Ruba al diavolo la sua preda: Ecco il vero buon ladrone
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di Marco NavoniDottore della Biblioteca Ambrosiana
Sant'Ambrogio morì il sabato santo del 397, che in quell'anno cadeva il 4 aprile. La successiva tradizione liturgica della Chiesa di Milano - la tradizione che dal patrono avrebbe preso per l'appunto il nome di "ambrosiana" - non si preoccupò però di osservare la data precisa per commemorare il "transito" del grande vescovo, ma fece una scelta simbolica: ricordare ogni anno la morte di Ambrogio il giovedì dopo Pasqua, durante la settimana in albis, quasi a voler rimarcare la stretta unione tra il mistero della morte del cristiano, e di un santo, e il mistero pasquale di Cristo. Il biografo Paolino ci ha conservato le parole dette da Ambrogio prima di spirare: "Non sono vissuto fra di voi in modo da dovermi vergognare di vivere; né temo di morire, perché abbiamo un Signore che è buono" (Vita Ambrosii, 45).
"Abbiamo un Signore buono". Frase che esprime speranza e fiducia nella bontà di Dio. Ma come intendere questa "bontà"? Qual è la radice di quella "bontà" cui allude il santo nel momento supremo della sua vita?
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