Segreteria di Stato

Visita del Cardinale di Stato in Iraq: Santa Messa nella Cattedrale caldea di San Giuseppe ad Ankawa

Bollettino Sala Stampa Santa SedePubblichiamo di seguito il testo dell’Omelia che il Segretario di Stato, l’Em.mo Card. Pietro Parolin ha tenuto oggi pomeriggio durante la celebrazione della Santa Messa nella Cattedrale caldea di San Giuseppe di Ankawa, nel corso della sua Visita in Iraq per le celebrazioni natalizie (24-28 dicembre):

Omelia del Segretario di Stato


Testo in lingua italiana

Sua Eccellenza Mons. Bashar Warda
Sua Eccellenza Mons. Basilios Yaldo,
Eccellenze,
Cari Sacerdoti,
Cari Consacrati e Consacrate,
Distinte autorità e Membri del Corpo Diplomatico,
Cari Sorelle e Fratelli in Cristo,

Rivolgo a tutti voi qui presenti il mio saluto più affettuoso, anche a nome del Santo Padre Francesco, che mi ha incaricato di trasmettervi la sua benedizione apostolica, unitamente all'assicurazione della sua vicinanza e al suo ricordo quotidiano nella preghiera.

Al mio arrivo nella città di Erbil, e in particolare qui a Ankawa, ho subito ricordato il virtuoso gesto di accoglienza che avete compiuto, specialmente in questi ultimi anni, nei confronti dei vostri fratelli e sorelle venuti in grande numero da Mosul e dalla piana di Ninive, ma anche da altri posti.

Con incredulità e ancora con un brivido nel cuore ricordiamo le tragiche scene dell’estate 2014, quando tante persone, forzate a fuggire dalle loro case, hanno bussato alle vostre porte, trovandovi ammirevole ospitalità. Ricordiamo le parole del Nostro Signore Gesù Cristo: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me” (Mt 25,40).

All’odio e all’intolleranza si sono opposte la solidarietà e la prossimità di tanta gente qui sul posto e della Chiesa universale, che ha voluto sostenere i cristiani e gli altri iracheni che hanno sofferto con il ricordo nella preghiera, con aiuti concreti e perfino con l’invio dei volontari. Di tutto rendiamo grazie al Signore!

Gli eventi ricordati ci rimandano al passo biblico di Saulo sulla via di Damasco: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?” si sente dire colui che diventerà l’Apostolo delle genti. E quando risponde a questo interrogativo con la domanda: “Chi sei, Signore?”, gli viene risposto “Io sono Gesù, che tu perséguiti!” (At 9,5).

Quando si parla di persecuzione, si parla di un stretto rapporto di identificazione di Gesù con i suoi discepoli. Chi fa il male contro il corpo di Cristo che è la Chiesa, lo fa a Gesù stesso. Tanto il Signore ha voluto unirsi a noi!

A Natale celebriamo questo mistero dell’amore di Dio che ci è venuto incontro fino a diventare uno di noi e ci ha voluto unire intimamente a lui. Questa è la buona notizia che in questi giorni risuona in tutta la Chiesa. “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). E’ venuta nel mondo la luce vera che vince le tenebre e illumina ogni uomo, che vince le tenebre. E quanti la accolgono diventano figli di Dio.

Come diceva il Santo Papa Paolo VI “La venuta di Cristo nel mondo è sorgente di vera e di grande gioia; la felicità, la pienezza di vita, la certezza della verità, la rivelazione della bontà e dell’amore, la speranza che non delude, la salvezza in una parola, a cui l’uomo aspira, è finalmente concessa, è a nostra disposizione; ed ha un nome, un nome solo: Cristo Gesù, Egli è la nostra pace, perché Egli, Egli solo è la via, la verità e la vita” (Messaggio Urbi et Orbi, 25 dicembre 1967).

Che grande mistero di condiscendenza e di tenerezza di Dio nei nostri confronti! Gesù, il Figlio di Dio, Dio lui stesso, è venuto a condividere tutto con noi, tranne il peccato, e ha voluto assumersi anche il nostro limite e la nostra sofferenza. Perciò possiamo sentirlo molto vicino. Non ha eliminato il dolore, ma lo ha trasformato con la forza di un amore più grande, facendolo diventare passaggio verso la pienezza di vita e di felicità.

