Soliloquia: La Tenerezza è il moto di Dio e non una moda

Se vuoi conoscere la tenerezza di Dio vai da lui prova e poi mi diciIn una intervista ricordo che Claudia Koll disse una affermazione paradigmatica verso se stessa.

“Come guarda il suo passato?” chiese l’intervistatore, con una punta di malizia e di moralismo.

Lei rispose “Con tenerezza”.

Chi incontra Dio si vede così. E vede così. Dio corregge la tua vista.

Ecco, quello che a me in certo qual modo preoccupa è che in “nome della moda della tenerezza” si manchi realmente di Misericordia e di Tenerezza.

La Tenerezza, quella vera, profonda, robusta, è quella che ritma tutto alla Luce della Divina Misericordia. Che per natura propria è estatica, cioè è il moto traboccante d’Amore di Dio verso l’uomo. Che porta ai vertici dell’Incarnazione e del Triduo Pasquale, preparandoci la nostra vera casa che è l’Eternità.

Vuol dire che la Chiesa, per essere veramente una Chiesa di Tenerezza, deve saper dire con chiarezza una parola d’Amore, fatta, talvolta anche di chiari “no!”. Altrimenti non è Tenerezza, ma “marmellata melensa”, non è “incarnazione” ma “impantanamento”. E dove c’è marmellata e impantanamento non c’è trascendenza, cioè il fine proprio dell’Incarnazione.

Pensare che la Trascendenza avvenga per “forza propria” significa negare la ferita di origine.
Il peccato e i vizi non muiono di morte naturale.

Quello che fanno tutte le ideologie, di sinistra e di destra, extra ed intra ecclesiali, e che non portano ad un vero cambiamento. Proprio perché mancano, in realtà, di Tenerezza. La quale è sempre realistica e porta con sé il duplice movimento dello scendere, fino in fondo, come Cristo e risalire con Cristo.

Qui, in questo movimento duplice, quello dell’Incarnazione, si fonda la pastorale in cui siamo carenti, verso ogni ferita e povertà.

Con sguardo appassionato e nel contempo chiaro. Limpido che dona limpidezza.
La Speranza nel bene non elude la vigilanza sulla debolezza e chiama quest'ultima per nome.
Solo così la Speranza è per tutti e per ciascuno, un servizio dinamico, fecondo, gioioso, umanizzante, trascendente. Una vera promessa nella Grazia.

Significa, anche, per la Chiesa avere anche uno sguardo ampio, sanamente benevolo verso ogni aspetto del suo passato. Chi si vergogna di alcuni aspetti del passato della Chiesa, non è Cristiano.
Affermare poi “fino ad adesso siamo stati giudicanti ora saremo teneri” vuol dire mortificare l’azione potente dello Spirito nei Santi, che celebriamo a giorni, conosciuti e sconosciuti, che hanno ritmato il nostro cammino in questi primi duemila anni.

Non è da cristiani dire “finalmente c’è stato il Concilio Vaticano II”, come non lo è asserire “purtroppo c’è stato il concilio Vaticano II”. In entrambi i casi ci si comporta analiticamente senza tenerezza e senza l’omnicomprensività che dona lo Spirito del Signore. Non si è fedeli spirituali, ma carnali.

Se prima non c’è omnicomprensività ed appartenenza, non ci può essere la critica, sofferta, feconda, testimoniale, umile.

C’è invece l’atteggiamento tutto adolescenziale del dire “per fortuna ora arriviamo noi che vi spieghiamo ogni cosa”. Talvolta inconsapevole struttura.

I social di certo potenziano le nostre zone oscure del cuore legittimando "gli urli" come se essi fossero un servizio, quando invece diventano un "habitus" che intossica.

Chi nel contempo non ha uno sguardo accogliente, cattolico, universale, propositivo e rimane chiuso nelle mura di un “accento”, magari necessario, ma facendone il “tutto”, non è Cristiano.

Chi fa propri i metodi Sinodali e plaude al Sinodo, ma poi non sopporta e non supporta il clero della Sua Diocesi, i suoi confratelli sacerdoti, non fa vita fraterna con loro, non tende a.. non solo non è Cristiano ma è anche un bell’ipocrita che ama le verniciature, le mode. Ama sentirsi buono.

Cosa che rischiamo tutti e che sotto sotto diciamo con l’affermazione “sia fatta la mia volontà con l’aiuto di Dio”.

Quando le ragioni di stato ecclesiale, anche economiche, sono il metro di giudizio anche di fermenti buoni nello Spirito e pertanto non vengono valorizzati. Non si è Cristiani e si è tutt’altro che teneri. Ma si vive la spietatezza più raffinata.

Chi ha in bocca “la Chiesa di sempre, la Messa di sempre” chiudendo ad una orchestrazione di altri accenti. Non è animato da tenerezza e non è Cristiano. E’, tale e quale ai “modaioli della tenerezza”: incapace di cogliere il “soffio leggero dello Spirito”.  Bisogna, invece, coltivare sia il “di sempre” che “il nuovo”.

Non c’è nulla di male che alcuni giovani francescani facciano “danze per strada”, purché sappiano cogliere e vivere, in altro contesto, liturgico, la bellezza del Gregoriano e del canto sacro. Se invece si irrigidiscono o sull’uno o sull’altro, sono fuori strada. Non sono armati di Tenerezza.

La Tenerezza dunque è un moto estatico e tende ad orchestrare. Ma a distinguere, a comprendere che nel “coro della Chiesa” non tutti abbiamo e siamo lo stesso strumento e che la “coralità” è anzitutto un dono dall’alto e poi, molto poi, un nostro quotidiano impegno.

E solo chi è realmente “minore”, cioè dinamicamente sempre servo, riesce a sottomettersi, cioè a sostenere le mura che il Signore gli dona di “riparare”. Altrimenti raccoglie con sé e per sé e, dolorosamente, anche se vive l’entusiasmo dei riflettori, disperde.

L’entusiasmo vero invece (enthusiasmòs) è proprio quello sobrio, potente, fecondo, di Nazareth, di Betlemme, di Ain Karim.. è quello della “sobria ebbrezza nello Spirito”.

Dell’uscire da sé, grazie a Dio, per Dio, con Dio e senza “andare in cerca di cose grandi” ma nel perseguire il Regno, qui e ora, nelle piccole cose. Soprattutto nel dono della Croce unica che ci è data.
Mezzo ineludibile per abbracciare realmente Cristo ed essere da Lui colmati.

Paul Freeman

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.