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Fate questo in memoria di me

bereshit
Bereshit 6

caliceVangelo di Luca 22, 14-20

[14]Quando venne l'ora, si sdraiò presso la tavola e gli apostoli con lui, [15]e disse: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, [16]poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». [17]E preso un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e distribuitelo tra voi, [18]poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio».

[19]Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». [20]Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi».

"quando venne l'ora"  E' l'ora in cui si mangia la pasqua, al tramonto del sole. Ma questa pasqua è il vertice del tempo, compimento di tutto il disegno di Dio: lui stesso si consegna all'uomo come sua vita, e la creatura vive del suo Creatore, la coppia vive del suo creatore. Nella vita di coppia matura si impara a consegnar-si come Gesù... siamo stati creati per essere "consegnati".

L'ora del dono di Dio coincide con l'ora del male del mondo, in modo che tutto sia colmo dell'amore di Dio, anche il nostro male e il nostro peccato.

Più si riceve un grande dono di Dio più si avvicina l'ora della prova. Se lo Spirito Santo si inventa nuove forme di Amore e di martirio, così, allo spirito del male è permessa una prova più sottile... che in realtà non "serve" ad altro che a radicare meglio il dono di Dio nella creatura e nella coppia.

Tutte le prove della coppia servono a far crescere nell'amore di DIo e a radicarlo nei cuori e nelle esistenze con maggior radici, con maggior coscienza.



"si sdraiò". Il banchetto dell'esodo si sarebbe dovuto consumare in piedi e in fretta (Es.12,11). Ma questo è ormai l'anticipo del banchetto definitivo. Il Signore riposa alla mensa del Padre, circondato dalla primizia dei fratelli. Ecco perché più della Pasqua antica , quella nuova impegna i fedeli. Non si può mangiare indegnamente il corpo del Signore (1Cor. 11, [18]Innanzi tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni tra voi, e in parte lo credo. [19]E` necessario infatti che avvengano divisioni tra voi, Perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi. [20]Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. [21]Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l'altro è ubriaco. [22]Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!

 [23]Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane [24]e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». [25]Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». [26]Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. [27]Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. [28]Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; [29]Perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. [3è]E` per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti. [31]Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati; [32]quando poi siamo giudicati dal Signore, veniamo ammoniti per non esser condannati insieme con questo mondo.

 [33]Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri).

Riconoscere il corpo del Signore vuol dire avere fede nell'Eucarestia, nella Chiesa e nel coniuge.

Ogni volta che ci si accosta all'Eucarestia si compie un gesto di fiducia non solo verso Dio e verso la consegna di Sé di Gesù, ma anche verso la chiesa, che immediatamente e concretamente è il volto del coniuge. Il coniuge non è solo altro-da-me, non è solo icona di Dio per me, ma anche Eucarestia che mi si dona e a cui mi dono. La fedeltà tra coniugi viene radicata da questo mistero Eucaristico.


"e gli apostoli con lui". Gli apostoli sono per definizione quelli che stanno "con" Lui. Non perché sono bravi; ma perché Lui è l'Emmanuele, che desidera stare con loro, suoi fratelli perduti. Stare con Lui, il Figlio, è la nostra vita; la pienezza del dono pasquale che viviamo nell'Eucarestia. Gran parte del Vangelo di Luca ci presenta Gesù a tavola con i peccatori.

La coppia ha fondamentalmente una vocazione "apostolica":

stare con Gesù, prima di fare figli, lavorare, mettere su casa, ecc e qui deve sempre tendere.


"con desiderio desiderai". Il suo desiderio è un traboccare del suo essere che è amore. "La sua brama è verso di me", canta con sorpresa la creatura del Creatore (Ct. 7,11). Nell'Eucarestia si sazia il suo desiderio, perché il suo amore è accolto e si fa cibo del nostro desiderio di lui: "chi mangia di me vivrà per me" (Gv. 6,57).

Nel corpo di Gesù donato per noi si consuma l'amore di Dio per l'uomo: "La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia" (Ct. 2,6). Nell'Eucarestia accogliamo questo dono, e si verifica una cosa nuova sulla terra: finalmente la sposa cinge chi l'ha amata di amore eterno (Ger. 31,22.23).

Si celebra la reciprocità d'amore, il si escatologico allo sposo.

Dio riposa nell'uomo e l'uomo in Dio, in comunione di vita e di amore.

