“Fraternità e Solitarietà”

Riflessione pastorale liberamente tratta dal saggio

"Sali con me"

La Vita di Fraternità

di I. Larranaga

jesusbimbibnL'uomo infatti per sua intima natura, è un essere sociale e senza rapporti con gli  altri non può vivere, né esplicare le sue doti (G.S. 12). I  fuggitivi non amano e non possono amare perché sono sempre in cerca di se stessi , e se cercano gli altri non è per amarli, ma per rifugiarsi in loro in definitiva per usarli.

Il fuggitivo è individualista, è superficiale. La nostra crisi profonda è dovuta all'evasione. Fuggiti da noi stessi viviamo fuggendo anche dai nostri fratelli. Sentirsi completamente isolato e solitario, porta alla disgregazione mentale. "(E. Fromm). Quando la Bibbia afferma che non è conveniente che l'uomo viva solo, questo solo deve interpretarsi come solitario. L'isolamento o solitarietà può paragonarsi ad un lento suicidio. Noi siamo nati per uscire e donarci. L'ansietà dell'individuo ha spesso origini fortemente profonde che apparentemente dà sbocchi in uno stato di profonda e costante angoscia. In seno alla comunità  ciò spesso accade perché ognuno cerca i propri interessi; e dunque solo il dono di sé che porta alla vera Pace. L'ansietà a volte nasce proprio perché manca un senso della vita. La società di oggi  così costituita dà spazio a questa ansietà. Dio quando è vivo in noi ci libera dal vuoto della vita essendo Lui somma pienezza.



"La ragione - dice Fromm - è per l'uomo nello stesso tempo benedizione e maledizione." Dalla coscienza dei propri limiti l'uomo scopre il bisogno della relazione,

Nel prendere coscienza di sé, nella persona nascono 2 tendenze: essere se stesso

ed essere per gli altri.

Gli altri sono "Tu" non oggetti, ma dono di Dio.

 

Non ci deve essere un rapporto di assorbimento: dominato e dominante. Essere in relazione significa essere tendenza, apertura  o movimento verso il "Tu", ma conservando la mia integrità, cioè rimanendo me stesso.


Tale relazione come dice Fromm, costituisce il paradosso di due esseri che diventano uno e nonostante ciò continuano ad essere due. Nell'incontro nasce  l'intimità che non è me e non è nemmeno Tu, un qualcosa di me e Te, ed è dipendente da entrambi. E' poi questa intimità nostra figlia diventa la nostra madre poiché ci realizza, ci personalizza, ci fa' crescere. Dove c'è incontro c'è trascendenza poiché sono state superate le barriere. Qui c'è Pasqua, Amore, maturità. Le nostre relazioni sono ad a immagine dei rapporti trinitari. Non c'è funzione, ma unità ed intimità di realtà differenziate. Ecco la nascita della Solidarietà. (G.S. 24-25).




IL MISTERO DELLA FRATERNITA':


 I gruppi umani sono di diversa natura :

1. Gruppo di sessualità affettiva;

2. Gruppo di famiglia;

3- Gruppo di affinità psicologiche;

4. Gruppo di amor di patria;

5. Gruppo di interessi comuni.


Gesù va al di sopra di tutto ciò dicendo che siamo tutti fratelli perché abbiamo un Padre in cielo; nasce la comunità sotto la Parola. In una comunità religiosa l'unico elemento comune  è Gesù, non vi è altro legame; lo Spirito Santo ha riunito persone diverse. Sotto l'esempio di Gesù amare gli altri come il Padre ama noi: non più rancore , razzismi, vendetta, ama viva misericordia d'Amore.


La 1ª fraternità apostolica dei 12 si presenta come una famiglia itinerante, modello di tutte le famiglie religiose. La mutua carità della fraternità è testimone della presenza viva di Gesù. Il mistero esistenziale della vita fraterna consiste nel riunire a far predominare la convinzione della Fede sulle emozioni spontanee . In  tal modo la fraternità diventa segno, sacramento, profezia della potenza liberatrice di Dio.

La comunità raggiungerà la maturità e l'unità  se accetterà Gesù come fratello vivo. Senza Dio la fratellanza è utopia . Una volontà incarnata e stimolata da Gesù deve decidere in modo sovrano, dominando le oscure forze impulsive per evitare degenerazioni la coscienza deve stare all'erta e deve essere di Gesù.



LE CONDIZIONI NECESSARIE PER AMARE:

 

La maggior parte della tristezza interiore dell'uomo e delle sue difficoltà nelle relazioni interpersonali nascono dalla immaginazione (di noi stessi); da noi progettiamo, coltiviamo, alimentiamo, serviamo e adoriamo per metà della vita noi stessi.

L' uomo lotta sull'offensiva per portare all'evidenza, nutrire e ingrossare (gonfiare) l'immaginazione di se stesso (prestigio personale, popolarità); mentre nell'altra parte della vita lotta sulla difensiva in preda al timore di perdere quel prestigio.


La grande maggioranza delle persone non si cura di quello che è, ma di come appare; è una corsa alle apparenze. L'obiettività è sinonimo di umiltà e di saggezza. Quando manca l'equilibrio tra queste tre virtù si inserirà la realtà della coscienza e si passa al desiderare una realtà diversa da quella vera e a farci un immagine nuova contenuta in un processo di alienazione o di pazzia; si arriva allora a fondere ciò che si è con ciò che si vorrebbe essere arrivando, man mano che la realtà si gonfia di pazzia, alla pazzia stessa.


Basta avere l'esempio dell'ombra che proiettiamo nel salire in altezza col nostro corpo, essa aumenta man mano a dismisura, ma l'ombra non è la nostra persona! L'ombra è una visione.

 

C'è da dire però che "Uno ad un certo grado, l'adesione alla propria immagine può essere un elemento di stimolo positivo per la produttività della vita, e può anche avere lo sviluppo della relazione fraterna".


"Ma questo non mentire l'idea centrale, che stiamo dimostrando qui, cioè che la preoccupazione per la propria immagine toglie all'uomo la gioia di vivere e crea in gran parte la difficoltà alla fraternità"

Il contrario tra l'immagine sociale  e l'immagine interiore fa' soffrire l'uomo. La stima non è amore, ma conseguenza di un opinione favorevole (immagine )" . In qualsiasi comunità la mancanza di fiducia è dovuta alla mancanza di apertura. La mancanza di apertura è dovuta alle immagini deformate, che i componenti il gruppo si proiettano vicendevolmente. I frustrati sono individui irrealizzati che pertanto hanno bisogno di distruggere negli altri quanto essi non sono stati capaci di costruire, "L'individuo profondamente ingannato e deluso può anche cominciare a odiare la vita. Se non c'è niente e nessuno in cui  credere, se la bontà e la giustizia non sono che una assurda  illusione, se la vita è governata dal demonio e non da Dio allora, veramente, la vita diventa odiosa. Quel che si vuole dimostrare  è che la vita è cattiva, che gli uomini sono malvagi, che anche uno solo è malvagio. Anche colui che ama la vita e crede in Dio, una volta ingannato, diventerà cinico e distruttore. Questa distruttività è la distruzione e la disperazione: il disinganno della vita lo ha portato all'odio della vita" (E. Fromm).

