Miserando atque eligendo

di INOS BIFFI

miserandoatIl motto dell’arcivescovo Jorge Mario Bergoglio — Miserando atque eligendo — proviene da un’omelia di san Beda il Venerabile (672-735), monaco di Wearmouth e di Jarrow, autore di opere esegetiche, omileti-che e storiche, tra cui la Historia ecclesiastica gentis Anglorum, per cui è chiamato il “Padre della storia inglese”. L’espressione si trova nell’Homelia 21 (edita nel «Corpus Christianorum, Series Latina», CXXII) dov’è commentato il testo di Matteo, 9, 9-13: la vocazione di Levi, colta come un caso esemplare della giustificazione e della grazia elargite sovrabbondantemente là dove è abbondato il peccato.
Gesù «vide Matteo seduto al banco delle imposte, intento alle cure temporali, e, avutane misericordia, lo chiamò d’improvviso, e da pubblicano lo rese giusto e da riscossore di tasse lo fece discepolo; quindi, col crescere in lui della grazia, lo elesse dal rango dei comuni discepoli a quello degli apostoli, affidandogli il compito non solo di predicare ma anche di scrivere un vangelo, così che incominciasse a essere dispensatore dei talenti celesti». Beda — richiamando ripetutamente Paolo con la sua affermazione che Cristo «è venuto in questo mondo a salvare i peccatori», dei quali egli si proclama il primo — si sofferma con insistenza in tutta questa sua omelia assegnata dal tempo di Quaresima sull’elogio del-la misericordia divina, e sulla «fidu-cia nella salvezza», che i peccatori devono nutrire. Ed esattamente a questo punto ricorrono le parole che compongo-no il motto di Papa Francesco: «Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle im-poste, e gli disse: “Seguimi” (Matteo, 9, 9). Vide non tanto con lo sguardo degli occhi del corpo, quanto con quello della bontà interiore. Vide un pubblicano e, siccome lo guardò con amore misericordioso in vista della sua elezione, gli disse: “Seguimi”. Gli disse “Seguimi”, cioè imitami. Seguimi, disse, non tanto col movimento dei piedi, quanto con la pratica della vita. Infatti “chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comp ortato” (1 Giovanni, 2, 6) (Vi-dit ergo Iesus publicanum, et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi, Sequere me. Sequere autem dixit imitare. Sequere dixit non tam incessu pedum, quam exsecutione morum». Certo spicca particolarmente nella sua suggestiva luminosità quel «lo guardò con amore misericordioso in vista della sua elezione» che, piuttosto maldestramente traduce l’icastico latino: miserando atque eligendo. E, ancora, Beda si sofferma a spiegare il senso di quella sequela: essa significa: «Non ambire le cose terrene; non ricercare i guadagni effimeri; fuggire gli onori meschini; abbracciare volentieri tutto il disprezzo del mondo per la gloria celeste; essere di giovamento a tutti; amare le ingiurie e non recarne a nessuno; sopportare con pazienza quelle ricevute; ricercare sempre la gloria del Creatore e non mai la propria. Praticare queste cose e altre simili vuol dire seguire le orme di Cristo». È il programma di san Francesco d’Assisi: iscritto nello stemma di Papa Francesco e intuiamo che sarà il programma del suo ministero, come vescovo di Roma e pastore della Chiesa universale.

© Osservatore Romano - 15 marzo 2013


Lunedì della XXVI settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Venceslao, duca di Boemia e martire (907-935)

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.