giovanni-xxiii-giovannipaolo-iiIl 30 settembre ci sarà il Concistoro ordinario per la canonizzazione dei beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Ne dà notizia una nota della Sala stampa vaticana, che comunica che al Concistoro prenderanno parte i cardinali residenti e presenti nella capitale.

di Pietro Messa

André Vauchez nel suo magistrale libro Francesco d’Assisi, dopo aver trattato del profilo biografico nella prima parte, inizia la seconda dedicata alla memoria narrando la morte dell’Assisiate[1]. Questo a desta meraviglia perché ci si aspetta che il racconto della morte sia l’ultimo tratto della biografia. Tuttavia tale scelta riconosce un fatto tanto semplice quanto dimenticato, ossia che la morte è vissuta dal protagonista, ma narrata da altri, e quindi essa stessa è parte già del ricordo, ossia del racconto della storia.

Questa narrazione degli eventi, detta anche costruzione della memoria o mnemostoria, interessa in particolar modo coloro di cui si riconosce un ruolo rilevante nelle vicende del tempo e tra essi non mancano i pontefici. Naturalmente quelli che sono vissuti più a stretto contatto con i protagonisti del racconto sono considerati testimoni più veritieri e ai loro ricordi è dato maggior peso. Quindi non meraviglia che i segretari personali dei pontefici o chi ha avuto una grande intimità con un determinato papa si sia sentito come in dovere di tramettere la sua testimonianza. Si può dire che ne è nato una specie di genere letterario delle memorie, e più precisamente di quelle dei segretari personali dei papi nel momento del decesso del pontefice[2], a cui possono essere affiancate quelle del cardinale Rafael Merry del Val per Pio X[3] e di suor Pascalina Lehnert per Pio XII[4].

In tali narrazioni della vita dei papi si possono constatare delle similitudini – quasi vere e proprie costanti – come ad esempio la loro disponibilità senza limiti alla carità, a ricevere tutti, al lavoro indefesso, ecc. Inoltre ciascuna delle opere vuole rispondere a obbiezioni mosse a quel determinato pontificato: ecco suor Pascalina a evidenziare l’opera indefessa di Pio XII in difesa di ebrei e perseguitati dai nazisti o anche la sua benevolenza verso il mondo operaio. Oppure Carlo Confalonieri la spiritualità di Pio XI, una spiritualità in un certo senso “atipica” nella sua attività e pragmatica; dai testi di Capovilla sembra di percepire che l’idea della convocazione di un concilio fu una ispirazione propria di Giovanni XXIII, mentre si sa da altre fonti che idee a suo riguardo furono presenti anche precedentemente.

Quindi per la comprensione delle vicende di ciascun pontefice è importante una serie di confronti e verifiche incrociate; per un fruttuoso utilizzo di ciascun testo sarà importante, in un metodo di storia comparata, considerare come i segretari personali dei pontefici si sono comportati nella diffusione delle loro memorie. Diverso, ad esempio, è il modo discreto con cui ha svolto questo ruolo Pasquale Macchi nei confronti di Paolo VI dal maggior peso assunto invece da Loris Capovilla nei confronti di Giovanni XXIII[5], tanto da continuare a essere ritenuto come l’interprete del “vero papa Giovanni” anche a motivo dell’aver anche custodito e diffuso importanti fonti soprattutto scritti autografi.

Non secondaria è anche la posizione di un determinato segretario nel momento in cui scrive: certamente il fatto che a trasmettere i ricordi di Giovanni Paolo II non è semplicemente don Stanislao, ma il cardinal Stanilaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, avrà come conseguenza un peso certamente maggiore. Proprio con costui il vaticanista Svidercoschi – ex vicedirettore de L’Osservatore Romano e da quasi cinquant’anni attento cronista dei fatti del mondo vaticano e religioso – intesse una conversazione che confluirà nel libro Una vita con Karol[6], un teso divulgativo, tuttavia importante sia per alcuni particolari inerenti il pontificato di Giovanni Paolo II, sia per comprendere in che modo si sta leggendo tale pontificato, ossia quale chiave ermeneutica è impiegata. Nel libro-conversazione certamente il tono è elogiativo nei confronti di Givanni Paolo II, tuttavia don Stanislao non nasconde i momenti di sconforto vissuti dal papa come la problematica visita in Nicaragua con le manifestazioni di contestazione sandiniste oppure il dolore per l’assoluta impermeabilità della Cina a qualsiasi tipo di contatto[7].

