire dai “massimi sistemi”, ma dalla realtà. Quanto c’è stato da combattere per far passare questo criterio nel discorso sui prematuri, contro pregiudizi, disinformazione, paure personali, criteri economicisti! Ma alla fine è prevalso il sano criterio della realtà: un bambino conta come un adulto. Un prematuro di 24 settimane ha le stesse possibilità di morire o rimanere disabile di quelle che ha un adulto colpito da un ictus, ma nessuno si azzarderebbe a negare le cure al secondo. “Cosa ha un bambino di meno di un adulto?” abbiamo chiesto, e siccome era impossibile trovare una risposta che avesse un senso per sostenere che un neonato si può lasciar morire e un adulto no, abbiamo vinto. Solo in nome della ragione.
E’ un metodo da seguire, cui ci sembra che la politica finalmente stia interessandosi, per prendere decisioni. Consiste nel non domandarsi più qual è il parere dei media che fanno tendenza… o quello del cantante, della star –ricordiamo le prime pagine di certi giornali durante la discussione sulla legge 40, piene dei sorrisi di “testimonial televisivi” in una campagna invece profonda e decisiva- . Non domandarsi neanche qual è il parere di una confusa maggioranza, dato che di certi temi scientifici e tecnici la maggioranza (che può essere orientata facilmente dai media e dai testimonial) sa ben poco.
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