Soliloquia: Con il battesimo diventi non solo figlio di Dio ma, anche, il dio di Dio

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Grazie a Francesco di Assisi che ha purificato ed incanalato la giusta dimensione dell’amor cortese gridando per le campagne di Assisi, tra Assisi e S. Maria degli Angeli, piangendo “L’Amore non è amato, l’amore non è amato”, che culmina nella preghiera dell’Absorbeat,
abbiamo avuto Jacopone da Todi: “Troppo perd’l’tempo, chi ben non t’ama, dolce amor Jesu sovr’ogni amore”

L’amore di Dio ti rende oggetto di totale donazione, di attenzione, di unico sguardo, nel noi dei fratelli e delle sorelle, e tu diventi il dio di Dio.
Il Suo Amore inenarrabile, infinito per te, che è costato nell’eternità il dono del Figlio, ti rende il Suo dio.
Chi è piccolo questo lo comprende.

Anzi più diventi piccolo, più ti abbandoni, più ti arrendi e più cogli che colui che serve non sei tu ma è Lui.
E’ Lui che ti lava i piedi,

ti serve,
ti cura,
pro-vede,
sei oggetto dei suoi occhi e della Sua contemplazione.

Con sguardo perenne si perde nei tuoi occhi.

Con infinito Amore,e dolore se fosse possibile, ti corregge.

E’ proprio riconoscendo il valore corretto, nel Timor di Dio, che Lui è Dio e non ve ne sono altri, riconoscendo la tua piccolezza e nullità, come Francesco (Chi sei Tu Signore e chi sono io disutile vermine della terra?) che comprendi, intimamente, per dono di Scienza e poi di Intelletto che diventi dio di Dio.

La Sapienza ti dona di gustare quello che Dio gusta.
Come Francesco che a nominare il nome di Gesù, si lecca le labbra.

Ora, con il Battesimo, tocca a te fare il dio di Dio.

Non è consapevolezza soggettivistica e narcisistica.

Anzi più sei nudo, spogliato, umile, consapevole, l’ultimo, reso e sereno, immerso nel Noi che è la Chiesa,

e più sei chiamato ad essere il dio di Dio dove lui si nasconde.
Persino nel più grande peccatore.
Che mistero questo, senza nessuna connivenza con il peccato, Egli è li, nel carcerato, nel lebbroso (affetto da ogni lebbra), nel bambino, nel piccolo, nell’anziano, nel genitore che ora diventa figlio, nel sacerdote poverello, nel coniuge che si separa, nei meccanismi strutturati di egoismo, nelle ipocrisie.

"Nascosto", ma non confuso.

Ma non dentro e dietro queste strutture di miseria e di peccato, che ci sono e vanno riconosciute, chiamate per nome.

Ma oltre, "misteriosamente nascosto".
Nessuno, finché vive, è confermato nel male. La seconda morte non è sopraggiunta.
La speranza e la tua semina non è mai vana se coglie la radicalità del tuo discendere con Cristo.
Nel rinunciare con Lui, e tanto più dopo di Lui, ad ogni privilegio. Ad ogni diritto. Ai piedi.

Questo non abbassi la tua vigilanza, non sia, per te, occasione di connivenza con il male ed il peccato; non sia per te assumere una parola equivoca, non sia per te conformarsi alla mentalità del mondo. Nè sia per te occasione di seguire il peccato e di giustificarlo. Anzi.
Più sei fermo e chiaro e nel contempo armato di infinita tenerezza e più porti a compimento ciò che sei.

Diventi dio di Dio.

Ti fai carico di Lui, lo custodisci, lo proteggi, lo ami, lo rispetti, vedi come Lui, senti come Lui, hai il suo sangue, la sua stessa vita, il Suo spirito.
Lo scovi dove nessuno pensava di trovarlo.
“Ecco ora i miei occhi ti vedono! Taccio e sto in silenzio.”

Ecco, l’Amore, rende possibile quello che, giustamente, è negato ad ogni profonda ontologia.
Beati noi se lo vediamo,
beati noi se lo scrutiamo,
beati noi se lo assaporiamo,
beati noi se diventa opera delle nostre mani..
"L’opera delle nostre mani rafforza, Signore."
Beati noi, diventeremmo realmente poveri e... minori.

Paul Freeman

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