Mariane

E alla fine Duns Scoto mise tutti d'accordo

madonna.jpgCome per altri dogmi definiti dall'autorità conciliare e pontificia, è stato il sensus fidelium, espresso soprattutto nella pietà liturgica e nella devozione popolare, a incalzare teologi e Papi nella ricerca e nell'approfondimento teologico della verità e alla definizione del mistero-evento della sublime redenzione della predestinata Madre del Figlio di Dio. Lunga e irta di difficoltà è stata la strada che ha condotto al dogma. Grandi santi, teologi e scuole teologiche si sono progressivamente schierati pro o contro. Perfino un santo ardente e devoto della Madre di Dio come Bernardo di Clairvaux (+1153), il Doctor marialis, si oppose, nella nota lettera 174 Ad canonicos Lugdunenses, all'introduzione della festa dell'Immacolata Concezione, ritenendola "un falso onore" reso alla Vergine. La lettera ai canonici di Lione tuttavia contiene idee che saranno accolte e sviluppate dai grandi scolastici del secolo tredicesimo; idee e questioni che riverberano la situazione teologica prima e dopo il risolutivo intervento scotista. Questioni che ben sintetizza un breve testo del documento-studio di "mariologia ecumenica" redatto nel 1998 dopo anni di studio dal Groupe des Dombes:  "La prima questione riguarda la situazione di Maria rispetto al peccato. È o non è nata nel peccato, come ogni creatura umana? La questione dell'Immacolata Concezione assume ampiezza teologica. Nel dodicesimo secolo, il benedettino Eadmer (+ 1124) redige il suo trattato Sulla concezione di santa Maria, nel quale egli si esprime a favore dell'Immacolata Concezione. Anselmo di Canterbury è d'avviso contrario, come pure Bernardo di Clairvaux (+ 1153 e Pietro Abelardo (+1142). Nel tredicesimo secolo, secondo Alberto Magno (+ 1280) e Tommaso d'Aquino (+ 1247), che rilevano la distanza esistente tra Cristo e Maria, quest'ultima è stata purificata nel seno della propria madre e non concepita al di fuori dal peccato. Altri teologi, tra i quali principalmente il francescano Duns Scoto (+ 1308) difendono la tesi dell'Immacolata Concezione, tanto da farne un tema sempre meglio riconosciuto".