Ogni desiderio, compreso quello sessuale nel suo manifestarsi e nella sua consumazione più comunionale, autentica ed estatica; tutti i desideri, perfino i desideri impuri (affinché vengano orientati), traggono vita dal desiderio di Dio e dunque solo Dio li può guarire profondamente, orientare, sanare, illuminare, contenere, trasformare perché diventino (pur con sofferenza e lotta) "segno dell'unico desiderio": quello di Dio che desidera l'uomo e quello dell'uomo che desidera Dio. E' un desiderio che è gratuità perché desidera dare la vita per l'altro, affinché l'altro abbia la vita (cioè Dio stesso), è un desiderio che è gratuità e non proprietà, che è abbandono e non possesso, che è sponsalità in Lui affinché Dio sia tutto in tutti. (Mc. 12,25]Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli.)


"mangiare questa pasqua". La pasqua è l'agnello, che sarà sostituito dal suo corpo. "Questa" pasqua è sommamente desiderata perché è quella in cui il Signore realizza la sua promessa, più grande di ogni fama (Sal. 138,2): compie il suo desiderio di darsi a noi. E' la Sua dichiarazione d'Amore, più grande di quella che può fare ogni creatura foss'anche la più santa e la più gratuita.. perché non si può battere Dio in generosità!

Dio è un amante folle che istruisce i suoi alla follia d'Amore.


"con voi". Sono i Dodici, dei quali uno tradisce, uno rinnega e dieci fuggono. Proprio con voi - non con altri che siano più bravi -, con voi desidero mangiare questa pasqua, perché vi amo. Dio ti ama di Amore eterno al di là della tua risposta., e, anche l'inferno, è un atto d'amore eterno di Dio perché rispetta la tua libertà di non volerLo!

Dio da la vita per i suoi amici e noi siamo amici suoi proprio perché pur essendo nemici Egli nel Suo Amore ci rende amici.. è il Suo innamoramento che ci rende amici. Dare la vita per i propri amici vuol dire dunque che nell'Amore di Cristo tu non hai più nemici ma solo sorelle e fratelli che aspettano il tuo donarti.


"prima del mio soffrire". Il suo amore dovrà portare il male di coloro che ama. La croce diventerà dolce memoria. Gesù istituisce l'Eucarestia prima della morte, perché sia medicina  e viatico per il lungo cammino che ancora ci resta: "è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio" (At. 14,22). Tutti coloro che Lo seguono in un cammino di conformazione non possono non farsi "carico" del male fisico, psichico e spirituale di coloro che amano: moglie, marito, figli, figli spirituali... è la dimensione sacerdotale del cristiano al quale è "negata" la superficialità per una capacità di Amore autentico e divino!

Chi ama, ama come Dio e non ama per scherzo, ma brucia il male di coloro che ama nel segreto della propria dimora.


"non la mangerò più". E' l'ultima sua cena pasquale ebraica. Il segno cessa e cede il posto alla realtà: la cena del Signore. All'agnello, offerto dall'uomo, succede l'agnello di Dio, il Figlio stesso che dà la sua vita per la salvezza del mondo.


"fino a che sarà compiuta nel regno di Dio". La pasqua si compie nel regno di Dio. Esso è solo anticipato nell'eucarestia, pegno sicuro della gloria futura, quando Dio sarà tutto in tutti (1 Cor. 15,28). Lo scarto tra eucarestia e Regno è il motivo della missione al mondo, perché tutti i fratelli vivano del pane dei figli. Questo è dunque l'unico problema "serio" per cui vivere: essere missionari, sempre e comunque, senza sconti e con tanto slancio!

L'Eucarestia non fissa il tempo nell'eternità, ma lo apre ad essa. Dio entra nella storia, che inizia un nuovo cammino verso di lui. Gesù risorto desidererà sempre spezzare il pane con i suoi discepoli. Lo farà ogni volta che i suoi lo inviteranno a restare con lui, come quelli di Emmaus (Lc. 24, 29).


"ricevuto un calice, rese grazie". è il calice della benedizione, il terzo nella cena pasquale, che passa tra i commensali dopo la consumazione dell'agnello. E' il calice della benedizione perché la tua vita di coppia diventi una benedizione! Tu sei anche quel calice... anche tua moglie e tuo marito sono quel calice. Anche i tuoi figli sono quel calice.


"prendete questo e dividete tra voi". Sembra che esorti gli altri a prenderlo, perché lui non ne prende. "Conosce" un altro calice, con vino da vertigine (Sal. 60,5). Contiene la maledizione della morte e dell'angoscia. Lo berrà, restituendolo a noi in calice di salvezza (Sal. 116,13). Chi ama beve questo calice di vertigine perché gli altri bevano il calice della gioia e della pienezza; il calice della vertigine è il calice dell'amore vergine che... non è solo dei vregini per il regno.. ma anche dei coniugi.