Oggi celebriamo la Santa Messa nella memoria dei Bambini innocenti uccisi da Erode a Betlemme. Essi sono stati sacrificati per il nome di Gesù anche se ancora non lo conoscevano. Hanno offerto il sangue per Cristo prima ancora di poter parlare. Come dice un Padre della Chiesa: “Omeraviglioso dono della grazia! Quali meriti hanno avuto questi bambini per vincere in questo modo? Non parlano ancora e già confessano Cristo! Non sono ancora capaci di affrontare la lotta perché non muovono ancora le membra, e tuttavia già portano trionfanti la palma della vittoria” (Dai Discorsi di San Quodvultdeus).

Di fronte al mistero della sofferenza e del dolore innocente rimaniamo senza parole. Ma in questo mistero si cela la Buona Notizia della vittoria di Cristo, di un amore che vince ogni male. Contemplando il Figlio di Dio, bambino indifeso, adagiato in una mangiatoia, possiamo trovare una riposta i nostri interrogativi più profondi sull’esistenza del male e della morte.

Cari fratelli e sorelle, il male non ha l’ultima parola nella storia e nella nostra vita; l’ultima parola è quella dell’amore di Dio che trionfa su di esso. Durante la storia ci sono stati numerosi martiri che hanno dato la vita per Gesù. Sono quella moltitudine di cui ci ha parlato il libro dell’Apocalisse, una moltitudine di ogni nazione, tribù, popolo e lingua che stanno davanti al trono di Dio e tengono rami di palma nelle loro mani, simbolo del martirio, e cantano la salvezza Dio.

Il Signore li ha uniti alla croce, ma li ha uniti anche alla sua vittoria e alla vita eterna. Non avranno più fame, ne avranno più sete… perché l’Agnello, che sta in mezzo a loro, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.

Voi siete una Chiesa di martiri. Il sangue dei vostri martiri e la testimonianza di fede di tanti vostri fratelli e sorelle sono un tesoro per la Chiesa e un seme di nuova vitalità.

Alla luce del loro esempio vi invito a continuare a vivere con gioia e gratitudine la vostra fede. Vi invito, come direbbe Papa Francesco, a non lasciarvi rubare la speranza. Vi invito a continuare a manifestare amore verso tutti e perdono, diffondendo il buon profumo di Cristo tra i vostri connazionali (cfr. 2Cor 2,14). Siate artefici di comunione, fuggendo come peste le divisioni, le contese, le rivalità all’interno delle nostre comunità e gareggiando nello stimarvi a vicenda e portando gli uni i pesi degli altri. Così diventerete operatori di riconciliazione e di pace in un mondo frantumato, ricordando che la Chiesa è in Cristo come un sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano (cfr. LG n. 1). Così porterete un contributo fondamentale alla costruzione della società e del Paese insieme agli altri vostri concittadini.

Sono contento che numerose famiglie siano rientrate nei propri villaggi che felicemente sono in via di ricostruzione. Spero che tanti altre possano seguire presto. E’ responsabilità di tutti favorire questo ritorno, assicurando le condizioni adeguate affinché si possa riprendere una vita normale e tranquilla.

Il vero messaggio del Natale è un messaggio di pace e di bene per tutti, un messaggio di amore al prossimo.

In questo tempo benedetto, auguro a voi e all’intero Iraq i doni dell’unità, della riconciliazione e della concordia. Che la nascita di Cristo Salvatore rinnovi i cuori, susciti il desiderio di costruire un futuro più fraterno e solidale e porti a tutti gioia e speranza. Maria nostra madre, madre della Chiesa vi accompagni con la sua tenerezza e vi sostenga nella speranza. Così sia.

Testo in lingua inglese

Your Grace Archbishop Bashar Warda
Your Excellency Bishop Basilios Yaldo,
Your Excellencies,
Dear Priests,
Dear Consecrated Men and Women,
Distinguished Authorities and Members of the Diplomatic Corps,
Dear Brothers and Sisters in Christ,

I greet all of you here present with great affection, also in the name of the Holy Father Pope Francis, who has asked me to bring you his Apostolic Blessing, together with the assurance of his closeness and his daily remembrance in prayer.

Upon my arrival in the city of Erbil, and in particular here in Ankawa, I thought immediately of your great generosity in welcoming, especially in these last years, your brothers and sisters who come in great numbers from Mosul and from the Plain of Nineveh, and from other places as well.

With disbelief and heartbreak, we recall the tragic scenes of the summer of 2014, when so many people, forced to flee from their homes, knocked on your doors and were greeted with admirable hospitality. We remember the words of our Lord Jesus Christ: “Whatsoever you did to one of these, the least of my brothers and sisters, you did to me” (Mt 25:40).

Hatred and intolerance were countered by solidarity and closeness on the part of all those who, both here and in the universal Church, sought to support suffering Christians and other Iraqis by prayer, by concrete assistance and even by the sending of volunteers. For all this, we give thanks to the Lord!