Nel testo, inoltre, don Stanislao, è attento anche a smentire dicerie inconsistenti, come quella inerente la predizione che padre Pio avrebbe fatto a Wojtyla durante una confessione della nomina pontificia[8]. A volte tali smentite sono categoriche e certamente si dovrà cercare di coglierne le diverse sfumature, come quella del giudizio di Ratzinger sull’evento Assisi 1986: «E, per questo, c’è da dire grazie a Benedetto XVI, che invece lo aveva capito, gli era sempre stato vicino. E, già che ci sono, vorrei smentire ciò che qualcuno ha detto e continua a dire, ovvero che il cardinale Ratzinger, su Assisi, fosse contrario. Non è vero! È falso!»[9]. Certamente tale affermazione andrà letta e considerata assieme a quanto ha scritto Ratzinger nel 2005[10] per valutarne le diverse letture.

Similmente avrà bisogno di essere approfondita, a proposito dell’incontro con i giovani mussulmani a Casablanca nel 1985, l’affermazione secondo cui «era straordinario come quei giovani applaudissero nei momenti giusti. Non potevano certo conoscere il testo del discorso, né essere stati preparati. Così, alla fine, dovemmo convincerci che erano solo attenti, interessati a ciò che diceva loro il Santo Padre»[11]. Da verificare quanto sia dipeso anche dal fatto – trasmesso da notizie provenienti da altre testimonianze – che tutto era “ben organizzato” tra quei giovani, “reclutati” per partecipare all’incontro dalle autorità governative locali.

Sempre riguardo ad Assisi importante l’affermazione secondo cui «il Papa aveva verificato come l’impegno per la pace fosse stato monopolizzato da certi movimenti, da certe forze politiche, con il risultato di ideologizzarlo e, per ciò stesso, di farne elemento di contrasto, di divisione»[12]; inoltre il Papa sempre più si era convinto che «la dimensione religiosa, relegata ai margini della società, avrebbe potuto nuovamente assumere un ruolo importante, mano a mano che fossero venuti alla superficie i guasti provocati dall’ateismo, dal materialismo»[13]. Tutto ciò conferma il valore non solo religioso ma anche in un certo qual senso politico di Assisi 1986 e proprio a motivo dell’affermazione dello stesso Papa che voleva tale incontro solo con fini spirituali – pellegrinaggio, preghiera e digiuno per la pace – e non politici[14].

Alcune affermazioni dovranno essere lette anche tenendo conto di ciò che accadde nel momento della elezione del successore, Benedetto XVI. Ad esempio le affermazioni che motivano, ed in un certo senso difendono, le innumerevoli beatificazioni e canonizzazioni fatte da Giovanni Paolo II[15] dovranno essere confrontate con la immediata decisione di Benedetto XVI di tornare alla prassi secondo cui le beatificazioni sono fatte nelle Cchiese locali, mentre solo le canonizzazioni sono presiedute dal Papa. Similmente quanto scritto a proposito dei movimenti[16] a riguardo dei quali basti pensare alle decisioni prese da Benedetto XVI a proposito del cammino neocatecumenale o del fondatore dei Legionari di Cristo.

Un libro questo di don Stanislao che – anche se si presenta come una conversazione – va letto tenendo conto del genere letterario, ossia quello del libro-intervista in cui la parte dell’intervistatore non è indifferente, sapendo quanto la domanda o anche le più semplici constatazioni introduttive condizionano la risposta o ciò che segue. Passando il tempo si vedrà in quale modo si comporterà don Stanislao, ma dalle avvisaglie dei primi anni c’è da presumere che sarà abbastanza visibile; ciò a motivo sia del lungo periodo in cui è stato segretario di Karol Wojtyla/Giovanni Paolo II – quasi quaranta anni – che per il fatto che è fin dagli inizi non solo arcivescovo della medesima sede che fu di Wojtyla, ma persino cardinale. Quindi nella osservazione e analisi del modo con cui è trasmesso il ricordo di Giovanni Paolo II un’attenzione particolare dovrà essere certamente riservata a Stanilaw Dziwisz che trasmetterà i ricordi di don Stanislao, ma oramai come cardinale di Cracovia.

