IN LUI MORTO E’ REDENTA LA NOSTRA MORTE, IN LUI RISORTO TUTTA LA VITA RISORGE.

risortoRm. 6, [3]O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? [4]Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. [5]Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. [6]Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. [7]Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato.  [8]Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, [9]sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. [10]Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. [11]Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

Al centro della fede

      La liturgia della veglia pasquale comincia con un rito suggestivo. La gente in chiesa attende al buio e in profondo silenzio; dal portale entra la fiamma del grande cero pasquale, simbolo del Cristo risorto; da quella fiamma si propagano tante fiammelle, man mano che i presenti accendono le loro candele; poi si accendono tutte le lampade; e in mezzo all'assemblea si leva il canto gioioso della resurrezione.

      Oggi molti sono affascinati da Gesù di Nazaret, uomo libero, fedele a Dio e a sé stesso fino alla morte, uomo per gli altri, profeta di un mondo più giusto e fraterno; ma non ammettono la resurrezione. Se così fosse, egli non sarebbe il Salvatore, ma soltanto un martire in più; la speranza umana resterebbe una povera speranza e la morte continuerebbe a dominare inesorabile. Senza la risurrezione, il Crocifisso non ci salva; e la Chiesa non ha più nulla da dire: "Se Cristo non è resuscitato, allora è vana la nostra predicazione e è vana anche la nostra fede" (1 Cor 15,14)

      Dio non finisce di stupire per il suo amore: restituisce agli uomini come Salvatore il proprio Figlio, che essi hanno rifiutato e ucciso. 


Si è fatto vedere

      I discepoli erano paralizzati dalla paura e dalla vergogna. Ma qualche settimana dopo eccoli in pubblico a proclamare, con coraggio e appassionata convinzione, che Gesù è vivo, è resuscitato, è stato innalzato alla destra di Dio come Messia e Signore dell'universo. Si sentono da Lui inviati a proseguire la sua missione; per lui rischiano la vita, affrontano persecuzioni e tribolazioni d'ogni genere. Sono uomini nuovi, quasi fossero resuscitati anche loro.

      I discepoli affermano con sicurezza che è stato Gesù stesso a trasformarli, non una loro riflessione, immaginazione o esaltazione emotiva: si è fatto vedere vivo e ha donato loro lo Spirito Santo.

      La struttura dei racconti è però  costante: iniziativa del Risorto, che si fa vedere, viene, si avvicina, sta in mezzo, si manifesta; riconoscimento da parte dei discepoli, senza possibilità di equivocare con qualche spirito o fantasma; missione affidata agli apostoli, che fa della loro testimonianza il fondamento della Chiesa.


Il mistero della resurrezione

      Con la resurrezione, Gesù non è tornato alla vita mortale di prima, come Lazzaro, la figlia di Giairo o il figlio della vedova di Nain; è entrato in una dimensione superiore, ha raggiunto in Dio la condizione perfetta e definitiva di esistenza. Non è tornato indietro, ma è andato avanti e adesso non muore più.

       Il mistero trascende la nostra comprensione e può essere affermato solo per fede, ragionevolmente però, a motivo dei segni.


Costituito Messia e Salvatore  

       Il Padre, donando a Gesù in modo nuovo lo Spirito Santo, lo chiama a sé e lo resuscita alla vita gloriosa; nello stesso tempo lo unisce più intimamente agli uomini e lo costituisce "capo e salvatore" (At 5,31) per rinnovare tutte le cose. Completa così la generazione di suo Figlio nel mondo in virtù dello Spirito, iniziata con il concepimento nel seno della Vergine Maria: "Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato" (At 13,33 citazione del Sal 2,7)

       Egli regna con la forza dell'amore come Agnello immolato e come servo obbediente: "Spogliò sé stesso , assumendo la condizione di servo... facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome" (Fil 2,7-9).


Fondamento della risurrezione universale

       La risurrezione di Gesù fonda la nostra fede nella risurrezione generale al termine della storia.

       Gesù di Nazaret è risuscitato non come individuo isolato, ma come capo e rappresentante dell'umanità; è la primizia dei risorti e include virtualmente la liberazione di tutti dal peccato e dalla morte; contiene in sé la risurrezione universale, attesa per la fine dei tempi.

       Per noi quest'uomo storico, che ha raggiunto la perfezione oltre la storia, è non solo la guida morale, ma il Signore vivente, che attraverso la morte ci apre un futuro definitivo di vita e di pace.


Nel cuore della storia

       Durante il tempo di grazia dei quaranta giorni pasquali, Gesù si fa vedere a chi vuole e dove vuole. Con l'ascensione al cielo, cessa questo farsi vedere. Cessa anche la sua presenza?

       Il Risorto continua con la potenza dello Spirito a operare in modo arcano nella storia, associando a sé la comunità dei credenti, suo "corpo" visibile. La Chiesa si riunisce nel suo nome, lo invoca, lo celebra, lo annuncia, gli dà testimonianza. E' inviata per essere segno tangibile della fedeltà di Dio e del suo Messia agli uomini; perciò è destinata a durare indefettibile sino alla fine del mondo.

       Tuttavia la presenza del Regno nella storia va ben oltre le frontiere visibili della Chiesa. Lo Spirito soffia dove vuole. Ovunque c'è carità e si lavora per l'universale "civiltà dell'amore", lì c'è lo Spirito di Dio e del suo Cristo.

