Malvagità o empietà?

caino_e_abele.jpgNon sono il solo che nella domenica XXVI del tempo ordinario anno C, si è accorto della traduzione del nuovo Lezionario sul salmo 145

dalla versione precedente

ma sconvolge le vie degli empi

a quella attuale

ma sconvolge le vie dei malvagi

Si è voluto adottare un linguaggio corrente (lo stesso che usa la nuova KJV) con il rischio però di travisarne il senso profondo.

Purtroppo la differenza non è poca cosa.

Con la speranza che i parroci e i catechisti spieghino bene il senso della parola "malvagi" in questo caso. Tra l'altro il vangelo di Luca di oggi più che parlare di un malvagio ci parla di un empio.

Ad ogni modo chi è l'empio? E' colui che non riconosce Dio e non gli rende culto.

Il popolo d'Israele indicava con tale significato anzitutto i pagani e poi anche coloro che conducono e/o si ostinano su vie di peccato.

Peccato tanto più grave quando è accompagnato dall'ingiustizia verso "l'orfano e la vedova", cioè verso i poveri e gli indifesi. Ed in tal caso riguarda i credenti.

La chiarificazione reiterata e tagliente di Gesù verso i Farisei infatti è proprio un'accusa di empietà. Con la scusa di osservare le leggi se ne tradisce la sostanza non rispettando l'uomo nei suoi bisogni primari.
Bisogno di essere amato, di essere accolto, bisogno di essere sostenuto e aiutato.

In effetti il ricco Epulone non è "empio" perché ricco ma perché non ama e soccorre Lazzaro.

Lazzaro che viene alleviato dalle sue ferite persino perché leccato dai cani. I cani nel linguaggio corrente al tempo di Gesù erano anche i pagani. Un povero dunque aiutato non dai suoi fratelli ma da chi "formalmente" è lontano da Dio.
Gesù ancora una volta stravolge l'appartenenza formale a Dio facendo capire che chi ama osservando la retta coscienza già cessa di essere empio.

Il primo peccato di empietà nella Bibbia è quello di Adamo ed Eva. Il peccato originale è un peccato di empietà. 

Segue il peccato di Caino, che costantemente vive, roso dall'invidia e dalla gelosia, verso Abele. Empietà che porta all'omicidio del giusto. Caino aveva il viso rivolto su di sé negando a se medesimo la stima che viene da Dio e non rendendo culto all'Altissimo.
Tutto il vecchio testamento sottolinea spesso il peccato di empietà, dei lontani e soprattutto di Israele.

S. Paolo a sua volta nella straordinaria lettera ai Romani parla dell'empietà riferendosi ai pagani dicendo:  "essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa". Ragionamenti ottusi che hanno portato i pagani a giustificare l'omicidio, l'impurità, l'affettività contro natura, l'aborto, la pedofilia e la dissolutezza.

Tuttavia leggendo bene San Paolo (a cominciare dal capitolo VIII della lettera ai Romani) si comprende che tale situazione di empietà non riguarda solo i pagani ma anche coloro che, ricevendo il dono dello Spirito Santo, con il battesimo, si comportano, di fatto, come se Dio non ci fosse. Non riconoscono il "debito" verso lo Spirito Santo, non lo ascoltano e non gli obbediscono.
Tale caratteristica di empietà dunque è il principio di ogni vita divisa in cui si "appare" giusti ma si fanno scelte ingiuste ed empie che non rendono gloria a Dio.

Non è azzardato dire che questa è la nostra condizione.
Ogni battezzato che non ascolta la Parola e non si fa illuminare la coscienza dal magistero e dalla tradizione della Chiesa, anche se frequenta la Parrocchia, i gruppi ecclesiali, o magari è sacerdote o consacrato, tutte le volte che compie scelte conniventi con il male ed ingiuste si comporta da Empio.
Cioè vive come se Dio non ci fosse. E' il relativismo di cui parla spesso il Santo Padre.

Ora è relativamente semplice individuare il malvagio ma l'empio si nasconde assai bene.

Per questo l'anticristo, in certo qual modo, è più pericoloso di satana perché ne è la sua manifestazione più totale.
L'anticristo è la manifestazione reale dell'empietà.

In definitiva l'empio cosa fa? Rende culto a se stesso.

Sacrifica tutto sull'altare della stima che egli si dà e che riceve dagli altri; uccide Dio e le sue vie.
E' colui che cerca di piegare Dio ai suoi capricci e alle sue ideologie.
Giuda nel vangelo ha anzitutto peccato di empietà e di deicidio perché ha ucciso la Signoria di Cristo nella sua vita e nelle sue scelte.
I trenta denari sono il capitolare di scelte del cuore, quotidiane, che lo hanno portato a dare culto alle sue idee e non al Signore Gesù.

Ebbene noi siamo spesso Giuda. Noi siamo il ricco Epulone. Noi siamo i farisei. Noi spesso più pagani dei pagani.
Onoriamo con le labbra ma obbediamo alla logica empia del mondo e della carne. Per comodità e per vanità. Per accidia e avarizia.
Ogni eresia nella Chiesa, manifesta o nascosta, magari dietro un operato di servizio e di carità, è una manifestazione di empietà. Manca la gratuità più totale.

In fine per San Paolo l'empietà è avarizia, idolatria durezza di cuore, sclerocardia. Incapacità di avere un cuore "caldo" per il fratello.
Ecco perché Gesù esorta a pregare per i nemici. Chi non è empio prega per i propri nemici e i propri persecutori.
Pur chiamando bene il bene e male e il male, senza confusione e relativismi, riconosce il bene più grande che è la salvezza delle anime.
Colui che è discepolo arde dal desiderio che ogni uomo e ogni donna sia più santa di lui. Ma non lo pretende; infatti tratta con durezza anzitutto se stesso.
E poiché il giusto sa di non possedere nulla ma di essere debitore, restituisce tutto ciò che ha ricevuto con l'offerta di sé e con il sacrificio della lode. Specialmente verso i nemici e i persecutori.

Per tale motivo l'empio non è libero mentre l'uomo di pietà è libero;  perché chi vive di pietà è povero e ricco solo dell'amore e della forza di Dio.

Se l'anticristo, nelle sue manifestazioni storiche, è la personificazione dell'empietà, la Vergine Maria è la personificazione più totale e piena della Pietà.
Ella è la creatura che, costantemente, si fa Pietà, lode a Dio e rendimento di grazie, con il sole e con la pioggia; nella gioia e nel venerdì e nel sabato santo.

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