L’ALFABETIZZAZIONE INTERPELLA LA COSCIENZA DEGLI UOMINI D'OGGI

Introduzione.
Dovere di giustizia.
Rapporto tra alfabetizzazione, crescita economica e livelli di salute e sopravvivenza.
Gli ultimi dati.
Alfabetizzazione e salute.
Panorama dei continenti:
   Africa
   Asia
   America Latina
72 milioni di bambini nel mondo non scolarizzati.
Intervista a Gaspare Di Maria, responsabile della Campagna "Fatemi studiare, conviene a tutti", della Società di San Vincenzo De' Paoli.
Intervista a Bruno Fabre, responsabile delle attività internazionali. della Confédération Internationale Société de Saint Vincent de Paul,


 

Introduzione

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - L'istruzione, diritto fondamentale di ogni individuo, è al centro di qualunque processo di sviluppo.  L'accesso a una solida formazione permette agli individui di acquisire sapere, nozioni e comportamenti indispensabili allo sviluppo del loro potenziale e delle loro capacità. Per i poveri e gli emarginati, l'accesso all'istruzione è indispensabile per il miglioramento delle condizioni di vita. Accresce le opportunità di ottenere un lavoro remunerato, di accedere all'informazione, di difendere i propri diritti, di prendere decisioni di vita.

In occasione della Giornata internazionale dell'Alfabetizzazione, istituita dall'Unesco nel 1967, che si celebrerà l'8 settembre, l'Agenzia Fides dedica questo Dossier al tema dell'istruzione, La Dichiarazione Universale dei diritti umani, di cui celebriamo quest'anno il 60° anniversario (fu infatti adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948), all' Articolo 26 dichiara:

1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

 

In questo Dossier cercheremo di vedere in quale misura tali diritti siano oggi assicurati nel mondo, soprattutto nelle terre meno sviluppate, e quale cammino resta ancora da compiere perché l'istruzione non sia considerata un investimento "a fondo perduto" o di tipo puramente assistenziale, ma il volano attraverso cui le nazioni possono svilupparsi e crescere, sotto tutti i punti di vista: sociale, economico, culturale, sanitario...

 

Una larga parte delle forze della Chiesa sono impegnate ancora oggi sul fronte dell'istruzione e dell'educazione, tanti giovani e adulti dei paesi più poveri non avrebbero potuto avere un minimo di istruzione - e quindi sarebbe stata loro negata qualsiasi possibilità di promozione umana - se i missionari e le missionarie non si fossero dedicati a loro attraverso le scuole, costruendo grandi e funzionali edifici scolastici ma anche raggiungendo a dorso d'asino le comunità nei luoghi più impervi e distanti, allestendo aule improvvisate con grandi pietre adattate a banchi e qualche ramo d'albero a riparare dai raggi del sole o dalla pioggia. "La Chiesa e i missionari sono promotori di sviluppo anche con le loro scuole, ospedali, tipografie, università, fattorie agricole sperimentali" scriveva Giovanni Paolo II nell'enciclica "Redemptoris missio" (n.58). "Ma lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro, né dagli aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì dalla formazione delle coscienze, dalla maturazione delle mentalità e dei costumi. E' l'uomo il protagonista dello sviluppo, non il denaro o la tecnica. La Chiesa educa le coscienze rivelando ai popoli quel Dio che cercano, ma non conoscono" (RM, 58). L'alfabetizzazione rientra inoltre in quel più ampio e complesso processo educativo su cui il Santo Padre Benedetto XVI ha rilanciato più volte l'attenzione negli ultimi mesi.

     

Oggi la Chiesa cattolica gestisce nel mondo 64.410 scuole materne con 6.180.099 alunni; 90.152 scuole primarie con 28.595.844 alunni; 39.370 scuole secondarie con 16.874.971 alunni. Inoltre segue 1.919.743 alunni delle scuole superiori e 2.799.856 universitari. (Dati dell'Annuario Statistico della Chiesa aggiornati al 31 dicembre 2006).    

Dovere di giustizia

 

E' ancora di grande attualità la Lettera che Papa Giovanni Paolo II indirizzò, il 25 agosto 1982, al Direttore Generale dell'Unesco, in occasione della Giornata Mondiale dell'Alfabetizzazione. Il Papa scriveva tra l'altro: "Il nuovo ordine internazionale che gli uomini di buona volontà si propongono di instaurare non implica forse che i più sfortunati prendano pienamente ed interamente il loro posto nella società moderna e non siano più trattati come emarginati ? Orbene, gli analfabeti sono fortemente svantaggiati nel loro progresso culturale, nelle loro relazioni quotidiane, nel loro inserimento nei diversi ambienti di vita e nelle loro possibilità di lavoro. È un grave handicap per tutta la società nei paesi in via di sviluppo, quando l'analfabetismo è il destino di una grossa percentuale della popolazione. Ed è una difficoltà considerevole per le stesse persone analfabete e per coloro che le circondano, nei paesi di maggiore prosperità: sono allora ancor più emarginate nella loro evoluzione generale. Ecco dunque la domanda che si pone alla coscienza degli uomini d'oggi: come "demarginare" gli analfabeti?".