"I complessati da non confondere con  i timidi sono per tendenza aggressivi; hanno nel profondo un pozzo di risentimento, che ci innalza e viene in superficie non appena si presenta l'opportunità di compilare tutto." 

"Siccome nell'intimo si sentono falliti a volte sembrano umili." "Spesso sono dominati da mania di persecuzione." Alla base di questo atteggiamento c'è l'invidia, "perché l'individuo vede impallidire la propria immagine a confronto con la splendente immagine di un altro." Sullo stesso piano c'è l'atteggiamento di depressione: "il suddetto individuo percepisce e soffre la sproporzione che c'è tra l'immagine che ha di se stesso e la scarsa stima che gli altri hanno di lui." "La depressione tuttavia può avere radici di carattere maniacale, essa nasce da una misteriosa combinazione tra i codici genetici e la composizione biochimica della persona." "Riguardo le antipatie istintive si può dire che esse possono essere "l'evocazione di una storia dimenticata: costui oggi mi fa ricordare perché evoca tra nebbie invisibili e incosciente quell'altro uomo che in altri tempi minacciò lo splendore del mio prestigio," (Transfert). "Infatti ci sono individui che vivono ossessionati dal bisogno di crearsi e di conservare una buona  immagine agli occhi della comunità." "Essi non sono quello che sono ma quello che sembrano."

"Vivono nella paura di perdere lo splendore della loro immagine sociale. Ma accade con frequenza- del resto è anche umano- che queste persone tengano atteggiamenti discutibili e quindi vengono criticati e giudicati. Allora si riforniscono di spiegazioni per ogni cosa che fanno, con razionalizzazioni tra verità e menzogna.(Prendo Teologia)". Tale soggetto tende allora a vendicarsi negli altri criticando il loro operato. "L'individuo narcisista finisce dunque in una enorme deformazione. Lui e le cose sono sopravvalutati con evidente danno alla ragione alla obiettività" (E. Fromm)



LIBERAZIONE:

"Non possiamo vivere in questa tensione, nella continua esitazione tra il nome sociale e i sogni impossibili in simili circostanze non può esistere la pace né l'amore fraterno. La maggior parte delle nostre energie viene consumata da queste preoccupazioni, che stanno a servizio di sogni irreali. E' triste constatare quanto si soffre per difendere l'apparenza di un nome che in fin dei conti, non costituisce la verità della persona. Perché il fatto più importante per la maggior parte degli uomini non è realizzarsi, ma essere visti come realizzati." "Svegliarsi significa prendere coscienza che ci stiamo preoccupando per qualcosa di irreale, che viviamo al servizio di una finzione; con questo simile carico è impossibile sviluppare relazioni armoniose con gli altri." "Amare (realizzazione) significa fondamentalmente, lo ripetiamo, prendere coscienza che stavamo sognando, smettere di adorare la propria statua, rompere tutti i vincoli che mi legavano al mio io, sentirmi libero, essere quello che sono, trasformare l'aggressione in amore e utilizzare questa energia per stimolare, accogliere e amare i fratelli. Questa è la saggezza. Questo è l'equilibrio. Gesù poiché era libero, fu liberatore;

" Soltanto coloro che sono liberi possono liberare."

Nel Getsemany Gesù rimane senza niente; "per questo si comporta con tanta grandezza e libertà durante la passione: perché chi non ha niente e niente vuole avere, che cosa lo può turbare?" "Per poter amare perciò è necessario essere poveri svuotati e svuotarsi al massimo possibile." "Bisogna cominciare con l'abbattimento delle statue, rinunciare alla proprietà, sciogliersi dai propri interessi, svuotarsi  fin dalle fondamenta, lasciare tutto pulito e sgombro, perché il fratello faccia il suo ingresso nel nostro recinto interiore. Soltanto i puri possono amare".

E' impossibile essere fratello se non si è minori". Per amare "inoltre" è necessario esseri liberi. "Il pericolo comincia e si consuma quando si tende eccezionalmente un carbone ombelicale (aderenza, legame) tra una determinata qualità e il mio io. "E la testa, tutto il giorno, gira intorno a quelle cose che gratificano la vanità, contribuiscono a ingrossare l'immagine del proprio io, tra manie di grandezza ancor più grandi e i più grandi timori di perdere lo splendore di quell'immagine."

"Per poter amare un tale soggetto può solo "slegarsi".

"Slegarsi è liberarsi". Frutto di questi incatenamenti  è anche l'invidia alimentata dal nostro ricordare i fatti. "Perdonare è slegarsi "tutte le volte che stabiliamo un vincolo emotivo a delle cose o avvenimenti negativi, siamo incatenati  a noi stessi e blocchiamo la capacità di perdonare. " Siamo noi a dare vita alle nostre disgrazie". Siamo dunque spesso noi che diamo vita ai nostri nemici. Occorre buona volontà  e deriva per scacciare i fantasmi che ci imprigionano." Le vie della libertà (per amare) sono strette e lunghe e si devono percorrere in compagnia della Speranza, "in compagnia di Cristo Gesù. Spesso ci rattristiamo per cose che non possiamo cambiare.

"Abbiamo bisogno di fare per poter amare, e due cose rubano la Pace e portano la guerra: la resistenza e l'adesione. La resistenza è un'energia liberata contro qualcuno o qualcosa. L'adesione è un legame  emozionale, teso tra la persona  e qualcuno o qualcosa. "E' valido allora tale atteggiamento. "Puoi cambiare qualcosa? cambiala! non puoi cambiare niente? Lascia!" Bisogna saper accettare ciò che non possiamo cambiare anche il fatto che gli ideali sono più grandi della realtà. Appare spesso il fenomeno della Resistenza  e dell'aderenza con i fati del quotidiano; anche se va' ribadito che la condizione essenziale del creato è il divenire non l'essere. "Dal punto di vista della fede esiste naturalmente un senso nello svolgersi della trans-storia. Il credente deve combattere con speranza e pace, usando tutte le sue energie. Ma qui le nostre considerazioni sono fatte dal punto di vista fenomenico."

Solo Dio è. Occorre porre dunque da una parte il  relativo e dall'altra l'assoluto. Con la certezza che solo Dio  può vincere noi stessi? Cosa può spegnere l'Amore di Dio in noi? Siamo suoi!

Il nervosismo è un prodotto tipico della società in cui viviamo; è tra la malattia del secolo. Per nervosismo si intende una super produzione di energie neuroelettriche, quando viene a mancare il controllo in una determinata persona. "Non ci si deve soffermare tanto sull'eccessiva carica nervosa, quanto sul concetto di mancanza di controllo. Perché se le cariche energetiche fossero dovutamente controllate e orientate, un sovraccarico di energia nervosa potrebbe anzi arricchire fortemente una personalità." Al di là dei difetti genetici e connaturati, la stessa società tecnologica ci porta ad un perpetuo nervosismo. "Secondo i calcoli di Marcuse, la produzione industriale internazionale genera i nemici che penetrano e intaccano l'interiorità: cui sono la dispersione, distrazione e la diversione. L'uomo invece di sentirsi unità si sente come una aggregazione di se stesso di pezzi, che lo tirano in tutte le direzioni: ricordi da una parte, progetti dell'altra, emozioni da tutte le parti." Che sia ben chiaro: la superproduzione di energia nervosa, proviene dalla disintegrazione interiore. Le tendenze individuali vengono accentuate da queste cariche nervose.

