La Gelosia, riflessione biblica ed indicazioni pastorali

caino_e_abele.jpgGelosia ed "umanesimo cristiano"

Cosa è la Gelosia


Davanti al fenomeno della Gelosia si snoda un grosso filone letterario che trova le sue fondamenta sia in un deposito cultural-istintuale sia in un filone narrativo basato sull'amor cortese.
Di certo la Gelosia è sia un fenomeno incontrollabile relegato alla sfera inconscia dell'individuo sia a comportamenti e abitudini reiterati non corrette durante il proprio cammino di crescita.
Dal punto di vista dell'antropologia culturale e della sociologia potremmo dire che esso appartiene al bisogno sociologico di formare stabilità in un nucleo relazionale, sia esso di amore che di amicizia, oppure legato a questioni esistenziali probanti (lavoro, territorio, proprietà, ecc.)

La necessità della stabilità nei rapporti affettivo-relazionali si pone come fondamento psico-sociale sia nell'ambito delle relazioni familiari, sia in quelli di carattere amicale, sia in quelle di carattere social-economico.

Pertanto il bisogno di difendere tale stabilità fa scaturire un "sentimento", una pulsione, che garantisce la difesa di tale stabilità.

Il problema incomincia a sorgere qualora l'uomo si rende conto che ogni pulsione, di per sé quasi sempre neutra, ha bisogno di essere "amministrata" nell'ottica di un valore, cioè di "un bene per".

L'amministrazione di questa pulsione non sempre riesce in maniera costruttiva ma spesso opera una dinamica distruttiva sia per coloro che la vivono sia per coloro che ne sono "oggetto".

Dietro i bisogni fondamentali di "Identità e di Affettività" (vedi Dal Super-Io all’ABBA’, dalla tirannia al Padre. ) la Gelosia si manifesta in un io ferito ed immaturo che vive nell'esasperazione veemente il sentimento di "angoscia abbandonica" scaturente dai primi anni dell'infanzia e alla struttura educativa genitoriale.

Se il soggetto ha già una struttura orientata a questa "ferita abbandonica" non è però detto che ne sia così determinato se sperimenta, nel clima familiare, una presenza gratuita e formativa dai propri genitori.

Dal punto di vista dell'antropologia cristiana questo rimane ancor più vero poiché il soggetto vive e nasce con una struttura ferita dove la grazia e la collaborazione attiva alla Sua azione può ristrutturare e correggere sia ferite strutturali, che ferite educativo genitoriali.

Di per certo una diffusa letteratura che ha valorizzato e "glorificato" questa pulsione, come per esempio quella diffusa dell'amor cortese (vedi La truffa diffusa dell'amor cortese), ha non poco contribuito ad esasperare e a colorare di positivo ciò che invece è realmente distruttivo sia per il soggetto "geloso" sia per chi ne subisce la sua influenza.

La confusione, sia letteraria che dei valori, in merito alla Gelosia ha portato a confondere questa con il "senso di Appartenenza" che invece, rifacendosi anche ad una matrice antropologico culturale, è sana ed è sempre costruttiva e mai distruttiva ai fini dei rapporti sociali.

La Gelosia nella Bibbia vista dall'ottica di Dio va vista in tal senso.

Se Dio è geloso non lo è nel senso distruttivo ed infantile che ha questo termine, bensì nel senso di Appartenenza relazionale con l'uomo. In una battuta potremmo dire che la Gelosia è una patologia che lega, mentre l'Appartenenza è un sentimento-azione che libera.

La dove la Gelosia incatena l'Appartenenza rende responsabili.

La dove la Gelosia non è mai sazia e tende a fagocitare l'ambiente, l'Appartenenza rispetta l'etimologia della parola Gelosia (zelous) avendo una cura appassionata e rispettosa per il reale.

La dove la Gelosia è incatenata e crea dipendenza, l'Appartenenza crea desatellizzazione, autonomia e comunione nelle relazioni.

La dove la Gelosia bestemmia e degrada se stessi, le nostre relazioni e la persona amata, l'Appartenenza valorizza il sé e le sue relazioni.

E' mio personale parere che ognuno deve fare i conti con la propria immaturità affettiva ma, nei diversi gradi, ogni geloso può, con l'aiuto della grazia e la collaborazione attiva a questa, crescere, ordinar-si e maturare un senso di appartenenza.

Tale cambiamento, che è una vera e propria conversione, non avviene magicamente... nulla nel cristianesimo è magico e comporta accoglienza e lotta nella Grazia... ma è possibile!

Una persona gelosa può guarire e trasformarsi da geloso in responsabile verso sé e il proprio mondo relazionale.