 

Giovanni Paolo II aggiungeva: "E qui, c'è ancora posto per molte iniziative per risvegliare le coscienze, per un aiuto reciproco, per delle disposizioni legali - da parte di governi, istituzioni pubbliche e private, individui - al servizio dei giovani, ma anche degli adulti che non hanno avuto la fortuna d'imparare o che devono familiarizzare con altri mezzi di comunicazione perché usciti dal proprio paese, dal loro gruppo sociale, dalla loro specializzazione. Si, bisogna offrire questa possibilità agli adulti, proprio come alcune società offrono oggi la possibilità di una formazione per il perfezionamento professionale.
L'alfabetizzazione si situa dunque sempre più in un processo di adattamento al moderno mondo tecnologico nel quale, per sopravvivere e veder rispettati i propri diritti, bisogna saper leggere e scrivere. Gli analfabeti sono le vittime della grande distanza fra le proprie tradizioni e le nuove
regole alle quali devono adattarsi. Ad un livello più profondo rispetto a quello utilitario e
pratico, però, l'alfabetizzazione è l'appellativo principale dell'educazione e della cultura. Oggi, essa fa parte, come tappa iniziale, di tutto il processo di risveglio della personalità umana nei suoi rapporti con gli altri. Permette inoltre di sviluppare le disposizioni dello spirito e dell'anima, e la
riflessione che ogni uomo è chiamato a fare sul senso della propria vita e sul proprio destino trascendente. Bisogna dunque augurarsi che non sia più considerata solo come un tipo di assistenza per emarginati, ma come un naturale dovere di giustizia".

 

 

Rapporto tra alfabetizzazione, crescita economica e livelli di salute e sopravvivenza.

 

Numerosi studi e ricerche hanno dimostrato i positivi effetti della scolarizzazione dei bambini e delle bambine sull'intera comunità e paese di appartenenza. Sin dagli anni '90, è stato, ad esempio, riconosciuto lo stretto collegamento tra crescita economica e i livelli di alfabetizzazione di un paese. Si stima che ad un aumento dell'1% del tasso di alfabetizzazione femminile corrisponda una crescita dello 0.37% del reddito annuo pro capite. Conseguenze analoghe si hanno rispetto alle condizioni di salute generali: si calcola che ad una crescita dell'1% del tasso di alfabetizzazione corrisponda una crescita del 2% della speranza di vita. Il livello di istruzione delle madri ha benefici effetti sulla salute e la stessa sopravvivenza dei loro bambini. Si stima che un solo anno in più di scuola, per una futura mamma, possa ridurre del 2% la probabilità di morte dei suoi bambini entro i cinque anni.     

 

Dal 1960, è migliorata dal punto di vista quantitativo la situazione dell'istruzione di base nell'insieme dei paesi in via di sviluppo, ma questo fenomeno, e più in generale quello dell'alfabetizzazione di una larghissima fascia dell'umanità, è ancora lontano dall'essere risolto. Durante la Conferenza Mondiale dell'"Educazione per tutti", tenutasi a Jomtien nel 1990, e poi quella di Dakar del 2000, la comunità internazionale ha posto l'istruzione di base al centro delle sue priorità, fissando obiettivi ben precisi.

 

Il "Quadro d'Azione" di Dakar definisce sei obiettivi da raggiungere entro il 2015, fra cui: l'accesso per tutti ad un insegnamento primario obbligatorio e gratuito di qualità, seguito fino al termine di questo grado d'istruzione; l'eliminazione delle disparità tra i sessi nell'insegnamento primario e secondario, il dimezzamento della percentuale di adulti analfabeti. I due primi obiettivi costituiscono altresì due degli otto Obiettivi di sviluppo del Millennio, attuali punti di riferimento delle politiche di sviluppo internazionali.

 

L'UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) definisce dal 1958 l'analfabetismo come la condizione di "una persona che non sa né leggere né scrivere, capendolo, un brano semplice in rapporto con la sua vita giornaliera". Analfabeta è in tale accezione un termine semplice, generico, non concernente il percorso scolare dell'analfabeta. Tuttavia, dividere il mondo in letterati e illetterati semplifica eccessivamente la natura dell'alfabetizzazione. Oggi la definizione dell'UNESCO è diventata più complessa e si basa fondamentalmente sulla capacità dell'individuo di decifrare l'ambiente e partecipare alla società in cui vive. Statisticamente si tende a rilevare quell'insieme di abilità relative all'alfabetismo che può essere applicato in modo funzionale in attività tipiche della vita quotidiana (leggere un giornale, utilizzare correttamente un computer, navigare su internet). L'analfabeta del nuovo millennio, quindi, non è più solo colui che non sa né leggere né scrivere, ma anche quello che non riesce a comprendere un articolo di giornale, non possiede delle basi informatiche adeguate, non è capace di adoperare un PC e di usufruire dei programmi in esso contenuti, non sa servirsi di una connessione internet.

Gli ultimi dati

 

In base agli ultimi dati statistici disponibili, 774 milioni di adulti (uno su cinque) non hanno un'istruzione di base; due terzi degli analfabeti adulti sono donne; 137 milioni di bambini e giovani sono analfabeti; il 61% di essi sono ragazze; 72.1 milioni di bambini non sono mai andati a scuola, molti di più la frequentano con irregolarità o l'hanno abbandonata; mancano ambienti con un accesso facilitato a materiali di lettura e a pubblicazioni adeguate, con la conseguenza che i neo-letterati non possono esercitare le loro conoscenze; quando il tasso di scolarizzazione e il tasso di occupazione delle donne aumentano, il tasso di fecondità cala rapidamente e tende a stabilizzarsi attorno al livello di riproduzione fisiologica di 2,1 figli per donna; due terzi degli analfabeti si trovano in solo 9 paesi e il 47% dei 774 milioni vivono in India e in Cina (rispettivamente il 35% e il 12%); le nazioni con la più bassa percentuale di alfabetizzazione al mondo sono Burkina Faso (12.8%), Niger (14.4%) e Mali (19%). Dei 774 milioni di adulti analfabeti di tutto il mondo, 141 milioni si trovano nella regione subsahariana del continente africano. Dal 1970 ad oggi in questa zona la quantità di analfabeti sopra i quindici anni di età è andata aumentando; l'aumento è in parte causato dalla crescita naturale della popolazione, ma evidenzia un'evidente situazione di difficoltà.

