Siate Santi!

Spirito 1Il santo non è solo uno che è separato dal mondo ma colui che anzitutto appartiene a Dio.
E’ separato per appartenere a Dio.
Proprio così ogni volto, ogni umanità, gli appartiene ed egli appartiene all’uomo.
E' il tesoro della Comunione dei santi, dono senza misura dopo quello dei Meriti di Cristo


“Il dono di Scienza procede dal Padre e porta al Padre”

“Chi ha come amico Cristo Gesù e segue un capitano così magnanimo come lui, può certo sopportare ogni cosa; Gesù infatti aiuta e dà forza, non viene mai meno ed ama sinceramente. Infatti ha sempre riconosciuto e tuttora vedo chiaramente che non possiamo piacere a Dio e da lui ricevere grandi grazie, se non per le mani della sacratissima umanità di Cristo, nella quale egli ha detto di compiacersi.” (S. Teresa d’Avila, «Il libro della vita», cap. 22, 6)

“Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.” (Ef. 1,3)

Il piano di Dio e l’umanità santissima di Gesù sono oggetto del dono dello Spirito che è il dono di Scienza.

Il dono di Scienza dello Spirito vede le profondità di Dio, anzitutto le co-intuisce perché procede da Dio stesso. Non è elemento cognitivo ma pre-cognitivo, parte dall’illuminazione del cuore profondo e porta alla conoscenza intima. Cioè il luogo dei bisogni fondamentali di cui abbiamo parlato, il bisogno-attitudine di essere amati, il bisogno-attitudine di identità e il bisogno-attitudine di amare. E’ il luogo dove questi bisogni incontrano la fonte. Cioè dove il cuore dell’uomo respira l’Eternità. 

"Il Padre, il Padre..” “Non sono ancora tornato al Padre” (Gv. 20,17).
Infatti il non mi trattenere di Gesù a Maria Maddalena non è solo nuova condizione, il nuovo modo di vivere i rapporti, cioè non nell’ottica dell’appropriazione ma della gratuità e nella logica della liturgia, ma, anzitutto, è sete del Padre. Cristo non risorge solo per forza propria. Cristo non risorge solo per compiere il mistero Pasquale e la nostra salvezza. Cristo risorge perché ha sete del Padre e così compie il mistero nascosto nei secoli eterni (Col. 1,26) ed immerge noi in questo mistero, figli in Lui, nell’abbraccio del Padre: “In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità” (Ef. 1,4)

Maria è Assunta in Cielo perché era così alta in Lei la sete del Padre che giustamente occorre meravigliarsi non della Sua Assunzione ma di come Lei sia stata sulla terra tutti quegli anni, con il martirio bianco di portare e generare di nuovo la Chiesa; nel generare noi.

Il Padre, il Padre; qui Cristo effonde compiutamente se stesso.
E qui incastona perfettamente la nostra umanità.
Crea dunque il compimento della Creazione, colma il Bereshit, il principio. Struttura il vero fine delle cose. Siamo stati creati per essere uno con Dio, per essere figli nel Figlio, nello Spirito Santo. Siamo stati creati per l’Eternità.

Questa è la via mistica, propria di ogni battezzato. “Passano le cose di questo mondo” (1Cor. 7,31).. non perché non siano importanti ma perché hanno peso in funzione dell’Eternità. Se la nostra vita è una bilancia e da una parte abbiamo tutto il peso degli impegni, le preoccupazioni, le sofferenze, le solitudini e dall’altro piatto è presente il vuoto, essa ci trascina verso il nulla e la dissipazione, verso la bestialità e la morte; la seconda morte. Ma se dall’altro lato della bilancia mettiamo la vita Eterna, il Padre, cambia ogni cosa.
E questo non è un compito di auto-convincimento, non è training autogeno, ma onestà battesimale.
Cioè rispondere al debito nello Spirito (Rm. 8,12) ad una caparra già data nel cuore che scalpita cercando la corsa con Cristo verso il volto del Padre.

“Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,

né mai entrarono in cuore di uomo,

queste ha preparato Dio per coloro che lo amano.” (1Cor. 2,9)

E’ il nemico che mettendoci la fretta e la dissipazione ci fa distorcere il nostro bisogno di Dio in un nichilismo ego-narciso-centrato. Ci mette in fuga da noi stessi dal fine delle cose. Ci distorce dalla luce degli angeli che ci pongono il seme costante dell’Eternità. E’, infatti, questo il loro compito. Ascoltiamo gli angeli. Accogliamoli in casa (Eb. 13,2).