In fin dei conti il geloso ha il "sé" come punto di partenza e di orizzonte.

Il senso di appartenenza ha il "noi" come punto fondante il "sé" e come orizzonte di comunione.

Dio è "comunione", cioè unità amorosa nella distinzione delle tre persone.

Questa comunione di Dio non è chiusa in se stessa ma, efficace nella grazia, permette all'uomo di guarire dai suoi solipsismi narcisistici e comprendere che il suo "sé", il suo "io" è frutto dell'Amore e della comunione e che il noi nella distinzione del "sé" ma nella comunione radicale con un altro "sé", appunto un "tu", è il suo orizzonte di maturazione.


I fondamenti della Gelosia

La Gelosia trova le sue fondamenta in una persona che non si piace e non si stima e spessissimo in una persona non desatellizzata (vedi Amore di sé e accettazione di sé). Si mendica con la violenza ciò che non si ottiene naturalmente.

In qualche maniera si estende quella fonte dei bisogni primari tipici nel neonato di cura, affetto e di centralità della propria esistenza.

Però mentre nel neonato questi passaggi sono necessari per una strutturazione dell'io, nel geloso si sono come cristallizzati e sono virulenti quando meno ce li si aspetta.

Il Geloso è insicuro e diffonde insicurezza, spesso unisce a tale sentimento anche una condizione ansiogena.

Anche una persona che sembra apparentemente equilibrata, in determinate situazioni che colpiscono la delicata sfera delle profondità affettive, può manifestarsi come un "geloso".

Queste situazioni di "prova" sono importanti, talvolta necessarie, per rivelare, scoprire, la persona nella sua struttura base:

qui comincia, se lo si vuole, il cammino di guarigione;

qui può operare la Grazia di Dio e la presenza accogliente e ferma allo stesso tempo della Chiesa.

Anche gli apostoli nella loro relazione con Gesù manifestano questi sentimenti feriti (Lc. 9,46ss) e Gesù con accoglienza e con fermezza pian piano li orienta a superare se stessi.

In fin dei conti il Geloso, spesso, non vuole crescere, vuole solo manifestare il suo bisogno di possesso confondendolo con l'amore. Questa visione tipica dell'amore cortese, confonde la Gelosia con l'Amore.. in tale visione non si vuole il bene dell'altro ma fagocitarlo, possederlo, per garantire a se stessi il proprio valore.

Spesso i soggetti gelosi si incontrano e confondono un sentimento autentico di donazione reciproca con un sentimento velato e latente di gelosia auto-illudendosi che questo sia amore.

A volte vivono tutta una vita così non maturando mai (strutturando quella che si dice una coppia a vita-relazionale-chiusa).. e poiché hanno incontrato un soggetto che vive la stessa patologia rimangono ancor più fermamente cristallizzati in questa povertà ed in questa illusione.

Per tali motivi, pur manifestandosi in maniera diversa, la Gelosia non è propria solo di un sesso ma è presente in ugual misura in entrambi i sessi.

Anche nella vita pastorale la Gelosia non smette di "mietere" vittime..

Come ogni contesto sociale, sia esso politico, lavorativo, collaborativo, anche la vita delle nostre comunità non è immune da questa patologia.

E come in ogni contesto sociale essa colpisce tutti impiegati e dirigenti, tesserati e leader politici, laici e clero.

Il geloso spesso non è disponibile al servizio ma, se lo è (anche se non appare) usa gli altri e le situazioni; usa anche Dio.

D'altronde non è capace di gesti di gratuità perché tutto gira, in fondo, sul suo tornaconto affettivo e sulla stabilità della sua nevrosi.

Per questo facilmente tiene il "muso" e si nutre dell'altrui senso di colpa. In genere è un lamentoso per professione.

Non ama invece promuovere la responsabilità sulla colpa proprio perché è incapace di maturare responsabilità verso se medesimo. Spesso matura un sentimento distruttivo parallelo di invidia.

Il non piacer-si non lo fa riuscire sull'essere se stesso e pertanto legge la riuscita degli altri non come un dono partecipativo ma come una sconfitta di sé. In questa dinamica il geloso è "intriso" del cancro della superbia.

Quante comunità sono ferite da questa piaga!

La gelosia, in fin dei conti camminando sulla linea dell'invidia, bestemmiando la persona, non fa altro che compiere quell'opera satanica di divisione che il maligno, invidioso fin dal principio, geloso di Dio e dell'uomo fin dall'inizio, ha compiuto e continua a compiere in forma sottile e untuosa.

Il Geloso in fin dei conti è un narcisista che fa ruotare tutto attorno a sé e ai suoi fantasmi, tende ad essere falso, untuoso, manipolatorio, mormoratore, incapace di gratuità e di collaborazione.


