Simone di Giovanni, mi ami più di loro?

01-san-Pietrodi Don Oscar Battaglia
con il consenso e l'approvazione dell'autore

Il pescatore di Cafarnao


   Simone di Giovanni (Simon Bar Jona in Mt 16,17), era nato a Betsaida Julia a 3 km a NE di Cafarnao, tra il 2 e il 4 a.C., ma per motivi di lavoro si era trasferito, insieme a suo fratello Andrea, in un centro commerciale più importante , appunto a Cafarnao, allo svincolo della « Via Regia». Qui si era sposato e aveva formato un cooperativa di pesca (Lc 5,7) con altri due fratelli, Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo e di Salome.

   A metterlo a contatto con Gesù fu suo fratello Andrea, che era diventato discepolo di Giovanni Battista. Un giorno, tornando a casa, gli aveva raccontato di essere stato un intero pomeriggio in compagnia di nuovo Maestro e di esserne rimasto affascinato. «Abbiamo trovato il Messia!» gli disse; così convinse Simone ad andare con lui a vedere e lo accompagnò all’incontro. Quando Gesù se lo trovò davanti lo riconobbe subito, come se si fossero conosciuti da vecchia data. uel rude Quel rude pescatore aveva un posto speciale nei piani del Padre celeste, perciò, in base ad essi, gli cambiò subito nome: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa­ - che significa Pietro» (Gv1,42). Gli anticipò così il suo futuro ruolo di sostegno per la fede dei fratelli credenti.02-san-Pietro



Questo era solo un inizio perché la vera chiamata alla sequela avvenne sul lago in due tempi. La prima volta Gesù, “passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui” (Mc1,16-20). Sono due coppie di fratelli intenti al loro lavoro di pescatori. Simone e Andrea stanno uscendo a pescare e hanno appena gettato le reti a strascico davanti al molo. Giacomo e Giovanni, insieme col loro padre Zebedeo, stavano ancora riparando le reti dalle smagliature. Per tutti vale lo stesso invito: «Venite con me, vi farò diventare pescatori di uomini». Il loro padre aveva insegnato loro fin da bambini a 03-san-Pietropescare pesci, Gesù avrebbe insegnato a pescare uomini nel grande mare del mondo. Un vera scuola, quella del vangelo.

La seconda chiamata fu accompagnata da un segno prodigioso alla portata dei pescatori, perciò fu decisiva. Ecco come ce la racconta Luca: “Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennesaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono” (Lc 5,1-11) .

Il miracolo della pesca ha colpito nel vivo quegli uomini che conoscevano le lunghe attese e la scarsa e deludente pescagione di certe loro sortite in mare. L’intera notte precedente non avevano preso niente. Una tale abbondanza di pesci, da riempire addirittura due barche, non si era mai sentita dire, e per di più la pesca era avvenuta in pieno giorno, nel tempo meno adatto e opportuno. Pietro e suoi compagni sono sbalorditi. La riconoscenza e l’ammirazione lo inducono a gettarsi ai piedi di Gesù a chiedere perdono, almeno per i dubbi espressi all’inizio. Quel maestro che aveva utilizzato la sua barca come una cattedra, era veramente il Messia, come gli aveva detto Andrea. Tutti quattro in un solo istante lasciano barca e mestiere e si mettono a seguirlo. Qui comincia la vera avventura di Pietro.

   Da quel giorno Gesù fu ospite in casa di Pietro. Un episodio ce lo fa capire : Il sabato, uscito «dalla sinagoga,Gesù andò nella 05-san-Pietrocasa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva» (Mc 1,29-31 par). Quella casa divenne una specie di quartier generale, dove Gesù compiva miracoli di ogni tipo ogni volta che tornava a Cafarnao (Mc 2,1-12). La barca di Pietro era diventato il pulpito dal quale Gesù ammaestrava le folle sulla riva. Simone divenne sempre più il discepolo preferito da Gesù, quasi sempre in primo piano e protagonista degli episodi più significativi. Negli elenchi degli apostoli egli è sempre collocato al primo posto: « I nomi dei dodici apostoli sono: primo Simone chiamato Pietro» poi tutti gli altri (Mt 10,2; Mc 3,16-18; Lc 6,14). E’ primo nella triade che accompagna Gesù in casa di Giairo per la resurrezione della sua bambina (Lc 8,51); che sale con Cristo sul Tabor e diventa testimone oculare della trasfigurazione (Mt 17,1; 2 Pt 1,16-18); che è chiamato più vicino a sé da Gesù nell’agonia dell’Orto degli Ulivi (Mc 14,33).


