Scienze e fede religiosa

dio-e-adamo-2Nel corso della ottava congregazione generale, svoltasi nel pomeriggio di venerdì 12 ottobre alla presenza del Papa e di 232 padri, ha preso la parola il professor Werner Arber, invitato speciale, docente di microbiologia nel Biozentrum dell’uni-versità di Basilea, in Svizzera, e presidente della Pontificia Accademia delle Scien-ze, che ha svolto una «Riflessione sulle relazioni tra le scienze e la fede religiosa». Presentandolo, il presidente delegato di turno, il cardinale Robles Ortega, ha ri-cordato che Arber, insieme ai ricercatori americani Hamilton Smith e Daniel Nathans, ha condiviso nel 1978 il premio Nobel in fisiologia o medicina per la scoperta degli enzimi di restrizione. Già membro della Pontificia Accademia delle Scienze dal 1981, ne è stato nominato presidente nel gennaio 2011.


Introduzione
La curiosità è una caratteristica fondamentale della mente umana. Da una parte rappresenta la forza motrice della ricerca scientifica che cerca di scoprire le leggi naturali. D all’altra, la curiosità è anche alla base dell’interesse di ogni essere umano di conoscere le leggi fonda-mentali della natura che sono essen-ziali alla sua ricerca di senso e di ve-rità. Mentre la scienza finora non è riuscita a trovare risposte pertinenti a tutti gli interrogativi sollevati, so-prattutto a quelli che trascendono la sfera naturale, diverse credenze (comprese quelle che affondano le loro radici nella religione) hanno un loro ruolo nel dare risposte a questi interrogativi sul senso. Esse rappre-sentano una parte essenziale del sa-pere orientativo, che funge da fon-damento guida per le attività uma-ne. In questo contesto solleviamo qui il problema dei rapporti e delle compatibilità reciproci tra la cono-scenza scientifica e i contenuti fon-damentali della fede.

Contesto e impatto del sapere orientativo
Il sapere orientativo viene costrui-to e si aggiorna nella mente umana durante il corso dell’intera vita. Comprende elementi già acquisiti nello stadio embrionale e nella pri-ma infanzia. Si arricchisce con l’istruzione e con la personale ricerca della verità. La conoscenza scientifi-ca acquisita viene così affiancata a vari tipi di credenze, compresa la fe-de religiosa. A questo proposito, possiamo considerare che anche gli agnostici abbiano un credo specifico, vale a dire nella non esistenza di Dio. In molte delle nostre attività quotidiane, e soprattutto quando dobbiamo prendere decisioni impor-tanti, siamo guidati consapevolmen-te, ma spesso anche inconsapevol-mente, dal nostro sapere orientativo. Possiamo considerare il sapere orien-tativo come un elemento socializzan-te nella nostra vita. Infatti esso con-tribuisce a conciliare le nostre attivi-tà con la nostra vita di comunità e con l’uso sostenibile del nostro habi-tat e delle risorse disponibili.

Evoluzione cosmica ed evoluzione biologica come fattori che rivelano importanti leggi della natura
La Pontificia Accademia delle Scienze tratta spesso delle scoperte scientifiche in continuo aumento ri-guardo sia all’evoluzione dell’univer-so che all’evoluzione della vita. Queste si basano in larga misura sull’osservazione dell’evoluzione in fieri. Alcune delle nozioni così acquisite possono permetterci inoltre di estra-polare i processi evolutivi avvenuti in tempi precedenti. Finora però, la scienza non ha ancora una nozione precisa né delle radici dell’evoluzio-ne cosmica (vale a dire come nasco-no le particelle fondamentali, gli ele-menti costitutivi della materia?), né dei fondamenti della vita (come si sono combinati tutti gli elementi ne-cessari alla vita?). In altre parole, fi-no ad ora non abbiamo prove scien-tifiche solide di una cosiddetta creazione ex-nihilo, che rimane materia da trattare attraverso la filosofia. D’altra parte, i continui processi di evoluzione dell’universo e della vita rappresentano adesso fatti scientifici stabilmente accertati che forniscono elementi essenziali della creazione permanente. Negli ultimi secoli e sempre più negli ultimi decenni, grazie a strategie di ricerca estremamente efficienti, le investigazioni scientifiche hanno rivelato che il nostro universo è uno spazio immenso e comprende, oltre un numero grandissimo di si-stemi solari, tuttora misteriosi, anche la cosiddetta materia oscura ed energia oscura. E tutto questo complesso, del quale il nostro pianeta Terra è un minuscolo componente, si sa che è soggetto a una costante ma continua evoluzione. Sul nostro pianeta l’evoluzione fisica a passi relati-vamente piccoli, quali lo scivolamento del suolo, può essere notata da un attento osservatore. Oggi riteniamo che la vita possa esistere anche in altri pianeti extra-terrestri, ma stiamo ancora aspettando l’evidenza scientifica di questa ipotesi. D’altra parte le scienze della vita hanno acquisito una vasta e soli-da conoscenza della complessità dei processi vitali, sia rispetto alle attivi-tà di un singolo organismo che all’evoluzione biologica in atto a li-vello di popolazioni.