Industriarsi dunque nella Pace per la Pace.

Faremo ora una breve panoramica su degli esercizi facilitanti il rilassamento. Suggerimenti per gli esercizi:


1) Compiere gli esercizi in massima serenità.

2) Gli occhi possono essere aperti o chiusi, basti "guardare" l'intenso.

3) L'immobilità fisica aiuta l'immobilità mentale.

4) Se ci si agita un po', tralasciare per il momento ; evitare la violenza interiore.

5) Non scoraggiarsi se ci sono scarsi risultati e incostanti nel tempo.

6) E' inconveniente praticarli nelle ore di maggiore vivacità perche favoriscono il sonno.

7) Scegliere il più indicato alla propria personalità.

8) Applicarli dopo un grave dispiacere, forte agitazione, fatica deprimente: 15 minuti di solitudine basteranno.

Lasciarsi avvolgere dalla presenza di Dio.

Ogni esercizio deve essere preceduto da una preparazione. La preparazione deve mirare ad un rilassamento di ogni muscolo del corpo; ad una posizione in cui la colonna vertebrale sia eretta o a riposo. Ogni respiro deve essere calmo e profondo e pian piano cercare di liberarsi dalle impressioni dai rumori e dalle voci. Questa preparazione dovrà durare almeno 5 minuti.


Esercizio del vuoto:

Questo esercizio permette di raggiungere due finalità: rilassamento e controllo mentale. A) Dopo la preparazione sospendere ogni pensiero, immagine, emozione. Così potrà concentrare ripetendo pacatamente : " nulla, nulla..." Fare durare l'esercizio 30 secondi riposare un po' e ripetere per 5 volte. 

B) Dopo la preparazione chiudere gli occhi ed immaginare un bianco totale liberando la mente da immagini e pensieri per 30 secondi. Riaprire gli occhi e riposare. Nella 2° parte chiudere gli occhi ed immaginare di stare davanti ad uno schermo scuro, cercando di ottenere anche qui un vuoto e la calma per 30 secondi; riaprire poi gli occhi e riprovare. Nella 3° fase sentirsi pesanti ed immobili come una grande pietra per 30 secondi. Nella 4° fase sentirsi un albero vivo.

C) Dopo la preparazione prendere un orologio e seguirne la lancetta dei secondi per un minuto senza pensare a nulla; ripetere l'esercizio 5 volte.


ESERCIZIO DI RILASSAMENTO:

Dopo la preparazione chiudere gli occhi e sentirsi ed identificarsi con la massa cerebrale identificando un punto che ci dà fastidio; dire poi "calmati, calmati sta tranquillo ...". Poi si passa alla gola seguendo lo stesso procedimento. Si passa poi al cuore dedicandogli particolare attenzione per il rilassamento. Poi allo stomaco ed ai polmoni così via per tutto il corpo.

 

ESERCIZIO DI CONCENTRAZIONE:

Si inizia due fatti: prima la facilità di controllare e di dirigere l'attenzione e, in secondo luogo, unificare l'interiorità. Dopo la preparazione ascoltare, nella calma, il proprio movimento polmonare per circa 2 minuti. Cercare poi di localizzare il proprio  battito cardiaco in qualsiasi parte del corpo; una volta localizzati ascoltarli per due minuti. Dopodiché si passa alla "percezione dell'identità personale". Non si tratta di pensare, di analizzare, ma di percepirsi: tu percepisci e , simultaneamente, tu sei percepito. Così rimani concentrato e identificato con te stesso. Per ottenere questa percezione, che è la vetta della concentrazione, ti aiuterà dire soavemente varie volte: x e y, io sono  me stesso ...io sono la mia coscienza."


ESERCIZIO UDITIVO:

"Mira ad ottenere la concentrazione. E si pratica così. "Dopo la preparazione rimanere immobili fissando un punto e ripetere una parola lentamente per 5 minuti.

 

ESERCIZIO VISIVO:

Dopo la preparazione guardare una immagine e guardarla con molta calma per 1 minuto. Successivamente cercare di capire ciò che l'immagine ti evoca. In un terzo tempo identificarsi  con essa e con i sentimenti che si è scoperti.


AMORE OBLATIVO:

"L'analista vede confermato da innumerevoli esempi che "Ama il prossimo tuo come te stesso" ( ) è la sua violazione  è la causa fondamentale dell'infelicità e delle malattie spirituali dell'uomo. I disturbi e i sintomi del nevrotico hanno radici nella sua incapacità d'amare, ovvio di provare interesse, rispetto comprensione per un'altra persona, di sentirsi coinvolto nel suo destino, di desiderare intensamente che essa si sviluppi spiritualmente . La terapia analitica è in sostanza un tentativo di dare ridare al paziente la capacità di amare. In mancanza di questo sono possibili solo miglioramenti superficiali" (E. Fromm Psicanalisi e Religione)


Dare la vita: Dio è Amore, e Dio ci ama concretamente con l'impegno generoso di sè per la verità, nello Spirito di Cristo e per i fratelli. (1 Gv 4,20) (1Gv 4,10-19) "Se desideriamo partecipare  alla luminosa natura di Dio, ci resta soltanto una via per raggiungere questa divinizzazione: quella dell'Amore perchè Dio è Amore (1Gv 4,16). E siccome dare è amare  soltanto dando noi stessi ci divinizzeremo. "Dando questo amore ai fratelli, l'Amore ritorna calmo e maturo al Padre (1 Gv 4,11).

"Nessuno ha mai visto Dio. Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il Suo amore è perfetto in noi" (1 Gv 3,17-18). La maniera per Amare ci viene offerta infine da questo concetto "dare la vita per i fratelli" "Egli ha dato la sua vita per noi. Quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i nostri fratelli" (Gv 3,16).

"Un amore esigente e concreto, secondo la legge della rinuncia e della morte. In altre parole: non un amore sentimentale, ma oblativo. "Non dare qualcosa, ma "darci". "Ebbene per darci, dobbiamo prima staccarci e ogni distacco è doloroso , perchè coinvolge il senso della morte." Se per esempio ci fosse concretamente nella comunità un attrito con una persona dovuta a diverse cause, anche involontarie, occorre negarsi (MT 16,24) all'istinto; violentare (MT 11,12) se stesso. Difatti "per proprio piacere non si perdona"; "ciò non provoca nessuna emozione: non è amore oblativo."

"Dare la vita è contro il principio del piacere." In effetti umanamente parlando l'amore oblativo è un'utopia. Solo Gesù risolve un piacere ciò che sembrerebbe morte". Il liberatore che ci toglierà da questa strada senza uscita è Gesù Cristo. Lui soltanto può cambiare tutto: trasformare le forze di avversione in forze di accoglimento, la violenza in dolcezza.