Il capo degli apostoli

Tre episodi, raccontati con particolare simpatia da Matteo, mettono Pietro in primo piano nel gruppo dei discepoli: la salvezza sulle acque del Lago di Tiberiade (Mt 14,22-33); il potere delle chiavi conferitogli a Cesarea di Filippo (Mt 16,13-20); il pagamento del tributo del Tempio (Mt 17,24-27). 04-san-Pietro

Il primo evento ebbe luogo sul Lago di Genesaret, dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Visto l’entusiasmo della folla che stava contagiando anche i discepoli, Gesù decise di sciogliere l’assembramento e «costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura.   Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io , non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore , salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede , perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!» (Mt 14,22-33). La gente che aveva mangiato il pane del miracolo voleva proclamare Gesù re, perché riconosceva in ciò che aveva fatto uno dei segni del Messia atteso: la ripetizione del prodigio della manna operato ad Dio nell’esodo dall’Egitto. Gesù stronca questa concezione di sapote politico e rimanda tutti a casa. Costringe gli apostoli a salire in barca e a dirigersi verso Cafarnao, alla riva opposta. Nel mezzo della notte egli scende dal monte e va incontro ai suoi camminando sulle acque. Alla luce incerta della luna, la sua figura appare come quella di un fantasma, e fa gridare di paura quegli omoni come fossero bambini. Dopo la rassicurazione, Pietro chiede a Gesù di poter camminare anche lui sulle onde in tempesta. La prova gli riesce a metà, perché è sopraffatto dalla paura del mare, proprio lui che doveva aver consuetudine con le acque di quel Lago. Gesù deve stendere la mano e afferrarlo prima che affoghi. Per Matteo il fatto è emblematico: Pietro avrà il coraggio di scendere per primo dalla barca del giudaismo e aprire la Chiesa anche ai pagani; ma poi si mostrerà incerto e pauroso del suo stesso gesto, meritando il rimprovero di Paolo (Gal 2,11-14). Dovette allora intervenire lo Spirito di Gesù a risolvere il problema col Concilio di Gerusalemme, dove Pietro rivendicò l’originalità del suo agire (At 15).

06-san-PietroIl secondo racconto descrive il potere del primato (le chiavi) nella Chiesa promesso a Pietro in forma solenne. Ci dovremmo tornare sopra quando esso diventerà esecutivo negli Atti degli Apostoli; intanto ne facciamo una prima lettura: «Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista , altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.   A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo»(Mt 16,13-20).

Gesù ha portato i discepoli fuori dei confini della Galilea per allontanarli dai condizionamenti del loro ambiente ordinario, fuori del chiasso delle folle che lo assediavano. In questo ambiente pagano nessuno lo conosce, può dedicarsi con calma perciò alla loro istruzione. Comincia subito con una domanda fondamentale: «Voi che pensate di me? Chi sono io per voi?». Pietro, primo della classe, risponde per tutti in maniera giusta e precisa. Dopo quello che hanno visto e sentito sono convinti tutti che «Gesù è il Cristo (Messia), il Figlio del Dio vivente». Gesù gli rivela che, in ciò che ha detto, non tutto è farina del suo sacco, perché c’è stato il suggerimento del Padre dal cielo. Non è questa la fede consapevole del momento, il Padre ha anticipato loro quella pasquale divenuta convinzione piena con la Pentecoste

Intanto però loda Pietro che ha saputo intercettare la voce del Padre.uesto è segno QQQ

Questo è segno della sua scelta divina ;«Tu sei Roccia e su questa Roccia io edificherò la mia Chiesa (Comunità) indefettibile. A te darò le chiavi di casa (il Regno dei cieli) e deciderai tu chi far entrare o lasciar fuori in base alle disposizioni di ciascuno». Il Padre ti ha detto chi sono io, io ti dico chi sei tu: il responsabile visibile della mia Chiesa nei secoli futuri. Io sono la Roccia sulla quale poggia la fede dei cristiani, perché sono la Via, la Verità e la Vita; tu ne sarai il segno visibile nel mondo insieme a me, non fuori o senza di me, ma nella fedeltà al mio vangelo. Nella cena pasquale preciserà: «Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31-32).