“Le tentazioni nel deserto, paradigma della distrazione dal Padre”

Dalla prima tentazione del pane a quella ultima della vanagloria, appare chiaro come il demonio tenta Gesù sia alla fuga dal reale, sia alla fuga dai bisogni, sia dal fine profondo, vocazionale di sé e delle cose. La fretta e la distorsione del reale, la superficialità lussuriosa e la scarsa visione, sembrano le costanti del cammino di prova di ogni battezzato. Negare il reale, piegare Dio ai propri capricci, farsi un nome perché possa essere ammirato. Ritorna l’eco della prova di Adamo ed Eva che ha toccato i nostri bisogni fondamentali di cui abbiamo precedentemente parlato. Ma in sintesi questo agire del nemico, sempre uguale in tante sfumature, non è altro che distrazione di sguardo dal Padre e dalle cose del Padre. Infatti il contrario del dono di Scienza è proprio il vizio della lussuria, non solo intesa genitalmente ma nel senso globale di “scivolamento”, di “lussazione” verso la superficialità. Verso le cose che contano poco, verso il vanesio, verso l’inutile. Mentre il dono di Scienza è lo sguardo degli angeli. Anzi lo sguardo di Cristo.

“La custodia”

“Chi custodisce santamente le cose sante sarà santificato
e chi si è istruito in esse vi troverà una difesa.”
(Sap. 6,10)

Il tesoro nel campo, il Regno, la Vita eterna, una volta assaporata necessita di custodia e di donazione. D’altronde non è forse sapienza piegare la schiena al duro lavoro per una cosa bella oltre ogni misura?

Custodia, dunque, perché essa compie la persona. La rende eterna e la inserisce nel “per sempre”.

La custodia dello sguardo, non solo il sano arrossire, ma la custodia dello sguardo profondo è il senso vero della santità e della solennità di oggi. Custodire e camminare, senza il “volto abbattuto” (Gen. 4,6).

La custodia, però, non è solo per sé ma è responsabilità condivisa del bello. La custodia ha carattere di condivisione, di rispetto. Come quello che Dio chiede a Caino verso Abele (Gen. 4,9).

Se uno custodisce una “pisside”, così custodirà la sua vita. Se uno vedrà nel pane consacrato con gli occhi della fede (propria e della Chiesa) il Figlio di Dio, saprà riconoscere i segni dell’eternità e la sua presenza dove meno te lo aspetti. Persino in un cuore piagato. Persino in fondo al cuore di un fratello in peccato gravissimo. Non di certo per non chiamare per nome il suo peccato e minimizzarlo nella moda della misericordite-nichilista che tutto appiattisce nella pastorale del nulla e della vanità, così nauseatamente lussuriosa. Ma nel rilevare con gioia che Dio è più grande del tuo peccato e persino la dignità del più grande peccatore tra le donne e gli uomini, può essere recuperata, rivoluzionare la vita, lottare per essa contro i “cani bestiali” delle emozioni disordinate e dei pensieri corrotti, delle tentazioni e degli habitus mortiferi che hanno avviluppato un’anima al male, incatenandola nelle sue superfici. Chi custodisce le cose sante ha dunque consiglio e speranza. Anzi Consiglio e Speranza, due doni da Dio inscindibili.

“I bisogni fondamentali e l’Eucarestia”

Davanti a Gesù Eucarestia, sia nel culmine fontale della Santa Messa che nell’Adorazione Eucaristica, silenziosa, depositiamo i bisogni fondamentali. Facciamo colmare il bisogno di essere amati nelle profondità che solo Dio conosce e che fanno ritornare al principio anzi al nuovo principio (Giov. 1,1ss) donato da Cristo. Un abisso chiama l’abisso, il nostro abisso chiama Te, oh Signore, cerca Te, vuole Te, e Te solo e con Te ogni volto incontrato e che incontrerò. In te ogni evento, ogni passato, presente e futuro. Dilata questa cella del cuore come il seno della Vergine, fanne un luogo che possa contenere l’incontenibile; per la sola Tua Gloria.

