Cardinali Angelo Bagnasco e Gualtiero BassettiIl cardinale Bassetti su lavoro precario e immigrazione

PERUGIA , 10. Uno «sguardo responsabile» verso i lavoratori precari e i migranti: è quanto chiede il cardinale arcivescovo di Perugia Città della Pieve, Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei). Nell’omelia pronunciata questa mattina in occasione del pontificale per la festa di san Lorenzo, patrono di Perugia, il porporato ha indicato infatti due particolari motivi di preoccupazione e persino di «angoscia»: la precarietà che coinvolge i lavoratori con le loro famiglie e la condizione di migranti e rifugiati.
«Il rapporto tra famiglia e lavoro è la questione in gran parte insoluta della nostra società», ha spiegato il presidente della Cei, che al riguardo ha chiesto che si faccia «di tutto perché non manchi mai il lavoro e il pane sulle mense di tante famiglie. Perché una persona senza lavoro perde la dignità; mentre una famiglia senza un lavoro perde, a poco a poco, la speranza». Circa la drammatica situazione di tanti migranti e rifugiati, il porporato ha richiamato quanto affermato alcuni mesi fa, presentando a Perugia una mostra dedicata proprio a «I migranti. La sfida dell’i n c o n t ro » . Una sfida che — ha affermato — «va affrontata con una profonda consapevolezza, grande coraggio e immensa carità, senza mai disgiungerle dalla dimensione della responsabilità: verso chi soffre e chi fugge, come verso chi accoglie e porge la mano». Così di fronte alla «piaga aberrante» della tratta di esseri umani, come l’ha definita Papa Francesco, il cardinale Bassetti ha ribadito «il più netto rifiuto a ogni “forma di schiavitù moderna”». Allo stesso tempo, con altrettanto vigore, ha rivendicato «la necessità di un’etica della responsabilità e del rispetto della legge». Infatti, ha rimarcato il presidente della Cei, «proprio per difendere l’interesse del più debole, non possiamo correre il rischio — neanche per una pura idealità che si trasforma drammaticamente in ingenuità — di fornire il pretesto, anche se falso, di collaborare con i trafficanti di carne umana. Dobbiamo promuovere, come ci insegna il Papa quotidianamente, la cultura dell’accoglienza e dell’incontro che si contrappone a quella dell’indifferenza e dello scarto. Ma dobbiamo farlo con grande senso di responsabilità verso tutti».

© Osservatore Romano - 11 agosto 2017

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