“Questo è il mio corpo”, “il mio corpo è mio”, come il nemico dell’uomo cerca di denigrare il dono Eucaristico

mamma-bacia-bimboRimaniamo sovente impressionati dai casi di possessione.

Ho conosciuto alcuni santi padri esorcisti ed una volta ho assistito ad un reale caso di possessione. In quell’occasione ho visto con i miei occhi cosa il maligno può compiere nel corpo di una persona deformandone la testa e il cranio a dismisura e facendolo tornare normale in pochi istanti come fosse un polmone soggetto a respirazione fortemente affannosa.

Eppure questi avvenimenti "agghiaccianti" non sempre sono il segno di una condotta malvagia della persona. A volte la persona è realmente "posseduta" per disegni provvidenziali non immediatamente spiegabili.

Quello che è certo è che tali casi ricordano quello che spesso si dimentica: la presenza del nemico dell’uomo.

Tale presenza non è certo determinante in maniera assoluta nel compiere il male, il quale viene compiuto sovente perché lo vogliamo, ma a volte è così pressante la prova che se siamo, per varie responsabilità personali, indeboliti.. è facile cadere. Tanti nostri fratelli e sorelle che ci hanno preceduto nella santità ricordano e testimoniano la lotta senza quartiere contro il nemico dell’uomo, satana, e suoi “vassalli”. E, man mano che si cresce nella via di Dio, così è.

Ma la lotta più sopraffina non viene compiuta nel corpo dei posseduti ma nelle menti di chi, credente o meno, dimentica, su un piano via via inclinato, di porre Gesù Cristo come Signore oppure semplicemente mortificando la ragione alla luce delle proprie ferite o delle proprie passioni. Si comincia con colpe innocenti e con distrazioni sempre più costanti.

Qui la lotta si fa durissima ed ogni ideologia in fin dei conti non è altro che un atto di ribellione. Un miasma del demonio che sempre si oppone a ciò che è bello, buono, giusto, armonioso, naturale con la verniciatura della libertà e con i colori del circo. Ma questa sirena ingannatrice invece di liberarci ci lega sempre più. Ci obnubila, ci “rimbambisce”, ci anestetizza. E pian piano ci uccide. Si può essere fisicamente sanissimi, vivissimi, ma dentro morti. E non ce ne accorgiamo. Persino in apparenza “felici”, così come lo può essere un serial killer che gode nel trucidare un’altra persona, eppure dentro spaccati. Morti alla luce. Morti alla grazia. Finché un “angelo” non ci richiama, non ci schiaffeggia, non ci esorta, non ci sveglia.

Aprirsi alla grazia, d’altronde, è fatica. Comporta lotta, comporta onore. Comporta verità. Il prezzo da pagare vale sicuramente il Tesoro immenso ma in un occhio oramai ceduto al male e al caos l’investimento pare alto.

E allora che cosa si fa. Si inventano delle scuse. Si cerca un capro espiatorio, per sentirsi migliori, buoni. Se poi questo “capro espiatorio” ha realmente compiuto del male, tanto meglio.

Oppure, ed è qui il punto, si creano ideologie che hanno la parvenza di bene ma ne sono una deformazione scimmiesca.

Curioso notare come il “refrain” delle femministe sia sul proprio corpo. Il “mio corpo è mio” urlava una femminista durante un corteo. Facendosi voce di tutte quelle donne e quegli uomini che sostengono o praticano l’aborto in nome dell’autodeterminazione.

Forse non ce ne rendiamo conto ma quell’affermazione ingannevole è il rovesciamento di un altro proclama. Più sobrio, intimo e solenne. Quello di Cristo nell’ultima cena: “Questo è il mio corpo, offerto per voi”.

Ed ecco smascherato l’inganno del “nemico dell’uomo e di Dio”. Ciò che nasce per essere donato, come Cristo esemplarmente mostra e vive, viene “trattenuto”, viene fatto sguardo contorto su di sé.

In nome della libertà il corpo viene reso sterile, infecondo, incapace di raggiungere la sua finalità: il dono.

Il corpo diventa cancrena di sé con l’ideologia dell’appropriazione. Mangia se stesso e si rivomita. Si rivolta nel proprio dolore e nella propria rabbia. Senza speranza.

In un danno maggiore di ogni possessione.

Ma chi dice, con Cristo: “Questo è il mio corpo, offerto per voi” entra in un’altra logica, quella del dono, della fioritura. Così la donna e l’uomo si compiono. Si illuminano, si fanno permeare dalla Gioia.

Aiutare una donna a non abortire, in fin dei conti, significa “cristificarla”, renderla capace di gioia.

Significa fare ordine in tutto il suo essere, caricandola di speranza e di finalità autentica.

Aprendosi al dono si fiorisce. Ci si autodetermina a dimenticarsi perché un innocente possa avere il suo dono, la sua vita. “Non c’è amore più grande di colui che dona la vita per i propri amici”.

Non si è oggetti di amore perché amici ma è piuttosto l’amore che ci rende amici. E’ l’amore che trasforma il nemico in un amico, in un intimo; anche quel “nemico” che senti crescere dentro di te, e che forse vorresti negare, viene trasformato in un amico tenerissimo. Un alleato. Una vita unica ed irripetibile.

Ed è proprio questa vita che viene che ti compie e ti permette di realizzare pienamente il tuo nome di donna: sarai una madre. Sarai “eucarestia”.

E se il dramma dell’aborto è stato già compiuto?

La speranza inesauribile di Cristo, Eucarestia senza confini, ti attende con il perdono, per mezzo di un sacerdote, facendo di quella ferita una stimmata che ricorda e ti educa ad amare ancora di più. Verso orizzonti di gratuità, di bello e di bene che non avevi neanche immaginato.

Paul

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