Con fede testimoniando la pace

Shalom11Pubblichiamo la prefazione che l’arcivescovo presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione ha scritto per il libro dell’ordinario militare per l’Italia, l’arcivescovo Vincenzo Pelvi, intitolato Sui Sentieri della Pace (Cinisello Balsa-mo, Edizioni San Paolo, 2013, pagine 875, euro 29). Il volume raccoglie gli interventi dell’ordinario militare nel triennio 2009-2012.

di RINO FISICHELLA

«Fin dall’inizio del mio ministero come Successore di Pietro ho ricor-dato l’esigenza di riscoprire il cam-mino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia e il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo». Con que-ste parole, nella lettera apostolica Porta fidei, Papa Benedetto XVImo-tivava la scelta di indire l’Anno del-la fede, iniziato solennemente l’11 ottobre 2012 nella ricorrenza del cin-quantesimo anniversario dell’ap ertu-ra del concilio Vaticano II ea vent’anni dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. L’intenzione del Papa è che questo anno «susciti in ogni credente l’aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzio-ne, con fiducia e speranza. Sarà un’occasione propizia anche per in-tensificare la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nell’Eucaristia, che è “il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua energia”. Nel contempo, auspichiamo che la testimonianza di vita dei credenti cresca nella sua cre-dibilità» (Porta fidei9). Un tempo di grazia, quindi, offerto innanzitut-to a ogni cristiano perché possa confermare la propria fede nel Si-gnore Gesù, unico salvatore del mondo, e ritrovare motivazioni au-tentiche per impegnarsi a vivere, nella vita di ogni giorno, gli impe-gni battesimali. In questo contesto, trova un suo spazio significativo il nuovo libro di monsignor Vincenzo Pelvi, odinario militare in Italia, che raccoglie i suoi interventi ufficiali degli ultimi tre anni, la maggior parte dei quali sono omelie, tenuti nelle diverse cir-costanze della vita di quella singola-re porzione della Chiesa che è l’Ordinariato. Sono interventi che spesso intrecciano pagine dolorose della vita della Nazione italiana, come nel caso delle esequie di militari morti nel compimento del loro dovere nel-le operazioni umanitarie che vedono l’Italia impegnata in diverse parti del mondo. Altri, invece, sono la te-stimonianza dell’impegnativo lavoro di formazione e catechesi che egli ha proposto ai sacerdoti e a quanti sono diversamente impegnati in questa pastorale. Interventi che, ac-compagnando la vita quotidiana di una comunità cristiana nel succeder-si dei tempi liturgici e delle feste, offrono un contributo all’imp egno di «riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pre-gata» e a «riflettere sull’atto con cui si crede» (Porta fidei9), che il Papa indica a ogni cristiano come sempre più necessario. La situazione nella quale siamo immersi è segnata da una profonda crisi in molti aspetti del vivere co-mune. Anche la Chiesa non ne è ri-masta immune, come ha lucidamen-te ricordato Papa Benedetto XVIdu-rante il discorso rivolto alla Curia romana il 22 dicembre 2011: «Il noc-ciolo della crisi della Chiesa in Eu-ropa è la crisi della fede. Se a essa non troviamo una risposta, se la fe-de non riprende vitalità, diventando una profonda convinzione e una forza reale grazie all’incontro con Gesù Cristo, tutte le altre riforme ri-marranno inefficaci». Tale constata-zione non deve però far perdere di vista la consapevolezza del primato della grazia di Dio, che interviene in momenti che l’uomo non può de-terminare, secondo un piano di sal-vezza che solo Lui conosce. La gra-zia raggiunge il cuore dell’uomo, là dove ognuno dovrebbe decidersi per Dio e viene interpellato nella sua libertà, chiamato ad accogliere l’amore che salva e che dona senso definitivo all’esistenza. La persona scopre che, per trovare una risposta alle tante domande presenti nella sua vita, non può puntare unica-mente sulle proprie sicurezze, ma deve affidarsi al richiamo dell’amo-re. E si rende conto che la fede sca-turisce dall’amore e a esso ritorna come suo compimento più significa-tivo. Tale consapevolezza emerge con-tinuamente dagli interventi raccolti in questo volume, che tratteggiano una proposta formativa volta a prendere in seria considerazione la condizione di disorientamento e di confusione nella quale si trova coin-volto il nostro contemporaneo, vitti-ma talvolta inconsapevole di un progetto che ha perseguito l’esclu-sione di qualsiasi riferimento a Dio come condizione di emancipazione dell’uomo. Con tenacia, anche nei momenti in cui questo risulta diffi-cile, monsignor Pelvi richiama la ne-cessità di lasciarsi raggiungere dalla grazia di Dio in Gesù Cristo, colti-vando quel rapporto personale con Lui che si radica e matura nell’esp e-rienza della comunità cristiana. La preghiera liturgica comunitaria, la vita sacramentale e in particolare l’Eucaristia — temi questi trattati nelle lettere pastorali — diventano pilastri costitutivi di una spiritualità essenziale all’uomo di oggi per vive-re il compito di rendere ragione del-la sua speranza (cfr. Prima Lettera di P i e t ro , 3, 15). Da essi scaturisce l’esperienza della preghiera persona-le, perché più cresce la fede più si intensifica la preghiera. Più la vita di preghiera si fa forte, più si radica in noi l’esperienza della fede, cioè l’esperienza dell’abbandono di noi stessi nelle mani del Padre. Per il cristiano pregare è entrare nella con-templazione del volto di Dio come Gesù stesso ci ha rivelato. La pre-ghiera, inoltre, consente di prendere coscienza della nostra povertà e nel-lo stesso tempo apre all’accoglienza della volontà di Dio. Consente di entrare in noi stessi, di scrutare il cuore, di allargare l’intelligenza a comprendere la verità che Dio co-munica nell’incontro personale con Gesù Cristo. Tutto ciò è essenziale nella vita del cristiano per sostenerlo nella te-stimonianza e nella carità. Ricorda Benedetto XVI che «è la fede che permette di riconoscere Cristo ed è il suo stesso amore che spinge a soccorrerlo ogni volta che si fa no-stro prossimo nel cammino della vi-ta. Sostenuti dalla fede, guardiamo con speranza al nostro impegno nel mondo, in attesa di “nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia” (Seconda lettera di Pietro, 3, 13; cfr. Apocalisse di Giovanni,21, 1)» (Porta fidei14). La promessa di questo compimento alimenta la fede di tanti militari e delle loro famiglie che si sforzano di testimoniare che la costruzione di un mondo miglio-re non può prescindere dal contri-buto del cristianesimo che apre la possibilità di un cammino condiviso perché consente all’uomo di dare una risposta piena e definitiva alla sua ricerca di verità e di bene. Que-ste pagine, insomma, sono un vali-do aiuto per quanti desiderano vive-re con intensità e in comunione con tutta la Chiesa la grazia di questo Anno della fede, ed essere confer-mati nell’impegno di testimonianza. Una via per affrontare con audacia l’entusiasmante sfida della nuova evangelizzazione.

© Osservatore Romano - 5 aprile 2013


San Benedetto abate, patrono d'Europa, festa

S. Benedetto da Norcia, abate, Patrono d'Europa (festa)

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