E' negli Stati Arabi che l'analfabetismo raggiunge punte massime: il 44% della popolazione, una percentuale che supera anche quella riscontrabile nell'Asia Sud Ovest (il 41%) e nell'Africa subsahariana (39%). Si calcolano in circa 70 milioni gli analfabeti dei 22 paesi arabi. Erano 50 milioni nel 1970.

Il paese con più analfabeti è l'Egitto. L'analfabetismo colpisce principalmente le donne e sono maggiormente penalizzate le aree rurali rispetto agli insediamenti urbani: il 70% degli analfabeti risiede nelle campagne.

Percentuali di rilievo di analfabetismo si registrano anche nella zona caraibica (30%), mentre nel resto del mondo scendono al di sotto del 10%: in America Latina il 10%, in Estremo Oriente l'8%, nella zona del Pacifico il 7%, nell'Europa centrale e orientale il 3% ed infine l'1% in Asia centrale, Nord America e Europa occidentale.



 

 

 

Alfabetizzazione e salute

 

La Giornata internazionale dell'Alfabetizzazione 2007 ha posto l'accento sulla relazione vitale tra alfabetismo e salute. "L'alfabetizzazione - spiegò l'UNESCO - rafforza le capacità delle persone di trarre partito dalle possibilità che sono loro offerte in materia di salute e educazione, per esempio ricercando cure mediche per se stessi o per un figlio malato, adottando misure preventive come le vaccinazioni o acquisendo una migliore conoscenza dei metodi di pianificazione familiare". L'UNESCO, dunque, richiamò i governi, le organizzazioni internazionali, la società civile e il settore privato "a rinnovare il loro sostegno all'alfabetizzazione in quanto aspetto indissociabile del diritto universale all'educazione e in quanto fondamento essenziale del miglioramento delle condizioni della salute".

Secondo l'Amref - che in 50 anni di attività è diventata la principale organizzazione sanitaria privata, senza fini di lucro, presente in Africa Orientale (impiega oltre 700 persone, per il 97% africani, gestisce 140 progetti di sviluppo sanitario e opera in 22 paesi) - sono molti i fattori che legano in modo indissolubile alfabetizzazione e salute.

 

Il caso più evidente, soprattutto nell'Africa Subsahariana secondo l'Amref - è quello della pandemia di Aids. I tredici milioni di bambini resi orfani dell'Aids sono spesso costretti ad abbandonare gli studi o addirittura a non intraprenderli, perchè lasciati a se stessi, costretti a badare alla sopravvivenza propria e dei fratelli più piccoli, costretti ad immergersi precocemente nel mondo senza prospettive del lavoro minorile. Ma l'Aids colpisce anche il corpo insegnante: molti docenti, costretti spesso ad insegnare in luoghi lontani da casa, si espongono a rapporti sessuali a rischio. Il Kenya nel 2005 ha perso 600 insegnanti morti di Aids mentre nello stesso anno; in Mozambico, la spesa pubblica per rimediare all'assenteismo del corpo docente dovuto all'Aids ammontava a 3.3 milioni di dollari. Ma se l'Aids ha un impatto negativo sull'alfabetizzazione e sull'istruzione, è vero anche il contrario: l'educazione è uno strumento fondamentale per combattere la malattia. Il virus Hiv infatti si diffonde soprattutto a causa dell'ignoranza e dell'incapacità di recepire i messaggi di prevenzione. Uno studio condotto in trentadue paesi dimostra che le donne analfabete sono esposte al virus in misura quattro volte superiore alle donne in grado di leggere e scrivere.

 

La scuola poi, come dimostra l'esperienza di Amref lungo la costa del Kenya, è in grado di fornire informazioni affidabili e strumenti di prevenzione in grado di arrestare la pandemia. Importante è il ruolo che gli alunni delle scuole primarie e secondarie svolgono come diffusori di conoscenze e norme di prevenzione sanitaria nelle famiglie e nelle comunità di appartenenza. Altro fattore chiave, il prolungamento dell'educazione delle ragazze, spesso costrette ad abbandonare la scuola in giovane età: una ragazza istruita dispone di maggiori strumenti per controllare la propria vita sessuale e per evitare di cadere nella facile trappola della prostituzione.

 

Ma il legame tra salute e alfabetizzazione riguarda anche le infrastrutture scolastiche e le condizioni generali in cui gli studenti assistono alle lezioni: una corretta istruzione richiede che l'attività didattica si possa svolgere in ambienti sani e che gli studenti godano di buona salute. Molto spesso le scuole non dispongono di acqua pulita e di servizi igienici nelle vicinanze, trasformandosi così in centri di diffusione di numerose malattie, ragion per cui molti studenti scelgono di disertare le lezioni. Per quanto riguarda il rapporto tra buona salute e corretta alimentazione dei bambini e apprendimento, i dati parlano chiaro: la mancanza di ferro provocata dalla malaria, ad esempio, colpisce il 50% degli alunni nei paesi in via di sviluppo.

 

Semplici interventi a basso costo, come ad esempio la distribuzione di vitamina A, iodio e ferro, secondo i dati UNESCO, possono aumentare il quoziente intellettivo medio degli studenti da 4 a 6 punti e la frequenza a scuola del 10%. Alcuni progetti di Amref vanno nella stessa direzione: la costruzione di fonti d'acqua pulita (pozzi o cisterne d'acqua piovana) e di servizi igienici, nelle scuole della costa del Kenya e del Nord Uganda, ha avuto un impatto positivo nella lotta all'assenteismo scolastico.

 

 

Panorama dei continenti: Africa

In Africa, 133 milioni di giovani, in età scolare, sono analfabeti e investire sulla loro istruzione e formazione è una scelta obbligata per ottenere risultati concreti nello sviluppo economico, politico e sociale del continente. Lo afferma l'African Economic Outlook (Aeo), il rapporto redatto dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e dalla Banca africana per lo sviluppo (Afdb), arrivato nel 2008 alla settima edizione.