Variazioni genetiche spontanee come forza motrice dell’evoluzione biologica
Da circa 60 anni sappiamo che le attività vitali dipendono dalle infor-mazioni genetiche codificate nei lun-ghissimi filamenti dell’acido nucleico Dna. Le specifiche sequenze lineari di sole quattro particelle elementari (nucleotidi) codificano tutte le attivi-tà vitali e il controllo della loro espressione in tempi e siti specifici all’interno degli organismi. Se con-frontiamo le sequenze di nucleotidi con la sequenza delle lettere nei no-stri scritti, l’informazione genetica di un batterio unicellulare corrisponde al contenuto di un libro. Per fare un esempio, il batterio molto studiato della Escherichia coli, può parago-narsi al contenuto di informazioni della Bibbia. Per contrasto, piante e animali multicellulari hanno un’informazione genetica corrispondente a un’enciclopedia contenente tra i 100 e i 1.000 volumi delle dimensioni della Bibbia. Il genoma umano corrisponde circa a 700 di questi volumi. L’informazione genetica diventa ereditaria di generazione in genera-zione. Solo occasionalmente intervie-ne in questo processo un’alterazione nelle sequenze del nucleotide dei ge-nitori. Alcuni di questi cambiamenti provocano un’alterazione del tratto fenotipo dell’organismo interessato. Si sa che tali alterazioni spesso han-no un impatto negativo sulle attività di vita, piuttosto che offrire un vantaggio funzionale all’organismo inte-ressato. Inoltre una parte considerevole di alterazioni della sequenza che si verificano spontaneamente non hanno alcun effetto immediato sulle funzioni vitali. Secondo la teo-ria dell’evoluzione biologica fondata sul postulato di Charles Darwin del-la selezione naturale che agisce come variante fenotipica, la generazione spontanea di varianti genetiche rap-presenta la forza motrice dell’evolu-zione biologica. Nel corso della ri-cerca scientifica degli ultimi decenni, è diventato più chiaro che una molteplicità di diversi meccanismi specifici può contribuire alla generazione di nuove varianti genetiche. Questi meccanismi molecolari già noti pos-sono avere il compito di contribuire ad una, o, in alcuni casi, a due stra-tegie mutageniche che avvengono nel mondo vivente. Una di queste strategie naturali di variazione gene-tica implica un cambiamento di sequenza del nucleotide locale, quale può essere una sostituzione del nucleotide, la delezione di uno o alcuni nucleotidi adiacenti, l’inserzione di uno o più nucleotidi aggiuntivi, o, infine un riordinamento casuale di alcuni nucleotidi adiacenti. Ciò può avvenire durante la replicazione di molecole di Dna o per l’impatto di un agente mutagenico. Una seconda strategia naturale di variazione gene-tica determina un riarrangiamento del segmento dell’informazione ge-netica disponibile di un organismo. Ciò può determinare una duplicazio-ne, una traslocazione o una delezio-ne di una parte solitamente piccola dell’informazione genetica dell’organismo interessato. La terza strategia naturale di variazione genetica consi-ste nell’acquisizione di un segmento relativamente piccolo di informazio-ne genetica da un altro tipo di organismo grazie al cosiddetto trasferi-mento genico orizzontale. È la selezione naturale che vaglie-rà e manterrà quelle rare varianti che procureranno all’organismo un van-taggio funzionale. Possiamo inoltre notare che ciascuna delle tre strate-gie naturali di variazione genetica contribuisce in qualità diversa all’evoluzione biologica. I cambiamenti locali della sequenza del Dna possono contribuire al miglioramen-to graduale di una particolare fun-zione. Il riarrangiamento del Dna nei segmenti di informazioni geneti-che disponibili può portare a nuove fusioni di settori funzionali o alla fu-sione di un gene esistente con un elemento alternativo per il controllo dell’espressione del gene. Infine, la strategia dell’acquisizione del Dna viene vista come una partecipazione al successo funzionale di un altro ti-po di organismo vivente.