Senza la fervida preghiera tale amore è impossibile. Coloro che dicono che tale amore è contro la spontaneità non hanno una visione di fede e probabilmente vengono da una scuola psicologica di tipo freudiano.

L'amicizia nella fraternità è spesso indipendente da questioni di fede ma nasce da una affinità, cioè un a simpatia naturale, tra due persone. "L'affinità è facile da percepire, ma è difficile esprimerla." Nome dal sottosuolo dell'inconscio e ha carattere emotivo; in genere non è generato né da ragioni storiche, né da proiezioni ma da condizioni genetiche. Per tale motivo possono invece esistere delle persone che non sentono questa affinità, ma riescono ad avere amici, ma armoniosamente da tanto tempo. "Questa parentela psichica non si può coltivarla né cercarla: c'è o non c'è." E' indipendente dalla volontà delle persone. "Nella fraternità invece la radice dell'amore è la fede ;" "E' una comunità di fede riunita sotto la Parola". "L'amore di una fraternità non è spontaneo, ma frutto di una convinzione." "In questo caso è motivato non da un impulso vitale, ma da criteri della fede. L'Amore della fraternità và oltre le reazioni impulsive (mi piace, non mi piace ; mi ha offeso; non mi accetta...)e scopre nell'altro il fratello, perchè suo Padre è mio Padre, e il mio Dio è il suo Dio". Dopo queste precisazioni nasce ovvio il pensiero che l'amore fraterno amplia i rapporti ben oltre il restrittivo dell'amicizia. "L'amore della fraternità è universale." Tuttavia non possiamo sviscerare fino in fondo ma in ogni fraternità l'amicizia è mescolata all'amore fraterno. L'amicizia  è un dono e come tale verità tuttavia quando supera certe misure e si chiude può diventare nocivo per la fraternità. Viceversa l'amicizia all'esterno della comunità può essere più sebbene anch'essa non deve portare il cuore dell'individuo fuori dalla fraternità.

"In una comunità può essere vera fratellanza senza che però esista felice armonia"; "la presenza di difficoltà non indica necessariamente la mancanza di vita fraterna;" "Tensioni e fratellanza possono coesistere". In tal situazione è più presente l'amore oblativo," perchè in ogni  riconciliazione si dà vita e molta vita sebbene non si riesca ad ottenere una lieta convivenza di compagni. Viceversa può accadere da "una comunità assomigli più ad un club di vecchi amici, dove nessuno si preoccupa degli altri, più che ad una fraternità. E' sulle affinità che spesso si gioca la vita fraterna ed è bene dunque far predominare le convinzioni di fede sulle emozioni. In tal modo il movente dell'Amore fraterno sarà l'amore oblativo.


ACCETTARE, AMARE LA PROPRIA PERSONA:

"O Dio dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare le cose che posso e la saggezza per discernere la differenza tra l'una e l'altra."

Donaci l'equilibrio della Tua Sapienza.

"Se gran parte delle persone hanno difficoltà nell'accettare gli altri è perchè non riescono ad accettare se stessi;

chi rifiuta se stesso rifiuta gli altri". "I conflitti impulsivi si manifestano a livello interpersonale, quando già da tempo si stavano calando nella sfera interpersonale."

"Ama il prossimo tuo come te stesso." ( ) "Gli stessi obblighi che esistono per l'altro esistono anche per me:

rispettarmi, accettarmi, accogliermi...

"L'individuo egoista è unicamente interessato a se stesso, vuole tutto per sé, non sente piacere nel dare ma nel prendere. Il mondo esteriore viene osservato soltanto  dal punto di vista di ciò che da essa si può trarre. Manca di necessità  e di interesse per gli altri, di rispetto per la dignità e l'integrità. Non riesce a vedere al di la di se stesso, giudica ogni persona e ogni cosa a seconda dell'utilità che può ottenere da essa. Fondamentalmente è incapace d'Amare. La persona egoista non ama troppo se stessa; anzi si ama molto poco; in realtà si odia. Questa mancanza di affetto e di cura nei suoi riguardi, che è soltanto espressione della sua mancanza di produttività, lo riduce ad uno stato di vacuità e di frustrazione. E' irrimediabilmente infelice ed è ansiosamente interessato a strappare alla vita quelle soddisfazioni il cui raggiungimento lui stesso ostacola. Sembra preoccuparsi di se stesso; ma in realtà compie solo un vano tentativo di occultare e di comprendere la mancanza di cura verso se stesso. E' vero che le persone egoiste sono incapaci di amare se stesse" (E. Fromm Etica e Psicanalisi) A volte l'egoismo prende un'altra piega; "alcuni individui proiettano il proprio "ego" e lo fissano in quello che chiamiamo patria oppure in un'istituzione, una razza, un cognome, un paese un partito politico o una squadra sportiva; sembra che amino quelle istituzioni in forma fanatica, ma in verità amano soltanto  se stessi, perchè identificano la loro immagine personale con quei raggruppamenti." "Sarebbe ridicolo che qualcuno dicesse: "Io sono formidabile", ma lo si può dire lo stesso in forma nascosta e camuffata facendo discorse elogiativi e aprioristici con l'identificazione del nostro ego".

Soltanto l'amore oblativo mette in moto energie amorose anche là dove non esistono poli di attrazione. Secondo  una teoria psicoanalitica "ogni atteggiamento ed ogni comportamento hanno bisogno, come impulso , chi un motivo di piacere . "Davanti a crude realtà si possono prendere due vie: una storica e fatalista (questa è la realtà dura e fredda , rinunciare alla vita o rapportare  tutto spassionatamente) oppure una visione di fede (per Dio niente è impossibile; tutto dipende dalla Sua volontà . Egli lo vuole e lo permette; mi abbandono a Lui tutto ciò che non posson cambiare).

Spesso "ogni persona complessata è vittima e boia allo stesso tempo di se stessa, "non bisogna affliggersi per ciò che non possiamo cambiare della nostra personalità fisica, psichica e mentale: siamo nelle mani del Padre, nonostante tutto siamo un prodigio. "Accetto e amo questa mia persona, anche essa è espressione della Tua volontà ed io amo la Tua volontà, perchè tu  sei mio Padre." Siamo coni stessi a bruciarci . Non castigarti! Accetta tranquillamente i fatti consumati". "Accetta tranquillamente la volontà del Padre che ha consentito che quei fatti accadessero" . "Spesso protestiamo contro Dio, nella nostra ignoranza, perchè vediamo dei fatti il superficiale della storia. Gesù nel Getsemany guardò ai fatti nella profondità non in superficie e per Amore del volere del Padre tra atroci sofferenze ubbidì.

"Arriva l'ora di assumersi tranquillamente tutto quanto il Padre ha permesso: ferite, ricordi spiacevoli, memorie dolorose ."

Si contempla tutto senza ostilità. Assumiamoci la nostra storia per deporla nelle mani del Padre .


Relazioni interpersonali:

"Chi conosce il rovescio di ogni cosa?

Quante volte c'è l'aurora dietro la montagna!" (Juan Roman)

"La carità è paziente,

la carità  è benigna;

non è invidiosa la carità,

non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto,

non cerca il suo interesse,

non si adira, non tiene conto del male ricevuto,

non gode dell'ingiustizia,

non si compiace della verità.

Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

La Carità non avrà mai fine." (1 Cor 13, 4-8

"Tutte le relazioni si completano in assumere", la molla è l'Amore del Padre per Cristo e l'Amore di Cristo per noi; in tal modo l'amore che ci ha chiamato alla vita sarà rimesso nelle mani del Padre.


AMARE E RISPETTARE:

"I fratelli devono riverirsi e onorarsi senza maldicenza" (S. Francesco FF 36). Il primo posson nell'Amore fraterno è il "Rispettare". Ogni persona è un mistero unico e irripetibile. L'altro dunque un un mondo sacro e come non solo merita ma anche riverenza." Il 1° atteggiamento elementare è il silenzio, venerazione semplice davanti al mistero del fratello; il 2° atteggiamento è quello di non  "invadente". Il parlare male e il giudicare crea tensione a catena nella fraternità che genera tanti casi di "solidarietà"; tale bisogno di distruggere diventa facilmente una epidemia. Il rispetto invece nasce da una profonda convinzione di fede per cui nel fratello, nonostante le apparenze, vedo il "fratello di Gesù" che il Padre mi ha donato!

"Il modo ideale di rispettare è il silenzio. Silenzio interiore, in 1° luogo, proprio nel cuore ( ). In secondo luogo silenzio esteriore. "Molte volte non si possono giustificare certe reazioni di una personalità o certi atteggiamenti irregolari di alcuni individui, perchè sono difetti evidenti. Ma potremo sempre rispettare il fratello assente con il silenzio. E' bene mettere sotto chiave il peccato del fratello; con ciò veramente dimostro di amarlo! E' bene cercare inoltre, equilibrio tra familiarità e cortesia. E' importante inoltre avere il culto del silenzio, non per omertà, ma per quella venerazione d'amore di cui parlavamo: saper tacere aiuta il fratello ad aprirsi e a sconfiggere la solidarietà. "L'essenza stessa della fraternità è essere trasparente. Vivere in comunità significa procedere, abbattendo lentamente le mura che separano i fratelli dai fratelli per farsi vicendevolmente tutti evidenti e presenti. Per raggiungere questo scopo bisogna creare un clima di fiducia reciproca.


AMARE E' ADATTARSI:

"Adattarsi è relazionare con gli altri, senza dominare né lasciarsi dominare." Il crescere nell'amore presuppone di non essere legati a se stessi, di uscire dal proprio cerchio e di aprirsi al prossimo. "La nostra disgrazia è questa: invece di adattarsi, l'essere umano tenta di adattare tutte le cose a se stesso, mediante la razionalizzazione. Se non facciamo una severa autocritica o se non possiamo tollerare di essere criticati costruttivamente è quasi certo che arriveremo nel gorgo della morte con le spalle cariche di tutti i difetti congeniti della nostra personalità;" "Ecco la nostra sventura: disponiamo di un eccellente bagaglio di meccanismi di difesa per ricreare tutto a nostra misura." Con lo scambio inter-relazionale escono fuori le immaturità ed i "difetti" che con lo scambio d'amore maturo sono venuti a galla, possono essere smussati.

"Adattarsi significa lasciarsi interrogare dai fratelli." Dobbiamo cercare di temperare le nostre caratteristiche personali per evitare le collisioni; dobbiamo da noi stessi renderci conto di ciò che può urtare il prossimo. Tuttavia è difficile avere l'equilibrio giusto per donare se stessi e nello stesso tempo non annullare se stessi; man mano che si andrà avanti nel cammino sarà la fraternità ad indicare la via d'equilibrio. Nelle grandi comunità c'è il rischio di violamento senza confronto; si fa il gioco del "pallone" ma purtroppo non ci si verifica e non si cresce. Anche nelle piccole comunità c'è il rischio di non crescere proprio perchè tra gli elementi c'è poco tempo di fraterna comunione o perchè ognuno ha nei confronti dell'altro un tacito rapporto di zone e di compiti.

"Dunque non esiste adattamento senza dolore e senza una qualche tensione. La mancanza di tensioni non indica necessariamente la presenza dell'amore: e la presenza di tensioni può indicare, invece, che si sta facendo un magnifico sforzo per dare la vita. Ogni adattamento è un morire poco.

"La nevrosi è incapacità di adattarsi. Siccome amare è adattarsi, e adattarsi è amare, la nevrosi indica fondamentalmente l'incapacità d'amare: "E' nevrotico colui che è incapace di stabilire un armonioso equilibrio con la società in cui vive."

Il nevrotico è sempre in conflitto e vive di conflitti; siamo in effetti tutti un po' nevrotici. Adattato significa maturo. Maturo significa calmo, realizzato: cioè le potenze personali hanno raggiunto la loro giusta pienezza. C'è differenza tra l'essere completo e l'essere realizzato. L'uomo non è mai finito: è sempre infinito e aperto. Realizzato significa, invece, che a secondo delle sue potenzialità congenite, una persona ha raggiunto risultati soddisfacenti, almeno in termini soggettivi." L'uomo maturo è se stesso. "Adattarsi è un lento e progressivo sviluppo verso una coerenza integrativa tra il sentire, il pensare, il parlare e l'agire." Il disadattato è spesso un narcisista, è infantile e desidera solo essere amato, non cerca il dono di sé! (Preghiera semplice di S. Francesco e più ancora Gesù in croce!)

"Sappiamo che siamo  passati dalla morte alla vita perchè amiamo i nostri fratelli" (Gv 3,14) "Siamo liberi , maturi e felici, quando siamo capaci di rinunciare a noi stessi per adattarsi agi altri."


AMARE E' PERDONARE:

"Quando un individuo è propriamente egolatra , nel vero senso della parola, la tendenza a considerare tutti gli altri come rivali e, facilmente li rende bersaglio della sua aggressività!"

"Il rancore è la tendenza a far male e di godere, facendolo. Chiamiamo odio l'intenzione a sterminare l'altro.

L'odio è una protesta fatta con tutto l'animo contro il fatto che l'altro esiste ." "Quando il desiderio di possedere e il bisogno di stima sono lesi, nasce la necessità della vendetta: come nasce la gratitudine, come impulso reattivo a quanto di buono riceviamo dagli altri." "Il risentimento è una emozione aggressiva che nasce dal fatto di sapere che l'altro è riuscito a ottenere tutto quello che non ha potuto ottenere." Nell'invidia oltre che il risentimento c'è anche l'inclinazione a volersi vendicare degli  altri anche se questi non ci hanno fatto del male. "Ma nell'emozione dell'invidia, c'è sempre, nascosta una certa dose di frustrazione. Non esiste risentimento senza invidia e, invece c'è invidia senza risentimenti. "La gelosia c'è il desiderio di tenere tutto per sé una persona" oggetto di grande stima da parte degli altri: stima che ci vorrebbe esclusivamtne per sè. L'antipatia a volte e intrinseca nella persona, altre volte nasce per trasferimento di un evento o persona passata. "Perdonare è placare quei sentimenti aggressivi come spegnere una fiamma." "Negli stati di animo ostili si crea un vincolo emozionale tra me e l'altro"; perdonare vuol dire slegarsi da questi legami. "Odiare è una pazzia: è come colui che accumula un veleno che andrà lentamente distruggendolo dentro"

