Quel dono da non trattenere per sé

Ambone-LateranoLa fede cristiana in un contesto di secolarizzazione diffusa: s’intitola così la seconda lettera — pubblicata dalle Edizioni Cid — che il patriarca di Venezia ha voluto indirizzare alla diocesi per accompagnare un nuovo tratto dell’Anno della fede. Il testo verrà presentato nel corso di tre incontri in programma a partire da martedì 5. Si tratta della seconda tappa del cammino diocesano iniziato domeni-ca 14 ottobre 2012 con la messa in piazza San Marco. Se in quella occasione il patriarca aveva affidato alla lettura delle comunità il testoSo in chi ho posto la mia fede, oggi al centro della meditazione è il rapporto tra fede e ragione nell’attuale contesto. Anticipiamo un estratto del nuovo testo:


di FRANCESCO MORAGLIA

La secolarità è cosa diversa dalla se-colarizzazione: consiste nel ricono-scere l’obiettiva autonomia delle realtà terrene liberandole da una di-pendenza impropria o, addirittura, errata nei confronti di Dio. Il pro-cesso di secolarizzazione conduce, invece, verso un mondo e un’umani-tà senza riferimento alla trascenden-za e così — quando si parla dell’uo-mo, della convivenza sociale e dei valori in termini appunto di secolarizzazione — Dio viene percepito co-me problema: in tale prospettiva, in-fatti, Dio viene considerato alterna-tivo a queste realtà e a questi valori. Questo, però, è contrario a una cor-retta laicità. È lo stesso Vangelo a porre una netta distinzione fra politica e fede, fra Dio e Cesare. E alla domanda se è lecito pagare il tributo a Cesare, Gesù risponde che bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (cfr. Ma t t e o , 22, 21). Uno Stato che, dichiarando-si neutrale, non riconoscesse le dif-ferenti, molteplici e legittime identi-tà che gli stanno di fronte — tra cui, per prime, quelle religiose — e anzi pretendesse di limitarle o rinchiu-derle nella sfera del privato, in no-me di una presunta neutralità, gene-rerebbe gravi ripercussioni e forti tensioni sia sul piano religioso che su quello culturale e, di conseguen-za, in tutto l’ambito sociale. Ci si può trovare, in tal modo, dinanzi a un progetto politico che si propone come “neutrale” ma, in realtà, è pre-giudizialmente contrario alle diffe-renti identità, specialmente a quelle religiose, le rifiuta — non ricono-scendo loro uno spazio pubblico — e le costringe all’interno delle co-scienze. Ma questa non è laicità: è laicismo. I Paesi di antica tradizione cristia-na sono segnati da un forte tasso di scristianizzazione e così, seppure in situazioni profondamente diverse, la nostra condizione di uomini del ter-zo millennio ripropone quella degli esordi della Chiesa. Una tale somi-glianza ci ricorda che quanti sono chiamati al discepolato e all’evange-lizzazione operano — oggi, come ie-ri — in un contesto non cristiano; sarebbe irrealistico immaginare un quadro socio-culturale differente da quello esistente e sarebbe un eserci-zio sterile lagnarsi di ciò che ci sta dinanzi. Si tratta, piuttosto, di pren-dere contatto con la realtà. Si tratta, per un verso, di non guardare alla Chiesa come a una realtà chiusa in se stessa e timorosa del mondo al punto da rimanervi estranea; allo stesso tempo non bi-sogna avere un atteggiamento inge-nuo e acritico, succube di fronte al mondo. Il cristiano non è il notaio dell’esistente, pronto in ogni mo-mento ad avvalorare le scelte di una modernità più incline a seguire la li-nea della secolarizzazione o, meglio, del secolarismo laicista piuttosto che quella di una reale e obiettiva seco-larità. Il discepolo è chiamato a un discernimento critico personale e comunitario-ecclesiale circa i valori sui quali si gioca l’essenziale del-l’uomo e della retta convivenza, i valori irrinunciabili di una retta an-tropologia a livello filosofico e cul-turale. Si parla, allora, di valori “non ne-goziabili” in quanto inscritti nella natura stessa della persona e perciò “irrinunciabili”, pena il vanificare la centralità della persona, svuotandola dall’interno. Qui s’intende in parti-colare la tutela e la promozione del-la vita in tutte le sue fasi — dal con-cepimento alla morte naturale — la promozione della struttura naturale della famiglia, quale unione fra uo-mo e donna aperta alla vita e fonda-ta sul matrimonio, difendendola da quei tentativi di renderla giuridica-mente equivalente a forme diverse d’unione, e il riconoscimento del di-ritto dei genitori a educare libera-mente i propri figli. BenedettoXVI ci ricorda sovente che tali principi non sono affermazioni confessionali ma appartengono alla verità della persona e sono comuni a tutta l’umanità. Oggi l’evangelizzatore non può limitarsi a stigmatizzare o prendere le distanze da persone o situazioni come non può avallare, in modo acritico, ciò che, di volta in volta, incontra sulla sua strada. Questi due atteggiamenti sono in contrasto fra loro e con lo stile di Gesù: non appartengono infatti alla logica del Vangelo, secondo la quale ogni uo-mo è chiamato a conversione. Il di-scepolo non può limitarsi a prende-re le distanze da quanto non è in consonanza col Vangelo o a formu-lare un annuncio che non sia anche un invito a condividere un cammino comune; così facendo si eviterebbe la fatica di capire e di amare, ma l’evangelizzatore è sempre colui che invita — nello spirito di una reale conversione — a un cammino di co-munione nella Chiesa. Il dialogo-annuncio deve poi par-tire dalle storie concrete delle perso-ne, traendo spunto dal vissuto quo-tidiano e dall’ascolto, frutto di em-patia e disponibilità. Avere tempo per il prossimo, in una società in cui tutti hanno fretta e non hanno mai tempo, è già, di per sé, una “buona notizia” e, quindi, un vero “vangelo” e, alla fine, la modalità prima per incontrare le persone. Come ogni dialogo, anche quello concernente la fede può essere ge-nuino o no: il dialogo è evangelica-mente genuino — e non “sofisticato” — quando non priva l’interlo cutore del dono di Gesù Cristo, il sommo bene che un giorno, a sua volta, il discepolo-evangelizzatore ha ricevu-to. Tralasciare l’annuncio, pensando che il dialogo sia sufficiente, vuol dire trattenere per sé Gesù, il dono di Dio a ogni uomo. Ma senza Gesù — via e verità — l’uomo non rag-giungerà mai la vera vita e smarrirà se stesso.

© Osservatore Romano - 4-5 febbraio 2013

Venerdì della XIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Maksymilian Maria Kolbe, O.F.M. Conv. martire († 1941)

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