La potenza naturale di evolvere e il suo impatto sulla biodiversità
Nella generazione naturale di va-rianti genetiche vengono general-mente coinvolti sia prodotti genetici particolari che alcuni elementi non genetici. I prodotti dei cosiddetti ge-ni evolutivi agiscono qui come gene-ratori di variazione e/o modulatori dei tassi di variazione genetica. Gli elementi non genetici possono essere effetti di agenti mutageni chimici o fisici, di incontri casuali e flessibilità strutturali quali le forme isomeriche di molecole biologiche. Si può rite-nere che nel lungo processo trascor-so dell’evoluzione, i geni dell’evolu-zione si siano accordati per esercita-re le loro funzioni evolutive, consi-stenti nella generazione occasionale di nuove varianti genetiche. Questi processi sono per lo più contingenti riguardo al sito dell’alterazione della sequenza del Dna e anche riguardo al tempo della mutagenesi. In natu-ra, i tassi di ogni tipo di variazione genetica vengono mantenuti molto bassi. Ciò garantisce una confortevole stabilità alle informazioni geneti-che degli organismi viventi, che è un requisito essenziale per una vita so-stenibile nelle popolazioni. Per con-cludere, il mondo vivente si occupa attivamente dell’evoluzione biologica grazie alla sua naturale potenza di affrontare un’evoluzione biologica. In altre parole, l’evoluzione biologi-ca rappresenta un processo naturale continuo e costante di creatività per-manente e graduale. Siamo consapevoli che la potenza naturale a evolvere rappresenta la sorgente della biodiversità e che l’evoluzione biologica continua garantisce inoltre uno stabile, anche se molto lento, rifornimento di biodi-versità. Tuttavia, considerando la ge-nerazione in gran parte contingente di varianti genetiche, non ci si può aspettare che la biodiversità perduta possa venir ricostituita esattamente nel progresso evolutivo futuro. Ci si può aspettare piuttosto che la nuova biodiversità sia rappresentata da nuovi tipi di organismi mutanti.

Valori culturali della conoscenza scientifica
Le intuizioni scientifiche delle leg-gi e delle costanti della natura rap-presentano valori culturali dai se-guenti due punti di vista. Da una parte, la conoscenza scientifica ac-quisita arricchisce la nostra visione del mondo contribuendo così al nostro sapere orientativo. Dall’altra, la conoscenza scientifica può anche aprire nuove strade alle applicazioni tecnologiche, innovazioni che mi-gliorano la nostra vita come pure il nostro ambiente. Poiché tali innovazioni contribuiranno spesso a pla-smare il nostro futuro, dovremmo postulare idealmente che ogni deci-sione al riguardo deve dipendere da una valutazione tecnologica attentamente esercitata e, d’altra parte, che la società civile e la Chiesa siano pronte ad assumersi la corresponsa-bilità, con gli scienziati e con l’eco-nomia, di mettere a punto una nuo-va concezione del futuro, che comporti benefici per l’umanità e il suo ambiente. Tali misure potranno con-tribuire a garantire la sostenibilità del processo e quindi lo sviluppo futuro a lungo termine sul nostro pianeta.

Il ruolo delle regole di condotta per l’umanità
Siamo consapevoli che la nostra vita sociale esige alcune regole vincolanti di condotta che dovrebbero diventare parte integrante del nostro sapere orientativo. Nelle società moderne, la legislazione stabilita politi-camente garantisce che regole op-portune di condotta vengano ampia-mente rispettate. L’accettazione di queste regole può essere facilitata se i loro principi sono radicati anche nella fede religiosa. Nella società cri-stiana, importanti regole di condotta sono state divulgate da Gesù Cristo attraverso la sua vita e da allora so-no state largamente seguite dai cri-stiani. Tuttavia rappresenta un im-portante compito per le società di oggi, aggiornare l’insieme di regole stabilite prestando particolare atten-zione alla nostra conoscenza scienti-fica acquisita. In tale contesto, io presumo che se Gesù Cristo vivesse in mezzo a noi oggi, egli sarebbe fa-vorevole all’applicazione di una soli-da conoscenza scientifica per il bene a lungo termine dell’umanità e del suo ambiente naturale, almeno fin-ché l’applicazione che porta a pla-smare il futuro può garantire che le importanti leggi della natura siano pienamente rispettate. Permettetemi di illustrare breve-mente questo postulato con un esempio particolare. Grazie ai recen-ti progressi nel campo della genomi-ca, della protomica e della metabo-lomica, è diventato possibile orienta-re l’evoluzione biologica al fine di venire meglio incontro alle nostre esigenze di una alimentazione sana come contributo a importanti mi-glioramenti in campo medico. La Pontificia Accademia delle Scienze ha dedicato una settimana di studio nel maggio del 2009 a questo argo-mento, con particolare attenzione al-le piante transgeniche per la sicurez-za alimentare nel contesto dello svi-luppo. La nostra Accademia ha con-cluso che i metodi recentemente adottati nel preparare gli organismi transgenici seguono le leggi naturali di evoluzione biologica e non com-portano rischi legati alla metodolo-gia dell’ingegneria genetica. Tali me-todi infatti comportano cambiamenti di sequenze locali, un riarrangiamen-to di segmenti di informazione gene-tica che è disponibile nell’o rg a n i s m o interessato, e/o il trasferimento oriz-zontale di un segmento relativamen-te breve di informazione genetica da un organismo a un’altra specie di or-ganismo. Come abbiamo già sottoli-neato, queste rappresentano le tre strategie naturali per la generazione spontanea di varianti genetiche nell’evoluzione biologica. Le pro-spettive benefiche per migliorare i raccolti delle piante alimentari più ampiamente consumate, potrebbero alleviare la denutrizione e la fame che ancora esistono nella popolazio-ne del mondo in via di sviluppo.