L'apparizione della Madre del Signore a santa Caterina Labouré (+ 1876) e la diffusione della "medaglia miracolosa" avevano offerto a molti vescovi l'occasione di chiedere alla Sede Apostolica che nel prefazio della Concezione di Maria fosse introdotta l'espressione "immacolata", e che nelle litanie fosse aggiunta un'invocazione che ricordasse tale privilegio divino. Dopo il 1840 erano già iniziate le richieste per ottenere che la stessa dottrina fosse dichiarata dogma di fede; la prima di queste richieste fu quella di un cospicuo gruppo di vescovi francesi. Papa Gregorio XVI (1831-1846), tuttavia, non ritenne di concretizzare l'auspicio a motivo della forte opposizione dei giansenisti e delle perplessità, diciamo pure resistenze, dei vescovi inglesi, irlandesi e soprattutto tedeschi, dove i centri accademici di teologia, sino alla definizione del 1854, si mostrarono sfavorevoli nei riguardi di una dottrina che giudicavano ancora da chiarire, e perciò immatura. Le richieste ricominciarono di nuovo con l'ascesa al pontificato di Pio IX (1846-1878). Tutta la sua vita di credente e di pastore fu costellata dall'amore e venerazione alla Vergine Immacolata:  la sua vita fu un atto preparatorio alla stessa definizione dogmatica del 1854. I tempi, dopo secolari e appassionate discussioni fra teologi, pastori e fedeli, erano maturi per il dogma.
A partire dal 1° giugno del 1848 il Papa avviò i lavori preparatori per la definizione, che in sei anni si svolse con un crescendo mirabile di intensità ed estensione, con Pio IX fortemente protagonista. Anche l'episcopato universale fu in vario modo coinvolto e personalmente interpellato in questo progetto tramite la lettera enciclica Ubi primum dell'11 febbraio 1849.
Con una lettera circolare ai nunzi apostolici delle varie nazioni, Papa Mastai Ferretti convocava a Roma, per il novembre 1854, una cospicua rappresentanza dell'episcopato mondiale per una ulteriore discussione e disamina del testo in questione, che venne fatta in quattro adunanze (20-24 novembre), sotto la presidenza dei cardinali Giovanni Brunelli, Prospero Caterini e Vincenzo Santucci. Molti vescovi presentarono, inoltre, anche per iscritto i loro vota et consilia. La bolla di definizione, promulgata poi dal Papa, risultava, così, l'ultimo di nove schemi successivamente elaborati dalle diverse commissioni incaricate del lavoro di preparazione. Alle ore 11,15 dell'8 dicembre 1854, durante la messa pontificale, la lettera apostolica Ineffabilis Deus fu solennemente promulgata da Pio IX nella basilica Vaticana, alla presenza di cinquantatré cardinali, quarantatré arcivescovi, novantanove vescovi e dei teologi consultati. Nel nòcciolo della bolla dogmatica il Papa, nella pienezza del suo servizio petrino, dichiarava, pronunziava e definiva ex cathedra:  "La dottrina, che sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione - in primo istanti suae conceptionis - per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente - singulari onnipotentis Dei gratia et privilegio - in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano - intuitu meritorum Christi Iesu Salvatoris humani generis - è stata preservata immune da ogni macchia della colpa originale - ab omni originalis culpae labe praeservatam immunem - è rivelata da Dio e perciò si deve credere fermamente e inviolabilmente da tutti i fedeli".
L'atto pontificio fu accolto sostanzialmente con gioia nel mondo cattolico, suscitando, per contro, dissensi tra ortodossi e protestanti, i quali tutt'ora contestano, per ragioni diverse, l'assunto del 1854. La concezione immacolata di Maria è una verità dogmatica definita, ma non inventata da Pio IX, pur rappresentando un'eccezione nella storia del dogma cristiano. La proclamazione ex cathedra è stata, oltretutto, il risultato maturo sia di un'antica intuizione della pietà del popolo cristiano, che, e questo in modo preponderante, dell'appassionata dialettica teologica che per secoli ha accompagnato il tema teologico dell'immacolata concezione di Maria.
Ieri come oggi, comunque, la teologia non può estraniarsi dalla cultura, dalla formazione religiosa e dalla vita di fede del popolo di Dio. A oltre centocinquanta anni dal dogma proclamato da Pio IX in un secolo difficile e tronfio per l'imperialismo delle ideologie atee e anticristiane, il dono di redenzione preservativa dal peccato di origine fatto alla Serva di Nazaret in vista dell'incarnazione del Signore Gesù nel tempo e nella storia umana, viene sottoposto in ambito teologico ed ecumenico a interessanti approfondimenti che ne ripresentano, almeno dal punto di vista della Chiesa cattolica romana, la perenne validità. Ma come osservava, a suo tempo, Joseph Ratzinger, "l'alea sempre incombente di isolare panegiristicamente il discorso su Maria dal contesto integrale della fede sembra cedere, oggi, a quella ben più pericolosa di depauperarne il significato di mistero di "Colei, che nella Chiesa santa occupa, dopo Cristo, il posto più alto e il più vicino a noi" (Lumen gentium 54). A tal riguardo il caso dell'Immacolata Concezione è, come si suol dire, da manuale. In nome del principio conciliare, del Vaticano II, della hierarchia veritatum - dimenticando, come ha giustamente rilevato il cardinale Leo Scheffczyk, che tale "gerarchia" presuppone l'ordine strutturato, la connessione delle verità fra di loro secondo il fondamentale principio dell'analogia fidei - si tende da certuni a relegare in ambito secondario e privo di carattere normativo il dogma mariano del 1854, il quale, in ultima analisi, è così riportato alla condizione ante quam di mera opinione teologica. Le differenti teorie sul peccato originale, affermatesi nella seconda metà del secolo scorso, hanno contemporaneamente inciso sulla comprensione del dogma mariano. Senza negare verbalmente il privilegio dell'Immacolata Concezione, ne viene data una spiegazione che prescinde del tutto dall'esistenza del peccato originale".