       La storia resta una drammatica lotta tra il bene e il male; ma Cristo vive in essa, per orientarla nel senso del compimento ultimo attraverso le molteplici attuazioni dei valori di verità, libertà, comunione, pace, bellezza. La sua sovranità si spiega nel corso dei tempi, come servizio alla dignità e alla vocazione dell'uomo, con un'attenzione preferenziale agli ultimi. In coloro che soffrono vi è una sua particolare presenza. In questo senso anche "la passione di Cristo si prolunga sino alla fine dei secoli"


Per la mia vita:

       Gesù risorge, il masso è rotolato dalla storia dell'umanità. Ma potremmo dire che questa è ancora una Pasqua oggettiva, Sua, che ancora non è nostra. C'è bisogno che questa sua vittoria sia trasmessa a noi, che in qualche modo divenga operativa in noi.

       Il solo fatto di sapere che Cristo è risorto di per sé non cambia la mia vita.

Quando tu dici: si, credo ecco che lo Spirito entra dentro di te e ti cambia la vita. Quella che è stata la Resurrezione storica di Cristo, 2000 anni fa diventa la tua resurrezione personale, e non in senso simbolico, ma reale tu sei portato in cielo non solo dopo la morte, ma noi siamo fin d'ora abitanti del cielo, la vita eterna abita già in noi, ci è data la caparra della vita eterna.

       Quando arriva lo Spirito è come se ti riportasse a casa.

 

 

LA LIBERTÀ


- Libertà dall'immagine: poter non essere nessuno per essere sé stessi. 1 Ts 2,4; Gv 5,39-44. S. Francesco e i ladroni: l'araldo di Dio. Non c'è schiavitù più grande di quella dalla stima delle persone e dal successo personale. Ci si trova condannati ad essere ciò che gli altri vogliono che noi siamo, non si può sopportare la disapprovazione: bisogna continuamente vendersi e anche se si intravede una via diversa, basta che essa sia poco battuta e che ci esponga al ridicolo per preferire l'infelicità approvata socialmente alla libertà disapprovata.

- Libertà dal tempo per credere nella resurrezione. 2 Cor 4,13-18. I patetici tentativi degli egiziani per conservare i cadaveri ed illudersi di non morire mai. Chi crede in Cristo è come un re che non ha bisogno di affrettarsi, non ha bisogno di mascherare con angoscia i segni del tempo facendosi ridere appresso. Se io lo uso per il Signore, questo corpo mi verrà ridato bellissimo ed eterno, posso quindi vivere da re, libero dalla paura.

       Non c'è più la schiavitù della salute che è un gran bene ma non è la cosa più importante, ci sono cose per cui vale la pena perdere anche la salute.

- Libertà dai determinismi interni per poter amare: la perfetta letizia. Il lebbroso. Libertà di morire per poter vivere. RM 7,15-25. Ci sono situazioni, e sono molte, in cui non ho scelta: o muoio o uccido, non ci sono vie di mezzo.

Quando il prezzo da pagare per essere coerente ed onesto è troppo alto, e io non sono capace di sopportarlo.

       Senza Cristo sono costretto ad uccidere, perché non ho la forza di morire per chi mi ama, tanto meno per chi non mi ama.

- Libertà dalla paura del fato per vivere nella fede. Le Parche in Grecia (Cloto, Lachesi e Atropo).

L'angoscia di quest'incertezza sovrasta tutta la cultura antica, non c'è senso, non c'è ragione né significato nell'agire del fato, è così e basta. Rm 8,21-38. Non devo più vivere nell'ansia di ciò che succederà, perché tutto concorre al bene di coloro che amano Dio.

- Libertà dal fuggire da sé per accettare la verità e la realtà. Gv 8,31-47. Hegel. Invece di seguire la bussola quello che cerchiamo di fare noi è di cambiare la bussola in modo che indichi la strada che vogliamo fare per tutt'altre ragioni. C'è in noi una enorme resistenza ad ammettere quello che realmente siamo, perché quello che siamo ci spaventa tantissimo. Noi siamo fatti per la verità e soffriamo tantissimo quando distorciamo tutto ma lo facciamo perché pensiamo che l'accettare la verità su noi stessi sarebbe la morte, che nessuno mi amerebbe se non facessi finta di essere quello che non sono.  La libertà è scoprire che sei un poveraccio e che Dio ti ama lo stesso, che non devi fare i salti mortali per nascondere a te stesso la verità con teorie, filosofie e artifici, ma puoi ammetterla senza paura.

- Libertà dalla paura del mondo. Non solo la stima, ma il mondo può togliermi anche la vita fisica effettivamente.

- Libertà dalle passioni. Non sono più io che mi domino ma mi domina lo Spirito: Cristo è il mio Signore! Io semplicemente collaboro con il mio assenso costante alla Sua Signoria.


Per la riflessione:

 1. Cosa significa in concreto per la nostra vita e per la vita delle nostre comunità cristiane la risurrezione di Gesù?

2.Che legame c'è tra la Resurrezione di Cristo  e la tua libertà?

3. Come possiamo testimoniare nel nostro gruppo, nella Parrocchia, nel nostro ambiente la risurrezione di Gesù? Attraverso quali segni?

Fai funzionare la tua immaginazione  e la tua creatività nello Spirito.. fai delle proposte!


 Altre riflessioni a tema:

Il miracolo della gioia
Fede e Religiosità

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