Il rapporto, in cui è analizzata la situazione economica e l'evoluzione a breve termine di 35 Paesi africani, è dedicato in quest'edizione, basata sui dati del 2006, allo sviluppo delle capacità tecniche, "indispensabili e fondamentali - vi si legge - per ottenere l'inclusione sociale, contrastare la disoccupazione dilagante e sradicare la povertà che affligge il continente più povero".

Più del 20% dei giovani analfabeti del mondo vivono nell'Africa subsahariana, che si conferma l'area più povera e meno sviluppata. Dopo i programmi di emergenza e quelli che riguardano la sicurezza alimentare, secondo gli esperti dell'Ocse e dell'Afdb, le priorità per l'Africa sono dunque l'istruzione e la formazione. Secondo il rapporto, l'impegno dei Governi africani, che anche grazie agli aiuti della comunità internazionale hanno compiuto importanti passi in avanti nell'ambito della scolarizzazione, deve ora concentrarsi sulle scuole secondarie e sulla formazione, che devono indirizzare le specializzazioni alle esigenze del mercato per dare prospettive di lavoro certe.


Al tempo stesso - sottolinea il rapporto - è necessario un parallelo impegno del settore privato. Positivi esempi ci sono già in Etiopia dove, grazie alla partnership tra imprese, sindacati e Organizzazioni non governative (Ong), i corsi di formazione riguardano soprattutto il settore privato e sono in parte finanziati da aziende alla ricerca di personale qualificato. O anche in Marocco, dove gli incentivi fiscali incoraggiano l'iniziativa privata, e in Benin e in Rwanda, dove i tutor seguono i ragazzi dopo le specializzazioni e li aiutano a trovare lavoro. Il rapporto suggerisce di incoraggiare iniziative in questo senso già attive in Camerun, Etiopia, Kenya, Tanzania e Uganda. Fondamentali, a questo proposito, sono i contributi delle aziende private che sono in forte crescita e nella sola Africa subsahariana hanno toccato nel 2006 i 2,3 miliardi di dollari.

 

Uno degli ostacoli principali, che impedisce l'affluenza scolastica in Africa, è rappresentato dalla mancanza di edifici dove svolgere le lezioni. Sono poche le strutture in muratura e spesso gli insegnanti radunano i loro alunni sotto gli alberi, con dei sassi o dei tronchi d'albero come sedie. I pochi edifici scolastici esistenti in Africa sono spesso sovraffollati. I genitori che vogliono garantire ai loro figli un'istruzione adeguata e di buon livello devono, così, rivolgersi alle scuola private: solo qui i ragazzi sono seguiti da insegnanti ben preparati, le lezioni hanno luogo tutti i giorni; ma i costi sono molto alti. In questi istituti, infatti, l'istruzione non è gratuita, ma bisogna pagare una retta costosa; i genitori devono provvedere a comprare tutto il materiale scolastico, i libri e le divise obbligatorie. Un altro grande impedimento allo sviluppo di un sistema scolastico in Africa è rappresentato dalla guerra. L'Africa è la casa di circa la metà dei 25 milioni di rifugiati e profughi del mondo: la maggior parte di questi sono donne e bambini, e proprio le donne e i bambini sono la stragrande maggioranza delle vittime delle guerre (circa il 90%).

 

Asia

 

Numerosi sono i motivi dell'abbandono scolastico nei Paesi asiatici in via di Sviluppo. Fra i problemi più gravi di questo continente vi è senz'altro il numero molto alto di bambini lavoratori. Sono in molti a lavorare, sia in casa che altrove e con il loro stipendio contribuiscono al sostentamento della famiglia. I bambini rappresentano un'importante fonte di reddito per le famiglie, e spesso, anche l'unica. Svolgono lavori molto pesanti, per molte ore al giorno, ed è impossibile contemporaneamente frequentare la scuola.

 

In molti paesi asiatici l'istruzione non è gratuita e spesso le rette scolastiche sono più alte del reddito familiare. Altri costi diretti sono i libri, la divisa che tutti devono indossare, le borse e tutto il materiale scolastico. Per i bambini, lavorare significa dare sostentamento all'intera famiglia, mentre, andare a scuola, comporta solo ulteriori spese che in pochi possono affrontare.

Vi sono anche altri fattori che impediscono ai bambini di frequentare le lezioni: spesso le scuole sono molto distanti dai luoghi di abitazione, le strade da percorrere dissestate, e i bambini possono incorrere in diversi pericoli lungo il percorso.

 

Un altro problema è rappresentato dalla mancanza di infrastrutture scolastiche: in Pakistan, ad esempio, non ci sono scuole per più della metà dei bambini in età scolare. Ciò vuol dire che gli edifici esistenti non riescono ad accogliere neanche il 50% dei bambini pakistani.

 

In alcune regioni, anche gli insegnanti sono pochi: nella provincia del Bengala Occidentale, in India, è stato calcolato che mancano circa 40.000 insegnanti. Le classi sono costituite in media da 50/60 alunni. Oltretutto gli insegnanti non si recano regolarmente alle lezioni, in quanto i salari sono di solito molto bassi e le condizioni di lavoro molto difficili. Questo, tra l'altro, riduce notevolmente la quantità di ore di lezione settimanale.

 

In molti paesi le lezioni vengono svolte nella lingua dell'ex potenza coloniale che occupava il paese, e, se questa non è parlata a casa, i problemi di apprendimento si accumulano. Per di più i contenuti dell'insegnamento sono piuttosto tradizionali e senza uno specifico sbocco lavorativo, quindi non appaiono importanti ai genitori, i quali hanno la sensazione che ciò i loro figli imparano a scuola non è utile nè per il presente nè per il futuro.