Gelosia e invidia

Sebbene la Gelosia si distingua per natura dall'invidia essa però porta la stessa matrice ferita.

La Gelosia non sopporta la separazione dall'altro; l'invidia non sopporta l'essere dell'altro.

Tale distinzione pur necessaria logicamente è in realtà puramente discorsiva poiché sia l'Invidia che la Gelosia nascono (psicologicamente) da una poca stima di sé e da un residuo infantile della vita affettiva, pertanto spesso si uniscono in maniera tale che è difficile dire dove finisce l'una ed inizia l'altra!

Entrambe nascono però dalla stessa nevrosi affettiva e di identità. (vedi Impegno e affetto).

Spesso dietro entrambe c'è un chiara confusione vocazionale; vocazione al sé e vocazione specifica; a volte si colora anche di vocazione profetica e di devozione.. ma è una colorazione puramente fittizia perchè non è generata da un dono e una chiamata ma da una ferita interiore costantemente auto-alimentata.



La protezione necessaria

Per amore di sé e dell'altro è necessario proteggersi dal Geloso con amore e con fermezza.

Questo si può fare solo se si ha fatto i conti con la propria immaturità e il proprio grado di Gelosia.

Di solito alcuni criteri personali sono la LA DIREZIONE SPIRITUALE, la Desatellizzazione, il conoscersi, la relazione libera e liberante con gli altri, l'evitare la spiritualizzazione (qui si potrebbero citare vari esempi di impegno per la riuscita di sé e non per il servizio.. i musi.. sminuire l'altro.. uccidere con la mormorazione..)

Se si è fatto un buon cammino sulle proprie ferite si può aiutare l'altro innanzitutto con la presenza empatica e poi qualora ne si ha la possibilità con atteggiamento specialistico.

Tutti siamo in cammino e tutti abbiamo bisogno a questo livello di guarigione.

"Divenire indipendenti non significa fare a meno degli altri, ma saper fare a meno del bisogno degli altri" suggerisce Valerio Albisetti.

Se rimani dipendente da qualcuno generi Gelosia in te e in lui/lei. Devi insegnare a te stesso e al partner geloso a trattarti come vorresti essere trattato; guadagnare giustamente i tuoi spazi.

Parla con ognuna delle persone verso le quali ti senti dipendente.

Di' loro che d'ora in avanti deciderai autonomamente, pur nel rispetto della situazione.

Se puoi, smetti di frequentare le persone da cui dipendi.

Insisti sulla tua indipendenza economica, senza timore.

Accetta pure il compromesso, ma mai se ciò ti fa perdere la tua indipendenza.

Spiega pure verbalmente perché fai una cosa, soprattutto quando ti senti in obbligo di farla.

Deciditi anche a dire di no; saper dire di no talvolta è il gesto di amore più grande.. è un profondo sì alla vita, al rispetto, all'altro e a se stessi. "Se il tuo partner desidera andare in un posto diverso da quello scelto da te, permettiglielo. Ricordati che si può sempre cambiare. Se ti accorgi di essere sottomesso, dipendente, puoi smettere di esserlo."

Tuttavia, talvolta, ciò è difficile perché il geloso sceglie i suoi simili in un circolo di alleanze sotterranee ed immature.

In tale "circolo relazionale di immaturità" non si capisce mai realmente chi è il carnefice e chi la vittima.

La persona gelosa non comunica, si sfoga con altri che non sono la persona interessata e non sa distinguere i contesti protetti da quelli non protetti... anzi se può sceglie proprio quelli non protetti per instaurare alleanze a sostegno della sua nevrosi.

Il Geloso non sa stare realmente da solo, non sa realmente essere autonomo.

Il Geloso non è capace di intimità e di indipendenza.

Se diventi indipendente, anche chi desidera dominar-ti inizierà a rispettarti.

Se inizi ad amar-ti poni il contesto psico-affettivo affinché anche l'altro si ami e si rispetti... o alla peggio non permetterai all'altro di farti realmente del male e quindi eviterai che l'altro strutturi sempre più la sua patologia.

Nella vita di coppia tali accorgimenti cautelativi sono necessari come l'aria che respiriamo, infatti la vera intimità nasce dalla maturità e non è da confondere con l'intimità fisica, la quale vissuta nell'impulso di superficie della sessualità genitale nasconde in realtà un radicale bisogno di possedere l'altro e di confermare la propria isteria gelosa.

La vera intimità genitale presuppone una libera donazione sessuata e quindi una guarigione dalla frustrazione e dalla nevrosi della Gelosia.


Impara a conoscere te stesso.

Impara a stimarti e a conservare la tua dignità.