Il terzo episodio è quello del pagamento della tassa del Tempio, che ogni ebreo era tenuto a versare agli esattori. «Quando furono giunti a Cafarnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa ?». Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?».   Rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi . Ma, per evitare di scandalizzarli , va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te» (Mt 17,23-27). La scena è splendidamente riprodotta in successione da Masaccio tra il 1424 e 1425 nella Cappella Brancacci di S.Maria del Carmine a Firenze. Pietro rivela agli esattori che Gesù ha sempre adempiuto ai suoi obblighi di cittadino ebreo, ma quando rientra a casa Gesù gli fa capire che quella tassa lui non dovrebbe pagarla, perché il Tempio è la casa di suo padre al quale il figli naturale non paga l’affitto. Ma per non dare scandalo e suscitare inutili discussioni, comanda a Pietro di pagare e gli suggerisce anche cosa fare per reperire il denaro necessario: « va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te». Questa associazione tra Gesù e Pietro la dice lunga: Ormai Pietro è come l’alter ego di Cristo, suo rappresentante fiduciario.


07-san-PietroLa fedeltà tradita e recuperata

       Pietro con tutto il so amore e il suo entusiasmo per Gesù è sempre un uomo fallibile, egli porta con sé le sue debolezze e i suoi limiti. Dio non ha scelto gli angeli! Più di una volta, durante la Pasqua, Pietro aveva protestato la sua assoluta fedeltà, mostrandosi pronto a morire con e per Gesù. Nella cena pasquale aveva cercato di rifiutare il gesto umile di Gesù, che volle lavare i piedi ai discepoli (Gv 13,6-9); non poteva permettere che il Maestro si inginocchiasse davanti a lui, eppure aveva bisogno di purificazione e di perdono poco prima del suo tradimento: «Se non ti laverò non sarai più con me» (Gv 13,8). Quel gesto poi accettato gli aveva trasmesso in anticipo il perdono di Gesù, che non gli rimproverò mai la sua debolezza, ma gli dette sempre per scontato il perdono. Il fattaccio avvenne in casa di Caifa, dove Pietro aveva seguito Gesù ormai sotto processo: «Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno , con Gesù». Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto (Mc 14,66-72).
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   Fa tanta tenerezza quest’uomo rude e deciso messo al tappeto da una servetta del Sommo Sacerdote. Lui che aveva protestato tanto coraggio, è vinto da una vile paura e arriva a dire, imprecando, di non conoscere Gesù col quale pur aveva avuto tanta familiarità. Appena si accorge della sua caduta si scatena il dramma nel suo cuore, tanto da farlo piangere disperatamente. E’un pianto salutare che Giuda, duro di cuore, non aveva saputo trovare. Dopo quello sfogo Pietro recupera se stesso e la sua amicizia con Cristo.

   Non ostante il peccato, egli non perde nessuna delle promesse che Gesù gli aveva fatto. A lui appare per primo, singolarmente, la sera di Pasqua (Lc 24,34; 1Cor 15,5), dopo che al mattino era corso per primo al sepolcro (Gv 20,3). Nessuno saprà mai cosa si sono detti in quell’incontro così intimo. Sappiamo però ciò che si sono detti giorni dopo, sulle rive del Lago, dove Gesù aveva rimandati i discepoli a recuperare l’atmosfera delle origini: «Quand’ebbero mangiato, Gesù disse09a-san-Pietro a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone , figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù : «Pasci le mie pecore» (Gv 21,15-19).  

   Tolto il delicato riferimento alla triplice negazione contenuto nella triplice domanda di amore, a Pietro viene conferito definitivamente l’incarico pastorale di custodire e guidare il sacro gregge di Cristo, la sua Chiesa come la indicava Gesù a Cesare di Filippo. Gli atti degli Apostoli ci narreranno l’esercizio di quel primato apostolico conferito a Pietro.