 

Un caso assai particolare è l'Afghanistan. Il paese asiatico è in guerra da tre decenni. In base ad un rapporto UNICEF 2008, l'apertura dell'anno scolastico 2008 inaugurato alla fine di marzo, su una popolazione di 32 milioni di abitanti, ha contato 6 milioni di iscritti e tra questi 800 mila i nuovi alunni. Rimane preoccupante la disparità di percentuali tra maschi e femmine. Se tra i ragazzi il livello di alfabetizzazione è del 51%, il tasso di scolarizzazione delle ragazze tra 15 e 24 anni è solo del 18%. L'agenzia ONU, nel paese asiatico, ha tra gli obiettivi del 2008 l'iscrizione a scuola di 330 mila bambine. Nel programma, attraverso 3.500 nuovi centri d'alfabetizzazione sparsi in tutto il paese, 90 mila donne saranno incoraggiate ad imparare a leggere e scrivere ed è prevista anche la formazione di 48 mila nuovi maestri, la pubblicazione di libri di testo e programmi didattici.

 

America Latina

 

Tra il 1960 e il 1990 le iscrizioni alla scuola elementare sono aumentate in maniera consistente, ma il problema dell'analfabetismo non è stato ancora risolto. Se a Cuba e in Argentina la percentuale dei giovani che terminano il primo ciclo scolastico è vicina a quella dei paesi europei, in Bolivia, Colombia, El Salvador ed Haiti il 40% degli studenti non riesce a completare le scuole dell'obbligo. Nel primo ciclo scolastico il numero delle bambine iscritte eguaglia quello dei bambini, ma vi è ancora una grande disparità nella frequenza della scuola secondaria. Nella maggior parte dei casi il diritto e l'obbligatorietà allo studio sono princìpi sanciti dalle Costituzioni, ma la povertà di ampie fasce di popolazione spinge verso l'abbandono scolastico. Un quarto dei bambini che s'iscrivono al I° anno della scuola primaria non raggiunge la fine del ciclo scolastico.

 

Fra le cause che favoriscono l'evasione scolastica vi è il lavoro minorile, ma anche l'alto tasso di bocciature (che in alcuni paesi arriva al 40%). Un quarto dei bambini che comincia la scuola elementare, abbandona gli studi prima di raggiungere la quinta classe. Il Brasile e Guatemala hanno il primato per quanto riguarda il numero di bambini che ripete la stessa classe.

 

L'America Latina presenta disparità economiche molto grandi fra ricchi e poveri e la comprensione delle materie insegnate risulta difficile per le comunità indigene, che spesso non conoscono la lingua ufficiale. Inoltre, i metodi d'insegnamento sono spesso rigidi e tradizionali, non tengono conto delle difficoltà degli studenti più poveri, e non incentivano il proseguimento degli studi.

 

 

Nel mondo 72 milioni di bambini non sono scolarizzati

 

Sono 72 milioni nel mondo i bambini e gli adolescenti esclusi dall'istruzione. I dati provengono dall'UIS (Unesco Institute for Statistics), che ha anche elaborato i dati relativi ai bambini non scolarizzati perché vivono in paesi ancora afflitti o reduci dalle guerre, che ricevono solo un quinto della quota globale di aiuti all'educazione: corrispondono alla metà del numero totale, trentasei milioni. Nella Repubblica Democratica del Congo, in Eritrea, Sudan, Costa d'Avorio, metà dei bambini non ha la possibilità di andare a scuola, mentre il Pakistan è il secondo paese al mondo per numero di bambini che non vanno a scuola. La Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia - ratificata da 191 paesi, tutti quelli del mondo, tranne Usa e Somalia - indica quattro principi fondamentali attraverso i quali interpretare tutti i diritti umani riconosciuti ai bambini ed agli adolescenti: il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo (fisico, mentale, spirituale, psicologico e sociale); il principio del superiore interesse del bambino e dell'adolescente; il principio dell'ascolto; il principio di non discriminazione. Si è lontanissimi dal rispetto e dall'affermazione di questi principi, solo se si consideri il problema della scolarizzazione, la garanzia dei diritti fondamentali, e quindi alla vita, alla libertà, alla protezione.

Il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in occasione della Giornata Mondiale dell'Infanzia e dell'Adolescenza, il 20 novembre 2007, ha affermato che "permangono insoluti e, anzi, si aggravano alcuni spaventosi aspetti quali il traffico di bambini, il lavoro minorile, il fenomeno dei bambini di strada, l'impiego di bambini in conflitti armati, il matrimonio coatto delle bambine, l'utilizzo dei bambini per il commercio di materiale pornografico. Combattere tali atti delittuosi resta compito primario e irrinunciabile di ogni autorità".

 

Una priorità urgentissima, rispetto alla tutela dei diritti dei bambini, è costituita dalla registrazione dei bambini alla nascita, che permette anche la raccolta e l'elaborazione di statistiche sulla mortalità e sulle cause dei decessi. Recentemente, la rivista "Lancet" ha dedicato un numero speciale ai bambini "invisibili". Milioni di esseri umani, quarantotto secondo le stime, non vengono iscritti all'anagrafe né compaiono in alcun registro: oltre tre quarti dei quali nell'Africa subsahariana e nel sud-est asiatico, ma anche in America Latina, dove, in base ai dati, un bambino su sei non esiste. Nell'agosto 2007, il Governo del Paraguay, insieme all'Unicef, all'Organizzazione degli Stati americani e ad una delle maggiori Ong per l'infanzia, Plan International, ha organizzato la prima Conferenza regionale dell'America latina sulla registrazione alla nascita e il diritto all'identità, dal titolo "Registrami, rendimi visibile", con la presenza di delegati di diciotto paesi. ha l'obiettivo di mobilitare il consenso per la costituzione di un piano nazionale e regionale che garantisca, entro il 2015, la registrazione immediata, universale e gratuita all'anagrafe civile di tutti i bambini latinoamericani. L'iniziativa ha avuto anche lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza della registrazione alla nascita quale strumento per consentire al bambino il godimento dei suoi diritti: se il solo certificato di nascita non costituisce in tal senso una garanzia, la registrazione contribuisce ad identificare e proteggere legalmente i bambini più emarginati e vulnerabili.

