Segreteria di Stato

L’omelia del sostituto della Segreteria di Stato per l’apertura dell’anno giudiziario. Armonizzare giustizia e misericordia

edgar pena parraL’opera «in favore della verità del vincolo sacro del matrimonio» pone «quotidianamente a contatto non solo con le carte», ma con «persone segnate dal fallimento umano e integrale». Perciò richiede attenzione e sensibilità speciali e, soprattutto, la disponibilità a porre la propria attività «unicamente nell’orizzonte divino e nel docile ascolto dello Spirito Santo», il quale aiuterà ad «armonizzare saggiamente giustizia e misericordia nella verità e bellezza del matrimonio cristiano».
Lo ha raccomandato l’arcivescovo Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, durante la messa celebrata nella cappella Paolina del Palazzo apostolico, martedì mattina, 29 gennaio, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del tribunale della Rota romana.
Prendendo spunto dalla liturgia della parola, e in particolare dal passo della lettera agli Ebrei in cui si legge: «Ecco io vengo per fare, o Dio, la tua volontà», il presule nell’omelia ha presentato a tutti il modello di Gesù, «sempre intento a fare la volontà del Padre». Gesù che, bambino, disse a Maria e a Giuseppe: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?», ha condotto tutta la sua esistenza guidato da quel «Io devo».
E anche i cristiani, ha aggiunto l’arcivescovo, sono chiamati a fare della propria vita «una perfetta obbedienza alla volontà del Padre». Questo significa, ha spiegato, «che non dobbiamo conformarci alla mentalità del mondo». E giacché non è facile «vivere e agire in questa prospettiva» — perché il cammino è «irto di difficoltà, di resistenze» e segnato dalla tentazione «di scendere a compromessi» — occorrono continuamente «umiltà e preghiera» per non perdere «l’orizzonte del volere divino».
È questa la base sulla quale il sostituto della Segreteria di Stato ha poggiato le sue indicazioni a quanti prestano servizio presso la Rota romana. «Voi — ha detto — siete operatori del diritto; cioè operate perché si compia attraverso la vostra attività giuridica il mistero della salvezza, cercando di non opporre al piano di Dio il vostro sentire». E il diritto, ha aggiunto, «è vacuo e sterile se non è animato dalla teologia, cioè dalla continua conoscenza di Dio». Perciò, ha continuato il presule interpellando direttamente i presenti, «siete chiamati a porre la funzione giuridica sotto la luce della forza teologica, che ci è donata nel mistero dell’incarnazione. Così concepita l’attività giuridica diventerà sempre più manifestazione di uno sforzo sincero, orientato alla conoscenza del Cristo e alla salvezza delle anime».
Ecco allora il legame con l’espressione biblica «Ecco io vengo per fare, o Dio, la tua volontà»: la consapevolezza e la responsabilità di non sovrapporre alla volontà di Dio il proprio sentire. In ciò accompagnati e sostenuti dall’esempio di Maria, la quale «non ha cercato il proprio interesse, non ha prevalso sul mistero», ma ha sempre «donato generosamente il suo sì». Perciò, ha concluso l’arcivescovo Peña Parra, «quanto più saprete amare e servire il Cristo come lo ha amato e servito sua madre, tanto più il vostro ministero di giudici potrà essere espressione di genuino amore e autentico servizio ai fedeli che si affidano alla giustizia della Chiesa, specialmente gli sposi e le famiglie cristiane».

© Osservatore Romano - 30 gennaio 2019

Udienza al Tribunale della Rota Romana in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, 29.01.2019