Riflessioni spirituali sulla Croce dei Celestiniani

croce celestino chiostroAllo stato attuale, per quanto è in nostra conoscenza, non esistono fonti sicure sul significato della Croce Celestiniana.
Tuttavia con l'aiuto della valenza simbolica e dei significati spirituali che accompagnano le immagini di cui è composto il simbolo proveremo a tracciarne alcuni contorni spirituali utili per il nostro cammino.

Anzitutto rileviamo che l'iconografia del caduceo (due Serpenti che si attorcigliano intorno a una verga centrale) si trova gia nell'arte mesopotamica del 3500 a.C. e successivamente anche i greci utilizzarono il medesimo simbolo legandolo al dio Hermes. Il Serpente, nella mitologia antica e in quella greca rappresentava la rinascita. Il suo cambiare muta di frequente era segno di guarigione e giovinezza. Per tale motivo tale simbolo è stato poi utilizzato nella medicina.

Nella simbologia biblica il serpente raffigura nella sua prima immagine del Genesi, il nemico, il tentatore. Anzi per identificarlo nel suo atteggiamento, nel suo comportamento e nelle sue logiche, si usa il termine Arùm che in ebraico significa astuto e, nel contesto del Genesi, indica quell'astuzia che finalizza alla disobbedienza e al ladrocinio.
Stesso ritmo utilizzato nella letteratura del vangelo di Giovanni per connotare l'atteggiamento ladrocinante, avido ed interessato di Giuda di Keriot:
"φυλακῇ ὁ κλέπτης ἔρχεται ἐγρηγόρησεν" (Gv. 12,6)
È colui che induce la donna e l'uomo a disobbedire a Dio e a disordinarsi sui tre livelli di relazione, con Dio, con se stessi e fra di loro. Successivamente sempre nel Pentateuco troviamo che l'accampamento degli ebrei, in viaggio verso la terra promessa, è assalito da un'invasione di serpenti. Dio ordina a Mosé di costruire la cura; un serpente issato su un palo. Chi lo guarderà sarà guarito.
“Mosè fece subito un serpente di rame e lo pose sull’asta; e in effetti avvenne che se un serpente aveva morso un uomo ed egli guardava fisso il serpente di rame, allora rimaneva in vita”. (Numeri 21:5-9)

Gesù Cristo rese chiaro il significato profetico dell’episodio del serpente di rame accaduto nel deserto quando disse a Nicodemo:
“Inoltre, nessun uomo è asceso al cielo se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così il Figlio dell’uomo dev’essere innalzato ( καὶ καθὼς Μωϋσῆς ὕψωσεν τὸν ὄφιν ἐν τῇ ἐρήμῳ, οὕτως ὑψωθῆναι δεῖ τὸν υἱὸν τοῦ ἀνθρώπου), affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna” . (Giovanni 3:13-15)

Come il serpente di rame che Mosè appese a un’asta nel deserto, il Figlio di Dio venne messo al palo della croce, così da apparire a molti un malfattore e un peccatore, un essere maledetto, simile a un serpente. (Deuteronomio 21:22, 23; Galati 3:13; 1Pietro 2:24)

croce-celestiniana-3.jpgDa quest'ultimo significato che Gesù attribuisce a sé e al mistero della sua Passione e Morte, che interpreta e svela l'azione profetica e retro-attiva di Mosé, possiamo cogliere il significato pieno della Croce dei Celestiniani.

Il serpente sulla croce è sia simbolo di Cristo che si fa peccato per noi (nella maniera possibile solo all'Incarnazione, senza alcun legame con il peccato) e sia simbolo di rinascita dovuto proprio al dono cruento di sé sino alla fine, come si esplicita anche nel discorso a Nicodemo.

La consegna che Cristo fa di sé in tutta la sua vita all'uomo e sulla croce spezza definitivamente il giogo del nemico dell'uomo, serpente, ladro e astuto e porta definitivamente all'amicizia con Dio.
Cristo facendosi peccato, distrugge in sé il triplice disordine dell'uomo e restituisce la grazia del triplice ordine spirituale.


Egli assume su di sé completamente e pienamente il peccato dell'uomo, di ogni tempo e di ogni storia, per spezzare, una volta per tutte, il giogo di inimicizia che crea il peccato verso Dio, verso sé e verso il fratello e generando l'ordine, l'equilibrio, la guarigione e la rinascita che solo la Passione e Morte e Resurrezione di Cristo può ottenere.ritratto celestino

Guardando dunque con fede questo simbolo, San Pietro Celestino e i suoi figli spirituali ci ricordano che solo guardando a Cristo, pienezza dell'amore misericordioso del Padre, possiamo riconciliarci a Dio, essere guariti, rinnovati intimamente ed essere pronti a rinascere ogni giorno in attesa della fine dei tempi.
Una liberazione ed una rinascita disponibile sin da ora purché si chieda incessantemente i lumi e la grazia dello Spirito Santo e di camminare in essi.

La dimensione simbolica e profonda di questi segni è, infatti, spirituale ed è comprensibile - e vivificante - solo con l'aiuto e il sostegno continuo di colui che li genera, lo Spirito Santo.
E, solo nella Chiesa, madre e maestra, custode dei doni di Cristo, della sua grazia, della Parola di Dio e dei sacramenti, è possibile cogliere il valore salvifico di ogni segno e di ogni simbolo.

Solo l'umiltà di Dio poteva concedere che Dio stesso arrivasse a "farsi" peccato, cioè ad assumere tutto il peccato, per noi, senza essere peccato e senza compiere peccato alcuno.
È un mistero di Amore senza confini ed inenarrabile.

Per tale motivo Gesù dice a Santa Angela da Foligno:
"Non ti ho amato per scherzo".

E, in questi misteri, diciamo insieme:

Oh Cristo, un Abisso è il tuo Amore
che chiama il mio abisso,
e dal nulla
e dal fragore di grandi acque,
lo salva e lo compie.
Oh Cristo, Anima dell'anima mia,
non posso non esserti debitore
nell'esultanza della lode.
Anche se le mie membra sono stanche e provate,
davanti alla Tua Umiltà
il mio cuore danza
con la castità dei santi.


Paul Freeman


Lunedì della XXVI settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Venceslao, duca di Boemia e martire (907-935)

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