 

I tre quarti dei bambini non scolarizzati vivono nell'Africa sub-sahariana, nell'Asia meridionale ed occidentale. La maggior parte dei minori non iscritti alla scuola primaria sono bambine. Le cause principali del mancato accesso dell'istruzione da parte dei minori sono la povertà (le scuole o non ci sono o costano troppo nei paesi in via di sviluppo), la diffusione dell'Aids, le guerre, i pregiudizi culturali. 

 

Nel 2005, Save the Children diffuse il Rapporto sui progressi dell'educazione delle ragazze nel mondo, che dimostrò che alcune di queste cause di mancata scolarizzazione in determinati contesti e a certe condizioni, sono superabili. Il rapporto prese in esame la condizione di 71 paesi del sud del mondo sulla base della crescita registrata, tra il 1990 e il 2000, nel numero di iscrizioni a scuola, della permanenza a scuola delle bambine e delle adolescenti. Dall'analisi scaturì una graduatoria che vide in testa Bolivia, Kenya, Camerun e Bangladesh tra i paesi che avevano realizzato i maggiori progressi nel settore dell'educazione delle ragazze. In Rwanda, Iraq, Malati e Eritrea si registravano i minori progressi. Il Rapporto individuava undici paesi in via di sviluppo "ad alta probabilità di successo", dai quali si attendevano miglioramenti a livello della salute, tassi inferiori di mortalità infantile, alti standard di vita nei futuri dieci anni: Bangladesh, Belize, Benin, Bolivia, Costa Rica, Cuba, Egitto, Gambia, Messico, Marocco e Vietnam. Nel considerare i miglioramenti a livello del benessere degli Stati, il dossier di Save the Children indicava la Mongolia, il Kenya e il Madagascar come tre paesi poveri che erano andati oltre le aspettative nell'educazione delle bambine, mentre citava la Guinea Equatoriale, l'Arabia Saudita e l'Oman come paesi che si erano rivelati al di sotto delle aspettative.

 

Tra il 1990 e il 2000, la Bolivia è riuscita ad aumentare del 30% il tasso di minori che concludono il ciclo di scuola elementare e attualmente il numero di minori che frequentano la scuola primaria è più o meno lo stesso. Il Bangladesh ha coinvolto organizzazioni internazionali nel lancio di innovativi programmi di scolarizzazione e di campagne finalizzate ad incoraggiare i genitori e a renderli più consapevoli del valore dell'educazione dei propri figli. Il risultato è stata una crescita, dal 47 al 65% della percentuale di bambini che completano il ciclo della scuola primaria, mentre il tasso di iscrizione delle bambine al primo anno di elementari è passato dal 64 al 98%.

 

Attraverso la sua rete di 28 organizzazioni nazionali - l'International Save the Children Alliance - nel 2005 Save the Children lanciò il "Global Challenge". Nacque così la campagna internazionale "Riscriviamo il futuro": garantire l'accesso all'istruzione a tre milioni di minori che vivono in aree di guerra o di post conflitto; assicurare ad altri cinque milioni di bambine e bambini un'educazione di qualità. La prima fase dell'intervento di Save the Children si è indirizzata verso questi paesi: Afghanistan, Angola, Repubblica Democratica del Congo, Sudan, Uganda, Indonesia, Sri Lanka, Nepal. Nel Sud Sudan ad esempio, l'82% delle bambine non è iscritto a scuola, mentre nelle aree rurali dell'Afghanistan la percentuale sale al 92%. Sono in corso o sono previste nei prossimi anni, attività in altri 17 Stati (tra cui Bosnia, Cambogia, Colombia, Iraq, Libano, Liberia, Somalia. Costruzione di scuole. Formazione di insegnanti. Supporto alla riorganizzazione dei sistemi scolastici locali e alla ridefinizione dei curricula e dei programmi. Invio di kit scolastici. In collaborazione con i Governi locali e le agenzie delle Nazioni Unite.

 

Sono molte le organizzazioni che lavorano nel mondo sul fenomeno dell'analfabetismo. Una di queste è l'Opam, un'Organizzazione non governativa e non lucrativa di utilità sociale, di ispirazione cristiana e apartitica, che ha come obiettivo principale la lotta all'analfabetismo la promozione del diritto all'istruzione nei Paesi in Via di Sviluppo. E' stata fondata nel 1972 da Mons. Carlo Muratore, coadiuvato da un gruppo di missionari religiosi e laici. Nella sua esperienza missionaria Don Carlo si era reso conto che l'analfabetismo è una delle principali cause di povertà ed esclusione sociale. Dove manca l'istruzione l'individuo è vittima della fame perché non ha le competenze per utilizzare al meglio le risorse di cui dispone; muore per malattie prevenibili e curabili con semplici norme igieniche; è sottoposto a condizioni di sfruttamento ed è oggetto di violenze ed umiliazioni, perché non conosce i propri diritti né i mezzi per difenderli. Attraverso l'alfabetizzazione invece si mira all'autonomia, si evitano nuove dipendenze rendendo così le popolazioni capaci di autosviluppo. Nell'ultimo anno, ha permesso a 10.500 bambini di andare a scuola, ha finanziato la costruzione di 10 scuole e l'ampliamento e la ristrutturazione di altre 13. Ha fornito banchi a 1.488 ragazzi, effettuato 12 progetti di formazione e alfabetizzazione delle donne. Ha in attivo 2.100 adozioni scolastiche e 16 gemellaggi tra scuole italiane e scuole di Paesi in via di sviluppo.