L'atto dogmatico fortemente voluto da Pio IX, fu l'espressione più palese della sua assoluta fede nella redenzione di Cristo, come fu anche il pegno d'amore filiale verso la Madre del Signore, presenza materna che sempre l'aveva accompagnato nella sua vita di uomo, di sacerdote, di vescovo e di Papa; una presenza non senza materni influssi per l'amatissima Chiesa di Cristo. Il dogma è elaborato in forma negativa:  non riguarda direttamente la santità della Vergine, né la sua preservazione dalla concupiscenza, ma unicamente la sua immunità dal peccato originale. Poiché qui si prescinde dal "debito" o necessità di contrarre il peccato, il termine "privilegio" non è da ritenere nel senso stretto di deroga a una legge. Non è neppure definito che si tratta di un privilegio unico ed esclusivo, perché l'aggettivo "singolare" mantiene un senso indeterminato, vago. Sarà Pio XII con l'enciclica Fulgens corona, dell'8 settembre 1953, dopo l'enciclica Ad diem illud di Pio X, del 2 febbraio 1904, a determinare questi punti non definiti da Papa Mastai circa il privilegio "unico" della Vergine Immacolata, la perfetta redenzione di sua Madre da parte del Figlio Redentore e Salvatore del genere umano. Oltre a precisare, con termini identici o equivalenti, tanto l'universalità del peccato d'origine, quanto l'eccezione unica di Maria, la cui preservazione viene giustamente catalogata come redenzione, anzi "redenzione più sublime" - sublimiori modo redempta - il contesto della bolla dogmatica pone prevalentemente in luce l'aspetto positivo di "pienezza di grazia" nella Vergine Santa fin dal primo istante della sua concezione. Viene così evidenziata l'iniziativa gratuita del Padre delle misericordie, sia nel preservare da macchia, sia nell'arricchire di eccelsa santità la predestinata Madre del suo Figlio, ma non senza prevederne e includerne la fedele corrispondenza di tutta la vita. La figura della Madre del Santo di Dio che balza in questo contesto è la figura della Tuttasanta, tanto da essere indissolubilmente congiunta, con strettissimo e definitivo vincolo, a Cristo Redentore dell'uomo, e quindi anche della Madre. Una approfondita analisi della lettera apostolica Ineffabilis Deus, infine, porta a rilevarne la dimensione amartiologica, la prospettiva personalista, il debole ma presente contesto trinitario, la motivazione agapica, l'intenzione apologetica, l'orizzonte agonico, propri del secolo diciannovesimo, ed empaticamente condivisi e presenti nel magistero dei vescovi di Roma sino a Pio XII. Il dogma del 1854 è un assunto ecclesiale che declina nella persona di Maria di Nazaret l'inedito ed efficace amore salvifico di Dio Trinità, vera fantasia della carità divina; testimonia la sua giustificazione per mezzo della sola gratia e non per i suoi meriti; mette in luce Maria, creatura umana e sorella di sequela, come il frutto più eccelso dell'opera redentiva di Cristo; indica la presenza dello Spirito di santità nell'evento della concezione e nella vita della Panaghia; segnala alla Chiesa, in qualità di ministra pietatis, la responsabilità che possiede in ordine alla vocazione alla santità dei redenti da Cristo; manifesta nella Donna la creatura che reca fin dal principio della sua esistenza "il sigillo di Dio sulla fronte" (Apocalisse, 9, 4; cfr 7, 3); epifanizza la bellezza come splendore di verità, di bontà, di umiltà, di significanza teologale ed antropologica. Secondo l'insegnamento irreformabile della Chiesa, nel primo istante della sua esistenza terrena, la beata Vergine, oltre a essere preservata dalla colpa d'origine - santità negativa - fu anche ricolmata di grazia santificante - santità positiva; perciò l'Immacolata Concezione, mentre declina l'elezione e vocazione di Maria a una intensa e originale partecipazione al mistero del Verbo incarnato e redentore, si mostra quale evento di bellezza, di splendore e di grazia personale, i cui riverberi, come già insegnava von Balthasar (+ 1988), si avvertono fortemente nell'esistenza dei singoli credenti e nella vita della Chiesa. Tale evento, che declina in maniera eclatante che tutto nella Madre di Gesù è frutto della straordinaria grazia e amore del Dio trinitario, interessa per la sua complessità la storia della Chiesa, la teologia nelle sue molteplici espressioni, la storia del dogma, le problematiche ecumeniche e pastorali, il dialogo con la cultura e l'arte, la purificazione e la giusta comprensione e valutazione del concetto di bellezza trascendente e permanente che immediatamente richiama il suo divino Autore.

Salvatore M. Perella

(©L'Osservatore Romano - 4 maggio 2008)

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