Perdonare è dunque relazionarsi con l'altro ed avere sollievo di ciò. Occorre per perdonare, lasciare, dimenticare, slegarsi da quella persona, ed è un frutto mentale. Quando viene il ricordo di quelle persone è meglio non dargli importanza; pensare piuttosto ad altro, volare con la mente in altre direzioni. "Esiste quel perdono dire chiamiamo intenzionale o volontario. Uno vuole perdonare, vorrebbe strapparsi dal cuore ogni ostilità, gli piacerebbe ricordare quella persona, se non con simpatia almeno con indifferenza. Questo perdono è sufficiente per avvicinarsi ai sacramenti. Il perdono emotivo, invece, non dipende dalla volontà. L'ostilità affonda le sue radici nell'intimo vitale istintivo. Noi non abbiamo il dominio diretto sul mondo sentimentale. Appena si produce lo stimolo si presenta l'emozione. La carica di positività per eliminare l'ostilità che è carica negativa. è proprio l'intimità con Gesù! Una volta raggiunta l'intimità con  Gesù si può dire questa preghiera:


"Gesù, penetra sino alle radici più profonde del mio essere, prendi il mio cuore con tutte le sue ostilità e sostituiscilo con il Tuo. Perdona tu dentro di me, perchè voglio sentire verso quel fratello quello stesso che Tu senti per lui. Voglio perdonarlo, come Tu hai perdonato Pietro...proprio ora Gesù."

 

Non bisogna comunque preoccuparsi se tali sentimenti riaffiorano continuamente, ma ad ogni volta è bene farsi il cuore nuovo con Gesù.

"Comprendere una persona significa misurarla, circondarla completamente, analizzarla in se stessa nel modo più oggettivo possibile." Spesso purtroppo la nostra visione è torbida, appannata; vediamo il fratello con molti pregiudizi. "Nel fondo dell'incomprensione è presente, dunque, la mancanza di realismo e di saggezza". "Sarebbe facile perdonare non solo nelle intenzioni, ma anche nei sentimenti, se avessimo presenti le seguenti riflessioni:

a parte casi eccezionali, nessuno agisce con malevoli intenzioni."

"Penso che mi ha danneggiato e offeso; ma cosa gli hanno raccontato di me? Chissà se si è comportato a quel modo, se sotto il peso dei suoi insuccessi, se lo ha fatto per la tristezza di sentirsi poca cosa o a causa di una struttura congenita? Dunque è degno di comprensione non di avversione! Quante volte succede: ciò che sembra orgoglio è timidezza; ciò che sembra ostinazione ha bisogno di autoaffermazine; ciò che pare un atteggiamento aggressivo è reazione difensiva o la ricerca di una falsa sicurezza. Se un determinato individuo è difficile per me senz'altro è più difficile per se stesso. Allora colui che sbaglia non è lui, ma sono io.

C'è una cosa meravigliosa che noi riceviamo ogni giorno dal nostro Padre: la misericordia. In definitiva offrire misericordia non sarà il modo migliore di perdonare emotivamente?

Esistono comunque persone che son caratterialmente "astiose". Esse sono sofferenti di fissazioni emozionali.


AMARE E' ACCETTARE:

"Accettare è più di rispettare e meno di accogliere. Accettare è questo: io ammetto pacificamente che l'altro sia com'è." L'altro è un mistero. L'altro  non ha scelto l'esistenza; egli si trova così com'è e spesso vuole essere un altro, egli si sente a volte contraddizione, egli stesso non si sopporta. Perchè dunque irritarsi con il fratello, se non è stato lui a scegliere? Non desidera e merita piuttosto comprensione? Certo non possiamo ragionare con un fatalismo che esclude "grazia" e "libertà", tuttavia spesso dobbiamo pensare a queste cose per dare meno peso ai nostri rancori verso l'altro!

Solo Dio giudica! "Se devo accettarmi come sono, e non sono come vorrei essere (perchè altrimenti non ci sarebbe in tutto il  mondo un uomo più magnifico di me) è da concludersi che devo accettare l'altro, con come mi piacerebbe che egli fosse, ma come è in realtà!" "La comunità, quasi sempre, è come un mosaico policromo con una tale varietà di sfumature e di modi, da far innalzare un fumo di ammirazione al Creatore."

"C'è una grande varietà di vocazioni." "Accettare dunque è uscire da se stessi e mettersi al posto dell'altro, dentro di lui, per poter analizzarlo dal suo punto di vista e non dal mio. Accettare l'altro significa anche considerarlo come un regalo di Dio, un regalo fatto espressamente a me. Significa rallegrarsi della sua esistenza, riconoscerla come positiva e celebrarla. Accettare significa aprirsi all'altro in forma di servizio, di attenzione, di stima e di stimolo."


AMARE E' COMUNICARSI:

"Non diciamo "comunicare". perchè il senso di questo verbo indica piuttosto l'atto di informare un qualcosa, comunicare un timore, una convinzione, un criterio. "Comunicarsi", invece, contiene un senso più intimo e personale di offerta: offro qualcosa che è sostanzialmente mio, qualcosa che è parte essenziale del mio essere". L'uomo è stato creato per essere nel NOI; egli è unico e irrepetibile, tuttavia è chiamato a imparare la sua limitatezza e a trascendere le sue misure relazionandosi con gli altri. (G.S. 24)

La maturità del soggetto è dunque nel proporzione a quanto questi si dona in Cristo. "Comunicazione non significa conversazione o scambio di frasi e non significa esattamente dialogo. Significa anzitutto, relazione e rivelazione interpersonale. Nella comunicazione c'è un ampio gioco dove si incrociano e di introducono le individualità. C'è l'intercomunicazione di coscienze per cui l'altro vive in me e con me, e io vivo in lui e con lui."

E' facile entrare in comunicazione con coloro con cui abbiamo affinità, "ma nella fraternità i gusti sono fuori dalla circolazione, perchè l'Amare oblativo si colloca al di sopra dei gusti. Siamo disposti ad accogliere l'altro a condizione che si mantenga a una certa distanza. Gesù chiama "amici i suoi discepoli precisamente perchè dinanzi ad essi strappò il velo della sua intimità", rivelando ciò che il Padre aveva Lui affidato. Aprendoci sperimentiamo che i nostri punti di vista che "sostengono le nostre posizioni vitali sono un pericolo". "La comunicazione è un'avventura e richiede coraggio. Soltanto con molto amore possiamo aprirci agli altri e questa apertura irrobustisce la personalità e aumenta la capacità di amare." Aprirsi è comunque un'arte e richiede allenamento, ed è preferibile farla negli anni di formazione; anzi si potrebbe azzardare a dire che proprio negli anni di formazione per un religioso è importante la vita di fraternità. Il maestro in una fraternità dovrebbe appunto avere questa funzione di allenatore all' "apertura", con revisioni di vita incontri etc.

"Il timido è l'individuo che ha difficoltà per entrare in relazione interpersonale con gli altri. Tuttavia non è da confondersi il timido con il pusillanime. E' facile trovare timidi molto attivi, il loro problema è piuttosto l'incontro personale con l'altro, che spesso riesce goffamente e a fatica.