Convinciti che siamo tutti simili, pur essendo unici e irripetibili. Rischia, anche a costo di sbagliare.

E' sempre più vitale che non far e nulla e diventare cooperatori della nevrosi.



Amore non significa Gelosia

La Gelosia uccide la libertà della persona.

La Gelosia dà sofferenza, l'amore dà libertà, salute psichica e spirituale.

Chi crede che se prova Gelosia ama. È nel torto.

L'amore è rispetto per l'altro, per le sue scelte, qualunque esse siano.

Il geloso non dà mai, pretende soltanto, anche quando sembra che dona.

La Gelosia è una malattia, e come tale deve essere curata.

Il Geloso dice "mio", il maturo dice "tu".

Amare significa capacità di trascendenza, Gelosia significa incatenarsi ed incatenare.

L'Amore porta alla ricerca del bello e del vero; la Gelosia vive di dipendenze, nostalgie e di ricordi; alimenta e genera fantasmi; spiritualizza i difetti e non li chiama per nome.

Così facendo l'uomo veramente uccide pian piano il divino che c'è in sé e tende a soffocare ed obnubilare il divino che c'è nell'altro. L'amore invece promuove il vero sé ed il divino dell'altro.

Gli sollecita e gli ricorda la nostalgia di Dio; sempre!


La risposta Biblica

Come già accennato in questo itinerario discorsivo, la Parola di Dio e l'esperienza della Chiesa offrono un aiuto al dominare e guarire la piaga della Gelosia.

La religione si distingue dalla fede anche da questo:

la dove la religione, figlia della gelosia e dell'invidia diventa fondamentalismo produce morte.

La fede produce libertà dentro e fuori di noi, quella libertà dei figli di Dio a cui Cristo ci chiama... ciascuno ha dunque per "spinta" dello Spirito di Cristo una chiamata alla libertà (Gv. 8,32; Gal. 5,13)

La chiamata alla libertà nasce innanzitutto dal chiamare le cose con il proprio nome, dal guardarsi dentro (cit Davide, 2Sam 12,13ss) senza mai barare con se stessi.

Terminologicamente la radice di Gelosia viene da dal Greco ζηλoς e nella Bibbia ha una valenza sostanzialmente positiva di interesse e affezione di Dio per l'uomo e dell'uomo per Dio; il termine in sostanza, eccetto alcuni casi, investe la positività del termine e non la sua accezione patologica.

Guardiamo alcuni brani salienti della Bibbia che trattano la Gelosia. Nel libro della Genesi leggiamo Gn4, 3ss

"Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo».

L'equivalente opposto dello Zelo per Dio e per le "cose di Dio" è l'ira che Caino prova che ne causa l'abbattimento del volto (cioè una mancanza di autostima) e l'inizio della Gelosia-Invidia verso Abele il fratello.

Dio lo mette in guardia nel non ascoltare questa pulsione dannosa perché essa porta all'omicidio.

Sarebbe interessante indagare se l'offerta di Caino non era stata accolta perché già viziata in sé e non animata da Zelo ma piuttosto da tornaconto affettivo, oppure se Caino ha invece avuto la percezione che questa offerta non fosse gradita a Dio proprio perché il suo cuore era già roso dalla Gelosia.

Sicuramente pur mantenendo per buona la prima spiegazione possiamo anche sostenere la seconda ipotesi esegetica, grazie anche a ciò che Dio dice: "ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta.. ma tu dominalo": la gelosia infatti crea distorsione del percepito reale, perché essendo una bramosia, un "buco nero", non è mai sazia.

Quello che non fa Caino è ascoltare fiducioso ciò che Dio gli dice, non vuole cambiare e tale "sclerocardia" consumerà la sua passione gelosa in omicidio con le conseguenze scomunicatorie che conosciamo.

Infatti la gelosia, non da un punto di vista formale ma sostanziale, spezza la comunione; l'unione con se stessi con Dio e con la comunità.

Questo è fondamentale.. è il geloso che alimenta la sua frattura con ciò che lo guarirebbe, cioè il "noi", la comunione; è il geloso, in definitiva, che si auto-scomunica. Egli è fonte del suo stesso malanno e della sua fuga dalla guarigione.


Anche Dio è geloso ma vediamone il contesto; Es 34,11ss:

"Osserva dunque ciò che io oggi ti comando. Ecco io scaccerò davanti a te l'Amorreo, il Cananeo, l'Hittita, il Perizzita, l'Eveo e il Gebuseo. Guardati bene dal far alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te. Anzi distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri. Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso. Non fare alleanza con gli abitanti di quel paese, altrimenti, quando si prostituiranno ai loro dei e faranno sacrifici ai loro dei, inviteranno anche te: tu allora mangeresti le loro vittime sacrificali. Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti, quando esse si prostituiranno ai loro dei, indurrebbero anche i tuoi figli a prostituirsi ai loro dei."  Nell'estensione esplicatoria del primo comandamento Dio chiarisce il Suo rapporto con Israele e il rapporto che Israele è tenuto ad avere con Lui.