Facciamoci dare un nome, quel nome unico in cui Lui ci ha amato da sempre nell’eternità e per la passione del Cristo. E chiediamo questo nome unico per ogni fratello e per ogni sorella. E poi inondiamo Cristo, sì inondiamolo di tutto l’amore che possiamo del nostro cuore, del nostro Spirito, della nostra mente e del nostro corpo. Liquefiamoci davanti a Lui. Inondiamo l’Eucarestia della nostra umanità zoppa, povera, fallata, peccatrice. Che possa accogliere in noi non il tradimento di Pietro ma la sua grossolana generosità. E desideriamo di amarlo nella storia, nei volti, nelle persone, nelle piaghe, nelle ferite e le disabilità, nei limiti culturali e mentali nostri e di chi incontriamo. In ogni piaga, in ogni limite. In ogni deserto. Dio sempre benedetto, Altissimo Onnipotente e Signore buono. Facciamoci teca che lo ostende al mondo. Che nessuno, nessuno, veda la teca e che ogni uomo veda Lui, l’Altissimo Onnipotente e Signore buono. Come san Giovanni Battista, scomparire e chiedere di scomparire. Smettiamo di essere ladri e recuperiamo, in Lui e per Lui, la nostra nudità.

Per questo è importante che chi annuncia, specie nel ministero omiletico della Santa Messa, aiuti non tanto con il profluvio delle parole (Evangelii Gaudium, 135ss) ma con l’intensità del profondo, a porre lo sguardo in Cristo e con Lui, nello Spirito, al Padre. Come ricorda sant’Agostino “Quod dicere potuero, audite; quod non potuero, cogitate.. Siate aperti all'ascolto di quel che avrò potuto dire; sia oggetto della vostra riflessione quel che avrò lasciato inespresso” (Sermones, 119,3). Proprio qui, nell’inespresso per incapacità, si fa strada il “gorgoglio”, con “gemiti inesprimibili” (Rm. 8,26) del dono di Scienza che immette ciascuno di noi nelle profondità del mistero di Cristo e qui troviamo la sete del Padre.

“Cristo nascosto rivela il Padre”

Il luogo di Cristo, talvolta non è quello che pensavamo.

Dio ama nascondersi, ri-velarsi, coprirsi di velo nell’umanità. L’amore è la via di scendere giù con Cristo per salire, con Lui, pneumatizzandoci. Nella carne piagata del coniuge, dell’anziano, del disabile, Cristo attende che noi scorgiamo il seme dell’Eternità e lo portiamo alla luce. Eternità, Eternità. Il dono di Scienza compie questo viaggio nel profondo. Dietro una gioia pulita e sana dell’amicizia, dietro un momento di umorismo solare, dietro un abbraccio liberante, dietro una lacrima, dietro uno sguardo casto, dietro una croce inaspettata, dietro una sofferenza indicibile, dietro questi veli di umanità schietta ed onesta si cela lo sguardo di Scienza. E’ qui che a volte, inaspettatamente, si respira il profumo dell’Eternità. Non te l’aspettavi nel tempo, ma irrompe come un vero e radicale “stato nascente”, che fa nuove tutte le cose. Anche quelle stantie e desertiche.

E che Dio vi inondi e vi doni la nostalgia della Cerva (Sl. 42,2), per la fonte dell’eternità. Eternità, Eternità. Sveliamo l’Eternità presente nei nostri passi, nel quotidiano, nelle contraddizioni, portiamo alla luce il fine ultimo e profondo delle cose. Chiedere il dono dell'Eternità, ora, nella nostra concreta storia, è priorità della preghiera. Fonte inesauribile da cercare sempre.

Facciamoci aiutare dagli angeli e trascinare dal dono di Scienza. E con Sant’Angela, magari tra le prove, prostrati a terra, diciamo: Voglio Dio, voglio Dio! E se non vi riusciamo per il peso che strozza anche i singhiozzi, chiediamo ad un fratello o ad una sorella di dirlo per noi, con lo slancio degli assetati. Il desiderio sarà ancora più ascoltato. E’ infatti il “volere Dio” che compie il “volere Dio!”.

Qui Dio ci attende e ci attrae.

“A colui che in tutto ha potere di fare
molto più di quanto possiamo domandare o pensare,
secondo la potenza che opera in noi,
a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù
per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen”.(
Ef 3, 20-21)

Buona festa e trasfigurazione. Grazie.


Rielaborato su La Croce Quotidiano
© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 3 novembre 2016

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vd anche
Serie di riflessioni sui Bisogni fondamentali e la Filautia


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