Pietro in azione

     Aprendo gli Atti, si è colpiti subito dalla figura preminente di Pietro che caratterizza i primi quindici capitoli. Qui è nominato quasi 60 volte col suo nome di ufficio «Pietro» e solo 5 volte col nome di originario di «Simone», che viene però introdotto con questa frase: «Simone, soprannominato Pietro»(10,5.18.32; 11,13; 15,14). Egli entra in gioco spontaneamente, dopo aver ricevuto l’investitura ufficiale del risorto. La sua autorevolezza e la sua autorità è data per acquisita. Tutti sapevano che Gesù gli aveva conferito il primato nella Chiesa in maniera chiara e inequivocabile. Esso entrò in funzione non appena Gesù salì 09b-san-Pietrodefinitivamente in cielo: «In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: Fratelli, era necessario che si compisse ciò che fu predetto nella Scrittura riguardo a Giuda, divenuto la guida di coloro che arrestarono Gesù. Egli era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato in mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimonio, insieme a noi della sua resurrezione». Dietro sua proposta tirarono a sorte e fu eletto «Mattia che fu associato ai dodici apostoli» (At 1,15-26).

 09c-san-Pietro      Quei primi centoventi credenti che Gesù aveva lasciato a Gerusalemme insieme a sua Madre Maria (At 1,12-14) sapevano che Gesù, a Cesarea di Filippo in Galilea, aveva assicurato a Pietro : « Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato , ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.   A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt16,17-19). Queste parole spiegano innanzi tutto il significato del soprannome dato a Pietro nel primo incontro, quando «fissando lo sguardo su lui, Gesù gli disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni,sarai chiamato Cefa - che significa Pietro”» (Gv 1,42). Pietro è la personificazione al maschile della parola «Pietra» nel senso di «Roccia», fondamento solido e indistruttibile, perché «le potenze degli inferi non prevarranno su di essa», cioè il male e morte non riusciranno a distruggerla. Pietro è alla base di un grande edificio in costruzione fatto di pietre vive che cresce lungo i secoli fino alla fine del mondo. A Pietro Gesù aveva assicurato: « Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te,perché la tua fede non venga meno; e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31s).

   La chiesa apostolica ricordava ancora il mandato recente rinnovato a Pietro da Cristo risorto pochi giorni prima dell’Ascensione. Egli era apparso ai discepoli sulle rive del lago di Tiberiade, dove questi avevano pescato inutilmente tutta la notte. Sul far del mattino, al comando di Gesù riempirono la rete di 153 grossi pesci. Nello scendere a terra trovarono un fuoco acceso e una tavola imbandita con pane e pesce. “Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli isse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse:« Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore»”(Gv 21,15-17).

   Per questi motivi, Pietro prese responsabilmente la direzione della chiesa apostolica dopo l’ascensione e di Gesù e soprattutto dopo la Pentecoste. Durante la passione era stato vittima del suo carattere impulsivo e rude; le lacrime di pentimento, tanto rare in un tipo come lui, scossero la sua robusta fibra di pescatore, lavarono il suo triplice tradimento dell’amicizia e lo ricondussero in pieno nella stima e nell’intimità di Cristo risorto, che a lui apparve per primo (Lc 24,34; 1 Cor 15,5) per assicurargli il suo perdono e la sua immutata fiducia di amico. Nulla gli fu tolto di quanto gli era stato promesso. Dopo la sua dolora esperienza personale, egli restò «la roccia» e il «pastore» visibile della Chiesa, in prima fila, come appare nel libro degli Atti.

Fu lui, il giorno di Pentecoste, a rappresentare in pubblico tutti gli altri discepoli di Gesù accesi di entusiasmo profetico, perché colmati della forza dello Spirito Santo. Fu lui a invitare tutti a conversione con queste parole: «Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso. Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei vostri peccati e riceverete il dono dello Spirito Santo» (2,14.36.38). La conclusione fu che « coloro che accolsero la sua parola furono battezzati, e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone» (2,41). La Chiesa fra i giudei era partita in grande!

In coppia con l’apostolo Giovanni, Pietro compì il primo miracolo alla Porta Bella del Tempio, rimettendo in piedi uno storpio portato lì a chiedere l’elemosina e dicendo: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina» (3,6). Poi si trascinò dietro lo storpio ormai guarito e si mise a predicare nel Tempio, dove Gesù aveva tante volte insegnato. Pietro e Giovanni furono subito intercettati dalle autorità giudaiche che li arrestarono e, il giorno dopo, li trascinarono davanti al Sinedrio. Era l’occasione buona per annunciare Cristo nel luogo della sua condanna; Pietro non se la fece sfuggire e pronunciò un discorso chiaro e duro: «Visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato ad un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo di Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazzareno che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta dinanzi risanato. Questo Gesù è la pietra che è stata scartata da voi, costruttori,e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato a gli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvi» (4,9-12). I due apostoli furono rimessi in libertà, ma il fatto servì a rinsaldare il vincolo di comunione nella chiesa e a darle maggior coraggio con questa preghiera: «E ora, Signore volgi lo sguardo alle loro minacce a concedi ai tuoi servi di proclamare con tutta franchezza la tua parola,stendendo la tua mano affinché si compiano guarigioni, segni e prodigi» (4,29).

