Quel tesoro di eroismo umile e quotidiano

bagnasco-4Dalla quattordicesima congregazione del Sinodo di martedì 16 ottobre pomeriggio:

Cardinale ANGELOBAGNASCO
Arcivescovo di Genova,
Presidente della Conferenza Episcopale (Italia)

L’invito di Cristo — «Non teme-te» — è risuonato forte nell’aula del Sinodo, agorà dei popoli. Per que-sto, l’episodio evangelico di Pietro che cammina sulle acque, bene esprime il primo messaggio per noi Pastori, come per i nostri sacerdoti e le comunità cristiane: dobbiamo tener fermo lo sguardo sul volto del Signore, altrimenti affondiamo nei timori.
Ecco il primato della grazia e il bisogno del sacramento della ri-conciliazione nella vita spirituale. La luce si accende con la luce — scriveva Romano Guardini — la gioia con una fede gioiosa! Occorre dunque essere uomini di fede per essere maestri di fede. Lo sguardo con cui dobbiamo guardare il mon-do deve riflettere la simpatia di Dio che in Cristo si è rivelata come sal-vezza, e questo sguardo ci porta a riconoscere innanzitutto i segni del-la sua opera. Esiste, infatti, nel po-polo cristiano un diffuso tesoro di eroismo umile e quotidiano, che non fa notizia ma costruisce la sto-ria. In questo senso, in Italia, la presenza di 25.000 parrocchie costi-tuisce una rete di prossimità e un patrimonio da non disperdere. Un altro compito è quello di fare con animo nuovo le cose di sempre, consapevoli cioè che la gente che incontriamo nelle nostre comunità spesso deve riscoprire la fede o sco-prirla. Questa coscienza richiede ar-dore, generosità e fiducia, senza di-menticare che la presenza di tanti emigrati cristiani è una grazia che spesso edifica i credenti del nostro Paese. Il nuovo slancio della pasto-rale territoriale si deve, poi, coniu-gare con la pastorale degli ambienti, realtà vastissima del vivere umano che forse dobbiamo guardare con maggiore attenzione (scuola, univer-sità, ospedali, sport, media, mondo della fabbrica...). Infine, la pastorale ordinaria e oc-casionale, territoriale e d’ambiente, con pazienza deve diventare una pa-storale integrata con le molteplici Aggregazioni laicali, associazioni, movimenti, gruppi ecclesiali, come ricorda l’Instrumentum laboris. L’evangelizzazione ha un caratte-re profetico: essa si attua — come tutta «l’economia della rivelazione» — con eventi e parole intimamente connessi (cfr.Dei Verbum,2). Il pro-feta è colui che legge le circostanze e gli avvenimenti con lo sguardo di Dio: ne coglie la verità in rapporto a Lui e quindi ne vede l’orienta-mento interno, potremmo dire, l’esi-to. Ma il profeta è anche colui che anticipa in modo simbolico il cam-mino della storia. In questo oriz-zonte, la vita della comunità cristia-na, il servizio capillare e la testimo-nianza della carità, la divina litur-gia, l’annuncio del Vangelo... hanno un carattere profetico o perché fan-no incontrare realmente quell’uma-nità nuova che Gesù ha iniziato con il suo sacrificio, oppure perché an-nunciano esplicitamente le parole della Rivelazione che salva, o per-ché smascherano lo spirito di men-zogna che ispira idee e comporta-menti che portano non alla felicità, ma in deserti tristi e disumani. Per questa ragione il giudizio che a vol-te si legge, secondo cui nella Chiesa mancherebbe la profezia, è ingiusti-ficato. Cristo deve essere annunciato per intero, nella sua Persona e nelle sue implicazioni antropologiche, eti-che e sociali. Senza, la fede reste-rebbe emotiva e irrilevante per la vi-ta concreta. Se è evidente che alcune tenden-ze culturali sono contrarie al Vange-lo, è anche vero che dalla parte del Vangelo c’è l’uomo. La cultura con-temporanea, ad esempio, demonizza la categoria del «limite» perché è intesa come negazione della libertà individuale e dello slancio vitale. Tale pregiudizio stravolge l’etica, le relazioni, la famiglia, l’esp erienza della malattia. Ma l’esperienza del limite — ontologico, morale, affetti-vo, psichico — è una grande alleata del Vangelo, poiché dice che l’uomo ha bisogno degli altri e, innanzitut-to, dell’Altro che è Dio. Questo aver bisogno non è una debolezza ma un valore, perché spinge ad aprirsi nella reciprocità dell’A m o re che non solo corrisponde ma salva.

© Osservatore Romano - 20 ottobre 2012

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