Ben sappiamo che il Cananeo, l'Hittita, ecc rappresentano, spiritualmente, solamente una realtà esterna quanto il "peccato accovacciato alla porta".

La Gelosia di Dio è qui vista nella sua accezione positiva di Appartenenza.

Il popolo appartiene a Dio e Dio appartiene al popolo, è un legame più profondo del sangue, sponsale, totale, è un'alleanza radicale.

Anzi Dio stesso si fa chiamare "Geloso" cioè chiarisce se stesso come coLui che interiormente e nella Sua natura ha cura (nel senso più largo e totale della parola) del Suo popolo.

Tale Appartenenza non può sussistere con i compromessi ("non potete servire Dio e mammona" dirà Gesù - Mt. 6,24), con il peccato. Con tutto ciò che rompe la relazione con Dio non ci può essere alleanza, neanche strumentale, neanche finale:

qui il fine non giustifica i mezzi! Col peccato nessun accordo.

Il compromesso porta a qualcosa che "inquina" dal di dentro il rapporto e l'identità di Israele.. quanto queste parole siano vere dal punto di vista etico possiamo immaginarlo.

La passione di appartenenza gelosa di Dio illumina la nostra identità come cristiani ed illumina in modo particolare tutte le patologie che in quanto genitori possiamo vivere verso i nostri figli.

La patologia della Gelosia si innesta proprio a questo livello con genitori ansiogeni, non presenti, cristiani di facciata, proprietari e non custodi del bene dei nostri figli.

Genitori ricchi di connivenze e alleanze con il "Cananeo" che non aiutano il cammino di libertà in Cristo proprio perché essi non lo vivono, un pò per accidia, un pò per dissipazione.

Rimane facile vivere due atteggiamenti entrambi dannosi; da una parte il lassismo e dall'altra il fondamentalismo da setta.

Più difficile, molto più difficile ma più fecondo, per l'equilibrio psico-affettivo nostro e dei nostri figli, è il vivere nella "Gelosia" di Dio e maturare in questo libero "giogo" di Appartenenza.



Tu vieni e seguimi

Vediamo ora il comportamento di Pietro, primo degli apostoli e primo Papa. GV 21,20ss

"Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi".

Anche qui l'apostolo Pietro sembra mosso da una sottile gelosia nei confronti dell'apostolo Giovanni.

Con l'imperativo "tu" e "seguimi" Gesù ribadisce amorevolmente due cose:
- l'importanza unica di Pietro
- carissimo Pietro, distraiti dalle tue zone oscure e fissa lo sguardo su di me e sui miei passi, "seguimi!"
Gesù dunque guarisce le zone "infantili e impaurite" di Pietro non solo rassicurandolo ma confermandolo sulla sequela; sulla sua unica sequela.

Questo atteggiamento di Gesù è il correttivo per tutte le nostre invidie e le nostre gelosie.

L'invidia e la gelosia ci fanno curvare il volto sui confronti e sulle nostre debolezze..

Gesù, come il Padre, ci rialza lo sguardo e ci orienta su ciò che essenziale: seguirLo!

Sequela che non è formale, ma fisica, esistenziale, sostanziale.

Una sequela di intimità e di compagnia, di sponsalità e di avventura di ogni battezzato e di ogni uomo.

Questo atteggiamento la dice lunga su ogni pastorale vocazionale, sia essa alla vita coniugale come a quella di una vita "consacrata".. ogni stato di vita è chiamato a fissare lo sguardo su Gesù e a seguirlo.. dimenticando tutto il nostro lato oscuro, senza rimuoverlo, ma assumendolo verso ciò che è essenziale.

Questo atteggiamento pedagogico è l'unico d'altronde veramente sanante anche nelle più profonde patologie della vita affettiva che, anche se è giusto che vengano anche trattate, talvolta, con i mezzi appropriati, si risolvono e si guariscono solo puntando lo sguardo su Gesù.

L'invidia che a volte ci muove tra un gruppo di appartenenza ad un altro, tra un ordine religioso ed un altro, tra una congregazione ed un'altra non segue altro che queste dinamiche di povertà affettiva e di povertà spirituale.

Potremmo addirittura dire, senza peccare di essere semplicistici, che al di la delle differenze e delle difficoltà teologiche tra le chiese cristiane sia sussistito anche un principio scandaloso di gelosia e di invidia.. probabilmente è mancato questo fissare e seguire lo sguardo di Cristo.