Nel momento che la santità di un determinato pontefice – sempre opera dello Spirito Santo – è riconosciuta canonicamente, ossia vi è la canonizzazione, sembra che ormai il tragitto terminato. In realtà lungo il tempo quel modello di santità sarà letto in modi diversi, anche quando si tratta di studi che vogliono essere storici e dare solo un giudizio descrittivo della realtà; sempre è implicata la questione dell’interpretazione delle fonti, ossia l’ermeneutica. In questo un ruolo non indifferente ha appunto l’opera svolta dai segretari personali, a volte di semplice custodia, altre di diffusione, altre ancora d’interpretazione di un intero pontificato se non addirittura di una stagione della Chiesa. Per questo che lo studio della loro vita e pensiero è un tassello importante per comprendere la santità di un papa, quali ad esempio Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.



Pietro Messa, ofm

Pontificia università Antonianum







A. Vauchez, Saint François d’Assise. Entre histoire et mémoire, Parigi 2009 ; trad. Italiana, Francesco d’Assisi. Tra storia e memoria, Torino 2010.

Cfr. ad esempio C. Confalonieri, Pio XI visto da vicino, Torino 1993; P. Macchi, Paolo VI nella sua parola, Brescia 2001; P. Macchi, Paolo VI e la tragedia di Moro: 55 giorni di ansie, tentativi, speranze e assurda crudeltà, prefazione del cardinale Agostino Casaroli, Milano 1998; L. F. Capovilla - M. Roncalli, Giovanni XXIII nel ricordo del segretario Loris Capovilla, intervista di M. Roncalli, Torino, 1995.

Card. Rafael Merry del Val, San Pio X. Un santo che ho conosciuto da vicino, Verona 2012.

Pascalina Lehnert, Pio XII. Il privilegio di servirlo, Milano 1984; traduzione dal tedesco di Ead., Ich durfte Ihm Dienen: Erinnerungen an Papst Pius XII, Würzburg 1982.

Nonostante l’importanza del ruolo assunto da Capovilla nella costruzione della memoria di Giovanni XXIII, tale fatto non è segnalato da E. Galavotti, Processo a Papa Giovanni. La causa di canonizzazione di A.G. Roncalli (1965-2000). Bologna 2005.

S. Dziwisz, Una vita con Karol. Conversazione con G. F. Svidercoschi, Città del Vaticano - Milano 2007.

S. Dziwisz, Una vita con Karol, p. 173-174.

S. Dziwisz, Una vita con Karol, p. 156.

S. Dziwisz, Una vita con Karol, p. 185.

J. Ratzinger, Fede, Verità, Tolleranza. Il cristianesimo e le religioni, Cantagalli, Siena 20052, p.110-114

S. Dziwisz, Una vita con Karol, p. 208.

S. Dziwisz, Una vita con Karol, p. 183.

S. Dziwisz, Una vita con Karol, p. 183.

Cf. P. Messa, Hans Urs von Balthasar e lo "spirito di Assisi" in Communio. Rivista Internazionale di Teologia e Cultura 203-204 (settembre-dicembre 2005), pp. 207-219

S. Dziwisz, Una vita con Karol, p. 156-157.

S. Dziwisz, Una vita con Karol, p. 150-152.



Share this post

Submit to FacebookSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn


"L'articolo e le immagini sono state prese dal web al solo scopo di condividere il buono ed il bello, per il Vangelo, su questo sito, senza scopo di lucro. Nel caso di violazione del copyright, siate gentili, cortesemente, contattateci ed il materiale sara' subito rimosso. Grazie."

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.