Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

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abbraccio del perdono"... i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità
e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti".


Lo scandalo nella Bibbia non ha nulla a che vedere con il prurito del gossip.
Lo scandalo nella Bibbia è ciò che ti distrae e ti allontana dalla fede.
Poiché l'uomo cerca sempre la vita, anche quando compie il male e il peccato, lo scandalo è ciò che "si traveste da vita" ma invece è morte.
Si traveste da vita a seconda della nostra sensibilità psichico-vocazionale.

Per l'uomo abituato ad un livello superficiale di cammino e di conoscenza si travestirà da vita con i piaceri e le dissipazioni del mondo;
per l'uomo cresciuto nella sensibilità culturale, si travestirà da lussuria spirituale o intellettuale;
per l'uomo che cerca di essere umile, si travestirà da umiltà ma sarà potere e prepotenza.

Più si cresce spiritualmente più lo scandalo diventa sopraffino e si maschera molto bene per ingannare l'uomo. Ed è inganno che comincia da sé stesso, nel proprio intimo e nelle "mascherature" che l'uomo compie nell'equilibrio malato del sé.

Si maschera da altruismo quando è relativismo etico;
si maschera da bontà quando è solo buonismo;
si maschera da impegno sociale quando è solo una ricerca disperata di auto-stima.
Si maschera da critica politica quando è solo bisogno di protagonismo impazzito.
Si maschera di amore quando è solo egoismo e possesso.
Si maschera da desiderio di paternità e di maternità quando è idolatria e assolutizzazione egotica dei propri desideri.
Si maschera da ricerca vocazionale quando è sempre un fuggire da un reale e costante e verificato cammino.
Si maschera da pastorale del fare quando è solo desiderio di riempire un vuoto. Fuggendo il richiamo di Dio alla conversione, al ritorno a Lui.
Si maschera da preghiera ma è training autogeno. Di questa "self-pratice-for-yourself" è colmo il mondo "orientale".
Si maschera da devozione ma è pratica formale. Attaccamento dell'io ai riti e non all'azione di Dio, allo stupore contemplativo della Sua Opera, fondamento di ogni Sacra Liturgia.
Si maschera da fede ma è anticlericale e non obbedisce né alla Chiesa né al Papa; e talvolta, addirittura, costruisce la sua fede sul relativismo mascherato da papismo.
Si maschera d'amore per i poveri ma è ingolfato della propria ricchezza.
Si maschera da solidarietà ma è solo ideologia e culto di sé. Inganno assai frequente di sopravvivenza miserrima.
Si maschera da inclusione ma non considera l'altro una persona; l'altro è funzionale a sentirsi inclusivi, ad alimentare l'io falso e l'autostima malata basata sull'assioma perverso "includo dunque sono".
Si maschera da Pace ma è solo pacifismo. Essere costruttori di Pace è un comando nella Grazia, non un sforzo proprio. Senza stare in ginocchio non si porta la pace ma le proprie isterie.
Si maschera da bontà e tenerezza ma è solo ipocrisia. L'altro è una cosa, un oggetto, perché io mi senta più buono, più capace di amare, insomma mi senta, comunque, "più.." o comunque "mi senta...". L'altro è funzionale a me.

Si maschera e non può non mascherarsi perché lo scandalo, alla fine, punta sull'io e non su Dio; si fonda sul percepito dei sensi fisici ed intellettuali e non sullo stupore grato verso l'Altissimo.
Inganna se stessi e gli altri.
Su questo ingannevole investimento punta tutto.
Quando viviamo così siamo "nello scandalo" e scandalizziamo gli altri; siamo operatori di iniquità. Magari in parte inconsapevoli.
Lupi o folli, vestiti da agnelli.

Il luogo per la falsità così sopraffina che danneggia sé e gli altri non può che essere quello dove c'è "pianto e stridore di denti"; il luogo dove manca la gioia, perché l'io ha deciso di confermare se stesso nell'assurdità della sua autonomia senza guardare a Colui che tutto dona sempre e gratuitamente e che è somma umiltà, somma Verità, somma rettitudine, somma gioia, somma bellezza.
"Non c'è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose,
perché tu debba difenderti dall'accusa di giudice ingiusto.
" ricorda il libro della Sapienza (Sap 12,13.16-19).

L'io che ha dimenticato le sue fondamenta e si fonda su sé stesso è l'io che, nello scandalo, ha smesso di essere realista e ha deciso di ubriacarsi dell'assurdità.
Il soggettivismo e i gli strumenti "social" spesso alimentano questa malattia profonda.
E il Bene che per Grazia ci viene dato di compiere, viene infangato.

Anche del bene che compiamo, dunque, dovremmo chiedere scusa, come reali poveri, perché comunque porta delle residuali tracce involutive dal sé creato bello e buono dalle mani di Dio.

L'inferno dunque non è una remota possibilità ma una scelta quotidiana quando non camminiamo nell'ascolto e nell'umiltà di appartenere a Cristo e alla Sua Chiesa e costantemente ci inganniamo e inganniamo gli altri.

Non i "grossolani" nel male andranno nello stato che li conferma lontani da Dio, che è l'inferno, ma soprattutto coloro che, avendo una maggiore sensibilità spirituale, si sono ripiegati su sé stessi senza cercare di essere scarnificati dallo Spirito Santo, in un cammino di autenticità e di resa e, nel contempo, senza amare di vero cuore i propri nemici e ogni fratello.
Senza riconoscere il volto del Padre e avendo, piuttosto, per padre il diavolo e il proprio io impazzito.

L'inferno è la scelta quotidiana di colui che si inganna perché incapace di stare davanti a Dio e a sé stesso in maniera sana ed autentica; incapace di obbedire alla Chiesa e, soprattutto, incapace di avere realmente fede in Cristo.
Avendo, piuttosto, una grande fede nell'ideologia. Magari mascherata da cristianesimo.
A volte talmente immerso in essa vive, in apparenza, come un seguace di Cristo ma, di fatto e nel suo cuore, cova la rabbia che quotidianamente lo consuma e lo incammina nella comune e sottile indolenza ed incapacità di obbedire a Dio.

E la morte seconda, duqnue, può cominciare da ora, da un sé ingannato ed ingolfato nei propri miasmi e nei propri malsani umori.

Si chiama superbia. Ed è più comune in noi che abbiamo ricevuto il dono della fede che in coloro che non hanno mai conosciuto Cristo.

Il superbo, come un pazzo errante, mendica vita o parvenza di vita, dove c'è morte e spreca il suo talento senza cercare ciò che è essenziale. 
Senza incontrare lo Sguardo del più bello del Figlio dell'uomo e perdersi totalmente in esso, ogni istante e sentendosi finalmente figlio nel Figlio e fratello tra fratelli.

Il Buon seminatore ci preservi da questo danno transeunte e permanente dell'anima.

Paul Freeman