Soliloquia: La comunione Spirituale - pars prima

eucarestia adorazioneDal libro dei Numeri - Num 11,25-29


In quei giorni, il Signore scese nella nube e parlò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito.
Ma erano rimasti due uomini nell'accampamento, uno chiamato Eldad e l'altro Medad. E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell'accampamento.
Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell'accampamento». Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!».


Della Gelosia ne ho già parlato assieme ad alcuni amici qui
http://www.ilcattolico.it/catechesi/psicologia/la-gelosia-riflessione-biblica-ed-indicazioni-pastorali.html
Di come essa ha la radice buona nello zelo e nell’appartenenza ma, per effetto della ferita, che tutti abbiamo, essa si trasforma da appartenenza e cura a possesso. Talvolta smodato ed idolatrico. Possesso di persone, di cose, di idee, di status. Una sorta di angoscia abbandonica frutto del peccato originale. Che muove lotte, invidie, mormorazioni, faide, lotte. Inutili. Che mendica comunque una chiarificazione ed una identità dell’io dove non è possibile riceverla. Beve e cerca “cisterne screpolate” magari gettonate, anche spiritualmente, ma che non sono di certo la fonte che ci dona lo specchio preciso di ciò che siamo e non ci dissetano, perché non sono Gesù.
Con la nuova creazione di Gesù Signore, con il “nuovo” Bereshit, con il Suo imponente “è stato detto ma Io vi dico” (Mt. 5, 1ss), corroborato dalla bellezza della Sua persona, tutto cambia. Ontologicamente. “Ma fra voi non sia così” (Lc. 22,26).
Una parola che squarcia la storia e restaura e rimette il “disegno di ricapitolare in Cristo.. nascosto nei secoli eterni” nella giusta dimensione dell’evidenza della realtà. Una ri-centrazione ontologica in cui, in Cristo Gesù Signore, fonte Esemplare (secondo il linguaggio medievale) tutto converge in Lui, tutto può ripartire da Lui, tutto ricapitola in lui.

“Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà” (Ef. 1, 3-6)
San Paolo, apostolo scienziato, nel senso profondo di dono di Scienza, di “terribile” e gioiosa co-intuitio, scrisse l’inno alla Carità. Guardando Cristo.
Sempre nello stesso afflato ispirato scrisse il “paragone del corpo”.
E qui arriviamo al punto di una realtà profonda, reale e tangibile che, se la cogliamo nello Spirito Santo, ci rende veramente liberi e fecondi. Servi del Regno.
Siamo radicalmente uniti in Lui. Con la fonte ed il culmine nell’Eucarestia.
Ad esempio, tra coloro che sono qui, non faccio nomi, vi sarà chi ha lingua ed intelletto apologetico. Questo suo dono è mio.
Vi sarà chi avrà una particolare sensibilità sociale. Questo suo dono è mio.
Vi sarà chi vive la vocazione di non aver centrato uno dei due binari vocazionali, ma segue e cerca il Signore. Questa sua virginale bellezza è mia.
Vi sarà chi padroneggia il dono del linguaggio e della scrutatio delle informazioni. Questo dono è mio.
Vi sarà chi è dotto nella scienza del Diritto ed è segnato dalla stimmata familiare della croce. Questo suo dono è mio.
Vi sarà chi ha la stimmata di non avere generato figli nella carne e vive questa ferita con faticosa sapienza. Questo suo dono è mio.
Vi sarà chi insegna linguaggi antichi. Questo suo dono è mio.
Vi sarà chi insegna e studia la filosofia ed ha la passione della ragionevolezza. Questo suo dono è mio.
Ve ne sono ovviamente molti altri, donne e uomini, con specifici doni, che ora non riporto ma che conservo gelosamente nel cuore. Ogni loro dono è mio.
Vi è soprattutto la grandissima sapienza e forza della compagna che Dio mi ha messo accanto. Lei è mia ed io sono suo.
Nella nuova creazione, dunque, vi è un aspetto coniugale ineludibile. Non nega la dialettica, ma non ne fa il metro e la misura. La misura è la Comunione Spirituale in Cristo. L’essere magari in disaccordo, ma comunque con-cordi. La dialettica sana è un dono dello e nello Spirito.
Vi è una intimità che pur non negando i “generi” dell’uomo e della donna (anzi valorizzandoli a pieno nel bene della famiglia e nelle chiamate di speciale consacrazione) richiama ad una realtà trascendente a cui siamo chiamati e che si compirà nell’Eternità. Già e non ancora. “Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.” (Gal. 3,28)
Capiamo bene “uno in Cristo Gesù”. Diventiamo il “noi” che fa parte dell’unica richiesta di Cristo al Padre, suo “testamento” e suo ardore sacerdotale; eterno. "Padre, voglio.." (Gv.17)

Auguro a ciascuno di cogliere, pur nella indispensabile chiarezza vocazionale, questa straordinaria realtà “coniugale” che ci attende, già e non ancora, e che abbatte, radicalmente, ogni forma di gelosia e richiama, invece, ad una sana orchestrazione di ogni bene, tutto il bene, che Dio ha seminato con abbondanza nei nostri cuori e nelle nostre vite.

Senza Gelosia ma con profonda appartenenza e cura.

Paul Freeman

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