"Non berrò più". Mentre i discepoli bevono l'ultimo calice della pasqua antica, Gesù prepara il nuovo calice col digiuno della sua morte. Non berrà più vino, se non nel Regno, quando sarà finito l'Esodo. Allora sarà sempre presente in mezzo ai suoi nella gioia.


"preso del pane". è l'inizio della cena del Signore, che compie ciò che la pasqua, appena mangiata, ha prefigurato. Gesù, come ogni uomo, "prende" il pane. Il pane è la vita, e la vita dell'uomo è l'obbedienza alla parola di Dio; che Dio pronuncia dall'assemblea  ma anche nella tua storia che può sembrare così contraddittoria e  a volte distorta. Gesù, puro ascolto del Padre, è parola fatta pane e vita.


"rese grazie". Il suo prendere non è rapina, come quello di Adamo, che ruba i "tesori" di Dio (fisici e spirituali), ma rendimento di grazie (= eucarestia) al Padre, fonte della sua vita. è infatti il Figlio che riconosce e gioisce di essere del Padre.


"spezzò". Indica la sua morte in croce, il suo corpo spezzato. è il destino inevitabile di chi vive il dono per una situazione di rapina.


"e diede loro". La vita che riceve da Padre e di cui gioisce, la dona ai fratelli perché ne vivano.


"Questo è il mio corpo". L'agnello pasquale, che Dio ha provveduto, è il corpo del Figlio. Si fa nostro pane, perché viviamo di lui. Non temere, Adamo, a prendere ciò che volevi rubare. "Prendi" questo pane! Ti fa diventare come lui, secondo il desiderio che lui stesso ha messo in te.


"dato". Tutta la sua vita è rivelazione di Dio. Il suo corpo dato per noi ne è il vertice: Dio si manifesta come puro dono di sé, amore assoluto.


"per voi". Richiama il servo di JHWH (Is. 53

Non ha apparenza né bellezza

per attirare i nostri sguardi,

non splendore per provare in lui diletto.

[3]Disprezzato e reietto dagli uomini,

uomo dei dolori che ben conosce il patire,

come uno davanti al quale ci si copre la faccia,

era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

[4]Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,

si è addossato i nostri dolori

e noi lo giudicavamo castigato,

percosso da Dio e umiliato.

[5]Egli è stato trafitto per i nostri delitti,

schiacciato per le nostre iniquità.

Il castigo che ci dà  salvezza si è abbattuto su di lui;

per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

[6]Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,

ognuno di noi seguiva la sua strada;

il Signore fece ricadere su di lui

l'iniquità di noi tutti.

[7]Maltrattato, si lasciò umiliare

e non aprì la sua bocca;

era come agnello condotto al macello,

come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,

e non aprì la sua bocca.

[8]Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;

chi si affligge per la sua sorte?

Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,

per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte.

[9]Gli si diede sepoltura con gli empi,

con il ricco fu il suo tumulo,

sebbene non avesse commesso violenza

non vi fosse inganno nella sua bocca.

[10]Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.

Quando offrirà se stesso in espiazione,

vedrà una discendenza, vivrà a lungo,

si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.

[11]Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce

e si sazierà della sua conoscenza;

il giusto mio servo giustificherà molti,

egli si addosserà la loro iniquità.

[12]Perciò io gli darò in premio le moltitudini,

dei potenti egli farà bottino,

perché ha consegnato se stesso alla morte

ed è stato annoverato fra gli empi,

mentre egli portava il peccato di molti

e intercedeva per i peccatori.


"fate questo in memoria di me". è l'istituzione dell'Eucarestia. La nuova pasqua è ormai memoriale dell'Agnello dato per noi e comunione con lui, nell'attesa del suo ritorno. Fare memoria di lui significa vivere oggi del suo dono, fare del suo amore crocifisso la nostra vita, il nostro stile di vita, il nostro respirare. Questo pane è il mistero della fede: il pane del Regno, il dono del Figlio che ci introduce nella vita del Padre.


"Questo calice". La gioia del vino, frutto della terra promessa, è sostituita dal sangue del Figlio. La nuova alleanza subentra all'antica. "Ci disse ti amo con ebbrezza alla fonte della vita". Corpo e sangue sono nominati separatamente, per indicare la morte cruenta di croce: il nuovo patto è suggellato dall'amore crocifisso di Dio per noi.


"la nuova alleanza nel mio sangue versato per voi". L'antica alleanza è stata da sempre rotta dalla nostra infedeltà. Ma la maledizione che si sarebbe dovuta abbattere su di noi (Ger.  34,18), è ricaduta su di lui. Colpito dalla lancia, il suo petto fu squarciato in croce. Per questo la nuova alleanza è eterna, e non può più essere rotta. Qualunque cosa gli facciamo, il suo amore resta fedele in eterno. Dio è Dio e non uomo!