"La timidezza di solito è sempre congenita, ha origini nei codici genetici. Invece i complessi le inibizioni, le insicurezze, provengono normalmente dalle situazioni conflittuali e dai vuoti affettivi che si hanno subito nei primi anni di vita."

"Il timido può apparire come persona poco fraterna, freddo e anche poco sincera. Peggio ancora: agli occhi di un osservatore superficiale può dare l'impressione di essere orgoglioso, e questo perchè, spinto dal suo istinto di fuga, cerca sempre die evitare un incontro diretto con gli altri; può destare ammirazione, ma non simpatia; non è autoritario, ma esecutivo. "Il complessato è invece autoritario e è un governante disastroso; "qualsiasi discussione riguardante le sue opinioni, la considera un atto contro la sua persona."

"I complessi sono malattie, la timidezza è un modo di essere".


AMARE E' ACCOGLIERE:

"Accogliere è ricevere l'altro nelle mia interiorità, con le braccia aperte e piene di affetto."

"Quando si vive l'amore fraterno, l'accoglienza è la cima più alta e più difficile."

Definitivi per i rapporti fraterni è l'apertura e l'accoglienza. "La comunione è un movimento che oscilla tra il dare e il ricevere, aprendo le porte interiori degli uni e degli altri; effetto immediato è la fiducia; frutto finale la gioia. "Noi fratelli "guariamo" l'apertura-accoglienza che diventa "la nostra figlia"; si trasforma poi nella nostra "madre" perchè essa ci penetra e ci avvolge per portarci nella pienezza personale e alla pienezza comunitaria."

"Per accogliere è bene mettersi in una situazione di ascolto nei riguardi degli altri uomini. Questo atteggiamento di attenzione, o apertura, presuppone che ci sia stato prima o simultaneamente, una completa spoliazione. Di che cosa? Dei molti pregiudizi e delle false immagini che si  alzano come muri davanti alle nostre porte, per ogni uscita e ogni entrata. "Spesso abbiamo degli altri un'immagine molto distorta. "Fraternità è quel gruppo umano che, sotto la Parola, si impegna a comunicare verso una reciproca trasparenza"


AMARE E' DIALOGARE:

"La tua verità? No. La Verità. Vieni con me a cercarla; la tua tienitela" (Antonio Machado) Gran parte dei malintesi tra fratelli provengono dalla mancanza di dialogo. I malintesi generano, a volte distanze tra i fratelli enormi e basate spesso sull'infondatezza. "L'uomo è nato dialogando" con un atteggiamento di livello cosmico tutto proteso all'apertura; "l'uomo non conosceva la solitudine." Con il peccato sono cessati i legami della comunicazione e così l'uomo rimase violato." Non più dialogo aperto con Dio, ma un agire basata sulla difensiva e sull'offensiva, nasce la solidarietà. "La storia della salvezza è la grande epopea della riconciliazione". (2 Cor 5,19)

"Il dialogo non è un dibattito di idee, in cui si combatte con il fuoco incrociato dei diversi criteri, dietro i quali si nascondono e si difendono atteggiamenti e interessi personali."

"Dialogo non vuol dire polemica, nè controversia, nè confronto dialettico di concetti o di differenti mentalità. Si tratta invece di cercare la verità tra due persone o in un gruppo."

Occorre condividere poichè "cogliamo la verità in maniera necessariamente incompleta a causa dette limitazioni della condizione umana e della sua relatività e storicità." "Nella vita di ogni persona ci sono dunque pienezza e indigenza."

Si giunge con il dialogo alla complementarietà. A volte nel dialogo possono nascere tensioni è bene evitare che il dialogo si trasformi in discussione, in polemica, sull'offesa e difesa ed in uno sterile gioco di parole. Nello stato di reagire:

1) lottare e resistere trovando delle argomentazioni per far pensare gli altri come noi;

2) Cercare di imporre in maniera aggressiva, attaccando e annullando la personalità dell'altro.

Dunque è inevitabile che in ogni dialogo ci sia una certa tensione. Devo sforzarmi perciò senza impulsività per continuare a essere me stesso, senza lasciarmi assorbire; e simultaneamente devo ammettere e fare mio tutto ciò che c'è di buono nell'altro. Nel frattempo devo aprirmi verso gli altri per offrire loro la mia verità e la mia ricchezza, facendo molta attenzione a non invadere e annullare nessuno.

"E' vero che il conflitto può uccidere il dialogo, ma anche la mancanza di conflitto può ucciderlo. Il dialogo senza una certa tensione, non è dialogo, ma semplice conversazione."

Il linguaggio può ostacolare a volte il dialogo quando non ha una direttiva uniforme nella fraternità, ed è per questo che la fraternità per amore del dialogo deve inventare un nuovo linguaggio.

"Gli ostacoli più seri per il dialogo pertanto si nascondono nel cuore dell'uomo. Ire, invidie, discordie, egoismi, necessità di autoaffermarsi non  aiutano il dialogo. "A volte c'è una morbosa adesione al nostro punto di vista, dovuta all'identificazione univoca esistente tra la persona, l'immagine e le idee dalla stessa persona." "Una immagine gonfiata di noi stessi ci fa pretendere di essere rigidi monopolizzatori della verità e non ci consente rapportare alcuna discordanza del nostro parere. Ogni altro criterio è interpretato come un atteggiamento contrario alla nostra persona."

Il 1° atteggiamento per il dialogo è l'umiltà.

"Non c'è in questo mondo alcuna assurdità che non abbia in sè una parte di verità. E non c'è mente umana che sia in grado di afferrare la verità completa. C'è bisogno di umiltà e di perdono per ricominciare sempre i dialogo."

Abbiamo bisogno di umiltà per ricominciare dopo l'insuccesso del 1° dialogo; per sciogliere l'identificazione che si era creato  tra la verità e la nostra persona e per cercare la verità, e non noi stessi o i nostri esclusivi interessi; per  riconoscere i propri errori o alcuni aspetti della verità i cui sbagliamo, e quindi per lasciarci arricchire dalla verità altrui; per non assumere un atteggiamento trionfale quando ci si accorge di aver ragione; per abbassare la voce, oppure tacere, quando la discussione giunge al suo punto critico o quando si percepisce che l' "avversario" si sente umiliato dal risultato del dialogo." Occorre avere buona fede nell'altro "dobbiamo pensare che l'altro con buone intenzioni, spinto da una sincera ricerca della verità". In ogni conflitto fraterno "ognuno fa la vittima e tutti vogliono avere ragione"; dobbiamo domandarci qual è la nostra parte di colpo. "Buona volontà vuol dire rispettare l'altro soprattutto nelle riunioni di gruppo. Qualsiasi commento, sorriso o gesto dispettoso, non solo turba chi parla, ma inibisce  anche molti fratelli, lasciandoli come paralizzati in vista di incontri futuri. E' necessario accettare l'altro così com'è senza pregiudizi e senza prese di posizione a priori. Devo pensare che come me anche lui ha diritto ad essere se stesso con la sua particolarità e i suoi difetti."