 

 

Intervista a Gaspare De Maria, responsabile della Campagna "Fatemi studiare, conviene a tutti" della Società di San Vincenzo De' Paoli

 

La Società di San Vincenzo de' Paoli, è nata nel 1833 a Parigi, dove ha sede il Consiglio generale mondiale, per opera di alcuni studenti universitari della Sorbona, tra i quali il beato Federico Ozanam. La Società è oggi diffusa in 130 paesi di tutti i continenti e comprende circa 850mila aderenti, riuniti in oltre 46 mila gruppi chiamati "Conferenze di San Vincenzo de' Paoli". In Italia gli aderenti sono 20 mila riuniti in 1950 "conferenze", distribuite in tutte le regioni, con sede presso le parrocchie o in altri ambienti, come scuole e aziende. L'organizzazione è strutturata in un Consiglio nazionale, che ha sede a Roma, e in Consigli regionali e centrali (diocesani).

 

In Italia, La Società San Vincenzo de' Paoli ha promosso la campagna "Fatemi studiare, conviene a tutti". Secondo la ricerca "La Croce del Sud, arretratezza e squilibri educativi nell'Italia di oggi", compiuta da Saverio Avveduto e divulgata nel 2005 dall'Università di Castel Sant'Angelo dell'Unla (Unione Nazionale per la Lotta contro l'Analfabetismo), l'Italia occupa gli ultimi posti della classifica delle trenta nazioni al mondo più istruite, seguita solo dal Portogallo e dal Messico. L'Istituto nazionale di statistica, invece, che utilizza parametri diversi per la qualificazione di analfabetismo, rifacendosi ai risultati del censimento della popolazione del 2001, ritiene che il numero di analfabeti italiani ammonti a 782.342.

 

Dottor De Maria, la campagna 2007-2008 promossa dalla Società San Vincenzo De' Paoli sull'analfabetismo intende far riflettere sulle conseguenze in termini di povertà che ha l'analfabetismo. Perché, come voi dite, "conviene a tutti" che questo fenomeno venga rimosso?

L'analfabetismo, purtroppo, anche ai giorni nostri rimane una piaga, anche nelle società occidentali. Esclusione sociale, emarginazione, difficoltà a relazionarsi, povertà, questi sono solo alcuni degli effetti dell'analfabetismo. Il tema dell'analfabetismo, in senso letterale di chi non sa leggere né sa scrivere o di chi non ha un livello culturale adeguato, è alla base di altre povertà. Riducendo l'analfabetismo e il semi-analfabetismo si interviene su una delle maggiori cause di esclusione sociale e si creano una serie di circostanze positive: solo se una persona è istruita è nella condizione di cercare e trovare un'occupazione può sperare in una vita più sicura. L'analfabeta, o la persona non istruita, sarà tendenzialmente più portato ad essere un emarginato, a non trovare lavoro, e di conseguenza a diventare un povero o, addirittura, un delinquente. L'istruzione è il fondamento per acquisire gli strumenti per una vita dignitosa e sicura. Se è vero che è per la povertà che non si va a scuola, è altrettanto vero che non andare a scuola porta alla povertà.

 

Questo fenomeno riguarda anche le società occidentali?

Sono due gli aspetti che metterei in evidenza. La sottovalutazione del fenomeno, perché le cifre sono consistenti, se prese in termini assoluti e c'è poi da considerare il livello culturale medio della popolazione occidentale, che è abbastanza basso. Un altro aspetto riguarda il fatto che le società occidentali sono sempre più società in cui è consistente la presenza di immigrati, che vivono condizioni in cui è assai diffuso l'analfabetismo.

 

Come ci si deve muovere, a suo avviso, in questa direzione?

Garantendo l'integrazione e l'interscambio culturale Non si può considerare un aggravante l'appartenenza ad un gruppo. Circa cinque anni fa abbiamo attivato un progetto verso l'Albania; gli albanesi in quegli anni erano sinonimo di criminali in Italia, così come oggi sta avvenendo per i romeni. Da allora, abbiamo deciso di andare lì ogni anno per conoscere quella realtà, le persone albanesi, per aiutarli meglio nello scambio culturale. Il ‘diverso' non è il nemico: questo messaggio si deve coltivare. E' evidente che la ‘partita' del terzo millennio si gioca sul grande tavolo della risorsa umana che si presenta sempre più come unica strategia vincente. La posta in gioco è ambiziosa ed è orientata verso una cittadinanza attiva, un'istruzione lungo l'arco della vita, un'istruzione interculturale e un'educazione che coniughi competizione e solidarietà.

 

Quali risultati avete conseguito con la vostra campagna?

Negli ultimi anni, la San Vincenzo italiana ha posto in essere con le proprie Conferenze, con i Consigli Centrali o con interventi speciali, più di trenta progetti - che durante l'anno arrivano a seguire oltre mille minori in difficoltà ed i alcuni casi anche le relative famiglie - operanti con vari metodi e con diverse impostazioni, finalizzate a combattere l'analfabetismo, l'abbandono scolastico, il disagio minorile ed a favorire l'apprendimento ed un miglior inserimento nel tessuto in cui vivono degli stranieri ed italiani in condizioni di difficoltà. Quasi in ogni regione d'Italia, seppure a livelli differenti, ci sono delle iniziative inerenti all'ambito scolastico. La diffusione di programmi speciali legati all'ambito scolastico si concentra nella parte nord-orientale del nostro paese ma trova spazio anche in ognuna delle altre regioni, benché con minore concentrazione. Ovviamente la differenza delle zone in cui la San Vincenzo opera e le varie esigenze che si manifestano fanno sì che la disomogeneità di distribuzione si accentui: laddove si hanno bisogni più marcati in altri settori, quello della scuola viene maggiormente trascurato o valutato in maniera più marginale. Scendendo nel dettaglio dei progetti, possiamo citare per il nord Italia l'esperienza di Vicenza con il Centro d'ascolto e la scuola di alfabetizzazione per bambini stranieri ‘Mezzanino', La Casa Famiglia per bambini di Genova e l'Opera Speciale Clara Cornelia Castelli di Monza per la distribuzione dei sussidi scolastici. Al sud spicca l'iniziativa ‘L'Isola dei Minori', realizzata dalla Conferenza San Vincenzo Ferreri di Sant'Antimo, area del napoletano drammaticamente colpita da un alto tasso di criminalità organizzata e a forte rischio sociale.

