F orse la Basilica di Santa Prassede in Roma ha fatto venire in mente a monsignor Ravasi donna Prassede dei Promessi sposi, libro inesausto da cui trarre una citazione sull'amicizia: «Una delle più gran consolazioni di questa vita è l'amicizia; e una delle consolazioni dell'amicizia è quell'avere a cui confidare un segreto»(cap XI). La nuova stagione di «Frontiere dello spirito», in onda dal 1988, si è aperta sotto il segno dell'amicizia. A causa dei numerosi impegni che lo gravano, monsignor Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, aveva lasciato intendere un suo possibile abbandono: le migliaia di lettere ricevute lo hanno fatto desistere, per ora (Canale 5, domenica, ore 8.50).
Ma potrebbe mai la tv Italiana privarsi di monsignor Ravasi? La sua è una delle poche rubriche culturali esistenti, nel vero senso della parola. Perché, lo abbiamo ripetuto più volte, la sua esegesi della Parola è un viaggio attraverso le civiltà e le religioni; ogni passo biblico diventa un perpetuo interrogarsi, una scoperta vertiginosa, un limpido garbuglio (da Mondadori sta per uscire Questioni di fede).
La lettura scelta era un passo del profeta Abacuc, una domanda del sofferente che chiede ragione a Dio dell'iniquità e della violenza del mondo, della continua prevaricazione dei cattivi sui giusti (il libro è stato scritto in ebraico 7 secoli prima di Cristo). Il Signore risponde dicendogli di preparare una tavoletta su cui segnare una scadenza: «Il giusto vivrà per la sua fede». La frase verrà poi ripresa da Paolo nella «Lettera ai Romani» (scritta in greco) a proposito della dottrina sulla fede. Passando dall'aramaico all'ebraico, dal greco al latino, monsignor Ravasi ci mostra come la religione abiti ancora le valli profonde del paesaggio della vita. «Le frontiere dello spirito» è curato da Maria Cecilia Sangiorgi, prodotto da Tiziana Colombo e diretto da Vittorio Riva.
Aldo Grasso
© Corriere.it - 5 ottobre 2010