Mariane

Il sì che diventa offerta di sé

assunta-alifedi INOS BIFFI

La storia di Maria incomincia con l’elezione divina che la predestinò a essere la madre del Figlio di Dio. A quella scelta corrispose la sua l’obbedienza e quindi la sua disponibilità ad associarsi alla passione di Gesù, per divenire comunione alla sua gloria con l’assunzione al cielo. È una storia singolare ed esemplare, che incomincia con lo sguardo di Dio posato fin dal principio sulla Vergine. «Grandi cose» egli ha fatto in lei con la potenza del suo amore, e questo solo per grazia di là da ogni merito: una grazia che oltrepassa la stessa consapevolezza della Madre di Dio, concepita immacolata in vista del sacrificio della cro ce.
Quando il sorprendente disegno di Dio si fa storia, ed è rivelata a Maria la pienezza dei favori celesti — «Rallegrati, o piena di grazia!» (Luca, 1, 28) — con il progetto della divina maternità, essa vi aderisce con la dedizione della fede, fruendo così della beatitudine di quelli che credono: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore!» (Luca, 1, 45). La Vergine non oppone diffidenza e non si ritrae; la sua fede diventa servizio e tutta la sua esistenza entra nel disegno di Dio, divenendone il luogo e l’epifania. Il sapersi amata da Dio in una forma unica non la inorgoglisce: sa di essere povera se guarda se stessa, e di presentare unicamente ricchezze ricevute. La vocazione alla mirabile maternità è motivo di umile e incontenibile rendimento di grazie. Ma il «sì» dell’inizio, facendosi concreto, diviene distacco e offerta di sé. Il legame materno di Maria con Gesù matura nel compimento della volontà di Dio. Non è tanto «beato il grembo che ha portato Gesù o il seno che lo ha nutrito» (Luca, 11, 27): motivo di beatitudine è l’ascolto e l’osservanza della Parola di Dio (cfr. Luca, 11, 28). Maria arriverà fino ai piedi della croce, all’oblazione suprema e alla comunione più stretta con il mistero di Gesù. «Non meravigliatevi, fratelli — p re d i -cava san Bernardo di Clairvaux — che si chiami Maria martire nell’anima». Sulla via per la quale passa Gesù è pronta a passare anche la «madre com-paziente». La pienezza della grazia o dei doni di Dio non dispensa dal percorso della croce; al contrario, più grande è la grazia e più intimo è il legame con l’opera della salvezza che si compie sul Calvario. Nessuno, più di Maria, fu vicino a Gesù nella sua immolazione. La fede della Chiesa ha la certezza, che, da quando Maria ha concluso la sua vita terrena, la sua conformità al Figlio Gesù è perfetta ed è ora nella pienezza della gloria. La Risurrezione della carne ha già coinvolto la madre di Cristo: è il mistero che la Chiesa celebra nella festa dell’Assunta. Proprio per questo Maria appare la riuscita ideale della salvezza. San Paolo dice: «Tutti riceveranno la vita in Cristo (…) Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo» (1 Corinzi, 15, 22-23). Ora, dopo la primizia che è Cristo, già è succeduto il frutto della Madre sua, risorta e glorificata. È la ragione per cui il prefazio del 15 agosto proclama: «La Vergine Maria, madre di Cristo, è stata assunta nella gloria del cielo. In lei, primizia e immagine della Chiesa, hai rivelato (o Padre) il compimento del mistero di salvezza». Maria è chiamata «immagine della Chiesa», non perché essa sia tutta la Chiesa, ma perché ha vissuto e compiuto esemplarmente la relazione e la dedicazione ecclesiale; è stata l’ineccepibile discepola del Vangelo; la redenta pienamente, così com’è destinata a esserlo la Chiesa e nella Chiesa ogni singola anima. Guardare Maria significa vedere come si diviene e come si è Chiesa. Come si vive la fede e la lode, la docilità e la carità. Osserva san Bernardo: «Cristo poté morire anche nel corpo, e Maria non poté morire con lui nel cuore? Quella morte è avvenuta a motivo dell’amore, più intenso del quale non ce n’è un altro. E questa morte provenne ugualmente dalla carità, di cui, dopo quella di Cristo, non ce n’è una più grande». L’obbedienza e la pietà della Vergine derivano dal suo amore per il Figlio suo e per la Chiesa, che da Maria impara come amare e come essere serva del Signore. Maria è «immagine della Chiesa» per l’estensione della sua maternità. La Donna che partorisce, di cui parla il brano dell’Ap ocalisse, è la Chiesa; ma è anche Maria. A similitudine di Maria, la Chiesa, attraverso il ministero, per virtù dello Spirito Santo, genera figli di Dio, come nuova madre dei viventi. Non è analogia vana quella che la tradizione ecclesiale ha messo in luce tra Maria, nuova Eva, e la Chiesa. È così insegnato che si è Chiesa nella misura dell’ascolto della Parola di Dio, della fede, dell’imitazione di Cristo, della associazione alla sua passione, per partecipare alla gloria della Risurrezione. «Maria e la Chiesa — scrive Isacco della Stella — sono un’unica madre e più madri; un’unica vergine e più vergini. L’una e l’altra madre; l’una e l’altra vergine, con una concezione per opera del medesimo Spirito partoriscono santamente dei figli al Padre. L’una e l’altra sono madre di Cristo, ma nessuna delle sue lo partorisce integralmente senza l’altra. Per questo nelle Scritture divinamente ispirate quanto è detto, in modo universale della vergine madre, la Chiesa, in modo speciale è detto di Maria. E quando un testo parla dell’una o dell’altra, il suo contenuto si applica quasi senza distinzione e indifferentemente all’una e all’altra». L’abate medievale procede ulteriormente e vede il mistero di Maria e della Chiesa avverarsi in ogni credente: «Quello che in generale è detto della Chiesa, e in modo speciale è affermato di Maria, vale anche per l’anima fedele»; «Cristo per nove mesi è dimorato nel grembo di Maria; sino alla fine del mondo dimorerà nella fede della Chiesa e nei secoli dei secoli dimorerà nella conoscenza e nell’affetto dell’anima fedele». Tutta la Chiesa e ogni anima è chiamata alla condizione gloriosa di Maria. La quale, proprio perché assunta in cielo, è sentita vicina alla Chiesa e a ogni credente sulla terra: «per il tuo popolo, pellegrino sulla terra — è detto ancora nel prefazio — segno di consolazione e di sicura speranza». L’assunzione non è lontananza ma ravvicinamento, presenza prossima di Maria alla Chiesa, attrattiva più forte, e soccorso più immediato. «Madre di misericordia — è la preghiera di san Bernardo alla Vergine in un sermone dell’Assunta — affidandosi all’effetto sincero della tua anima, con suppliche devote la Luna, cioè la Chiesa, si rivolge a te, che sei posta come mediatrice per il Sole di giustizia, Cristo, perché nella tua luce possa vedere la luce. Sei piena di grazia, sazia i tuoi poveri».

© Osservatore Romano - 14 agosto 2013

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