Roberto de MatteiVorrei soffermarmi su un concetto che viene spesso invocato in modo ambiguo e contraddittorio, soprattutto per giustificare le consacrazioni episcopali avvenute a Écône il 1° luglio 2026: lo “stato di necessità”:
È bene chiarire subito un punto fondamentale: non bisogna confondere il termine “stato di necessità” con la grave crisi che oggi attraversa la Chiesa. Questa crisi è un dato storico e sociologico innegabile: alcuni ne fanno risalire le origini a papa Francesco, altri al post-concilio, altri ancora, al Concilio Vaticano II. Tali riferimenti storici hanno una parte di verità, ma il fenomeno è più vasto e remoto nel tempo. Già san Pio X, con la profetica enciclica Pascendi dominici gregis dell’8 settembre 1907, diagnosticava l’esistenza dei gravissimi mali che stavano penetrando nella Chiesa attraverso il modernismo. Il prof. Plinio Corrêa de Oliveira, nella sua opera ormai classica Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, pubblicata nel 1959, inseriva questa crisi nel quadro di un processo plurisecolare, iniziato con la dissoluzione della Cristianità medievale.
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