     Furono proprio le guarigioni e i prodigi operati da Pietro e dagli altri apostoli a provocare una seconda persecuzione del Sinedrio. Pietro e Giovanni furono di nuovo messi in prigione, ma durante la notte, all’insaputa di tutti essi furonomiracolosamente liberati. Dovette essere enorme la sorpresa quando, il mattino dopo, la prigione fu trovata vuota. Gli ispettori dichiararono: «Abbiano trovato la prigione scrupolosamente sbarrata e le guardie che stavano davanti alla porta, ma, quando abbiamo aperto, non vi abbiamo trovato nessuno» (5,23).

I due erano da tempo nel Tempio a predicare il Vangelo di Gesù. Fu un brutto scherzo di Dio! Le guardie questa volta li arrestarono con più cautela e li condussero di nuovo davanti al Sinedrio.

Dietro consiglio di Gamaliele, uno dei maestri più influenti, li rimisero in libertà: «Allora essi se ne andarono dal Sinedrio lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi nel nome di Gesù. E ogni giorno, nel Tempio e nella case, non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo» (5,41s)

Dopo qualche tempo, troviamo Pietro in Samaria, dove il vangelo era stato predicato dal diacono Filippo, uno dei sette designati come collaboratori stretti degli apostoli (6,1-6). «La parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede» (6,7). Era ormai tempo di scavalcare le mura delle città santa e Filippo lo aveva capito, perciò provò ad annunciare quella parola in una città della Samaria: «E le folle unanimi prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. E fu grande la gioia in quella città» (8,5-8). Si stava ripetendo l’esperienza della Samaritana raccontata da Giovanni (Gv 4,39-42). Quando la notizia giunse a Gerusalemme, gli apostoli «inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro, perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo» (At 8,14-17).

Nel gesto degli apostoli che impongono le mani ai battezzati samaritani per comunicare loro lo Spirito, si delinea già il sacramento della «confermazione» (la nostra cresima).E’ una prima svolta nella diffusione della nuova religione che veniva superato il confine con i samaritani finora ritenuti esclusi dal popolo d’Israele, considerati per metà pagani.

Lentamente la chiesa si allarga e acquisisce nuovi strumenti: «La chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria:si consolidava e camminava nel timore del Signore e con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero. E avvenne che Pietro, mentre andava a far visita a tutti si recò anche dai fedeli che abitavano a Lidda» (9,31-32). In questo clima di serenità e di crescita, Pietro è protagonista di tre eventi che fecero scalpore: la guarigione di Enea di Lidda paralitico in barella da 8 anni (9,33-35); la resurrezione di Tabita la donna di Giaffa, attiva nelle opere di carità, che era morta dopo breve malattia (9,36-43); la conversione della prima famiglia pagana, quella di Cornelio, il centurione romano di Cesarea (10,1-48).



La porta spalancata sui pagani

Quest’ultimo evento segnò un passo decisivo verso l’apertura della chiesa al mondo pagano. Pietro non c’era preparato e ci volle una visione scioccante dal cielo per convincerlo a recarsi da Giaffa a Cesarea, dopo che Cornelio lo aveva invitato casa sua a parlargli di Gesù (10,1-33). Al suo arrivo Pietro dovette fare questa costatazione:«In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. E’ il Signore di tutti» (10,34-36). Poi iniziò ad annunciare il vangelo e mentre ancora parlava «lo Spirito Santo discese su tutti coloro che ascoltavano la parola. E i fedeli circoncisi che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche ai pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio». Si ripeteva a Cesarea la Pentecoste di Gerusalemme. Gesù utilizzava ora «le chiavi» date a Pietro per aprire la porta della chiesa ai pagani con il Battessimo.

