Cinque crocevia che l’evangelizzazione non può evitare

ravasi-card-gianfrancoDalla settima congregazione del Sinodo di venerdì 12 ottobre mattina:

Cardinale GIANFRANCO RAVASI
Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura (Città del Vaticano)

Nella cultura contemporanea sono molti i crocevia che l’evangelizzazione non può evitare.

C’è innanzitutto quello del linguaggio. Senza abbandonare la complessità del discorso religioso, è necessario saper adottare anche i nuovi canoni della comunicazione telematica e digitale con la loro incisività ed essenzialità e col loro ricorso al racconto televisivo per immagini.

C’è, poi, l’orizzonte della secolarizzazione. Essa non riesce, però, a eliminare la domanda religiosa e la forza dell’etica naturale. In questo ambito sta operando con successo il «Cortile dei gentili» sollecitato da Benedetto XVI con la sua evocazione del Dio sconosciuto ma forse cercato da molti non credenti.

C’è un terzo ambito di evangelizzazione che è stato per secoli decisivo, ed è quello dell’arte che esige oggi di essere ritessuto secondo la nuova grammatica e stilistica delle espressioni artistiche contemporanee senza perdere il legame con la sacralità del culto cristiano.

C’è poi il crocevia delle culture giovanili con le loro esperienze socializzanti spesso rischiose ma anche dotate di una loro fecondità: si pensi solo agli eventi e alla pratica sportiva o al costante ricorso alla musica.

C’è, infine, il mondo della scienza e della tecnica, ormai trasversale a ogni etnia e cultura, al quale vorrei dedicare una considerazione specifica. In esso la fede non deve temere di inoltrarsi, avendo lo stesso sguardo di Cristo che contemplava vegetali e animali e ricorreva persino alle previsioni meteorologiche (Mt16, 2-3; Lc11, 54-55) per annunciare il Regno, sulla scia dell’Antico Testamento che nel creato intuiva una voce trascendente, come suggerisce il Sal-mo 19. Oggi il nostro sguardo può fissarsi con stupore anche sulla tra-ma dell’evoluzione globale, dal fon-do cosmico primordiale fino all’elica del Dna, dal bosone di Higgs fino al multiverso. All’incompatibilità tra scienza e fede e alla prevaricazione dell’una sull’altra e viceversa, come è accaduto in passato e come talora accade, è necessario sostituire il reciproco rico-noscimento della dignità dei rispetti-vi statuti epistemologici: la scienza si dedica alla “scena”, cioè al fenome-no, mentre la teologia e la filosofia si rivolgono al “fondamento”. Di-stinzione, quindi, ma non separatez-za ed esclusione reciproca, essendo unico e comune l’oggetto, ossia l’es-sere e l’esistere. È, quindi, compren-sibile che spesso scattino sconfina-menti e tensioni, soprattutto in cam-po bioetico. Indispensabile è, perciò, il dialogo senza arroganza e senza la confusio-ne dei livelli e degli approcci specifi-ci. Come già indicava Giovanni Pao-lo II nel 1988, «ciò che è assoluta-mente importante è che ciascuna di-sciplina continui ad arricchire, nutri-re e provocare l’altra ad essere più pienamente ciò che deve essere e contribuire alla nostra visione di ciò che siamo e dove stiamo andando». Lo confermava anche quel grande scienziato che fu Max Planck, il pa-dre della teoria quantistica: «Scienza e religione non sono in contrasto, ma hanno bisogno una dell’altra per completarsi nella mente di un uomo che pensa seriamente».

© Osservatore Romano - 14 ottobre 2012

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.