The recollection of these events points to the biblical passage about Saul on his way to Damascus: “Saul, Saul, why do you persecute me?” These were the words heard by the man who was to become the Apostle of the Gentiles. And when Saul responds by asking, “Who are you, Lord?” he is told, “I am Jesus whom you are persecuting!” (Acts 9:5).

Whenever we speak of persecution, we are speaking of the profound identification of Jesus with his disciples. Whoever injures the body of Christ which is the Church, injures Jesus himself. This is the extent to which the Lord wished to be one with us!

At Christmas, we celebrate this mystery of God’s love, which led him even to become one of us in the desire to make us one with himself. This is the Good News that in these days resounds throughout the Church. “The Word became flesh and dwelt among us” (Jn 1:14). The true light that overcomes the darkness has come into our world and it enlightens every man and woman. And all those who receive him become children of God.

In the words of Pope Saint Paul VI, “The coming of Christ into our world is the source of great and true joy, happiness, fullness of life, sure truth, revelation of goodness and love, a hope that does not disappoint. In a word, the salvation to which all men aspire is at last granted us and is within our reach. And it has a name, one name alone: Christ Jesus. He is our peace, for he, he alone, is the way, and the truth and the life” (Urbi et Orbi Message, 25 December 1967).

How mysterious is this condescension and tenderness of God in our regard! Jesus, the Son of God, God himself, came to share all things with us, except sin; he wanted to embrace even our limitations and our suffering. Hence, we can feel his closeness. He has not eliminated pain, but transformed it, by the power of a greater love, and made it a path to the fullness of life and happiness.

Today, in this celebration of Mass, we commemorate the Holy Innocents killed by Herod in Bethlehem. They were sacrificed for the name of Jesus without even knowing that name. They offered their blood for Christ even before they were capable of speech. In the words of one of the Fathers of the Church: “How great a gift of grace is here! To what merits of their own do children owe his kind of victory? They cannot not speak, yet they bear witness to Christ. They cannot use their limbs to engage in battle, yet already they bear off the palm of victory (Saint Quodvultdeus, Serm. 2 de symbolo).

Faced with the mystery of innocent suffering and pain, we are left without words. Yet in this mystery is hidden the Good News of the victory of Christ, of the love that triumphs over every evil. Contemplating the Son of God, a helpless child laid in a manger, we can find an answer to our deepest questions about the existence of evil and of death.

Dear brothers and sisters, evil does not have the last word in history or in our lives. The last word is that of God’s triumphant love. Throughout history, numerous martyrs have given their lives for Jesus. They are the multitude spoken of in the Book of Revelation: a multitude from every nation and tribe, every people and tongue. They stand before the throne of God and hold in their hands the palm branch, the symbol of martyrdom, and they sing of God’s salvation.

The Lord united them to his cross, but he also united them to his victory and eternal life. They will no longer hunger or thirst… for the Lamb in their midst shall be their shepherd and will guide them to springs of living water.

You are a Church of martyrs. The blood of your martyrs and the witness of faith given by so many of your brothers and sisters represent a treasure for the Church and a seed of new vitality.

In light of their example, I encourage you to keep living your faith with joy and gratitude. I urge you, as Pope Francis would say, not to let yourselves be robbed of hope. I ask you to continue showing love and forgiveness to all, spreading the good fragrance of Christ among the people of your nation (cf. 2 Cor 2:14). Be builders of communion, avoiding like the plague divisions, disagreements and rivalries within your communities, and competing with one another in showing mutual esteem and bearing each other’s burdens. In this way, you will become a force of reconciliation and peace in a broken world, a reminder that the Church is, as it were, in Christ, a sacrament, a sign and means of intimate union with God and the unity of all humanity (cf. Lumen Gentium, 1). In this way, together with your fellow citizens, you will make a fundamental contribution to the building up of society and of the nation.

I am happy that many families have already returned to their villages, which are happily in the process of being rebuilt. I hope that many others will follow soon. It is the responsibility of all to support this return, ensuring suitable conditions for the resumption of a normal and tranquil life.

The true message of Christmas is that of peace and goodness for all, a message of love for our neighbour.

In this blessed season, I wish for you, and for all of Iraq, the gifts of unity, reconciliation and concord. May the birth of Christ the Saviour renew hearts, awaken the desire to build a more fraternal and united future, and bring joy and hope to all. May Mary our Mother, the Mother of the Church, accompany you with her tender love and sustain you in hope. Amen.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 27 dicembre 2018