La divisione tra noi cristiani è uno scandalo nel vero senso biblico della parola, è bene non dimenticarlo mai nel cammino di risoluzione ecumenica.

Certo esistono problematiche teologiche sostanziali e problematiche pastorali su cui bisogna entrare in dialogo ma sicuramente le dinamiche psico-affettive inquinano il ragionare ed il ragionare bene nell'ottica di Cristo e della Sua Traditio.



Promessi ad un unico sposo

Vediamo in ultimo un esempio di Gelosia Paolina 2Cor 11,2

"Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo".

In S. Paolo Apostolo che scrive alla Comunità di Corinto si anima una Gelosia Divina, come lui la chiama, e cioè il desiderio forte di amare e di condurre nell'amore di Cristo.

E' la gelosia di Dio che desidera che il Suo popolo sia unito intimamente al Suo Figlio diletto come una sposa.

Questa parola forte e appassionata è indirizzata innanzi tutto alle nostre guide, i Vescovi ed i sacerdoti, e poi ad ogni fratello o sorella che ha un ministero di guida e custodia dei fratelli che gli sono affidati.

Una Parola forte che non ha bisogno di commenti ma solo di un profondo esame di coscienza da parte di tutti noi.

E' una parola però anche per i genitori che sono chiamati, nel ministero-mistero della paternità di Dio, a condurre i propri figli nella soave brezza della Gelosia-Appartenenza divina; anche qui ognuno di noi faccia il suo esame di coscienza.

D'altronde chi prova gelosia divina e conduce a Cristo chi gli è affidato se prima non orientato a Gesù tutto se stesso?



La libertà offerta da Gesù

La Gelosia e l'invidia sono una nevrosi e nascono dal peccato originale.

La libertà offerta da Gesù, camminando con Lui, nella verità di noi stessi ci fa assumere il bisogno senza esserne dipendenti.

Ci fa amministrare le nostre passioni.

E si amministra solo ciò che si conosce.

Il bisogno non fa maturare la personalità.

Il bisogno non è mai una scelta.

Il bisogno non è mai sazio.

Il bisogno non è razionale.

Il bisogno rende schiava la persona che soggiace.

Il bisogno non rende liberi.

Il bisogno fa soffrire.

Il bisogno può essere diabolico, divide!

La Gelosia è un bisogno.

L'Invidia è un bisogno.

Conoscere i propri bisogni non vuol dire controllarli nella rimozione.. anche il desiderio di controllo è un bisogno e non è da confondersi con la virtù della temperanza e del dominio di sé.

La temperanza offerta da Gesù è un dominio che nasce dalla Signoria nello Spirito Santo (Rm. 8,1ss).

Ognuno è ciò che mangia.. se ti nutri di Cristo, della Sua Parola e della Sua Eucarestia e vai a fondo nella conoscenza delle tue passioni senza ancorarci lo "sguardo", ma portandole come bagaglio nel cammino di Cristo e con Cristo, vedrai che esse pian piano perdono peso e poi scompaiono.. e se non scompaiono del tutto, sono lì, sempre a ricordarti che sei creatura finita sempre bisognosa di perdono.

La Vergine Maria Assunta, Madre di ogni Grazia, perché Madre della Grazia che è Gesù, ci aiuti a fissare lo sguardo su Cristo e porti a compimento il nostro destino di Figli Assunti per Cristo verso il Padre nello Spirito.

La Vergine Maria porti a compimento ciò che Dio ha in noi iniziato.




Alcuni consigli pratici

(liberamente ispirati dal saggio sulla Gelosia di V. Albisetti)

Come favorisci la dipendenza

Se ti senti imbarazzato nell'esprimere la tua opinione; se ti senti offeso da ciò che gli altri dicono o pensano di te; se non riesci a vivere senza prendere ordini; se non sei te stesso di fronte a una persona dominante; se menti costantemente sul tuo operato affinché gli altri non si irritino; se subisci passivamente invasioni nella tua privacy; se chiedi il permesso per fare qualsiasi cosa; se cadi in depressione quando hai un insuccesso; se ti senti sempre in obbligo verso qualcuno; se permetti che gli altri decidano per te; se provi vergogna di te e dei tuoi familiari.

Se fai tutto questo poni le condizioni dell'invidia e della Gelosia perché sei oppresso dai tuoi fantasmi infantili e pertanto non sei capace di gesti di amore maturo.

Sappi però che puoi guarire con la consapevolezza e con l'aiuto di un supporto di relazioni mature che ti aiutano la corretta percezione di te stesso.