Il Signore aveva preparato questo passo con la conversione di Saulo destinato alla missione fra le genti (9,15). Pietro, andando a Cesarea, si era cautelato prendendo con sé sei cristiani di Giaffa come testimoni (10,23). Luca ci fa capire che questa nuova espansione della chiesa fu pagata cara da Pietro; egli riferisce due fatti in proposito: la contestazione dei giudeo cristiani di Gerusalemme (11,1-18)e la persecuzione giudaica di Erode Agrippa I contro i credenti in Giudea (12,1-23). La contestazione degli altri apostoli e degli anziani conteneva due capi di accusa: «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme a loro»; hai battezzato i pagani senza imporre loro la circoncisione e le tradizioni giudaiche. Fu facile per Pietro rispondere alle accuse raccontando con ordine come erano andate le cose: a Cesarea ce lo aveva mandato Dio con una visione: «Lo Spirito mi disse di andare senza esitazione. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo nella casa dell’uomo.Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi. E chi ero io per porre impedimento a Dio?» (11,12-17).

Più difficile fu affrontare la nuova persecuzione scatenata dal re Agrippa nel 42; questi «fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ciò era gradito ai Giudei fece arrestare anche Pietro» (12,2-3).

Ma il re non aveva fatto i conti con la potente preghiera dei cristiani, che ottenne da Dio la liberazione miracolosa di Pietro proprio alla vigilia della sua esecuzione fissata per dopo Pasqua. Un angelo sfolgorante venne nottetempo accanto a Pietro;lo condusse fuori del carcere passando inosservato attraverso due posti di guardia. Solo allora Pietro si rese conto pienamente di ciò che gli era accaduto ed esclamò: «Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che e il popolo dei Giudei si attendeva» (12,11).Si diresse allora vero la casa di Maria, madre di Giovanni detto Marco, dove i cristiani si radunavano, per raccontare ciò che era accaduto e per annunciare la sua partenza dalla città (12,12-17). Luca lega due conseguenze importanti a questi eventi: La fondazione della Chiesa di Antiochia, prima comunità mista composta di giudei e pagani (11,19-30), e il primo viaggio missionario di Barnaba e Paolo fuori dell’allora provincia di Siria (13,1-14,28).



l Concilio di Gerusalemme

Tutto questo suscitava preoccupazioni, resistenze e discussioni, ma tutto si ricomponeva nella carità e nella verità come accadde nel Concilio di Gerusalemme del 49, il primo concilio della chiesa. Dopo il primo viaggio missionario di Paolo e Barnaba, la comunità, che fino a qual momento era costituita in maggioranza da credenti venuti dal giudaismo, si trovò in minoranza per l’ingresso massiccio dei credenti venuti dal paganesimo. Si pose allora il problema del rapporto tra i due gruppi di circoncisi e di incirconcisi.

I primi sostenevano che i pagani, prima di essere battezzati, dovevano farsi giudei mediante la circoncisione e l’adozione delle tradizioni ebraiche. Dicevano: Gesù era ebreo, gli apostoli e i primi credenti erano tutti circoncisi; accettare i pagani senza condizioni nella chiesa, con il solo battesimo, era un venir meno alla tradizione che considerava la comunità cristiana estensione di quella giudaica.

Si trattava di chiarire il rapporto tra ebraismo e cristianesimo. La discussione si accese in modo vivace e virulento. Perciò fu deciso di dirimere la controversia convocando un Concilio a Gerusalemme al quale avrebbero partecipato gli apostoli, gli anziani e una delegazione della chiesa di Antiochia con Paolo e Barnaba.

La discussione fu molto accesa perché il problema era sentito in modo acuto dai giudeo-cristiani.La decisione definitiva venne da due interventi risolutivi: quello di Pietro e quello di Giacomo.

Pietro ricordò a tutti la sua esperienza di Cesarea quando, circa 15 anni prima aveva battezzato l’intera famiglia di Cornelio che era pagana e ne trasse le conseguenze: «Fratelli, voi sapete che già da molto tempoDio in mezzo a voi ha scelto che per bocca mia le nazioni ascoltino la parola del vangelo e vengano alla fede.

E Dio, che conosce i cuori, ha dato testimonianza in loro favoreconcedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; e non ha fatto nessuna discriminazione tra noi e loro, purificandone i loro cuori con la fede. Or dunque, perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i n09d-san-Pietroostri padri, né noi siamo stati in grado di portare? Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati così come loro» (15,7-11). Tutti tacquero e stettero ad ascoltare la più recente esperienza di Paolo e di Barnaba. Pietro con la sua autorevolezza aveva messo tutti a tacere, aveva così risolto il problema .