E' bene mettersi a tacere anzi sentire riverenza per il nostro interlocutore sin nel nostro cuore. "Infine occorre pazienza per riuscire ad accettare semplicemente il fatto che il cammino che conduce al vero dialogo è lungo e difficile, giacche le sue leggi sono lente ed evolutive; Perseveranza occorre per controllarsi e non abbandonare: tutto, dopo il 2° e 3° fallimento. Non si deve pretendere di bruciare le tappe accelerando gli avvenimenti o lasciandoci trascinare dell'impazienza. in ogni comunità dovrebbe crearsi un vero culto al dialogo: crederci, attendersi molto dal coltivarlo. E' solo dialogando che si impara è un'arte che non segue rotte prestabilite, e nasce con la fraternità stessa. Il dialogo slega ogni nodo, dissipa ogni diffidenza, apre tutte le porte, risolve i conflitti matura la persona e la comunità, è il vincolo dell'unità e della pace à l'anima e la madre della fraternità.


AMARE E' ASSUMERE IL FRATELLO DIFFICILE:

Tutti siamo a volte difficili; l'uomo a volte presenta stranezze e sintomi di nevrosi anche nei casi di più alta normalità. Gran parte dei professionisti dicono oggi che la maggior parte di questi disturbi dipendono dai miei prenatali; ma tale affermazione va presa con le molle proprio perchè limitativa e tende ad incolpare i propri genitori (o il mondo intero) senza riconoscere la propria parte di colpevolezza. Ed egli in tal modo non fa passi positivi per migliorare la sua condizione. Spesso sono malattie dovute a squilibri organici. L'essere umano è nato per amare se nella crescita incontra una comunità in cui non si sente amato egli entra nel clima della solidarietà per cui muore a se stesso e cerca  di molestare mezzo mondo.

Quando invece l'uomo è maturo pur non amato, ama; ed il suo cuore è tutto rivolto all'ottimismo, al dialogo, all'apertura e non al pessimismo. Facilmente chi pur essendo ottimista entrando nel clima della solidarietà diventa intrattabile. La correzione fraterna operata a diversi livelli come suggerisce il vangelo. ( )

può aiutare il risolvere queste situazioni, soprattutto se è mossa solo l'interamente dalla carità. Possono essere importanti le correzioni a tu per tu ; quelle delle revisioni di vita o quelle del superiore. Per trattare con coloro che abbisognano di correzione fraterna è bene usare  umiltà cortesia, perchè  si torna  "ferite" sanguinanti, facendo sentire signori i ribelli. A volte servono misure coercitive di minaccia , ma difficilmente queste  guariscono il soggetto.

Ma l'unica vera medicina è l'Amore; l'amore concreto fatto di prove, un amore che si respira, un amore perseverante, un amore calmante. (1 COR 13) "Siamo in un circolo vizioso. Il fratello difficile è malato perchè non lo amiamo; non lo amiamo perchè non è amabile."

L'amore in tal caso può nascere solo "come atteggiamento oblativo per amore di Gesù". Un Amore che non deve essere interessato ma un dono per l'altro, un dono a perdere; il fratello interessato è malato per mancanza d'Amore proprio per questo ha una spiccata sensibilità per tutto quello che è affetto. C'è ora in voga l'abitudine di far visitare ai religiosi in crisi degli psichiatri. Spesso tali specialisti sono di stampo freudiano, e non tengono conto della grazia divina, sorgente  primigenia di ogni orazione, cosicché il religioso ora è convinto di aver perso tempo non certi aspetti della sessualità e risulta incrinata nella fede. "L'osservanza della vita mi ha portato alla conclusione che l'immensa maggioranza delle malattie chiamate psichiche, possono essere guarite nell'ambito della fraternità, sotto la diligente attenzione della coordinatrice-ore. In realtà sono molto poche le persone che hanno un vero bisogno di aiuto clinico psichiatrico. Se lo psicanalista è una persona  di fede che tiene conto dello spirito della congregazione può essere un collaboratore efficace."

E' importante essere affettuosi con il fratello. "Essere affettuoso significa che dal mio modo di trattarlo l'altro percepisce che io sono con lui, che gli sono vicino." Basta poco ed occorre lavorare di fantasia semplice. Essere affettuosi è come il colore del sole, tutti ne hanno bisogno. "Amare è perdere il tempo con il fratello." "Amare è celebrare (atteggiamento domestico)".

"Amare è stimolare, incoraggiare". L'ideale più alta è far diventare la comunità un focolare, impregnato di gioia, intimità, fiducia, sicurezza che avvolge i singoli in una feconda unità. Apriamoci gli uni gli altri.


SALI CON ME:

 

"Il primo dono dello Spirito Santo è l'autocritica".

"L'indice più sicuro per misurare la maturità umana è la capacità di assorbire con serenità le critiche altrui".

"Anche nella personalità più adulta vi abita un bambino che all'improvviso appare con il suo visetto alla finestra della maggiore imprevedibilità. Questo bisogna ricordarlo all'ora della comprensione; per non spaventarci.

"Mi dicesti: "tra le varie comunità incontriamo sempre qualche individuo che è un vero caso finito. Non c'è niente da fare: morirà così. Non lo si sarebbe dovuto lasciar passare."

E poi hai aggiunto: "Noi non dobbiamo darci per vinti; al contrario, dobbiamo continuare ad accettarlo, anche se sappiamo in anticipo che è tutto uno sforzo vano."

Timidamente ti dissi: "Non ho la sicurezza necessaria per dirti che è così, né per dirti che non lo è." Ma ora ti dico questo: "Se così fosse , certe comunità sarebbero state scelte dal Padre per portare una pesante croce. E la croce è luce solo quando la si contempla in Pace. I membri di quella comunità dovranno guardare e interpretare quel fratello come un regalo speciale del Padre e un mistero doloroso della vita. Solo in questo modo si potrà evitare lo scoglio dello scoraggiamento."

"Commentavamo che alcune persone non credono nella fratellanza, perchè i ripetuti insuccessi li hanno scoraggiati. Si sono scoraggiati perchè si sono spazientiti. E si son spazientiti, perchè non sapevano e non accettavano tranquillamente il fatto che tutta la vita, dall'embrione al frutto maturo, procede in maniera evolutiva. Non ci sono salti nella vita. Ci sono passi." (Confrontare la fraternità con il seme che diventa spiga)

La fraternità si può paragonare ad un nuovo  fatto di pietre di segnali che ci sostengono vicendolmente, ognuno al suo posto; per stare insieme c'è stato bisogno di smussare e colpire gli angoli della personalità. "Non è stata una cosa facile. Un muro di cemento e sani si innalza facilmente. E si innalzano rapidamente anche le pareti costruite con pietra squadrate o blocchi di cemento.

Ma per costruire un solido muro con pietre così disuguali, c'è stato bisogno di una paziente fatta di abnegazione e di speranza incrollabile. E nonostante tutto questo se il Signore non fosse stato con noi, non sarebbe servito a niente lo sforzo dei costruttori. Ecco la storia di una fraternità. Coloro che passano davanti alla nostra casa, così saldamente costruita, si allontanano dicendo: "Questa è opera del Signore".