Inoltre l'aiuto di Dio, che solo conosce il cuore dell'uomo, può veramente liberarti da queste catene infantili e narcisistiche.

Non si deve dimenticare al propria dignità morale. Non si deve accettare passivamente la vita con una persona gelosa. (Se accetti ti suicidi). Né ci si deve illudere che tutto passerà senza alcun intervento mirato.

Purtroppo questo tipo di nevrosi non migliora con il passare del tempo.

Difficilmente un geloso, invecchiando, guarirà. Con molta probabilità, invece, peggiorerà.

Non farti prendere dal panico e poniti delle mete che abbiano come scopo almeno la salvaguardia della tua identità psichica e fisica.

Ma non avere fretta. Il credente ha una grande forza, la pazienza, a sa anche che una parte di sé è eterna, e perciò non cerca su questa terra la felicità assoluta ma si adopera con fiducia perché questa nel tempo si compia.

Già e non ancora.


Evitare l'isolamento sociale

Frequenta amici, feste e locali pubblici. Non rinunciare alle vacanze. Se il partner non viene o indugia, parti senza di lui. Ritagliati ogni giorno spazi di riposo, di silenzio, per esempio prolungando i momenti in cui sei solo, quando esci per far la spesa, quando torni dal lavoro o vai a far visita ai parenti.

Leggi buoni libri, soprattutto libri utili e di facile lettura, semplici ma profondi, che abbiano contenuto, diano indicazioni pratiche e non annoino. Manifesta i tuoi sentimenti al partner. E' meglio sfogarsi che tener dentro, reprimere le proprie emozioni.

Fa' attività fisica, ginnastica, moto, passeggiate. Evita le diatribe, il volere aver ragione a tutti i costi anche se l'hai realmente.

Non serve a nulla.

Il problema non è tuo, ma del tuo partner. Non scontrarti frontalmente quando il tuo partner ti accusa, ma sii determinato, fiero nel difendere la tua dignità. Non ingannarlo, non dirgli bugie. Non raccontargli mai le esperienze avute con altre persone prima di incontrare lui/lei. Non te lo perdonerebbe mai.

Se ti senti solo, scrivi i tuoi sfoghi, anche se non li leggerà nessuno. Vedrai che ti servirà.


Se sei geloso
 

Non devi giudicarti, ma analizzarti per capirti. Nel passato si torna sempre per vivere meglio il presente. Non si deve mai andare nel passato per il passato! Il trucco è prendere la vita come crescita, riconoscersi per migliorare, senza farsi paralizzare quando si sbaglia. Nulla è perfetto e nulla è totalmente sbagliato.

Prendi in esame le scelte che hai operato nel corso della vita.

Pensa anche a quelle che potevi fare e non hai fatto. In fondo, ciascuno è il risultato delle scelte che si sono fatte.

Scoprire chi sei ti aiuterà a capire perché ti sei intrappolato in quel tipo di nevrosi o in quel senso di vuoto, di nullità, di insoddisfazione. Quindi interrogati sulle ragioni per cui persisti in un atteggiamento distruttivo invece che eliminarlo.

Devi domandarti: che cosa ottengo con questo comportamento? Perché lo mantengo? Perché persisto, se mi fa male? Le ragioni della nostra infelicità sono sempre, o quasi, dentro di noi.

Imparare a conoscerci è difficile, ma è una soluzione radicale.

Una volta che avremo imparato a conoscere le profondità della nostra personalità, allora potremo anche cambiare le parti nevrotiche.

La Gelosia inoltre manifesta il bisogno di Dio. In fondo tale patologia se correttamente affrontata può portare alla radice della propria domanda affettiva e all'incontro vero con il Dio vivo. Ricordati della Direzione Spirituale e di qualcuno "che altro da te", ti faccia da specchio e ti aiuti a superare le tue nevrosi.


Come aiutare un geloso

Premesso che nessuno può aiutare un geloso se questi non vuole farsi aiutare, ecco alcune indicazioni utili.

Non sollecitare il suo senso di inferiorità. Usa sempre la massima sincerità. Aiutalo a conoscersi profondamente. Non farlo vergognare del suo problema. Non ricattarlo affettivamente. Non tradirlo, non porlo in situazioni di sospetto. Comunica sempre con il partner geloso, esternandogli ogni problema.

Fallo sentire sicuro del legame che vi unisce. Sii premuroso nei suoi confronti. Infondigli fiducia. Condividi i suoi problemi.

Mostragli il tuo affetto in tutti i modi. Fallo uscire, mettilo in contatto con la gente, fallo parlare, fallo comunicare, leggere, accrescere la sua cultura. Non prenderlo mai in giro. Fa' in modo che riesca a immedesimarsi in te. Amalo sinceramente. Amalo dicendo anche di no!