Stiamo promovendo l'adozione a distanza per garantire cinque anni di studio regolare ai bambini nel loro paese; la risposta di coloro a cui ci rivolgiamo perché adottino quest'iniziativa è molto buona. E' un valore aggiunto sapere che si può investire per il futuro di un bambino.

 

 

Intervista a Bruno Fabre, responsabile delle attività internazionali della Confédération Internationale Société de Saint Vincent de Paul

A Parigi, dove c'è la sede della Confédération Internationale Société de Saint Vincent de Paul-Conseil Général, l'Agenzia Fides ha rivolto alcune domande a Bruno Fabre, responsabile delle attività internazionali.

 

Come si sviluppa la vostra attività nel mondo  e in che cosa consiste?

In molti paesi, almeno quaranta, svolgiamo attività educazionali. Quella più semplice consiste nell'aiuto finanziario, per pagare l'iscrizione alla scuola, al liceo o all'Universtà per bambini e giovani; diamo anche borse di studio o aiuto: libri, materiale scolastico, uniformi, pasti, etc. Questo si fa, ad esempio, in: Turchia, Israele, Stati Uniti, Sudafrica, Colombia, Botswana, Burundi, Etiopia, Lesotho, Rwanda, Zimbabwe, Jamaica, Uruguay, Perù, Pakistan, Repubblica Dominicana. In altri paesi (ad esempio, Nuova Zelanda, Francia, Belgio), aiutiamo gli studenti poveri, anche a fare i compiti scolastici a casa o in generale ad apprendere.

 

Fate anche "adozioni"?

In alcuni paesi, soprattutto in India: viene "adottato" uno studente e pagata la sua scolarizzazione. Dal 2000, con il programa "Vidyajyothi", si chiede ad ogni Conferenza della India di adottare almeno un bambino o un giovane, dalla scuola primaria fino all'Universita. 6.300 poveri indiani ricevono educazione di base o superiore in questa maniera. Migliaia di altri ricevono "borse" di educazione vocazionale e tecnica perché per la Società di San Vincenzo de' Paoli dell'India l'educazione - che è stata l'attività principale dopo lo tsumani del 2004 - è l'unico rimedio alla miseria. Mettiamo anche a disposizione sale di lettura o biblioteche, curiamo programmi di alfabetizzazione per adulti. Ad Hong Kong teniamo corsi d'estate per i bambini in difficoltà. In Nicaragua teniamo un programma di borse di studio, così come in Inghilterra, Irlanda, Colombia ed altri paesi.

 

Può fare una mappa dei vostri Centri o dei principali programmi di alfabetizzazione che gestite?

In Sudan siamo presenti nei campi dei rifugiati, dove bambini e adulti apprendono a leggere e scrivere in inglese e arabo ed apprendono anche la matematica. In Congo abbiamo due centri a Kinshsasa). In Nigeria insegniamo l'inglese ai bambini ed abbiamo un centro educazionale per gli adulti. In Zambia insegniamo a leggere e scrivere agli anziani. In Pakistan curiamo corsi di alfabetizzazione. In Francia 500 adulti fanno alfabetizzazione ogni anno. In Spagna ci sono "centri culturali", in cui c'è supporto educazionale e aiuto per l'accesso al lavoro. In Belgio curiamo un programma di alfabetizzazione.

In alcuni paesi, la Società ha delle scuole, di diversi livelli: in Cile, per esempio, la Società ha 8 scuole, in cui 5.000 bambini e giovani ricevono educazione generale o specializzata, da "prescolare ‘(bambini di 4-5 anni) a Liceo generale o professionale.

Anche in Brasile ci sono delle nostre scuole. In Colombia, il Collegio "El Rosario" ha 60 anni di vita e offre educazione primaria e secondaria a 1.800 giovani e bambini. In Argentina, ci sono 15 scuole di diversi livelli, dove si fa educazione materna, primaria e secondaria, generale o specializzata (scienze naturali, comunicazione... ) e corsi speciali (tecnici); in Guatemala c'è un centro per l'educazione primaria.

In Liberia c'e una scuola primaria in un centro di rifugiati, in cui i bambini ricevono educazione generale; anche in Zambia c'è una scuola in un Campo, per 70 bambini. In alcuni paesi, ci sono scuole specializzate e per handicappati mentali. In Sudafrica, all'interno di una casa speciale ("Sizanani Villane"), c'è una scuola per dare educazione a questi bambini che non possono seguire un'educazione di tipo classico. "Ascep", in Brasile, fa lo stesso. Ad Hong Kong c'è una Nursery per bambini handicappati mentali. In Perù, nella "Villa Infantil Federico Ozanam",  bambini tra i 5 e i 17 anni hanno alloggio, medici, vestiti, pasti e ricevono l'educazione primaria e secondaria ed anche la formazione professionale.

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Dossier a cura di D.Q. - Agenzia Fides 6/9/2008; Direttore Luca de Mata