La compatibilità della conoscenza scientifica e della fede religiosa
Per lunghi periodi di tempo, uo-mini curiosi hanno acquisito la co-noscenza scientifica soprattutto os-servando con i loro sensi e aiutati dalla riflessione mentale e dal ragio-namento logico. Il capitolo della Genesi nell’Antico Testamento rap-presenta per me una testimonianza di una antica visione scientifica del mondo già esistente diverse migliaia di anni fa. Questo capitolo riflette inoltre un’ampia concordanza tra la fede religiosa e la conoscenza scien-tifica disponibile all’epoca. Esso pro-pone una sequenza logica di avveni-menti in cui la creazione del nostro pianeta Terra potrebbe essere stata seguita dalla costituzione delle con-dizioni per la vita. Vennero quindi introdotte le piante che hanno forni-to, in un secondo momento, il cibo per gli animali prima che venissero infine introdotti gli esseri umani. La-sciando da parte la questione della Rivelazione, questo è chiaramente un racconto logico della possibile origine evoluzionistica delle cose se-condo avvenimenti immaginati che avevano portato alla natura osservata dalle antiche popolazioni. Dalla ge-nealogia descritta nell’Antico Testa-mento, posso anche concludere che i suoi autori erano consapevoli delle varianti fenotipiche (vale a dire ge-netiche). Le persone descritte aveva-no le proprie caratteristiche persona-li, non rappresentavano quindi cloni geneticamente identici ad Adamo ed Eva. In questi racconti, possiamo in-dividuare una buona coerenza tra la fede religiosa delle origini e la cono-scenza scientifica degli sviluppi evo-luzionistici. Oggi è nostro dovere custodire (e, ove necessario, ristabili-re) tale coerenza sulla base della mi-gliorata conoscenza scientifica ora disponibile. Secondo la mia opinio-ne, la conoscenza scientifica e la fe-de sono, e devono rimanere, elementi complementari del nostro sapere orientativo.

Conclusione
Sottolineando l’importanza del-l’evoluzione della vita e dei suoi ha-bitat ambientali, abbiamo illustrato qui come la conoscenza scientifica possa influenzare, insieme ad altri elementi del nostro sapere orientati-vo, le attività umane, compresa l’ap-plicazione della conoscenza scientifi-ca a vantaggio del benessere dell’umanità e di un ambiente inalterato idoneo a uno sviluppo sostenibile a lungo termine del nostro pia-neta terra e dei suoi abitanti. Gli esempi qui forniti possono essere estesi a qualsiasi altra attività fattibile basata sulla conoscenza scientifica disponibile che possa servire ai fini di uno sviluppo culturale sostenibile. A questo proposito la Pontificia Accademia delle Scienze cerca di assol-vere al proprio compito di seguire con occhio critico lo sviluppo delle ricerche scientifiche e i progetti di applicazione della conoscenza acqui-sita. Essa pubblica periodicamente, sia in formato cartaceo che digitale (sul sito web www.pas.va) i suoi libri per informare il mondo scientifico, la gerarchia della Chiesa e tutti i cri-stiani e gli uomini di buona volontà, offrendo importanti suggerimenti a favore di uno sviluppo sicuro, re-sponsabile e sostenibile.

© Osservatore Romano - 15-16 ottobre 2012