Liturgia

Perle per meditare

rosario-ecumenicodi MARTIN LÖNNEBO

La corona del Salvatore è ancora giovane. Si tratta di un rosario ecumenico per la preghiera, la rifles-sione e la meditazione, in-centrato sul Credo apostolico e strutturato sulla base della preghiera del Signore. La corona viene usata soprattutto nelle comunità prote-stanti in Scandinavia, in Germania e nei Paesi Bassi, ma si è diffusa in tutto il mondo. La corona del Salva-tore è la sorella minore delle nutrici della preghiera, ossia le perle del ro-sario cattolico e la corda della pre-ghiera di Gesù ortodossa. Natural-mente la sorella minore guarda alle sorelle più grandi. E pensa che siano felici che lei, con la sua debole voce, desideri unirsi a loro nella preghiera nel grande tempio della Chiesa mondiale. Il nome svedese della corona del Salvatore (Frälsarkransen) significa anche «salvagente». Purtroppo nella maggior parte delle lingue non c’è questo doppio significato, quindi in altri Paesi nordici viene utilizzato il nome corona di Cristo. Ciò rispec-chia il significato di fondo delle per-le, la maggior parte delle quali se-guono Gesù nel suo cammino attra-verso la vita, come esempio da imi-tare per i suoi seguaci. In tedesco, il nome preferito è Perlen des Glaubens (“perle della fede”), in inglese P e a rl s of Life, in neerlandese Levensparels ,e così via. Le origini della corona del Salvatore risiedono in parte nella tradizione della cura dell’anima che ha caratterizzato gli eremiti del deserto nei primi tre secoli della fede cristiana. Evagrio (IV secolo) ha riassunto la spiritualità specifica del movimento cristiano. Le sue intuizioni sono state tramandate da Cassiano (Vse-colo), che, per la Chiesa d’o cciden-te, è stato forse il più importante mediatore dell’esperienza d’imitazio-ne di Cristo e di vita con Dio dei primi monaci e delle prime monache (i padri e le madri del deserto). L’ordine interno della corona del Salvatore è pìstis, fede, metànoia, conversione, àskesis, esercizio, apà-theia, serenità della mente, agàpe, amore, kènosis, svuotamento, theorìa, contemplazione, misticismo e vi-sione. La corona ha diciotto perle: sei oblunghe del silenzio e dodici ton-de, ciascuna con il proprio tema per la meditazione e la preghiera. Le perle tonde sono: la “perla di Dio” (dorata, è la più grande: il cammino inizia con la preghiera alla Santissi-ma Trinità); la “perla dell’io” (picco-la e bianca: l’uomo domanda: chi sono? Perché sono qui sulla terra?); la “perla del battesimo” (bianca: ri-sponde alle domande poste dalla perla dell’io e dona all’anima grazia e forza); la “perla del deserto” (color sabbia come il luogo della tentazio-ne: come posso farcela? Come posso resistere al Tentatore?); la “perla del-la serenità” (blu: richiama la monta-gna sacra, il conforto, la pace della mente; è il riposo nella grazia di Dio); la “perla dell’amore I“ (rossa : è l’amore che riceviamo, ovvero la Grazia, la Croce di Cristo); la “p erla dell’amore II“ (rossa: è l’amore che trasmettiamo, l’Eucaristia, la missio-ne, la vita, la Terra); le “perle segre-te” (sono bianche: tre piccole perle per sogni e intercessioni); la “p erla della notte” (nera: richiama le di-sgrazie, le prove e le tribolazioni, la malattia e la morte); la “perla della risurrezione” (ovvero la Pasqua: il trionfo, il ritorno a casa). Le sei “perle del silenzio”, color terra, sono collocate nei punti in cui la medita-zione è particolarmente importante. La preghiera con la corona del Salvatore può seguire diversi schemi, seguendo i bisogni dell’anima che sta pregando. Oltre alla sequenza di base, ovvero la corona del Salvatore meditativa e istruttiva, esistono la corona dei bambini, la corona del ri-poso, la corona della serenità, la co-rona di Gesù, la corona del canto, la corona della Preghiera del Signore, la corona della benedizione. In tutto il suo percorso serve a esercitarsi a vivere nella vicinanza a Dio, il che porta ad avere coraggio per affrontare la vita, a provare en-tusiasmo per la vita, alla autorifles-sione. Poiché Dio abbraccia tutto, trascendendo ogni altra cosa, tutto ciò che possiamo anche solo imma-ginare, si tratta di un esercizio per abbandonare il nostro egoismo isola-to a favore della grande realtà: il mio prossimo, ogni cosa vivente, l’intero creato, mors mystica. Prima di tutto l’anima impara a dire «io», poi «tu ed io», poi «tu», come quella presenza che riempie e trasforma tutte le cose, unio mystica. Intorno alla corona del Salvatore eaFrä l s a rk ra n s e n , (il libro fondante di cui sono l’autore), è scaturita una vera pletora di libri. Le parrocchie nei Paesi nordici e nella Germania settentrionale si sono dimostrate particolarmente feconde. Esistono numerosi corsi e libri su come usare la corona, e non solo per rafforzare la propria vita spirituale, che ovvia-mente è il compito principale di questa forma di preghiera. Quando ho composto la corona per la meditazione ecumenica, verso la metà degli anni Novanta dello scorso secolo, su una piccola isola nel Mediterraneo orientale, avevo meditato sulle tre risposte dell’e re -mita del deserto Antonio il Grande (251-356) alla domanda: «Che cosa devo fare per compiacere Dio?» L’anziano aveva risposto: «Osserva i comandamenti che ti do: ovunque tu vada, abbi sempre Dio dinanzi ai tuoi occhi. Qualunque cosa tu fac-cia, agisci conformemente alla testi-monianza delle Sacre Scritture. O vunque tu viva, non andartene troppo presto. Osserva questi tre co-mandamenti e sarai salvato» (da Apophtegmata Patrum, la raccolta al-fab etica). Oggi abbondano i libri su come utilizzare la corona del Salvatore nella preparazione al battesimo, la-vorando con bambini, gruppi di confermandi, percorsi di catecume-nato, pellegrinaggi e ritiri. Talvolta nelle chiese vengono messe a dispo-sizione corone del Salvatore di fog-gia artistica. Corone di pietre posso-no essere collocate accanto alle chie-se e ai percorsi dei pellegrini per aiutare la meditazione in mezzo alla natura. Di recente è stato creato un giardino della preghiera accanto a una chiesa e al suo cimitero nel nord della Svezia, dove le persone posso-no passeggiare tra le «perle» coltiva-te. Dopo aver visitato una tomba, le persone possono attraversare il giar-dino della preghiera e trovare conso-lazione nel loro dolore. C’è spazio per piccoli gruppi, che possono can-tare gli inni e recitare le preghiere proprie di ciascuna «perla». I tre moniti dell’Apostolo sono particolarmente opportuni per noi in Europa oggi, poiché viviamo in un tempo in cui la fede viene messa for-temente alla prova: «State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie» (1 Tessalonicesi, 5, 16-18).

© Osservatore Romano - 2-3 novembre 2012
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