Se il martirio è anche emarginazione e derisione

martiri-3Dalla diciasettesima congregazione del Sinodo di venerdì 19 ottobre mattina:

Monsignor RINO FISICHELLA
Arcivescovo titolare di Voghenza
Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (Città del Vaticano)
Relatore del circolo minore italiano A

Si è riflettuto, anzitutto, sul conte-sto culturale che presenta i tratti del secolarismo come ultimo atto di un processo di secolarizzazione molto più ampio, che possiede elementi di indiscussa complessità.
Questo oriz-zonte di pensiero è stato considerato sia nelle gravi sfide che pone alla fe-de sia come un’opportunità offerta alla comunità credente per rinnovare le proprie categorie di pensiero e di linguaggio. Benedetto XVI ha più volte ribadito l’importanza di «allar-gare la ragione». Questo impegno si rende tanto più necessario quanto più ci si trova in un contesto cultu-rale fortemente segnato dal progres-so della scienza e della ragione tec-nica. Diventa per noi indispensabile, quindi, elaborare nuove categorie del sapere teologico in grado di esprimere con maggior coerenza i contenuti di mistero e comunione. È necessario offrire, inoltre, una nuova visione dell’antropologia, mostrando l’importanza della persona come re-lazione, fonte di rapporti interperso-nali, di comunione e di amore. È ne-cessario, comunque, che si trovi la forza per uscire dai diversi schemi culturali imposti dal secolarismo che non consentono più di riconoscerne i limiti e le contraddizioni di alcuni stili di vita. In questo contesto la nuova evangelizzazione diventa im-portante per evidenziare che la mis-sione della Chiesa nel suo evangeliz-zare sa cogliere gli aspetti basilari dell’umano e della creaturalità come elementi fondamentali in cui inne-stare l’annuncio di Gesù Cristo. Di grande importanza è il riconosci-mento del “dialogo” come un lin-guaggio a noi proprio che consente di relazionarci con «dolcezza, rispet-to e retta coscienza» (1 Pt 3, 16) a quanti sono destinatari del nostro annuncio. Un destinatario a cui spesso la nostra parola arriva come un primo annuncio che lo raggiunge in quella situazione esistenziale che impone l’attenzione alle domande di senso che albergano nel cuore di ogni uomo. Unitamente al dialogo, si è sottolineata la nostra necessaria dedizione all’annuncio che può giungere fino al martirio. Nella no-stra cultura, esso assume ormai i tratti di una forma di emarginazione e controllo del linguaggio fino a giungere alla derisione della fede. Si ritiene importante una maggior attenzione per circoscrivere il concet-to di nuova evangelizzazione. La vi-ta della Chiesa si esprime nella sua pastorale ordinaria; in essa mentre si deve sostenere la coscienza della missio ad gentes, è necessario che si rafforzi e prenda sempre più corpo la nuova evangelizzazione. Essa ha come suo primo destinatario, il cre-dente che deve ritrovare le ragioni della sua fede e, per ciò stesso, evan-gelizzatore. Inoltre, quanti hanno smarrito la fede e per diverse cause si sono allontanati dalla vita della comunità; infine, quanti hanno desi-derio di credere e cercano persone in grado di comunicare loro la gioia dell’incontro con Cristo. Non abbia-mo tralasciato di considerare che l’urgenza della nuova evangelizza-zione impone anche un serio esame di coscienza su diversi aspetti della pastorale che si sono sclerotizzati con il passare del tempo e non con-sentono più di esprimere la forza della fede, la sua originalità e lo spe-cifico del cristianesimo. Per questo ritorna importante il termine di «conversione pastorale» come consa-pevolezza di una rinnovata esigenza di attenzione al momento presente e alle domande del nostro contempo-raneo. Un capitolo importante è sta-to quello della liturgia. L’ars cele-b ra n d i può aiutare a scoprire la bel-lezza del mistero evocato. In essa il grande ruolo svolto dall’omelia. Il sacramento della riconciliazione do-vrebbe ritornare al centro della vita credente; essere vissuto maggiormen-te come esperienza dell’incontro con la misericordia di Dio che a tutti va incontro con il perdono. Riteniamo importante che in ogni diocesi si possa individuare uno o più luoghi (cattedrale, santuario...) in cui i fe-deli possano avere certezza di trova-re sempre il sacerdote disponibile per aiutare il loro cammino di con-versione. Un ulteriore tema ha toc-cato i temi relativi allo stile di vita dei credenti, ai diversi volti con cui si esprime la carità e il ruolo svolto dalle diverse categorie di persone. Un’attenzione particolare è dovuta al mondo giovanile e alla famiglia nel suo insostituibile ruolo di tra-smissione della fede. Non abbiamo trascurato il tema dei “nonni” che sono un prezioso aiuto nella trasmis-sione della fede. Un ulteriore tema è stato segnato dall’esigenza di saper presentare il cristianesimo al nostro contemporaneo. Questo si impone per superare la frammentarietà della cultura dei nostri giorni, e per ritro-vare l’unità fondativa del nostro cre-dere. Questa apologia della fede si sviluppa in diversi passaggi: essa de-ve presentare anzitutto ai credenti le ragioni dell’atto di fede e l’unione intrinseca con la verità dei suoi con-tenuti; si fa inoltre, presentazione presso i tanti che spesso hanno co-noscenze vaghe, distorte e false. Si è trattato dell’importanza del Credo come una preziosa sintesi della fede che merita di essere studiato a me-moria e divenire di nuovo la pre-ghiera quotidiana dei credenti. In questo orizzonte, la catechesi si è imposta con tutta la sua importanza per la formazione dei credenti in vi-sta della nuova evangelizzazione. Si è ribadito che il vescovo possa risco-prire la sua peculiare attività svol-gendo la catechesi nella propria cat-tedrale. Infine, le tematiche legate alla comunicazione della fede e alle sue diverse forme di espressione: dalla pietà popolare e i pellegrinaggi fino alle più moderne forme di comunicazione.

© Osservatore Romano 24 ottobre 2012

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