Obbedire è amare

francesco-sorregge-lateranoSe si desidera capire l'Obbedienza Evangelica dei Francescani bisogna far riferimento agli scritti fondanti di San Francesco e precisamente quelli delle Ammonizioni. Altrimenti le "glosse" estrapolate dei "suoi" figli minori - come San Massimiliano Kolbe - non si comprendono e vengono distorte dal soggettivismo in cui siamo immersi. Ma Leggiamo cosa dice il Beato Padre Francesco.

L'OBBEDIENZA PERFETTA 
FF  148
    1 Dice il Signore nel Vangelo: «Chi non avrà rinunciato a tutto ciò che possiede non può essere mio discepolo» (Lc 14,33), 2 e: «Chi vorrà salvare la sua anima, la perderà» (Lc 9,24). 3 Abbandona tutto quello che possiede e perde il suo corpo colui che sottomette totalmente se stesso all'obbedienza nelle mani del suo superiore. 4 E qualunque cosa fa o dice che egli sa non essere contro la volontà di lui, purché sia bene quello che fa, é vera obbedienza.   FF 149    5 E se qualche volta il suddito vede cose migliori e più utili alla sua anima di quelle che gli ordina il superiore, volentieri sacrifichi a Dio le sue e cerchi invece di adempiere con l'opera quelle del superiore. 6 Infatti questa é l'obbedienza caritativa, perché compiace a Dio e al prossimo (Cfr. 1Pt 1,22).   FF  150    7 Se poi il superiore comanda al suddito qualcosa contro la sua coscienza, pur non obbedendogli, tuttavia non lo abbandoni. 6 E se per questo dovrà sostenere persecuzione da parte di alcuni, li ami di più per amore di Dio. 9 Infatti, chi sostiene la persecuzione piuttosto che volersi separare dai suoi fratelli, rimane veramente nella perfetta obbedienza, poiché sacrifica la sua anima (Cfr. Gv 15,13) per i suoi fratelli.   FF  151    10 Vi sono infatti molti religiosi che, col pretesto di vedere cose migliori di quelle che ordinano i loro superiori, guardano indietro (Cfr. Lc 9,62) e ritornano al vomito (Cfr. Pr 26,11; 2Pt 2,22) della propria volontà. 11 Questi sono degli omicidi e sono causa di perdizione per molte anime con i loro cattivi esempi.

Non commento ulteriormente quanto detto alle Fonti n° 150 perché viene esplicitato al n° 151 quando si parla, chiaramente, di "vomito della propria volontà".
Piuttosto ricordo un esempio pratico di come Francesco ha vissuto l'obbedienza prima di dettare le ammonizioni e che è presente nella testimonianza di Ruggero di Wendover, monaco benedettino dell’abbazia inglese di Sant’Albano, morto nel 1236.
Nelle Fonti Francescane, ai numeri 2285-2286.
Questi narra che Francesco, per concretizzare il suo proposito, si... presentò a Roma, al papa Innocenzo che sedeva in concistoro, i punti già accennati, con alcuni altri che dai frati di quella Religione vengono fino ad oggi valorosamente osservati, scritti su una piccola carta, e chiese che la sua petizione venisse confermata dalla Sede Apostolica. Il papa allora, osservando attentamente in quel frate l’abito sformato, il volto spregevole, la barba lunga, i capelli incolti, le sopracciglia nere e pendenti, dopo aver fatto leggere quella sua petizione, così ardua e impossibile nella pratica comune, lo disprezzò e disse: «Vai, fratello, e cerca dei porci, ai quali dovresti paragonarti più che agli uomini. E ravvòltolati  insieme  con  loro  nel  brago  e,  consegnando  ad  essi  laRegola che hai preparato, accollati l’ufficio della tua predicazione». A queste parole Francesco, chinato il capo, se ne uscì, e trovati alla fine dei porci, si ravvoltolò con loro a lungo nel fango, fino a tanto che ne fu tutto imbrattato, il corpo e il vestito, dalla pianta dei piedi alla testa. E così ridotto, tornato al concistoro, si presentò al cospetto del papa edisse:  «Signore,  ho  fatto  come  mi  hai  comandato;  ora,  ti  prego, esaudisci la mia richiesta». Il papa, davanti a questo fatto, pieno di ammirazione, ma molto dispiaciuto di averlo disprezzato, ritornato in sé, gli comandò di ripresentarsi a lui pulito. Corse a lavarsi dal fango e in fretta ritornò. Allora il papa, preso da commozione verso di lui, accettò la sua petizione, e confermandogli, mediante privilegio della Chiesa romana,  l’ufficio  della  predicazione  e  l’ordinamento  richiesto,  dopo averlo benedetto, lo licenziò.
(L.  LEMMENS,  Testimonia  minora  saeculi  XIII  de  S.  P.  Francisco,  in  ArchivumFranciscanum Historicum1 (1908), pp. 81-82 (FF 2285-2286).

Ora il Papa non chiese a Francesco di obbedire su qualcosa inerente la Sacra Scrittura, la Tradizione o il Magistero.. gli chiese qualcosa a cui Francesco poteva facilmente e legittimamente dire di no. In coscienza. Ma Francesco aveva ben chiaro chi aveva davanti. Nel contempo aveva ben chiaro chi era lui, in quanto "disutile" servo. Aveva ben chiaro che non poteva continuare l'Officio della Predicazione senza un mandato, perché coloro che lo facevano senza un mandato erano per lo pù eretici. Francesco invece, sin dal principio, pregava davanti al crocefisso di San Damiano: "dammi fede diricta". Cioè donami di non essere né eretico né scismatico. Insomma, che io non mi perda come rischiano di fare chi urla contro Pietro e il papato brandendo in mano, a modo loro, il vangelo. Perché gli urlatori ci sono sempre stati.

Pertanto Francesco prende sul serio una questione pratica e apparentemente secondaria ed inutile ai contenuti di fede. Ma così facendo dice il suo sì! Come Maria. E la storia cambia.

Ora, se in un tempo in cui la simbologia delle figure non era diluita e confusa. In cui era ben chiara l'autorità e la sua autorevolezza, ed era ben chiaro il suddito e chi obbediva. Una epoca in cui anche la critica non faceva crollare i ruoli ma si muoveva in essa senza creare grandi confusioni. Ebbene se in questa epoca Francesco fa una scelta del genere, disarmante e fondante, con quale diritto, oggi, dopo il veleno, magari inconsapevole, ma comunque mortifero, di Cartesio, Bacone e Lutero, epoca di narcisismo e soggettivismo. Epoca di "mi sento", "in coscienza", "la mia felicità", ecc.. Come si può legittimare le urla verso Pietro?

Ciascuno di noi si faccia - qui è opportuno - un profondo esame di coscienza. Ed incominciamo ad amare, sul serio. Cristo, la Chiesa, noi stessi e.. anche chi urla, perché non sia lasciato a se stesso e alle sue "isterie".

Paul

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