Ascolta Israele

francescoLa cosa più difficile è quella di ascoltare.

Noi siamo così frenetici che la sola idea di ascoltare ci mette angoscia.

Eppure tutto il mondo ci parla dell'amore di Dio.
Siamo come uno  che deve fare un lavoro che non ha mai fatto e che deve ricevere le istruzioni, ascolta le prime due parole e dice: si, si, ho capito, comincia a lavorare e combina un macello, e se ne stupisce pure.

Una delle malattie dello spirito è l'approssimazione.
L'approssimazione è una conseguenza della mancanza di educazione.
La mancanza di educazione nasce sostanzialmente dalla crisi della paternità.
Ma tornando a noi... la radice della disponibilità ad ascoltare è l'umiltà di ammettere che la vita ancora non la conosco e che quindi non posso pretendere di sapere già da che parte andare.

Dio ci parla i  diversi modi:

                - nella creazione.(Il libro della natura)

                - nel cuore umano (Il libro dell'anima)

                - nella storia concreta di tutti i giorni, ci cosparge la vita di segni.(Il libro della vita e della storia)

                - nella Sua Parola. (La Sacra Scrittura)
- nella Chiesa (la comunità di coloro che sono riuniti nel nome di Gesù)
- nel sacerdote fedele al magistero (l'ineludibile conferma di Pietro)

Noi normalmente siamo ciechi a tutte queste cose. Ma soprattutto bistrattiamo la "parola di Dio" nella storia, nella Chiesa e nel sacerdote. Infatti mentre le altre forme di ascolto si possono in qualche modo "piegare" a se medesimi. Queste ultime tre, se vissute trasparentemente, ci spiazzano e ci mettono al muro della realtà. Cosa che chi non ascolta, ovviamente non vuole (nonostante le buonissime intenzioni).

- Non abbiamo tempo di osservare l'amore di Dio che splende nel creato, siamo troppo presi, se per caso ci capita di essere in un posto bello e silenzioso la prima cosa che facciamo e di riempirlo di musica o di rumore. Cerchiamo in tutti i modi di impedire a Dio di parlare e poi ci chiediamo pure perché non si fa sentire. Come uno che sta sempre con le cuffie del Walkman e poi si stupisce che non ha sentito arrivare la macchina che lo ha investito e si arrabbia perché non lo hanno avvertito. E quando si poteva avvertirlo? Così siamo noi quando non ascoltiamo.


  - Per quanto riguarda la storia, noi parliamo sempre in termini di destino e spesso non ci viene neanche in mente che la nostra vita è guidata da Dio e che  nulla gli sfugge di tutto quello che ci succede.


- La Parola di Dio non è un racconto di fatti che riguardano il passato e che possono essere più o meno interessanti, ma lì è scritta la mia vita. Questa parola è per me ora.


Fermatevi e ascoltate, stasera diamo tempo al Signore di manifestarsi nella nostra vita, il Signore è qui che ci vuole parlare se solo gliene diamo la possibilità.

   

Spesso si parla della esperienza cristiana come se fosse qualcosa di arbitrario, come se si volesse attribuire un senso ai fatti della storia, vedendovi la mano della Provvidenza dove invece c'è solo una casualità. C'è una mentalità un pò positivistica ancora da questo punto di vista.

Ma ogni esperienza di Dio, come ogni esperienza in assoluto presuppone un atteggiamento di ascolto. Qui si pensi alla critica di Popper ai positivisti che dicevano che c'è solo il fatto come prima cosa nella realtà.

Il fatto in sé non ha nessun significato per chi non è già dentro di sé in attitudine di attesa e di ascolto. Se Newton avesse studiato lettere antiche ed avesse pensato continuamente solo alle donne, passando sotto l'albero da cui è caduta la mela se la sarebbe mangiata e basta. Quello che ha dato un significato a quel fatto è che lui stava già pensando dentro di sé alla gravitazione e alla possibile soluzione del problema.

Perchè molti scienziati non l'hanno scoperto? Non solo perché non erano intelligenti abbastanza, ma perché non ci pensavano  proprio, pensavano di aver già risolto il problema e quindi non ascoltavano affatto la realtà.

Oppure molti scienziati si oppongono alle nuove scoperte per la ragione molto prosaica che questa scoperta renderebbe inutili i loro lavori precedenti, dovrebbero ammettere di aver perso un sacco di tempo per niente e questo gli dà un enorme fastidio.

Così anche noi non vediamo Dio nei fatti della storia e nella vita, e non ascoltiamo la sua Parola perché pensiamo di avere già la soluzione. Non c'è l'atteggiamento di ascolto! Dio parla continuamente così come le mele cadono continuamente ma questo porta un effetto solo quando cadono su qualcuno che sta ascoltando la realtà.

   

C'è nell'uomo una inguaribile tendenza a rifugiarsi nell'immaginazione e nella propria interiore fantasia. Sembra quasi di vedere quell'uomo "incurvatus in se" che descrive Agostino quando parla del peccato originale. Come se ci fosse una fortissima spinta a rifuggire dalla realtà per nascondersi nei propri sogni. Una forza che ti porta a forzare il reale negli schemi che ti sei costruito e che poi sono regolarmente stretti.


Anche nell'uomo e nella donna di fede è continua la tentazione di impadronirsi di Dio e della Bibbia per usarla in modo da confermare quelle idee che abbiamo raggiunto per altre vie.
A un certo punto si dice: <Ho capito chi è Dio!> ce lo si mette in tasca e si parte per evangelizzare o non so cosa. Tutta la storia della salvezza è la storia di un Dio che è continuamente sorprendente. Ogni volta che si crede di averlo ingabbiato in una definizione o in uno schema lo infrange regolarmente. La presenza elusiva.


L'ascolto non è un problema solo iniziale dell'uomo ma è una cosa che è necessaria continuamente, perchè quasi insensibilmente ci ripieghiamo su noi stessi e sui nostri piccoli fini, assumiamo l'atteggiamento di chi non si aspetta nulla di nuovo e non ascoltiamo più.

L'ascolto è l'unico raccordo possibile con l'oggettività che noi tendiamo sempre a piegare alla nostra soggettiva visione.
Per questo quelli che camminano nella vita spirituale sono quelli che sono disposti ad ascoltare, che fanno questo difficile lavoro di continuo sforzo di apertura verso l'oggettivo, verso la realtà.



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