Alla fine intervenne ancheGiacomo, leader di coloro che erano attaccati tenacemente alle tradizioni giudaiche. Egli dette ragione a Pietro e avvalorò la sue conclusioni col riferimento ai profeti che avevano previsto l’ingresso libero dei pagani nel popolo di Dio, e concluse: «Per questo io ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio» (15,13-19). Propose solo alcune regole pratiche di comportamento per favorire la comunione nelle comunità miste composte di giudei e pagani convertiti. Fu anche redatto un documento ufficiale sotto forma di lettera da indirizzare a tutte le chiese presenti e future. Questa è l’affermazione centrale: «Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiochia, di Siria e di Cilicia che provengono dai pagani, salute! Abbiamo saputo che alcuni da parte nostra, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con i loro discorsi che hanno sconvolto i vostri animi. Ci è parso bene perciò, tutti d'accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voiinsieme ai nostri carissimi Barnaba e Paolo, uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch'essi, a voce, queste stesse cose.E’ parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia. Farete cosa buona perciò a guardarvi da queste cose. State bene» (15,23-29).
 

     Dopo questo evento decisivo per il futuro della chiesa di Cristo, Pietro scompare dal Libro degli Atti. I documenti apostolici tacciono. Subentra una tradizione lacunosa e parziale che ci da solo alcune parziali notizie.

Il primo storico della Chiesa, Eusebio vescovo di Cesarea di Palestina, vissuto ai tempi dell’imperatore Costantino (+340), ci da alcune notizie riferite da Clemente di Alessandria (+ 215) prima di lui. Possiamo così risalire alla fine del II secolo. Egli racconta quanto segue:

   «Pietro, Giacomo e Giovanni, dopo l’ascensione del Salvatore, pur essendo i prediletti, non pretesero per sé alcun onore, ma scelsero quale vescovo di Gerusalemme Giacomo il Giusto» (SE 2,3).

   «Pietro intraprese un lunghissimo viaggio oltre il mare, andandosene dall’oriente in occidente, perché pensava che soltanto là sarebbe stato possibile vivere come gli piaceva. Arrivò quindi nella città di Roma, con l’aiuto efficace della potenza che vi stava in agguato compì tali imprese, in breve tempo, che i cittadini l’onorarono come un dio erigendogli una statua.

     Ma il successo non durò a lungo: Subito dopo, all’inizio del principato di Claudio, la Provvidenza universale, nella sua bontà e misericordia verso gli uomini, prese per mano Pietro, potente e grande, primo fra tutti gli apostoli per le sue virtù, e lo condusse come un nobile condottiero; dall’oriente egli portò agli uomini dell’occidente la merce preziosa della luce spirituale, annunciando il messaggio del Regno dei cieli.

Rifulse a tal punto la luce della pietà tra quanti ascoltavano Pietro, che non bastò loro di averlo udito una sola volta, né di aver ricevuto oralmente l’insegnamento del messaggio divino, ma con ogni sorta di preghiere supplicarono Marco, di cui ci è giunto il Vangelo, e che era seguace di Pietro, di lasciare una relazione scritta dell’insegnamento loro trasmesso oralmente, e insistettero finché non la compose. Si dice che Pietro venne a conoscenza del fatto per rivelazione dello Spirito e rallegratosi del loro zelo convalidò il testo per la lettura delle Chiese (SE 2, 14-15.

09e-san-Pietro   Pietro morì martire a Roma durante la crudele persecuzione di Nerone (64-68). Sempre Eusebio lo racconta in maniera sintetica così: «Narrano che durante il regno di Nerone Paolo fu decapitato proprio a Roma e Pietro fu crocifisso. Che entrambi subirono il martirio nello stesso tempo è attestato da Dionigi, vescovo di Corinto che così scrisse ai Romani: “Voi avete fuso le piantagioni di Roma e di Corinto, fatte da Pietro e da Paolo, che insegnarono insieme nella nostra Corinto e noi ne siamo i frutti. Dopo aver insegnati insieme anche in Italia, subirono il martirio nello stesso tempo» (SE 2,25).

     Circolano anche altre tradizioni difficilmente controllabili, come quella della crocifissione capovolta richiesta esplicitamente da Pietro che volle tenere il capo dove Gesù teneva i piedi in segno di umiltà. Quanta strada da Cafarnao a Roma, da uomo pauroso e incerto a martire!