Evitare il silenzio, in ogni modo

In genere il miglioramento non avviene improvvisamente, ma per gradi. Spesso si è portati a eliminare la Gelosia allontanandosi dalla persona in questione o svuotando il rapporto del suo valore intrinseco. Cerca, invece, il dialogo, anche se ciò dovesse comportare cose spiacevoli. Un rapporto silenzioso potrebbe far pensare che la Gelosia sia superata. E' invece solo spostata, sotterrata. La comunicazione deve essere chiara. Il geloso vive la realtà in bianco e nero.

Difficilmente riesce a mediare, a vivere le realtà complesse, ricche di problematiche, di sfumature, di contraddizioni; preferisce parole comprensibili, immediate, semplici, non soggette a fraintendimenti, a confusione. Molte volte la comunicazione verbale può essere sostituita con successo da quella scritta. Anche qui sii completamente sincero, a costo di essere spiacevole.

Nel caso della comunicazione verbale, all'inizio è consigliabile parlare di tutto, soprattutto di cose generiche, neutrali, inoffensive, magari divertenti, ma non dei problemi di Gelosia.

Se per caso o inconsapevolmente si dovessero sfiorare argomenti "pericolosi", è opportuno cambiare subito discorso.


Consigli utili per dialogare

I due partner non esauriscano necessariamente tutto ciò che devono o vogliono dirsi. Se l'argomento non è stato del tutto approfondito, lo si potrà fare la volta successiva.

Ci si metta d'accordo in modo rigoroso per dialogare. Si decidano in anticipo l'ora, il luogo, la durata e, possibilmente il tema del colloquio. L'ora deve essere scelta in un momento di buona disponibilità da parte di entrambi.

Il tempo a disposizione deve essere sufficientemente lungo perché la comunicazione possa svolgersi agevolmente (almeno quindici o venti minuti, ma non oltre i sessanta) e sarà rispettato. Il luogo deve essere tranquillo, nessuno deve venire a disturbarvi.

Non tenete musica o alcunché in sottofondo: potrebbe disturbarvi. Deve esserci la massima concentrazione.

Ricordatevi che siete lì per portare il vostro rapporto al massimo livello di comunicazione. Se, durante la giornata, dovesse succedere qualcosa di controverso, non parlarne subito, ma inseriscilo nel calendario degli incontri e ripromettiti di trattarlo in quelle occasioni.

In questo periodo in cui si tenta si superare il conflitti, si cercherà di evitare situazioni che possano, in qualche modo, aggravare i problemi di comunicazione.

Non interrompere mai l'altro mentre sta parlando. Se il partner dovesse avere una "chiusura" nel continuare a parlare, prima di intraprendere un discorso gli si deve far presente come in tal modo egli cerchi di scappare ancora una volta dalle sue responsabilità di fronte al tentativo di superare il problema.

Basta proporre, in genere, qualcosa di divertente, di allegro, per ricreare un'atmosfera di collaborazione e di armonia reciproca.

E' preferibile, in queste occasioni, fare passeggiate o intrattenersi con qualche occupazione concreta, aderente alla realtà, in modo che le parole possano essere riferite a ciò che si sta facendo in quel momento.

A questo proposito sono da escludere giochi competitivi o che richiedano aggressività verso il partner.
Il tipo di comunicazione che, nei casi di forte Gelosia, ha ottenuto il maggior successo presenta i seguenti requisiti: semplicità, immediatezza, sincerità, autenticità, spontaneità.
Mai dire bugie, neanche per sbaglio. Mai avere paura della verità e delle parole. Infinitamente meglio parole dure o contrasti che silenzio. Segui seriamente questi consigli e proverai la soddisfazione di essere riuscito a mantenere la tua integrità psichica con persone gelose e, nello stesso tempo, di averle aiutate come mai avresti potuto fare. Buon lavoro.

per approfondire:

Ascolta Israele

La Direzione spirituale

Dal super-io al Padre

Psicologia e culto di sé (recensione)



Questa meditazione biblico-psicologica sulla Gelosia è frutto sostanziale di un intenso lavoro di direzione spirituale diretto ed indiretto ed anche dello stimolo di diversi testi recensiti qui. Anche il saggio di Valerio Albisetti (www.valerioalbisetti.it) sulla gelosia ha fornito spunto per questo breve excursus su tema. Per chi fosse interessato all'opera di Valerio Albisetti può consultare i suoi numerosi saggi per le Edizioni Paoline "psicologia e personalità/Briciole" e tante altre pubblicazioni presso la stessa casa editrice.
Per conoscere l'autore dei saggi si può visitare il suo sito www.valerioalbisetti.it




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