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O Radix Iesse

o RadixFonte: cathopedia.org

L'antifona è una invocazione della venuta di Gesù.

Analogamente alle altre Antifone O, l'andamento è binario, separabile in due emiversetti.

Il primo emiversetto contiene una invocazione a Gesù con un termine tipicamente messianico, "radice di Iesse" (Is 11,1-2.10; cfr. Ap 22,16; Rm 15,12)

Dopo aver collocato Cristo-Sapienza all'origine della Creazione (antifona del 17 dicembre) e Cristo-Mosè al momento dell'elezione del popolo ebraico (antifona del 18 dicembre), la terza Antifona O si sposta al momento dell'inizio della stirpe davidica: Iesse è infatti il padre del re Davide (1Sam 17,57). Il personaggio di Jesse non ha però rilevanza per sé stesso, ma come tramite per introdurre nella grande lectio delle Antifone O la profezia di Isaia, che da sempre è interpretata dalla tradizione cristiana come la profezia cristologica per eccellenza. La locuzione "radice di Iesse" non solo sottolinea la discendenza davidica del Messia: essa indica soprattutto che il Messia si trova già nella radice della stirpe di Davide da prima dell'inizio dei tempi. L'antifona accosta il versetto 1 (la radice) al versetto 10 (il vessillo), facendo brillare la contraddizione che il Messia rappresenta: come un ossimoro la radice nascosta nel terreno diventa un vessillo, una bandiera innalzata che tutte le genti cercheranno, le genti "di ogni nazione, tribù, popolo e lingua" (Ap 7,9).

L'altro riferimento veterotestamentario del primo emiversetto è nella menzione dei re che si chiudono la bocca, all'inizio del solenne quarto Canto del Servo del Signore (Is 52,15)

Il secondo emiversetto si apre come in tutte le Antifone O con la supplica Veni ("Vieni"), e con la preghiera conseguente alla premessa dell'emiversetto precedente: Vieni a liberarci. Questa è la speranza, urgente (noli tardare), dell'umanità.


O Radix Jesse,
qui stas in signum populorum,
super quem continebunt reges os suum,
quem gentes deprecabuntur:
veni ad liberandum nos,
jam noli tardare.

O Radice di Jesse,
che sei un segno per i popoli,
innanzi a te i re della terra non parlano,
e le nazioni ti acclamano:
vieni e liberaci,
non tardare.